Archivio per 18 marzo 2015

Sr Letizia sfida i “coyote”

Pubblicato: 18 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

cons sr letizia art_hermana-leticiaOgni anno 400mila persone – è la stima delle associazioni umanitarie messicane – salgono clandestinamente a bordo del treno-merci (conosciuto come “la bestia”) che attraversa il Messico da sud verso gli Stati Uniti. 20mila di loro vengono sequestrati dai cartelli criminali che dalla tratta di esseri umani ricavano la loro terza fonte di reddito, dopo armi e droga.

Suor Leticia Gutierrez Valderrama, religiosa messicana di 46 anni, cammina da vent’anni a fianco di questo popolo in fuga: un lavoro assai pericoloso, che l’espone a costanti minacce. Eppure riesce a parlarne con un sorriso semplice e disarmante, come fa nell’ultimo numero di Jesus: una bella intervista che restituisce la statura umana e cristiana di questa “suora-coraggio” dei nostri giorni.

Nata a Guadalajara nel 1968, oggi suor Leticia dirige la Missione Scalabriniana per i migranti e i rifugiati in Messico, proteggendo e assistendo legalmente le vittime di sequestri, stupri ed estorsioni, oltre agli attivisti della società civile nel mirino dei narcos.

Con il suo impegno, ha promosso una rete capillare di case che offrono accoglienza lungo l’intero corridoio migratorio messicano. E non perde occasione di denunciare, anche in sedi internazionali, gli abusi contro i migranti da parte delle autorità corrotte.

Così racconta a Jesus la scoperta della sua vocazione.
«La mia famiglia non era religiosa: sono l’ottava di nove figli e ho perso mio padre a 7 anni. Nonostante le difficoltà economiche, mia madre ci ha incoraggiati a studiare: io mi sono laureata in Commercio internazionale e poi ho lavorato all’aeroporto di Guadalajara. Ma sentivo di avere qualcosa di più da offrire, finché un incontro ha segnato la mia vita: due ragazzi tossicodipendenti, che mi hanno raccontato quanto fossero discriminati. Sebbene già frequentassi la parrocchia, è stato quello il mio primo vero incontro con Dio. Così, dal 1993 mi sono impegnata in una comunità per tossicodipendenti, e ho lasciato il lavoro per vivere con loro. Fino all’incontro con le suore scalabriniane».

Nell’agosto del 1995 viene invitata a conoscere la missione scalabriniana alla frontiera di Tijuana. Uno shock: «Vi ho trascorso un mese intero pensando continuamente ai miei quattro fratelli emigrati negli Stati Uniti. Non mi avevano mai raccontato il loro viaggio: ci si vergogna della propria esperienza migratoria, la si vuole dimenticare. A Tijuana ho visto con i miei occhi la rete criminale che prospera attorno al dramma dei migranti. Ho incontrato donne costrette a prostituirsi e ho visto il muro che separa il Messico dagli Stati Uniti, penetrando fino al mare. Il mare è di tutti, pensavo, come si può violarlo con una barriera? Nell’ottobre del ‘95 sono diventata una religiosa scalabriniana».

Per sei anni ha diretto la Dimensione pastorale della Mobilità umana, un’organizzazione religiosa di riferimento per la Chiesa messicana. Al suo arrivo le case di accoglienza per migranti erano 32 in tutto il Messico. Dopo la campagna lanciata per sensibilizzare la Chiesa e la società sulla necessità di accompagnare i migranti le case sono diventate 66: «Una barriera umanitaria lungo l’intera strada della migrazione», la definisce suor Leticia.

Gli ostacoli che lei e i suoi collaboratori incontrano non sono pochi e da poco: «In passato – racconta suor Leticia a Jesus – i criminali tentavano di corromperci con il denaro: di fronte al nostro no deciso smettevano, poiché una forma di superstizione gli impediva di mettersi contro delle persone di Chiesa. Ho visto suore di 70-80 anni fronteggiare a testa alta i boss con l’unica arma della frase “Do da mangiare a un migrante perché in lui vedo Gesù”. Oggi è diverso: chi difende le vittime dei sequestri corre molti rischi». Come nel caso della giornalista María Elizabeth Macías Castro, scalabriniana laica, scomparsa il 22 settembre 2011 e trovata decapitata e mutilata due giorni dopo.

Ma suor Leticia non ha paura? ««Ho avuto paura una volta sola, l’anno scorso, in agosto – è la risposta – Seguivo il caso di un giovane rapito nello Stato di Tamaulipas ed ero in contatto con la madre che, dagli Stati Uniti, tentava di mandare i 5000 dollari del riscatto. Durante la commemorazione della strage di san Fernando, due uomini vestiti di rosso si sono avvicinati, rivolgendomi una frase in apparenza banale che invece era un messaggio in codice: appartenevano al cartello del Golfo, sapevano che mi occupavo di quel sequestro e mi tenevano d’occhio. Il sacerdote che era con me mi ha esortata a fuggire: “Parliamo del cartello del Golfo, non di delinquenti qualsiasi”. Mi sono sentita paralizzata, proprio io che, quando accompagno altre persone in pericolo, so decidere rapidamente e lucidamente nelle emergenze. Invece quel giorno mi bloccai: nella mia testa risuonava la voce della madre che s’indebitava per liberare il figlio e contava su di me. Era per lei che avevo paura. Ma ho continuato a seguire la trattativa: oggi quella madre e suo figlio vivono insieme negli Stati Uniti, e alla mia paura io non penso più».

Di recente suor Leticia ha incontrato a Roma il Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e Itineranti, al quale – rivela Jesus – ha portato un messaggio per il Pontefice. «L’ho invitato a venire in Messico, e gli ho chiesto di esortare tutta la Chiesa affinché dia una risposta a questa emergenza. Il Papa si è impegnato pubblicamente, come pastore e come uomo, a stare vicino alle persone costrette a migrare, contro politiche economiche e sociali che le lasciano prive di protezione. Per questo, vorrei dirgli che nel nostro lato del mondo lui ha altri pastori che dovrebbero dare una risposta a questo popolo che ha bisogno».

Gerolamo Fazzini

Fonte: vaticaninsider, 13/08/2014