Messaggio ai consacrati del Vescovo di Torino, Cesare Nosiglia (prima parte)

Pubblicato: 26 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

cons carm

Come Vescovo e Pastore di questa nostra amata Chiesa di Torino, desidero non solo condividere con voi la speranza e la fiducia in Dio, ma anche indicare alcuni passi di futuro nello Spirito. Voi consacrati, con la vostra vita donata al Signore, siete chiamati anzitutto e prima di ogni altra cosa a mostrare la bellezza di un’esistenza spesa per amore del Signore. Quando i nostri fedeli vi incontrano personalmente o entrano nelle vostre comunità o partecipano alle vostre associazioni, si aspettano di incontrare persone contente, gioiose, aperte e fraterne perché seguono il Signore Gesù. Nel tempo dell’efficientismo e delle immagini vincenti che emarginano ed escludono i cosiddetti “perdenti”, voi siete chiamati a mostrare la verità delle parole di san Paolo: «Quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10). Testimoniate con gioia la vostra vocazione nella semplicità e nel distacco della povertà. A voi consacrati, papa Francesco affida la missione di essere profeti per “svegliare il mondo”. Il profeta è colui che ha il coraggio della verità e per questo non accetta i compromessi con i potenti e con le logiche del mondo, aborrendo ogni forma di idolatria. Le tentazioni mondane sono sempre forti e attraenti, nella Chiesa come nelle vostre Istituzioni. La vostra vita semplice, fraterna, povera e aperta a tutti, specialmente agli ultimi, è la profezia che annuncia oggi il Vangelo. Il Signore Gesù continua a parlare oggi anche con la vostra vita, se in essa traspare la gioia di seguire il Signore Gesù. Come Padre e Pastore di questa Chiesa, vi chiedo, sulla tracce dei vostri fondatori e fondatrici, di curare la qualità evangelica della vostra vita personale e comunitaria. Ne va del futuro vostro e di tutta la Chiesa. Un ulteriore passo che sento di dovervi indicare è quello della comunione a tutti i livelli. Mi rivolgo in particolare a voi religiosi e religiose che vivete in comunità. Vi esorto a far sì che esse siano sempre più fraterne, vale a dire luoghi di relazioni vere, gratuite, aperte e riconciliate. Il nostro tempo ha bisogno di scoprire che relazioni disinteressate, gratuite, sinceramente umane sono possibili: voi ne siete una testimonianza credibile. Nessuno vi chiede di essere uomini e donne senza limiti e fatiche esistenziali. Anzi, proprio la vostra concreta umanità vi renderà più significativi, perché potrete mostrare come la vostra fraternità sia soprattutto frutto del Signore e del suo Spirito. Comunione non solo nelle vostre comunità, ma anche tra di voi consacrati e consacrate. Purtroppo, anche nella nostra realtà ecclesiale, il mondo dei consacrati non sempre intesse reciproche collaborazioni. Ogni Istituto, comunità e associazione segue con cura e impegno percorsi pastorali e spirituali propri.

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