Archivio per marzo, 2015

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)


Incontro del papa con il Clero, i Diaconi permanenti e i religiosi di Napoli

Papa suore Napoli

“Che Gesù e Maria siano sempre al centro della vostra vita”

Ecco alcuni pensieri di Papa Francesco della sua allocuzione a braccio.

Il Santo Padre apre le sue riflessioni dicendo: chi consacra la vita a Gesù deve stare sempre sulle sue orme, cioè, deve andare sempre dietro a Gesù.

Una prima considerazione:

occorre camminare sulle strade di Gesù e per fare questo il centro della vita deve essere Gesù. Qualsiasi altro centro non conta, non ha importanza. Se non avete Gesù al centro, dice il Papa rivolgendosi ai candidati al sacerdozio, rinviate l’ordinazione. Poi occorre amare la Madre di Gesù. Si deve cercare e pregare la Madonna che ci mostra in ogni istante il Figlio. E’ La Madonna che ha fatto “scendere” Gesù tra noi.

Ora, in secondo luogo,

vi parlo dello spirito di povertà, cosa molto importante. Quando nella Chiesa entra l’affarismo tutto diventa brutto.

Per chi si consacra al Signore, il voto di povertà, non dico di miseria, deve essere sempre al centro. Non dobbiamo dimenticare tutto ciò anche perché essere attaccati al denaro ci toglie libertà. Chi pensa solo ai soldi spesso fa differenze tra le persone che incontra, divide e separa

Una terza considerazione è

la misericordia, quella corporale e quelle spirituali. Non dobbiamo dimenticare mai di fare sempre opere di misericordia.

In quarto luogo devo parlare anche sulla

mondanità. Occorre fare come Gesù: pregare non per essere tolto dal mondo ma per essere difeso dallo spirito mondano.

Rispettando questi principi ognuno dà testimonianza di Gesù e così attira gli altri sulle strade del Signore.

Infine il Papa risponde alle domande di due interventi precedenti:

In primo luogo parla della fraternità e torna su ciò che ha chiamato il “terrorismo delle chiacchiere”. Le chiacchiere distruggono la fraternità e dunque la comunità. Le divergenze si dicono faccia a faccia. Non si devono usare altre vie.

Devo anche parlarvi della gioia. Dobbiamo essere felici di avere scelto una vita piena e sapere che il Signore è fedele, mi ama, anche se sono un peccatore. La consapevolezza di quest’amore fedele ci renderà sempre felici.

Vorrei finire con tre cose: Primo. L’adorazione.

Chiedo, ringrazio, ma soprattutto adoro il Signore.

Secondo. Amore alla Chiesa. Non si può amare Gesù senza amare la sua Chiesa.

Terzo. Lo zelo apostolico, la missionarietà. Amare la Chiesa ci spinge ad andare verso gli altri. La Chiesa esiste per portare Gesù agli altri.

La sovrabbondanza della gratuità

Pubblicato: 22 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

cons simo

Non sono pochi coloro che oggi si interrogano perplessi: Perché la vita consacrata? Perché abbracciare questo genere di vita, dal momento che vi sono tante urgenze, nell’ambito della carità e della stessa evangelizzazione, a cui si può rispondere anche senza assumersi gli impegni peculiari della vita consacrata? Non è forse, la vita consacrata, una sorta di «spreco» di energie umane utilizzabili secondo un criterio di efficienza per un bene più grande a vantaggio dell’umanità e della Chiesa? Queste domande sono più frequenti nel nostro tempo, perché stimolate da una cultura utilitaristica e tecnocratica, che tende a valutare l’importanza delle cose e delle stesse persone in rapporto alla loro immediata «funzionalità». Ma interrogativi simili sono esistiti sempre, come dimostra eloquentemente l’episodio evangelico dell’unzione di Betania: «Maria, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento» ( Gv 12, 3). A Giuda che, prendendo a pretesto il bisogno dei poveri, si lamentava per tanto spreco, Gesù rispose: «Lasciala fare!» (Gv 12, 7). E’ questa la risposta sempre valida alla domanda che tanti, anche in buona fede, si pongono circa l’attualità della vita consacrata: Non si potrebbe investire la propria esistenza in modo più efficiente e razionale per il miglioramento della società? Ecco la risposta di Gesù: «Lasciala fare!». A chi è concesso il dono inestimabile di seguire più da vicino il Signore Gesù appare ovvio che Egli possa e debba essere amato con cuore indiviso, che a Lui si possa dedicare tutta la vita e non solo alcuni gesti o alcuni momenti o alcune attività. L’unguento prezioso versato come puro atto di amore, e perciò al di là di ogni considerazione «utilitaristica», è segno di una sovrabbondanza di gratuità, quale si esprime in una vita spesa per amare e per servire il Signore, per dedicarsi alla sua persona e al suo Corpo mistico. Ma è da questa vita «versata» senza risparmio che si diffonde un profumo che riempie tutta la casa. La casa di Dio, la Chiesa, è, oggi non meno di ieri, adornata e impreziosita dalla presenza della vita consacrata. Quello che agli occhi degli uomini può apparire come uno spreco, per la persona avvinta nel segreto del cuore dalla bellezza e dalla bontà del Signore è un’ovvia risposta d’amore, è esultante gratitudine per essere stata ammessa in modo tutto speciale alla conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua divina missione nel mondo. «Se un figlio di Dio conoscesse e gustasse l’amore divino, Dio increato, Dio incarnato, Dio passionato, che è il sommo bene, gli si darebbe tutto, si sottrarrebbe non solo alle altre creature, ma perfino a se stesso e con tutto se stesso amerebbe questo Dio d’amore fino a trasformarsi tutto nel Dio-uomo, che è il sommo Amato».

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

 

Intervista a Enzo Bianchi

Consacrarsi a Dio oggi può sembrare un controsenso in apparenza, quasi un fuggire dal mondo. Cosa significa oggi scegliere di seguire Cristo?

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“Da un lato è vero che la scelta di dedicare completamente una vita a Cristo nella sua sequela, coinvolti con Lui sia nel celibato che nella missione può sembrare una follia in un mondo edonista, individualista, che pensa soltanto alla carriera e al proprio successo e al potere. Però, per chi conosce Cristo, è qualcosa che avveniva ieri, come oggi e avverrà ancora domani. Quando uno lo conosce, e prova l’amore per Cristo, sa che richiede una tale concentrazione di amore su di Lui che tutte le altre cose diventano relative. Non sono cioè più cose che possono trattenere davvero un credente. E allora la scelta di dare tutta la vita radicalmente, totalmente, per amore del Signore, del Regno, del Vangelo diventa qualcosa di possibile, ma anche di qualcosa che apre la via alla beatitudine”

Essere donna consacrata oggi

Pubblicato: 20 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

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Da un dialogo in parlatorio con un gruppo scout

È scelta che viene da una chiamata, da una proposta di Dio.

Allora la prima cosa da domandarsi è: per me Dio esiste? E, se esiste, è importante per me? Ma quanto importante?
Non nasciamo già “monache”, cioè non nasciamo condizionate e obbligate a questa scelta , ma nel percorso di vita, nella ricerca della nostra strada e della nostra realizzazione, sopraggiunge un momento in cui si apre una finestra e questi interrogativi si fanno presenti nel cuore.
Accetto che Dio esista. Ok. Metto in conto che Lui ha pensato qualcosa di bello per me già dagli inizi del mondo. Cioè , io non esistevo e Lui pensava a me. Che bello questo pensiero!
Sono circondato a volte da persone da cui non mi sento considerato e invece Dio mi considera senza che io abbia iniziato a considerare Lui!
Il progetto di amore di Dio è scritto dentro di noi. E’ un suggerimento di felicità. È una mission speciale che Lui ci affida. Non siamo costretti ad accettarlo. Per lo meno, però, è cosa intelligente prenderlo in considerazione.
Se vogliamo salire una montagna ci informiamo prima sul sentiero da percorrere e accogliamo i suggerimenti delle guide esperte che sanno indicarci il percorso più breve, più sicuro e più bello. Poi noi rimaniamo liberi di salire anche dal sentiero più impervio oppure di non salire per niente. Dio propone. Il libero arbitrio dell’uomo – sempre dono di Dio – sceglie la risposta. Non c’è nessuno perciò che possa dire di non avere un progetto di vita, di essere inutile a questo mondo.
Nel nostro caso la proposta di Dio è stata per un tipo di vita un po’ speciale. Una vita sprecata all’interno del Monastero? Se abbiamo imparato solo a conteggiare facendo 1 + 1 certamente è vita sprecata. Che cosa rende rimanere chiusi in monastero? Cosa posso fare di bene per gli altri se gli altri non li raggiungo?
La soluzione sta nel tenere in conto che non esiste solo quello che si tocca , ma esiste un mondo interiore , esistono dei sensi interiori che il più delle volte non vengono utilizzati. Non sono poteri paranormali, ma sono quella parte di noi essenziale , vitale, che non sempre sviluppiamo a modo. Non è forse vero che l’amicizia di un amico vero la si sente anche a distanza quando l’amico è lontano? Se una persona ci vuole bene non ci sentiamo sorretti dal suo affetto anche se fisicamente lontani?
Il nostro agire per il bene fattivo del mondo si realizza nella dimensione dell’amore e quindi è presenza invisibile ma reale e palpabile. Molto più perché l’amore che noi desideriamo trasmettere non è solo il nostro. Quanto amore può racchiudere il cuore dell’uomo?
Per quanto si dilati rimane sempre amore umano e quindi limitato. In una ideale catena di solidarietà Dio ci chiama a stare vicino al fuoco del Suo amore perché altri toccando noi , cioè venendo a contatto diretto o a distanza con il Monastero, si scaldino a loro volta.
Il Monastero, con le persone, che vi abitano funge un po’ da segnale stradale: una freccia rivolta verso l’esistenza di Dio. Un cartello che è una provocazione, quasi a voler dire: “noi ci crediamo e siamo felici, volete provare anche voi?”.
Dato che il dono di Dio ci raggiunge nella nostra umanità , non annulla la nostra umanità, non ci rende super-donne prive di problemi, di debolezze, di desideri, ma ci propone di vivere questa nostra umanità, compresa la fragilità, alla luce dell’amore che Lui ci ha dichiarato. Un amore che rimane fedele per sempre, che non fugge, che non si scandalizza, un amore che è propositivo, che fa crescere e maturare.
Ci alleniamo a leggere le nostre fragilità come luogo dell’incontro con la misericordia di Dio, opportunità di cambiamento e non dimensione di angoscia o frustrazione.
Anche i desideri belli che ogni donna porta nel cuore e segnati naturalmente nel suo corpo, come la maternità, non sono soppressi da Dio. Il Signore non è Dio della morte, ma della vita. Ma a noi suggerisce di vivere questa maternità in modo spirituale perché possiamo così abbracciare non solo due, tre , quattro figli, ma un numero smisurato che solo in parte forse conosceremo, ma che sappiamo essere presenti nel mondo.
Maternità è volere il bene dell’altro; è donarsi senza tempo e calcolo; è scelta per la vita; è trasmissione di valori sani; è sguardo verso il futuro per preparare la strada e liberarla da inciampi; è consolazione negli sbagli, sostegno nel dolore, condivisione della gioia.
Il nostro essere donne consacrate oggi vuol essere tutto questa a nome di Dio e con Dio.

le Sorelle Carmelitane

Pubblicato: 19 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

cons sr pina capitolo3_vitacCome può la vita religiosa femminile coltivare la presenza evangelica del Risorto, testimoniare l’amore di Dio per le sue creature, custodire e coltivare la vita in tutte le sue espressioni?

È il tema affrontato da suor Pina del Core, salesiana. «Di fronte ai nodi che oggi caratterizzano la sfida evangelizzatrice e, in particolare, quella educativa, siamo invitate a metterci, ancora una volta, alla scuola di Gesù, maestro di vita. È Lui il Maestro per eccellenza, promotore di ‘vita buona’ e capace di rigenerare gli uomini e le donne del nostro tempo al vero senso della vita. È lì che noi dobbiamo trovare la forza per cambiare le cose: Gesù, il Risorto, è modello e guida, è riferimento centrale per ogni vocazione consacrata, è Colui che ispira ogni scelta e ogni attività apostolica. L’esplosione della vita, implicita nell’esperienza della risurrezione di Gesù che ha vinto per sempre la morte e con essa tutto ciò che attenta o minaccia la vita, in ogni sua forma, pervade tutta l’esistenza di chi si pone alla sua sequela e che intende servire il suo Regno. Ci sono nuove possibilità già racchiuse nel presente. Gesù non ha mai spento il lucignolo fumigante».

Sr Letizia sfida i “coyote”

Pubblicato: 18 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

cons sr letizia art_hermana-leticiaOgni anno 400mila persone – è la stima delle associazioni umanitarie messicane – salgono clandestinamente a bordo del treno-merci (conosciuto come “la bestia”) che attraversa il Messico da sud verso gli Stati Uniti. 20mila di loro vengono sequestrati dai cartelli criminali che dalla tratta di esseri umani ricavano la loro terza fonte di reddito, dopo armi e droga.

Suor Leticia Gutierrez Valderrama, religiosa messicana di 46 anni, cammina da vent’anni a fianco di questo popolo in fuga: un lavoro assai pericoloso, che l’espone a costanti minacce. Eppure riesce a parlarne con un sorriso semplice e disarmante, come fa nell’ultimo numero di Jesus: una bella intervista che restituisce la statura umana e cristiana di questa “suora-coraggio” dei nostri giorni.

Nata a Guadalajara nel 1968, oggi suor Leticia dirige la Missione Scalabriniana per i migranti e i rifugiati in Messico, proteggendo e assistendo legalmente le vittime di sequestri, stupri ed estorsioni, oltre agli attivisti della società civile nel mirino dei narcos.

Con il suo impegno, ha promosso una rete capillare di case che offrono accoglienza lungo l’intero corridoio migratorio messicano. E non perde occasione di denunciare, anche in sedi internazionali, gli abusi contro i migranti da parte delle autorità corrotte.

Così racconta a Jesus la scoperta della sua vocazione.
«La mia famiglia non era religiosa: sono l’ottava di nove figli e ho perso mio padre a 7 anni. Nonostante le difficoltà economiche, mia madre ci ha incoraggiati a studiare: io mi sono laureata in Commercio internazionale e poi ho lavorato all’aeroporto di Guadalajara. Ma sentivo di avere qualcosa di più da offrire, finché un incontro ha segnato la mia vita: due ragazzi tossicodipendenti, che mi hanno raccontato quanto fossero discriminati. Sebbene già frequentassi la parrocchia, è stato quello il mio primo vero incontro con Dio. Così, dal 1993 mi sono impegnata in una comunità per tossicodipendenti, e ho lasciato il lavoro per vivere con loro. Fino all’incontro con le suore scalabriniane».

Nell’agosto del 1995 viene invitata a conoscere la missione scalabriniana alla frontiera di Tijuana. Uno shock: «Vi ho trascorso un mese intero pensando continuamente ai miei quattro fratelli emigrati negli Stati Uniti. Non mi avevano mai raccontato il loro viaggio: ci si vergogna della propria esperienza migratoria, la si vuole dimenticare. A Tijuana ho visto con i miei occhi la rete criminale che prospera attorno al dramma dei migranti. Ho incontrato donne costrette a prostituirsi e ho visto il muro che separa il Messico dagli Stati Uniti, penetrando fino al mare. Il mare è di tutti, pensavo, come si può violarlo con una barriera? Nell’ottobre del ‘95 sono diventata una religiosa scalabriniana».

Per sei anni ha diretto la Dimensione pastorale della Mobilità umana, un’organizzazione religiosa di riferimento per la Chiesa messicana. Al suo arrivo le case di accoglienza per migranti erano 32 in tutto il Messico. Dopo la campagna lanciata per sensibilizzare la Chiesa e la società sulla necessità di accompagnare i migranti le case sono diventate 66: «Una barriera umanitaria lungo l’intera strada della migrazione», la definisce suor Leticia.

Gli ostacoli che lei e i suoi collaboratori incontrano non sono pochi e da poco: «In passato – racconta suor Leticia a Jesus – i criminali tentavano di corromperci con il denaro: di fronte al nostro no deciso smettevano, poiché una forma di superstizione gli impediva di mettersi contro delle persone di Chiesa. Ho visto suore di 70-80 anni fronteggiare a testa alta i boss con l’unica arma della frase “Do da mangiare a un migrante perché in lui vedo Gesù”. Oggi è diverso: chi difende le vittime dei sequestri corre molti rischi». Come nel caso della giornalista María Elizabeth Macías Castro, scalabriniana laica, scomparsa il 22 settembre 2011 e trovata decapitata e mutilata due giorni dopo.

Ma suor Leticia non ha paura? ««Ho avuto paura una volta sola, l’anno scorso, in agosto – è la risposta – Seguivo il caso di un giovane rapito nello Stato di Tamaulipas ed ero in contatto con la madre che, dagli Stati Uniti, tentava di mandare i 5000 dollari del riscatto. Durante la commemorazione della strage di san Fernando, due uomini vestiti di rosso si sono avvicinati, rivolgendomi una frase in apparenza banale che invece era un messaggio in codice: appartenevano al cartello del Golfo, sapevano che mi occupavo di quel sequestro e mi tenevano d’occhio. Il sacerdote che era con me mi ha esortata a fuggire: “Parliamo del cartello del Golfo, non di delinquenti qualsiasi”. Mi sono sentita paralizzata, proprio io che, quando accompagno altre persone in pericolo, so decidere rapidamente e lucidamente nelle emergenze. Invece quel giorno mi bloccai: nella mia testa risuonava la voce della madre che s’indebitava per liberare il figlio e contava su di me. Era per lei che avevo paura. Ma ho continuato a seguire la trattativa: oggi quella madre e suo figlio vivono insieme negli Stati Uniti, e alla mia paura io non penso più».

Di recente suor Leticia ha incontrato a Roma il Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e Itineranti, al quale – rivela Jesus – ha portato un messaggio per il Pontefice. «L’ho invitato a venire in Messico, e gli ho chiesto di esortare tutta la Chiesa affinché dia una risposta a questa emergenza. Il Papa si è impegnato pubblicamente, come pastore e come uomo, a stare vicino alle persone costrette a migrare, contro politiche economiche e sociali che le lasciano prive di protezione. Per questo, vorrei dirgli che nel nostro lato del mondo lui ha altri pastori che dovrebbero dare una risposta a questo popolo che ha bisogno».

Gerolamo Fazzini

Fonte: vaticaninsider, 13/08/2014

IL SIGNORE HA VINTO…

Pubblicato: 17 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

cons testimonianze2Dall’anno 2001 la nostra Famiglia Religiosa è presente a Nichelino, nei pressi di Torino. L’apostolato che svolgiamo è soprattutto tra i giovani e i ragazzi della parrocchia e non solo della parrocchia. Nel mondo giovanile si è inserita molto bene Sr. Jolanta (per tutti Sr. Jola) che, dopo alcuni mesi d’intensa preparazione nella nostra casa generalizia a Roma, ha deciso di consacrarsi totalmente al Signore e al servizio della Chiesa missionaria. Le abbiamo chiesto di raccontarci il suo incontro con il Signore.

“Dall’aurora io cerco Te, fino al tramonto Ti chiamo, ha sete solo di Te l’anima mia come terra deserta…”

Mi tornava in mente questo versetto mentre mi trovavo sull’aereo diretto da Roma a Varsavia (Polonia). La settimana successiva, cioè il 4 febbraio, avrei pronunciato i voti perpetui di castità, povertà e obbedienza nella Congregazione delle Suore Missionarie di San Pietro Claver. Quel giorno, con il cuore pieno di gioia e di gratitudine, avrei risposto “SÌ, LO VOGLIO” alle domande del sacerdote; sarebbe poi seguito il momento dei voti, la mia firma sull’altare come conferma dell’appartenenza totale al Signore, l’anello e lo scambio del segno della pace con i più vicini: i miei genitori, i familiari, gli amici, le consorelle e i diversi giovani con i quali lavoro da qualche anno a Nichelino.

Qualche giorno dopo la mia professione un’amica mi ha domandato come mai mi fossi fatta suora. Sono andata indietro con il pensiero e mi è tornata in mente la festa che avevo organizzato per il diciassettesimo compleanno e che ha cambiato la mia vita. Verso le 4 del mattino, quando tutti i miei amici erano ormai rientrati a casa e io ero rimasta sola, mi misi a letto, ma non riuscivo a prendere sonno. Avevo in testa un pensiero che mi spaventava: pensavo che, se in quel momento avessi dovuto morire, non avrei lasciato di me nessun segno, perché in 17 anni non avevo fatto assolutamente nulla che avrebbe potuto testimoniare della mia esistenza dopo la mia morte e in quel momento decisi di cambiare vita. Non pensavo ovviamente di farmi suora, volevo solo diventare famosa, grande… fare qualcosa di concreto. Poco dopo, “per caso” mi è capitato in mano l’Eco dell’Africa e di altri continenti, l’ho letto e sono rimasta impressionata. Ho deciso d’impegnarmi per la causa delle missioni. Ho scritto alle Suore a Cracovia, domandando che cosa avrei potuto fare e in risposta ho ricevuto l’indicazione di diverse proposte di azione missionaria e anche un invito agli esercizi spirituali missionari a Cracovia. Da quel momento ho cominciato ad impegnarmi in parrocchia nell’animazione missionaria e nel campo giovanile. A poco a poco cominciavo anche a sentire che il Signore voleva da me qualcosa di più e quel pensiero diventava sempre più forte, ma io cercavo di scacciarlo, perché non volevo abbandonare gli altri progetti che nutrivo per il mio futuro. Facevo di tutto per non pensarci… Comunque, un pomeriggio, non sapendo più che cosa fare, sono uscita di casa e mi sono trovata, senza alcun proposito, davanti alla chiesa. Decisi di entrare; dopo pochi minuti avrebbe dovuto cominciare la Santa Messa; era il primo giovedì del mese e il parroco, all’inizio della celebrazione, espresse l’intenzione per le nuove vocazioni della nostra parrocchia. Tutta contrariata uscii fuori piangendo. Solo in seguito ho capito che queste non erano lacrime di dolore, ma di gioia, perché “il Signore aveva vinto”. Egli mi stava invitando ad amarlo e seguirlo in ogni istante della mia vita e a condividere nello stesso tempo la gioia e il dolore con tutti coloro che avrei incontrato nel mio cammino. La mia vita ha cominciato ad avere un senso e ho trovato la pace e quella serenità interiore che mi spingeva a cantare: “…non mi fermerò un solo istante, sempre canterò la Tua lode, perché sei il mio Dio, unico bene, nulla mai potrà la notte contro di me…”»

 

Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio…

la Vocazione di Fra Francesco

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“Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”, dice san Paolo nella lettera ai Romani al cap. 8 e Sant’ Agostino aggiunge “ Etiam Peccata” anche il peccato!
La bontà di Dio ha saputo trarre profitto da ogni cosa, anche da quella che in me non era verità. Una menzogna è cio che mi ha introdotto in quello che è il cammino più bello e affascinante della mia vita. La mia vocazione! Si, tutto è nato se così si può dire da una menzogna. O meglio, tutto è nato dal desiderio di Dio, la menzogna è stata lo strumento con cui Dio mi ha aperto gli occhi.

Fin da piccolo un grande sogno mi ha sempre accompagnato, fino a giungere alla soglia delle superiori e scegliere la scuola che avrebbe permesso di realizzarlo. Ho scelto di iscrivermi all’Istituto Alberghiero, volevo diventare un grande cuoco, di quelli che lavorano nelle cucine dei grandi alberghi, delle grandi navi da crociera, dei grandi ricevimenti.

Tutto questo era sostenuto da una grande presunzione, che ce l’avrei fatta!

Il gioco delle carte non mi è mai piaciuto, perché quando ti sembra che la partita si stia chiudendo a tuo favore, ecco che qualcuno ti getta un asso e tutto cambia. Con me Dio ha giocato il suo asso, ha buttato la sua carta e la partita è andata in “TILT”. Con una differenza, non ho perso, ma ho vinto! Dio si allea sempre con noi! Dio si è alleato con me.

Cosa era successo? Era successo il contario di ciò che aveva vissuto san Francesco, dice nel Testamento: “ …ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”. Per me l’esatto contrario. Quello che per era dolcezza mi diventò amaro. L’idea della cucina e di tutto ciò che ne consegue mi era nauseante. E che cosa potevo fare? Rimangiarmi tutta quella sicurezza sul mio futuro, di cui andavo spavaldo e orgoglioso fra i miei amici e famigliari? No, mai!

Allora ho cominciato a mentire, ad ingannare e ad ingannarmi, andavo avanti lo stesso. E questo è stato il punto piu doloroso. Finchè prendi in giro i tuoi compagni poco importa, in fondo ti dici “ chissà quante volte anche loro si prendono gioco di me” . Prendi in giro Dio, ma sei nell’età che poi di questo Dio te ne ricordi il giusto e soprattutto se lo fai, lo ricordi quando si avvicinano le interrogazioni. Ma quando ti accorgi che stai prendendo in giro te stesso, questo è doloroso, molto doloroso.

Attraverso questa esperienza faticosa, Dio mia ha raggiunto, ha iniziato a farsi sentire, a farsi vedere, non certo con visioni o fenomeni straordinari, ma attraverso sacerdoti che mi hanno semplicemente dato del tempo e mi hanno ascoltato.
Ne ricordo uno, che un giorno confessandomi, probabilmente lesse in me un’inquietudine. Ricordo che mi fece una domanda a “bruciapelo”: ma tu senti la vocazione?

In quel momento, che tutto mi sembrava così insicuro, l’unica sicurezza che avevo era quella di non avere nessuna vocazione. Anche qui mi ingannavo, legando sempre la vocazione a qualche cosa di straordinario, legata ad eventi miracolistici e io che non ho mai sentito nulla ero sicurissimo che non mi riguardasse. Lui semplicemente mi disse, Dio chiama i suoi figli attraverso tantissime strade. Ecco, Dio aveva saputo giocare ancora bene, mettendomi nel cuore una nuova inquietudine e una nuova domanda: come avrei potuto riconoscere la mia strada?

Da quel giorno tutto è cambiato per me. Ogni situazione che si presentava, ogni parola, ogni incontro, ogni nuovo giorno, tutto era da guardare con occhi nuovi e con un solo interrogativo nel cuore: “ Signore che cosa vuoi che io faccia?” Fammi conoscere la strada da percorrere…. Salmo 148,8.

E Dio come mi ha mostrato questo? Semplicemente facendo sì che la mia strada si incontrasse con strade percorse da altre persone. La strada di un sacerdote che mi ha accompagnato nel cammino, che mi ha aiutato a leggere e discernere alla luce della fede quella quotidianità che vivevo. Si è intrecciata con la strada di tanti fratelli e sorelle che vivono una disabilità fisica o mentale e che hanno saputo insegnarmi tanto e a cui devo molto. La strada di una comunità ecclesiale dove ho imparato la vivacità e la freschezza della fede, nonostante tanti limiti umani. E poi si è incontrata con la strada di un pellegrino, un’autentico cercatore di Dio, un grande appassionato per le cose del Regno dei Cieli, di un vero povero che non mi ha legato a se, ma mi ha indicato il maestro da seguire. Francesco d’Assisi, mi ha saputo condurre a Gesù.

Un aspetto mi colpì di san Francesco, il suo continuo camminare, il suo non sentirsi arrivato, il non attendere di essere perfetto per mettersi alla sequela di Cristo.

C’è un passo della Leggenda dei Tre Compagni, che nel mio cammino di ricerca è stato importante: “ E da quell’ora smise di adorare se stesso, e persero via via di fascino le cose che prima amava. Il mutamento però non era totale, perché il suo cuore restava ancora attaccato alle suggestioni mondane. Ma svincolandosi man mano dalla superficialità, si appassionava a custodire Cristo nell’intimo del cuore”.

Mi colpì l’umanità di Francesco, lo sentivo tanto vicino a me. Mi ha incoraggiato molto sentire la sua “lotta” tra le suggestioni del passato e la passione per Cristo e che nonostante questo il suo cammino andava avanti.

Se mi venisse chiesto di descrivere in una parola, che cosa è una vocazione, risponderei: CAMMINO. Il mio cammino iniziato anni fa, oggi, attraverso l’obbedienza dei miei superiori, mi ha portato a vivere la mia vocazione di Frate Minore alla Verna, l’alta montagna dove san Francesco si è conformato anche nelle carni a Gesù Crocifisso.

Ogni tanto mi fermo, mi guardo indietro e mi chiedo chi me l’ha fatto fare di farmi frate, non trovo una risposta se non quella di una chiamata divina, che a parole non so spiegare. Allora le argomentazioni cessano e rimane solo la felicità e una bellezza che sento, che mi riguarda da vicino, che è per me. E tutto questo nonostante i miei limiti e le mie fragilità.

L’immagine del ricordo della mia professione perpetua, portava la citazione della Lettera agli Ebrei “ Metterò la mia fiducia in lui”.

Questo è tutto, il segreto che ancora oggi mi permette di essere felice e di continuare… a camminare!

Fra Francesco

testimonianze

Pubblicato: 15 marzo 2015 in Uncategorized

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)
Questo mondo, oggi più che mai, ha bisogno di vedere in voi (religiosi] uomini e donne che hanno creduto alla parola del Signore, alla sua risurrezione ed alla vita eterna, fino al punto di impegnare la loro vita terrena per testimoniare la realtà di questo amore che si offre a tutti gli uomini. (Paolo VI, Evangelica testi f icatio, 53).

CONS ANGELA

Con la partecipazione straordinaria di sr Angela Tauchen – Clarisse Francescane Missionarie