Archivio per 7 aprile 2015

ANNO DELLA VITA CONSACRATA (30 novembre 2014-2 febbraio 2016)

Allora è chiaro che va rimesso bene a fuoco il richiamo sul quale ci si trova tutti d’accordo: pregare perché il Signore mandi sante vocazioni alla sua Chiesa. E’ una cosa un po’ troppo ovvia  e facile a dirsi e facile a farsi. Pare però che non rientri troppo in quel evangelico “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” [Mt. 7, 7-8]. Mentre sto scrivendo questo passo evangelico, mi colpisce, per la prima volta, che oltre al chiedere c’è il cercare: mi pare che la dica lunga!

E’ solo mancanza di fede se non otteniamo? Certo che sì, perché “se aveste  fede quanto un piccolo granello di senape, potreste dire a questo gelso: <sradicati e vai a piantarti nel mare>, ed esso vi obbedirebbe” [Lc. 7, 6]. Ma pare anche che Gesù concluda altrove: “Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glie lo chiedono!” [Lc. 11, 13]. E lo Spirito opera attraverso la seduzione. “E’ Lui, si dice in Vita Consecrata, che, lungo i millenni, attrae sempre nuove persone a percepire il fascino, in qualche modo, l’esperienza del profeta Isaia:<Mi hai sedotto, Signore, e o mi sono lascito sedurre> [VC. 19].

La seduzione richiama alla testimonianza. Il fascino del Tabor [“E’ bello per noi restare qui” Mt. 17,4] è un passaggio obbligato: certo la vita è giù in pianura, tra la gente, tra ricchi e poveri, dotti e ignoranti, sani e malati, crocifissori e crocifissi, sulla strada verso il Calvario, verso la morte dell’uomo naturale, ma perché emerga in tutto il suo splendore l’uomo spirituale. La vita apostolica, la vita attiva sta necessariamente tra il Tabor ed il Calvario. Da questa scissione nasce l’equivoco di trasformare in contemplazione l’azione e la contemplazione in azione, giocando magari sul “contempl-attivi”! Tutto per non dare tempo all’esperienza del Tabor, dove Cristo parla del suo progetto di vita con Mosè, la legge, ed Elia, la profezia, davanti al Padre; dove porta la vita con le sue pene, i suoi sogni, i suoi progetti; dove dà tempo al Padre. Questa testimonianza personale e comunitaria è determinante per chi vuole intraprendere una consacrazione alla sequela totale di Cristo povero, casto ed obbediente al Padre per la missione, soprattutto se entra senza una esperienza di Chiesa, solo con l’intenzione di sentirsi a proprio agio nella azione apostolica.

Alla testimonianza va aggiunto un messaggio esplicito sulla vocazione cristiana e quella di speciale consacrazione; un messaggio fatto di catechesi, liturgia ed impegno. L’opzione di fede non va data per scontata, va verificata con la vita.

Un altro servizio ugualmente fondamentale è quello del discernimento psico-spirituale e quindi la presenza di animatori vocazionali adeguati ed operanti in comunità. Ed ecco l’altra forza vocazionale: la presenza di una comunità vocazionale che testimoni il “si può” di una vita consacrata mista, una comunità punto di riferimento, di… rifasamento quando ce ne fosse bisogno.

cons Con don Fabio Pieroni al Sinai