Archivio per 11 aprile 2015

Omelia del Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica

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Abbiamo appena sentito da Papa Francesco il suo desiderio di essere qui con noi, “in questa circostanza così significativa quale è la Celebrazione eucaristica di inizio dell’Anno della Vita Consacrata”. Assicuriamo a lui, che è in Turchia per l’incontro fraterno con il Patriarca Bartolomeo, e per approfondire il dialogo interreligioso con i fratelli e le sorelle mussulmani, la nostra preghiera e la nostra piena comunione. Lui ha voluto dedicare l’anno di 2015 ai consacrati, donne e uomini di tutta la Chiesa, che nei giorni di oggi il Signore, con uno sguardo profondo d’amore, ha chiamato a una vita più vicina a Dio Amore, per mezzo dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Iniziamo così quest’anno della vita consacrata nel segno della speranza cristiana perché il Signore è fedele e, con la sua misericordia, trasforma le nostre infedeltà. Chiunque spera in lui non resta deluso.

Anche noi consacrati e consacrate, come il profeta Isaia, sentiamo la necessità di questa misericordia del Signore e con il profeta diciamo: “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna, per amore dei tuoi servi”(Is 63,17). E’ questo rapporto di fiducia in Dio che è Padre, esperimentato da noi discepoli di Gesù e consacrati già dall’inizio dalla chiamata, quello che ci fa vivere il presente con passione. Infatti, il Signore è sceso tra noi nel Natale, Dio si è fatto vicino, Lui è uno di noi, e nessun’altro ha fatto tanto per chi confida in Lui (cfr Is 64,3). Per questo diciamo in questo inizio dell’Anno della Vita consacrata: “Signore, tu sei nostro Padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani”(Is 64,7).

Da Gesù, nel vangelo di Marco, sentiamo oggi l’appello forte: “Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati” (Mc 13, 35s).

Più ci lasciamo plasmare dal Padre come argilla nelle sue mani, cioè, più ci consegnammo fiduciosi nelle sue mani di Padre che ci ama, più noi cammineremo con sicurezza e svegli nell’incontro con Lui quando arriverà. Questo atteggiamento potrà dare molta profondità all’anno che ora iniziamo.

Dalla Lettera Apostolica “Testimoni della Gioia” che Papa Francesco ha appena dedicato alle religiose e ai religiosi per l’inizio dell’Anno della Vita Consacrata (del sabato 29 novembre 2014), vogliamo cogliere con attenzione le attese da lui manifestate.

1. “Che sia sempre vero quello che ho detto una volta: “Dove ci sono i religiosi c’è gioia”. Siamo chiamati a sperimentare e a mostrare che Dio è capace di colmare il nostro cuore e di renderci felici, senza bisogno di cercare altrove la nostra felicità”.

2. “Mi attendo che “svegliate il mondo”, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia”. “La radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico”. E’ questa la priorità che adesso è richiesta: “essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra … Mai un religioso deve rinunciare alla profezia”.

3. “I religiosi e le religiose, al pari di tutte le altre persone consacrate, sono chiamati ad essere “esperti di comunione”. Mi aspetto pertanto che la “spiritualità della comunione”, indicata da San Giovanni Paolo II, diventi realtà e che voi siate in prima linea nel cogliere “la grande sfida che ci sta davanti” in questo nuovo millennio: “fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione”.

4. “Attendo ancora da voi quello che chiedo a tutti i membri della Chiesa: uscire da sé stessi per andare nelle periferie esistenziali. “Andate in tutto il mondo” fu l’ultima parola che Gesù rivolse ai suoi e che continua a rivolgere oggi a tutti noi (cfr. Mc 16,15). C’è un’umanità intera che aspetta”.

5. “Mi aspetto che ogni forma di vita consacrata si interroghi su quello che Dio e che l’umanità di oggi domandano … Soltanto in questa attenzione ai bisogni del mondo e nella docilità agli impulsi dello Spirito Santo, quest’Anno della Vita Consacrata si trasformerà in un autentico kairòs, un tempo di Dio ricco di grazie e di trasformazione”.

Aggiungiamo ancora a questo programma concreto del Papa Francesco per noi una delle tre parole programmatiche che lui ci donato oggi, perché le altre due già sono incluse: essere coraggiosi.

Sentiamo nostro questo programma concreto tracciato da Papa Francesco, che fanno concentrare il nostro cammino dell’Anno della Vita Consacrata su le tre realtà centrali: Vangelo – Profezia – Speranza. Con una Ave Maria chiediamo alla Madonna di incominciare a realizzarlo da ora: …Ave Maria