Archivio per 14 Maggio 2015

ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Pubblicato: 14 Maggio 2015 in Uncategorized

Dacci oggi il “nostro” pane quotidiano

CONS conlequattro

Il  mio pane è anche dei  miei fratelli e delle mie sorelle e il pane dei miei fratelli e delle mie sorelle è anche il mio pane, un pane che alimenta e fa bella la vita. Si chiama condivisione, gratuità, responsabilità, dialogo, capacità di valorizzare le differenze, di essere “custodi” dei fratelli e delle sorelle, di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca,  di attenzione al bene dell’altro, a tutto il suo bene. E’ pane fresco ogni giorno, che dà la forza per il cammino. Pane fresco ogni giorno: Dio non accumula nei granai, ma distribuisce a dismisura…

L’impasto del pane quotidiano inizia col vestire a festa le cose di tutti i giorni e mettere al bando ogni rivendicazione di superiorità. Non ci sono culture minori o maggiori (non ci sono maggiori e minori in una società multiculturale), come non ci sono minori e maggiori nelle nostre comunità. Ogni cultura ha le sue ricchezze e le sue preziosità e ogni persona è ricca della sua dignità e delle ricchezze della sua cultura.  La fraternità vera chiede di instaurare quel clima di minorità francescana per cui, all’occorrenza, ciascuno è disponibile a diventare maestro e allievo, a offrire il proprio pane e a ricevere il pane del fratello o della sorella per condividerlo alla stessa mensa. E ciò è fondamentale perché ognuno di noi è limitato, ogni cultura è relativa e la comunità ha bisogno di tutti e di ciascuno: ciascuno con quello che è e che sa fare.
Nella preghiera del “Padre nostro” diciamo: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Con questa domanda ricordiamo e affermiamo il nostro esistere gli uni per gli altri. Affermiamo che viviamo di ospitalità reciproca. Ciò significa che “l’altro mi appartiene; la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza” (Messaggio quaresima 2012).

Hanno scritto acutamente Attilio Danese e Giulia Paola Di Nicola:
«Ciascuna donna e ciascun uomo, nella reciprocità del convivere, apprendono l’umiltà di essere limitati, la necessità di riconoscersi l’uno nell’altro, di stimare ed essere stimati, di essere, alternativamente, ora il pieno ora il vuoto, ora l’attivo ora il passivo, ora il discepolo ora il maestro […]. Sarebbe un danno essere sempre maestri […]. Sarebbe parimenti un danno essere sempre e solo discepoli, se ciò significasse rinunciare a far emergere i tesori nascosti che ciascuno porta in sé…». Maestri e discepoli. Felici di essere ora l’uno ora l’altro.

Enrica Rosanna fma
Già Sottosegretario CIVCSVA