ANNO DELLA VITA CONSACRATA: INCONTRO DEL SANTO PADRE FRANCESCO CON RELIGIOSE E RELIGIOSI DELLA DIOCESI DI ROMA

Pubblicato: 20 Maggio 2015 in Uncategorized

Seconda domanda (Iwona Langa, Ordo virginum, Casa-famiglia Ain Karim)

cons iwona

Il matrimonio e la verginità cristiana sono due modi per realizzare la vocazione all’amore. Fedeltà, perseveranza, unità del cuore, sono impegni e sfide sia per gli sposi cristiani sia per noi consacrati: come illuminare la strada gli uni degli altri, gli uni per gli altri, e camminare insieme verso il Regno?

Seconda risposta

Come la prima suora, Suor Fulvia Sieni, era – diciamo – “in carcere”, quest’altra suora è… “sulla strada”. Tutt’e due portano la parola di Dio alla città. Lei faceva una bella domanda: “L’amore nel matrimonio e l’amore nella vita consacrata è lo stesso amore?”. Ha quelle qualità di perseveranza, di fedeltà, di unità, di cuore? Ci sono impegni e sfide? Per questo le consacrate si dicono spose del Signore. Sposano il Signore. Io avevo uno zio la cui figlia si è fatta suora e diceva: “Adesso io sono cognato del Signore! Mia figlia ha sposato il Signore”. C’è nella consacrazione femminile una dimensione sponsale. Nella consacrazione maschile, pure: del vescovo si dice che è “sposo della Chiesa”, perché è al posto di Gesù, sposo della Chiesa. Ma questa dimensione femminile – vado un po’ fuori dalla domanda, per tornarvi – nelle donne è molto importante. Le suore sono l’icona della Chiesa e della Madonna. Non dimenticare che la Chiesa è femminile: non è il Chiesa, è la Chiesa. E per questo la Chiesa è sposa di Gesù. Tante volte dimentichiamo questo; e dimentichiamo questo amore materno della suora, perché materno è l’amore della Chiesa; questo amore materno della suora, perché materno è l’amore della Madonna. La fedeltà, l’espressione dell’amore della donna consacrata, deve – ma non come un dovere, ma per connaturalità – rispecchiare la fedeltà, l’amore, la tenerezza della Madre Chiesa e della Madre Maria. Una donna che non entra, per consacrarsi, su questa strada, alla fine sbaglia. La maternità della donna consacrata! Pensare tanto a questo. Come è materna Maria e come è materna la Chiesa.

E tu domandavi: come illuminare la strada gli uni degli altri, gli uni per gli altri, e camminare verso il Regno? L’amore di Maria e l’amore della Chiesa è un amore concreto! La concretezza è la qualità di questa maternità delle donne, delle suore. Amore concreto. Quando una suora incomincia con le idee, troppe idee, troppe idee… Ma cosa faceva santa Teresa? Quale consiglio dava santa Teresa, la grande, alla superiora? “Dalle una bistecca e poi parliamo”. Farla scendere alla realtà. La concretezza. E la concretezza dell’amore è molto difficile. E’ molto difficile! E di più quando si vive in comunità, perché i problemi della comunità tutti li conosciamo: le gelosie, le chiacchiere; che questa superiora è questo, che l’altra è quello… -. Queste cose sono cose concrete, ma non buone! La concretezza della bontà, dell’amore, che perdona tutto! Se deve dire una verità, la dice in faccia, ma con amore; prega prima di fare un rimprovero e poi chiede al Signore che vada avanti con la correzione. E’ l’amore concreto! Una suora non può permettersi un amore sulle nuvole; no, l’amore è concreto.

E com’è la concretezza della donna consacrata? Com’è? Tu puoi trovarla in due brani del Vangelo. Nelle Beatitudini: ti dicono che cosa tu devi fare. Gesù, il programma di Gesù, è concreto. Tante volte io penso che le Beatitudini sono la prima Enciclica della Chiesa. E’ vero, perché tutto il programma è lì. E poi la concretezza la trovi nel protocollo sul quale tutti noi saremo giudicati: Matteo 25. La concretezza della donna consacrata è lì. Con questi due brani tu puoi vivere tutta la vita consacrata; con queste due regole, con queste due cose concrete, facendo queste cose concrete. E facendo queste cose concrete tu puoi arrivare anche ad un grado, ad un’altezza di santità e di preghiera molto grande. Ma ci vuole concretezza: l’amore è concreto! E il vostro amore di donne è un amore materno concreto. Una mamma mai sparla dei figli. Ma se tu sei suora, in convento o in comunità laicale, tu hai questa consacrazione materna e non ti è lecito sparlare delle altre suore! No. Sempre scusarle, sempre! E’ bello quel passo dell’autobiografia di santa Teresa di Gesù Bambino, quando trovava quella suora che la odiava. Cosa faceva? Sorrideva e andava avanti. Un sorriso di amore. E cosa faceva quando doveva accompagnare quella suora che era sempre scontenta, perché zoppicava da tutte e due le gambe e poverina era ammalata: cosa faceva? Faceva il meglio! La portava bene e poi le tagliava anche il pane, le faceva qualcosa di più. Ma mai la critica di nascosto! Quello distrugge la maternità. Una mamma che critica, che sparla dei suoi figli non è madre! Credo che si dica “matrigna” in italiano… Non è madre. Io ti dirò questo: l’amore – e tu vedi che è anche coniugale, è la stessa figura, la figura della maternità nella Chiesa – è la concretezza. La concretezza. Io vi raccomando di fare questo esercizio: leggere spesso le Beatitudini, e leggere spesso Matteo 25, il protocollo del Giudizio. Questo fa tanto bene per la concretezza del Vangelo. Non so, finiamo qui?

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