ANNO DELLA VITA CONSACRATA: COME FIORE DI NARDO

Pubblicato: 14 giugno 2015 in Uncategorized

foto Bruna hermanaPassando per le strade dove vendono fiori mi è sempre difficile resistere alla tentazione di comperare alcune “tuberose” che in castillano si chiamano “nardo”, perché il costo di un gambo
costa come due panini e…allora non si può. Il nome mi ricorda le “pie donne” che di mattina presto vanno al sepolcro con profumo di “nardo” per pulire il corpo di Gesù e ancora non sanno di essere loro stesse aroma del Risorto.

Questa mattina però entrando in cappella e sentendo il profumo di questo bel fiore mi sono fermata a pensare se il mio servizio apostolico è presenza di “nardo” per coloro che incontro, se i miei gesti accompagnati dalle parole sono gesti di resurrezione e di speranza per gli altri e non ho trovato conferme. La domanda mi ha accompagnata lungo il mio camminare per le strade di Cochabamba, affollata e rumorosa. A volte questa grande città nemmeno si accorge di aver bisogno di esser profumata, di essere visitata da gesti di speranza e di resurrezione, nella disponibilità ad entrare nei sepolcri quotidiani, a sporcarsi le mani, toccando ferite e cicatrici dei fratelli più deboli.
Il cuore mi si è illuminato quando ho riconosciuto, accovacciata ed  appoggiata ad un muro, doña Marcelina con un bambino di 5 anni accanto. Immediato, allora, il ricordo di quel lontano pomeriggio del 2009, quando, entrata in un salone mentre un gruppo di mamme vedeva un documentario che mostrava gli effetti dell’aborto, vi era anche lei, Doña Marcelina.
Ella quella mattinata aveva già anticipato una parte della somma necessaria per un aborto ad una signora che si dichiarava sua amica e che l’avrebbe accompagnata ad abortire in una clinica.
Il documentario le aprì gli occhi sul male che avrebbe fatto a suo figlio (il quarto) e su come si sarebbe sentita dopo.
Quel pomeriggio chiese aiuto a me capitata provvidenzialmente in quel salone forse solo per lei e, pur perdendo i soldi anticipati non abortì ed oggi era lì, davanti a me, accompagnata dal suo piccolo Daniel!
Il profumo di nardo odorato in chiesa mi si è ripresentato con una scia di positiva conferma all’interrogativo che avevo ancora in cuore. Ho detto: grazie, Signore, sono stata profumo di nardo per Marcelina e Daniel.
E proprio come un profumo, altri ricordi, altre storie, altre esistenze si sono fatti strada dentro di me.
Un inizio di giornata all’insegna dell’incontro con una giovane che si era illusa di aver trovato “l’uomo” della sua vita. Mi raccontò del suo comunicargli di essere incinta e di scoprire, così, di non essergli più gradita e che lui non aveva alcuna intenzione di avere un figlio con lei.

Le parole, a volte, risultano inefficaci: meglio tacere e lasciare che l’altro percepisca l’affetto, la stima e la confidenza, meglio un silenzio accogliente e paziente che accompagni l’interlocutore a trovare da sé le risposte giuste. Una gravidanza non programmata, non desiderata e non accolta porta con sé tante domande e quella giovane necessitava di sapersi accettata e di accettare quanto viveva. Così è stato, nel silenzio.
È stato molto bello, dopo un po’ di giorni, sentire pronunciare il mio nome da una giovane dal marciapiede. Immediato far fermare la macchina e scendere per abbracciarla; il suo viso era disteso, sereno e luminoso e questo primo indizio mi ha fatta sentir bene anche se ancora non avevo elementi per sapere la decisione presa dalla giovane.
Nell’abbraccio il suo: “Sono ‘incinta’ è stato un regalo. E le parole si sono fatte garanzia comunitaria di accompagnamento, di ricordo, di preghiera per la nuova vita.
Nasce in me la consapevolezza che il “nardo” di Maria che va al sepolcro sia stato usato anche qui, con questa giovane mamma, anche se in maniera diversa, attraverso le mie parole ed i miei gesti.
Essere “nardo”. Anche per la Signora Elsa che nello scorso dicembre è stata operata di tumore e che deve affrontare la radioterapia con la preoccupazione di dover lasciare le figlie di 13 e 7 anni e con l’angoscia di dover affrontare la spesa della cura se non riesce a ottenere assistenza medica gratuita dal direttore della “Cassa malattie”.
Sarò capace di credere che il “nardo “ della Provvidenza non delude e non lascia senza risposta i suoi figli? Sarò capace di continuare a credere che camminare accanto a chi ha bisogno, condividerne la speranza è profumo di nardo per la vita di tante persone? E’ aroma d’ anticipo di resurrezioni  perché tanti possano amare e si sentano amati?

Oggi 21 gennaio ricordo il mio arrivo in Bolivia nell’anno 2003 e la domanda suscitata in chiesa dal fiore che tanto mi piace accompagna l’anniversario; in tutti questi anni ben ricordo quante persone conosciute hanno riempito le mie mani di “nardo” perché potessi esserne scia odorosa e potessi offrirne l’aroma.
GRAZIE a quanti da diverse parti del mondo mi hanno aiutata.
GRAZIE perché in tantissimi continuate a permettere che possa acquistare il “nardo” giusto per migliorare la vita di tanti nostri fratelli.

Sr Bruna Pierobon

Suore Rosarie

Cochabamba 21 gennaio 2015

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