Archivio per 2 luglio 2015

augurio a un professo

Il giorno 2 Febbraio 2015 ho emesso la mia professione solenne, in questa occasione P. Gianfranco Lunardon, Segretario Generale dei Camilliani, mi ha rivolto un discorso di saluto, è stato per me un bellissimo regalo, che voglio condividere con voi riportandone una parte!

 cons camilliani

“Il Crocifisso era enorme, tutto di rovere. Il Cristo scolpito in legno duro e massiccio. La mulattiera era ripida e i grossi sassi bagnati e scivolosi.  Mai don Camillo aveva sentito sulle sue spalle tanto peso. […]  Gesù, -sussurrò don Camillo levando gli occhi al Cristo crocifisso-, vi dispiace di essere qui? – Dio è dovunque, -rispose il Cristo-. 

Gesù unica è la bandiera ma ogni reggimento ha la sua bandiera. Voi siete la mia bandiera, Signore”.

Di fronte all’ennesimo sfogo di don Camillo, per il fatto che la gente non capisce Dio, la chiesa, la vita spirituale, … “Don Camillo” rispose con voce pacata il Cristo “Non ti lasciare suggestionare. Non è vero che Dio ha bisogno degli uomini: sono gli uomini che hanno bisogno di Dio. La luce esiste anche in un mondo di ciechi. È stato detto ‘hanno gli occhi e non vedono’; la luce non si spegne se gli occhi non la vedono.”

“Signore: di fronte alle incomprensioni e agli insuccessi, cosa possiamo fare noi?”

Il Cristo sorrise. “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. “Bisogna salvare il seme: la fede”.

Nella consapevolezza molto concreta e realistica, caro Marco, che al massimo noi offriremo a Dio sempre l’offerta dei poveri – sempre due colombe!

Caro Marco,

• Ti auguro di essere e di vivere come le tue amate CAMPANE: suonano, rintoccano ben intonate, si sentono cristalline, non si possono confondere con altri rumori chiassosi; eppure sono rispettose: non si impongono; se uno vuole spalanca la finestra e se le gusta; se uno non vuole, chiude la finestra, e … amici come prima.

Nel tuo essere religioso, nel tuo accostare le persone e gli ammalati, sii come le tue amate campane: chiaro, ben intonato, con un’identità unica (una croce inconfondibile sul petto), non sfilacciata, non accomodante, ma … se uno non vuole, mi metto a riposo, e comunque – come le campane sul campanile – vegliano e “pregano” per le case di tutti, indistintamente di tutti! Così anche tu, “veglia e prega”, indistintamente per tutti!!

E poi le campane sono di bronzo, rigide, ma proprio per questo assecondano, rintoccano e rilanciano solennemente la festa e linearmente il quotidiano; con festosità annunciano una nascita, mestamente accompagnano il corteo al cimitero, con festosità accolgono la promessa di amore fedele che due giovani si sono scambiati.

Sii così anche tu: di bronzo per essere capace di raccogliere, accogliere e rindondare il flusso di vita – tutta la vita – delle persone che accosti!

Caro Marco,

• sii come le nostre amate PIANETE: brillanti, anzi direi luccicanti. Esse sono nate dalla fantasia e dalla maestria di abili intelligenza, mani e cuori; sono uniche, mai fatte in serie. Ognuna di esse ti racconta l’insondabile mistero dell’uomo davanti a Dio e dell’uomo con i suoi fratelli rivolto verso Dio. Quando la indossi, si capisce subito, che si è fuori dal banale e si entra nello straordinario; si comprende subito che ci si colloca in un tempo ed uno spazio di estasi.

P.S.: continua a fare belle liturgie (certo non imponente come quella di oggi!); non è scritto da nessuna parte che la piccola cappella di un ospedale – a volte ritagliate a spizzichi e bocconi in mezzo ad un corridoio – abbia meno dignità della basilica di Sant’Anastasia o di San Zeno; i malati non solo fedeli di serie B, …

1575 – 2 febbraio – 2015 440° anniversario della Conversione di San Camillo de Lellis

Noi Camilliani siamo figli di un Convertito, nati sotto una pergola (Padre pregate Iddio per me, acciò m’illumini di quanto debbo fare per suo servigio, e per salute dell’anima mia), generati su un duro sasso (raggio di lume interiore tanto grande del suo miserabil stato che per la gran contrizione gli pareva d’haver il cuore tutto minuzzato, e franto dal dolore), a lato di un asino, in una valle che si chiama “dell’Inferno” (pandant con il “Paradiso”) (cominciò con insolito dolore, e lacrime che piovevano da gli occhi suoi à piangere amaramente la vita passata) tra resistenza e resa all’abisso di Misericordia (Ah misero et infelice me che gran cecità è stata la mia a non conoscere prima il mio Signore? perché non ho io speso tutta la mia vita in servirlo? perdona Signore, perdona a questo gran peccatore.)!

Caro Marco, questo è il nostro DNA: noi pregheremo perché tu non lo tradisca, Tu prega per noi perché gli siamo sempre più fedeli!