Archivio per 23 luglio 2015

di Fr.Camilo-Maccise,-O.C.D

Fr.Camilo-Maccise,-O.C.D

Caratteristiche ed esigenze del profetismo della vita religiosa oggi

Possiamo dire che il profetismo della vita religiosa oggi:

  • è un profetismo del piccolo resto: il fermento nascosto nella massa di un mondo confiscato;
  • deve dare una risposta di spiritualità alla ricerca del sacro ed alla nostalgia di Dio;
  • è chiamato a rendere visibili i valori del Vangelo nell’impegno con i poveri, con la giustizia, partecipando ai movimenti che lavorano per la pace e per la difesa dei diritti umani;
  • è un profetismo che diventa presente nei posti di frontiera al servizio degli emarginati per testimoniare il progetto di Dio e denunciare tutto quello che a lui si oppone;

Per riuscire in questo,  i membri della vita religiosa hanno bisogno:

  •  Partire da una valutazione del cammino percorso nel periodo post- conciliare, con le sue luci e ombre.
  •  Essere testimoni della trascendenza e presenza di un Dio compassionevole e misericordioso in società pluralistiche. Farlo a partire dall’esperienza da Gesù di Nazareth.
  •  Inserirsi nella Chiesa locale e vivere l’interdipendenza con altre forme di vita cristiana in comunione coi Pastori, con altri religiosi/e, laici.
  • Favorire la creazione di comunità nuove più semplici, oranti,  fraterni, vicini al popolo.
  • Testimoniare un nuovo umanesimo a partire dall’impegno con le persone, con i loro diritti umani, con la giustizia in relazione reciproca di genere.
  • Ritornare al posto naturale della vita consacrata: il mondo dei poveri e delle nuove povertà. Da esse rileggere il proprio carisma VC 82.108.
  • Ripensare l’identità della vita consacrata  in relazione col laicato; coi membri di altre religioni, coi non credenti, con l’uomo e la donna rispettivamente, con persone di diverse generazioni.
  • Aggiungere ai voti essenzialmente un senso più intelligibile oggi: castità: “opzione libera per nuove relazioni di genere nell’uguaglianza, nel rispetto e nella vera reciprocità”; povertà: “una nuova gestione dei beni della creazione”; obbedienza: “una nuova comprensione delle relazioni di potere” (Simon Pedro Arnold).
  • Imparare a perdere protagonismo anteriore. Accettare essere minoranza nella Chiesa e nella società pluralistica.
  • Accettare le sfide della nuova cultura con “discernimento, audacia, dialogo e provocazione evangelica” (VC 80).
  • Rivedere le strutture, l’organizzazione e l’esercizio del governo nella vita consacrata per affrontare le sfide di un mondo globalizzato.
  • Dare una formazione che coniughi una spiritualità vitale con una formazione accademica e professionista seria ed un contatto con la realtà.

– La fedeltà creativa è una condizione per potere vivere la dimensione profetica della vita consacrata nel impegno di evangelizzazione. Questo significa ritornare alle fonti, al carisma della fondazione, “adattando le sue forme, quando è necessario, alle nuove situazioni e le diverse necessità( 16).” Bisogna mettere il vino nuovo in otri nuovi per un uomo ed una donna nuovi. Lo sforzo per rileggere il carisma interpella e confronta. Stimola, riconforta ed orienta. Si tenta di vivere un profetismo significativo per l’uomo e la donna di oggi.

La rilettura del carisma è necessaria. Non è facile e, per questo motivo, alcuni preferiscono morire vivendo in pace nell’ attaccamento al passato, nella ricerca di sicurezze, nell’ ignoranza della realtà e per non accettare l’unità nella diversità.  La fedeltà creativa al carisma richiede ridisegnare di nuovo le presenze guidati da alcuni criteri: la riflessione comunitaria, la capacità di essere segni, di farsi capire, di provocare, di proporre interroganti, di collocare alternative radicali, di obbligare a decidersi.

– Si ha bisogno anche di un dialogo con la realtà: attenzione ai segni dei tempi, percezione dei pronti soccorsi, inserzione, inculturazione, sintonia ecclesiale. Si danno segni nella Chiesa e nel mondo. Nella Chiesa: le nuove espressioni della comunione, la crescita del laicato, la tensione della nuova evangelizzazione, il dialogo con la cultura secolare, l’impegno per la giustizia. Nel mondo: la dignità della persona, la solidarietà, i diritti civili, la libertà nelle sue diverse espressioni, la comunicazione sociale globale. Di fronte a questi segni è necessario prendere decisioni pratiche per il ridimensionamento delle presenze che siano significative ed interpellanti, poveri, liberi, liberatrici e fraterni. Per ciò bisogna rivedere la relazione tra valori e strutture; ridefinire ed evangelizzare il servizio dell’autorità; creare un progetto unitario nella pluralità di progetto ed azione e costruire una fraternità per il mondo.

Siamo eredi di un passato, responsabili di un presente, costruttori di un futuro dalla nostra limitazione e povertà. Solidali coi nostri popoli e tra noi dobbiamo cercare di seguire il passo del Signore nel nostro oggi, qui e ora. Bisogna sentire la necessità di essere uomini e donne “interamente disponibili per rispondere con flessibilità, senza attaccamenti ad opere e tradizioni insensate e con una carità straripante e capace di creare nuovi alvei di espressione” nell’impegno profetico evangelizzatore che abbiamo come persone consacrate.