Archivio per 1 agosto 2015

«Abbiate gli stessi sentimenti di Cristo Gesù (Fil 2,5).

Col cuore di Cristo sulle strade del mondo».

di Michelina Tenace,

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La conferenza è suddivisa in tre parti: la prima considera in che senso la citazione di Paolo possa costituire uno riferimento per la domanda sulla formazione nella vita consacrata; in un secondo momento si cerca di vedere in quali aspetti la formazione sia una questione che riguarda la fede nella Santissima Trinità. In un terzo momento, si considera l’ambito di alcune relazioni fondanti della persona, in cui urge spirito di profezia, dove dunque la formazione viene interpellata a rispondere alle grida degli uomini e delle donne di oggi sempre più poveri di identità filiale, poveri dell’amore fecondo che dà speranza di futuro e apre alla creatività del Regno.

La citazione di san Paolo dalla lettera ai Filippesi conferma che bisogna ripartire da Cristo, ma dal Cristo “vero Dio e vero uomo”. Avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù significa avere il modo di pensare, di giudicare, di vedere, di agire, modo che è tipico del Figlio di Dio. Avere sentimenti da figli e sentimenti divini: da figli vuol dire essere in relazione al Padre, da figli divini, cioè che sono in grado di superare il limite del peccato e della morte, che segna un’umanità senza Dio. Aver gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù significa dunque vivere nell’obbedienza al Padre, assumendo la nostra umanità fino in fondo, tale quale è dopo il peccato, e questa umanità riportarla al Padre vivendo da figli. La conformazione ai sentimenti di Gesù Cristo, cioè a Dio in Gesù Cristo vero uomo e vero Dio, ci porta a qualcosa di più e di diverso rispetto alle categorie del modello o dell’imitazione della passione: si tratta di un dinamismo di vita, di glorificazione dell’umanità filiale, nella giusta relazione al Padre, cioè nell’obbedienza fiduciosa.

Ora si capisce il perché la formazione debba mirare alla “progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo verso il Padre” (Vita consecrata 65), perché la formazione è “partecipazione all’azione del Padre che, mediante lo Spirito, plasma nel cuore […] i sentimenti del Figlio” (Vita consecrata 65).

Essendo “rigenerati” per il battesimo a figli di Dio, e “resi consustanziali” a Dio nell’eucaristia, resi “santi” dallo Spirito Santo che ci è stato dato e riconfermato, i consacrati sono chiamati a dare carne, chiamati a manifestare la gioia di questa natura filiale divinizzata, in tutto ciò che costituisce la natura umana ferita per rivelare la vita nuova come vita di comunione.

“Dio Padre, nel dono continuo di Cristo e dello Spirito, è il formatore per eccellenza di chi si consacra a Lui”. (Vita consecrata 65). La vita consacrata è risposta a questo dono di Cristo e dello Spirito, è impegno di accoglienza, una grazia e una responsabilità. Dalla Trinità ci viene una visione dell’essere umano che esplicita la vocazione come santità all’amore, al dono di sé, all’unità nella diversità, alla comunione dei carismi tramite la vita di comunione. La vita cristiana è dunque inserita, implicata in quella delle Tre Persone divine, una partecipazione che ci educa e ci trasforma in figli del Padre, mentre trasforma la terra in regno di Dio (cfr. Rom 8, 19-22).

C’è una profezia della vita consacrata che passa attraverso la qualità delle relazioni, campo che oggi crea non poca confusione e disorientamento. La relazione uomo-donna nella diversità sessuale, la relazione di origine da una famiglia nella complessità della storia, la relazione di amicizia, nello specifico della vita spirituale, sono proposti come esempi di quella profezia che oggi è pressante. Nella creazione dell’essere umano maschio e femmina ad immagine di Dio crediamo che ci sia rivelata la prima vocazione alla comunione. Questa vocazione, l’incarnazione redentrice del Figlio di Dio la riconferma, indicando che la nostra vita sulla terra ha origine nel Padre, il quale dopo il peccato, non ha cancellato nella creatura la vocazione all’amore come fonte di beatitudine e di vita eterna. La vita nuova che ci è comunicata nel battesimo, la vita secondo lo Spirito, testimoniata dalla prima comunità dopo la risurrezione di Cristo, ci indica l’amicizia come via della Chiesa e della evangelizzazione.

“Ripartire da Cristo significa dunque ritrovare il primo amore, la scintilla ispiratrice da cui è iniziata la sequela. È suo il primato dell’amore. La sequela è soltanto risposta d’amore all’amore di Dio” (Ripartire da Cristo 21). Per ripartire dai sentimenti che furono di Cristo Gesù, bisogna ripartire dai sentimenti di chi è figlio in relazione, e riscoprire i sentimenti dei figli di Dio accogliendo la rivelazione di essere stati rigenerati da Dio Padre, nel Figlio, tramite lo Spirito Santo. Questo è l’elemento teologico di base per una formazione religiosa nell’ambito della chiesa cattolica.

Come si declinerà la formazione all’ascolto della Parola, la preghiera personale, la vita liturgica, l’ascesi di liberazione dall’uomo vecchio, la preparazione alla missione, la verifica della crescita nello Spirito, tutto questo potrà svilupparsi sullo sfondo dei due essenziali misteri della fede cristiana che abbiamo voluto evocare proprio in riferimento alla formazione: la divino-umanità di Cristo, la Trinità. Di questi misteri la vita consacrata si fa epifania.

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Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime.

La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.

E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.

E qualche giorno più tardi insieme ai Vesovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

(Da “Il Diploma di Teobaldo”, FF 3391-3397).

Perdono di Assisi
Dal mezzogiorno del primo agosto alla mezzanotte del giorno seguente (2 agosto), oppure, col permesso dell’Ordinario (Vescovo), nella domenica precedente o seguente (a decorrere dal mezzogiorno del sabato fino alla mezzanotte della domenica) si può lucrare una volta sola l’indulgenza plenaria.

Tale indulgenza è lucrabile, per sè o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo (Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola) e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, oppure, con il consenso dell’Ordinario del luogo, nella domenica precedente o successiva (a decorrere dal mezzogiono del sabato sino alla mezzanotte della domenica), visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.
CONDIZIONI RICHIESTE:

1 – Visita, entro il tempo prescritto, a una chiesa Cattedrale o Parrocchiale o ad altra che ne abbia l’indulto e recita del “Padre Nostro” (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo) e del “Credo” (con cui si rinnova la propria professione di fede).

2 – Confessione Sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti).

3 – Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica.

4 – Una preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un “Padre Nostro” e un’”Ave Maria” o altre preghiere a scelta), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

5 – Disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato, anche veniale.

Le condizioni di cui ai nn. 2, 3 e 4 possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la chiesa; tuttavia è conveniente che la Santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita.

buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 1 agosto 2015 in Uncategorized

1 agosto 2015-Sabato-S. Alfonso Maria de’ Liguori (m)
Liturgia: Lv 25,1.8-17; Sal 66; Mt 14,1-12

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Buongiorno sono il sole un po’ nascosto dietro le foglie…il nascondersi è sempre segno che si vive una paura, che si ha paura di qualcuno o di qualcosa come il grande Erode che oggi si rivela piccino! Nel Vangelo, Matteo ci fa vedere tutta la sua preoccupazione verso la fama di Gesù… si fa prendere dal panico perché ha appena fatto decapitare Giovanni Battista che temeva proprio perché lo riportava sulla buona strada sgridandolo sui suoi facili e brutti usi e costumi e pensa sia risuscitato… Ieri i nazaretani si scandalizzano di Gesù oggi la curiosità ossessionata di Erode che vede in Gesù il rimprovero per la morte di Giovanni Battista ci portano ad un bel salto di qualità nella nostra scuola della bellezza! Non basta essere come la folla che riconosce la profezia dobbiamo lasciarcene percuotere…tutta la vita e la morte di Giovanni Battista prepara la venuta del Cristo e anche noi siamo chiamati a prepararne la venuta accettando di dare a Lui sempre più spazio nella nostra esistenza. Ciao belli

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VANGELO (Mt 14,1-12)
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!. Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: Non ti è lecito tenerla con te!. Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.  Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.