Archivio per 2 agosto 2015

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Carissimi Sorelle e Fratelli, vi auguro che questa chiamata alla beatitudine diventi il dono che ciascuno di noi riceve durante questa celebrazione del Perdono d’Assisi, qui e in ogni chiesa francescana o parrocchiale in ogni parte del mondo.
Vi auguro di diventare, secondo quel che dice Papa Francesco,
Missionari della Misericordia”, persone che portano l’amore, la giustizia e la riconciliazione di Dio a tutta l’umanità e a tutto il creato!
Vi auguro che la grazia del Perdono d’Assisi trasformi la vostra vita, cosicché possiate:
essere poveri con i poveri di Dio;
piangere con coloro che piangono;
essere miti con coloro che sono stati resi miti dalla povertà e dall’indifferenza;
avere fame e sete di giustizia;
essere misericordiosi in ragione della misericordia ricevuta da Dio;
cercare sempre la purezza del cuore e delle intenzioni, aprendo la vostra vita al mistero dell’amore di Dio;
diventare autentici strumenti della pace di Dio,  costruttori di pace in un mondo ferito e diviso;
accogliere la croce e la sofferenza  che deriva dell’essere uomini e donne di misericordia e di perdono,  che mai si tirano indietro e che non impediscono a nessuno  di sperimentare la misericordia, l’amore e la potenza riconciliatrice dello Spirito di Dio.

Fr. Michael Perry, Ministro Generale dell’Ordine dei frati minori

MISSIONARI DELLA MISERICORDIA

Pubblicato: 2 agosto 2015 in Uncategorized

Omelia del Ministro Generale alla celebrazione di apertura del Perdono di Assisi12166

Nella Lettera ai Galati, san Paolo ricorda agli abitanti della Galazia e anche a ciascuno di noi, convenuti qui per questa solenne celebrazione del Perdono d’Assisi:

“Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4, 6-7).

Figlio di Dio ed erede del Regno di Dio: questo siamo diventati attraverso il Battesimo e attraverso la vittoria di Gesù sull’odio, sul male e su tutte le altre forze negative che sono ancora all’opera nel mondo oggi. Siamo figli amati di un Padre colmo di grazia e di amore. Perciò siamo chiamati a gridare: “Abbà!” cioè: “Padre!”. Non siamo più schiavi, nonostante portiamo ancora le ferite della schiavitù; nonostante magari non ci sentiamo ancora del tutto accolti né completamente perdonati; nonostante siamo feriti dal fatto di non riuscire a perdonare chi ci sta vicino – la moglie, il marito, i figli, i genitori, i vicini, i colleghi di lavoro e tutti coloro che teniamo schiavi nella nostra mente e nel nostro cuore.

Se siamo davvero figli amati di un Padre amante, perché ci risulta ancora così difficile chiedere perdono a Dio? Perché è così difficile perdonare noi stessi e gli altri? Che cosa ci tiene prigionieri di questo circolo vizioso per cui ci sentiamo ancora schiavi? Forse perché non abbiamo ancora aperto completamente il nostro cuore alla misericordia e alla compassione di Dio e non ci siamo ancora aperti incondizionatamente al suo perdono. Molti di noi continuano a credere che l’amore di Dio non sia abbastanza forte da superare i peccati che abbiamo commesso e i tentativi falliti di vivere da veri discepoli di Cristo. Una volta è venuto da me un ex-militare e mi ha confessato di aver ucciso un uomo durante la guerra in Kuwait. L’aveva già confessato diverse altre volte, ogni volta mendicando perdono e misericordia per la vita umana che aveva brutalmente ucciso. Ma era come se non gli bastasse sentirsi dire ogni volta: “Dio ti perdona, perché ti ama e perché tu sei davvero pentito e gli chiedi perdono”. Nonostante queste parole, non riusciva a togliersi dalla testa quel peccato d’omicidio. Questo era il suo fallimento: non riuscire ad accettare il perdono di Dio. E questo fallimento non gli permetteva di amare e accettare se stesso, di amare e accogliere sua moglie, di amare e fare spazio nella sua vita ai suoi figli e a tutti coloro che gli erano cari e gli stavano vicino. Le conseguenze laceranti del suo peccato restavano lì e gli impedivano di sperimentare davvero la libertà che Dio gli offriva continuamente.

Quanti di noi hanno commesso gravi azioni, contrarie all’amore di Dio e del prossimo? Quanti di noi trovano difficoltà nel perdonarsi i gravi errori commessi in passato? E, a motivo di tutto ciò, quanti di noi si ritengono incapaci di perdonare il prossimo, di “rendere libero” il prossimo, in modo da poterlo abbracciare per quello che realmente è, cioè figlio amato di Dio, nostro fratello (o sorella) nel Signore Gesù?

Come Papa Francesco ci ricorda nella Misericordiae Vultus [par. 2], invitandoci a celebrare l’Anno Santo della Misericordia:

“Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro.

Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato”.

“LA speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato!” Questo è il significato della celebrazione del Perdon d’Assisi. Siamo qui, davanti a Dio, davanti alla Chiesa, gli uni davanti agli altri, tutti peccatori e tutti figli amati di Dio, pronti ad ascoltare ancora una volta parole di speranza e di libertà. Ogni anno veniamo ad Assisi per lasciare che Dio ci aiuti ad aprire il nostro cuore alla speranza di essere amati per sempre! Proprio questa speranza di essere amato e perdonato per sempre ha fatto sì che San Francesco capisse la rivelazione che gli era stata concessa qui alla Porziuncola nel 1216, mentre era tutto assorto in preghiera. Francesco ha ammesso le sue debolezze, i suoi peccati, la sua mancanza di fede in Dio. Come ciascuno di noi, anche lui portava addosso le cicatrici del peccato, che ci sfigurano e ci rendono incapaci di amare e di perdonare. San Francesco, però, portava anche nel suo cuore il desiderio ardente di ottenere la misericordia e il perdono di Dio e di diventare messaggero per il mondo di queste grazie speciali. Egli voleva che la grazia della misericordia e del perdono di Dio fosse viva nel cuore dei suoi frati. E voleva che questi doni venissero offerti a tutta l’umanità e a tutto il creato, come il Cantico delle Creature ci lascia intendere. Così san Francesco desiderava che il perdono di Dio potesse condurre sulla via della riconciliazione, la quale, a sua volta, avrebbe raggiunto gli estremi confini del mondo.

Come abbiamo sentito all’inizio di questa celebrazione eucaristica, proprio mentre si trovava in preghiera, San Francesco vide un raggio di luce che illuminava l’amore e la pace di Gesù, con sua Madre, Maria, lì accanto a lui, e gli Angeli che testimoniavano la misericordia e il perdono per tutti coloro che si rivolgono a Dio. San Francesco chiedeva semplicemente che tutti potessero sperimentare nella propria vita l’amore senza limiti e il perdono travolgente di Dio. Inoltre, desiderava che tutti potessero vivere insieme nella pace e nella gioia del Cristo, celebrando il dono dello Spirito di adozione a figli amati di Dio e coeredi del Regno. Così, san Francesco sperava che la sua vita, quella dei suoi fratelli e di tutti quelli che chiedevano perdono a Dio con cuore aperto e limpido sarebbe diventata un dono reciproco di beatitudine e una testimonianza della gioia del Vangelo.

buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 2 agosto 2015 in Uncategorized

2 agosto 2015-Domenica-18.a tempo ordinario – II
Per i francescani: DEDICAZIONE della BASILICA PAPALE di S. MARIA DEGLI ANGELI in PORZIUNCOLA
festa del Perdono di Assisi
Liturgia: Es 16,2-4.12-15; Sal 77; Ef 4,17.20-24; Gv 6,24-35

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Buongiorno sono il sole. Il nostro amico Gesù è nato a Betlemme, ‘Casa del pane’ e il Vangelo di oggi ci parla del pane continuando il discorso e il messaggio di domenica scorsa. Quando Gesù si trovò sol soletto col diavoletto nel deserto faccia a faccia rispose a una sua provocazione: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Se la cavò da Dio, tanto che «il diavolo lo lasciò». Poi di gente affamata Gesù ne ha incontrata tanta e domenica scorsa con quei cinque panini e due pesciolini sfamò cinquemila persone e ne avanzò anche…li fece raccogliere perché, disse, «nulla vada perduto». S’appassionò di pani al punto tale da fondersi in esso: «Io sono il pane della vita. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno». E a noi come a quei tardoni che chiedono un SEGNO, l’ennesimo segno, Lui risponde con quello che fa. Lui, cari amici, NUTRE, Lui dà, non è che dà delle cose, Lui dà se stesso, briciole di pane, pane di vita, da sempre, dalla manna del deserto in poi, Dio ha sempre dato tutto, ha sempre dato se stesso…
Domenica scorsa Gesù dava il pane a tutti, oggi Gesù si dà a tutti come pane, discende dentro di noi e ci riempie di pane di stelle, non i biscotti, no, nella nostra vita scorrono pezzetti di eternità: CHI MANGIA NON AVRA’ PIU’ FAME, CHI CREDE NON AVRA’ PIU’ SETE, MAI!
Oggi festeggiamo il perdono, ce lo ha regalato Francesco, ci ha dato la possibilità di andare tutti in paradiso a mordere pezzetti di cielo e intrecciare la nostra vita di terra con la vita del cielo e camminare con letizia verso l’alto, trascinati da quel Gesù che è come il Pollicino del Vangelo: quelle briciole un giorno diverranno segnaletica verso il paradiso per tutti. Tracceranno la strada del pane. Quelle briciole che Gesù nell’ultima cena ha raccolto e le ha messe insieme dicendo: Questo è il mio corpo, spezzato per voi, fate questo in memoria di me!
Ciao belli, buona domenica del pane, e buona festa del Perdono!

divBG

VANGELO (Gv 6,24-35)
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: Rabbì, quando sei venuto qua?.
Gesù rispose loro: In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo. Gli dissero allora: Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?. Gesù rispose loro: Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato.
Allora gli dissero: Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo. Rispose loro Gesù: In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo.
Allora gli dissero: Signore, dacci sempre questo pane. Gesù rispose loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!.