Archivio per 15 agosto 2015

NEL GIORNO DELLA SOLENNITA’ DI MARIA ASSUNTA IN CIELO CONOSCIAMO GLI ASSUNZIONISTI

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La Congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione (A. A.), è stata fondata nel 1850 a Nîmes, nel sud della Francia, dal Padre Emanuele d’Alzon che voleva una famiglia religiosa moderna e al tempo stesso radicata nella Tradizione, vale a dire sensibile alle grandi cause di Dio e dell’uomo. La nostra vocazione si esprime nel motto scelto dal Padre fondatore: “Venga il tuo Regno”. Il reverendo Padre d’Alzon, insieme alla madre Emmanuel – Marie Correnson, fondò anche un ordine di suore: le Oblate dell’Assunzione.

Gli Agostiniani dell’Assunzione, d’origine francese, sono presenti in tutti i continenti. Discepoli di S. Agostino e fedeli alla sua Regola condividono nella vita comune, fede, preghiera ed apostolato. Insieme si sentono chiamati a raccogliere le tre grandi sfide dell’abbandono della fede, dell’esclusione sociale e dell’ingiustizia. L’Assunzione è una Congregazione polivalente. Alcuni tra noi sono insegnanti, ingegneri, giornalisti, infermieri, psicologi, altri missionari, animatori di pellegrinaggi, cappellani in ospedale o nelle prigioni, preti in parrocchia. Le attività dell’Assunzione vanno dalla ricerca teologica, agli studi specializzati, alla missione nei paesi meno sviluppati del mondo, con una scelta preferenziale per il dialogo con le chiese orientali e l’impegno ecumenico, e per l’annuncio del messaggio cristiano attraverso l’azione sociale ed i grandi mezzi di comunicazione di massa. In quest’ultimo settore, gli Assunzionisti hanno creato la Casa editrice francese Bayard Presse ed a tutt’oggi continuano ad occuparsi del suo sviluppo.

La Congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione è presente in Italia dal 1855. La prima comunità fu fondata a Roma da alcuni Padri francesi. La presenza Assunzionista in Italia non ha mai contato su un numero particolarmente importante di religiosi, ma, modestia a parte, dove è difettato il numero è abbondata la qualità. Venite a conoscerci e verificherete di persona!

Oggi è possibile incontrarci a Firenze e a Cannero Riviera (Verbania) oltre naturalmente a Roma dove ha sede la Casa Generalizia della Congregazione.

I.) L’ASSUNZIONE

Assunzionisti, siamo religiosi che vivono in comunità apostolica. Fedeli al nostro Fondatore il P. d’Alzon, ci proponiamo innanzi tutto di lavorare, per amore di Cristo, all’avvento del Regno di Dio in noi e attorno a noi.

Gesù Cristo è al centro della nostra vita. Ci impegniamo a seguirlo nella fede, nella speranza e nella carità.
Come Lui, testimone dell’amore del Padre e solidale con gli uomini, il religioso assunzionista vuole essere uomo di fede e uomo del suo tempo.

Colui che ci riunisce è il Cristo. Noi viviamo in comunità secondo lo spirito di S. Agostino:
“Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio” (Regola 1,3)
Noi cerchiamo una vita fraterna fatta di sincerità, schiettezza, cordialità e semplicità. La nostra preghiera comune è quella della Chiesa. La comunità vi celebra la sua fede e si apre allo Spirito per la missione.

La comunità Assunzionisti esiste per I’ avvento del Regno. Lo spirito del Fondatore ci spinge a far nostre le grandi cause di Dio e dell’uomo, e a recarci là dove Dio è minacciato nell’uomo, e dove l’uomo è minacciato come immagine di Dio.
Dobbiamo dar prova d’audacia, d’iniziativa e di disinteresse, nella fedeltà all’insegnamento e agli orientamenti della Chiesa.
E’ questo il nostro modo di partecipare alla sua vita e alla sua missione.

Le nostre comunità, fedeli alla volontà del padre E. d’Alzon, sono al servizio della verità, dell’unità e della carità. E’ così che esse annunziano il Regno.

II.) LA NOSTRA VITA COMUNE

CHE TUTTI SIANO UNA COSA SOLA, PADRE, COME TU SEI IN ME E IO IN TE, SIANO ANCH’ESSI IN NOI UNA COSA SOLA, PERCHE’ IL MONDO CREDA CHE TU MI HAI MANDATO(Giovanni, 17, 21)

Chiamati da Cristo, sorgente della nostra unità, noi scegliamo di vivere in comune conformemente alla Regola e allo spirito di S. Agostino, in vista del Regno. L’avvento del Regno di Gesù Cristo per noi e per il prossimo si realizza già nella nostra vitacomune.Per quanto dispersi possiamo essere a causa dell’apostolato, noi partecipiamo alla vita e alla missione della comunità.

La vita fraterna va costruita giorno per giorno. Accolta come un dono di Dio, essa esige da ogni religioso una conversione quotidiana che consolida la propria fedeltà e quella dei fratelli. Il nostro amore per Dio e per gli uomini si prova e si rivela nella verità dei nostri rapporti. Nessuno può gustare la gioia di questa vita, senza impegnare tutta la propria persona.

Noi ci accettiamo differenti perché Colui che ci unisce è più forte di ciò che ci separa. Dobbiamo costantemente sorpassare le nostre divisioni e i nostri limiti per ritrovarci nell’accoglienza e nel perdono.

Se facciamo passare l’ascolto benevolo e il rispetto delle persone prima delle divergenze d’opinione, delle distinzioni di origine, età, mentalità, salute, La nostra diversità diventa una ricchezza.

La vita fraterna esige incontri periodici. Il Capitolo locale è una tappa capitale nella vita di ogni comunità. La comunità acquista maggior forza e unità netta preghiera e soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia.
Nella condivisione cordiale e schietta, favorita dalle riunioni comunitarie, la comunità ritrova una vita religiosa più fedele e un apostolato più aperto alla voce della Chiesa e del mondo. Le gioie e i dolori, lo svago e i pasti, sono per noi occasione di rinsaldare i nostri legami nella semplicità, secondo lo spirito di famiglia tradizionale all’Assunzione. Avremo una particolare sollecitudine verso i nostri fratelli malati e anziani.E’ necessario che la comunità si faccia accogliente, pur salvaguardando l’intimità necessaria ai suoi membri. Essa vuole essere solidale con le altre comunità e conserva sempre vivo il senso detta Chiesa, in cui si edifica ogni comunità fraterna. Le nostre responsabilità e funzioni sono diverse. Tutte vanno eseguite con spirito di servizio e di carità. Il Superiore cura l’animazione della comunità; egli ha un’attenzione speciale alle persone e garantisce la libertà di ognuno e l’unione fra tutti. Così vissuta, la nostra vita comune favorisce l’adempimento della vocazione di ogni religioso. In un mondo diviso, essa testimonia che il Cristo è vivente in mezzo a noi e fa la nostra unità per l’annuncio del Vangelo.

Accoglienza giovani
Carta dell’accoglienza

La vita comune

La comunità degli Agostiniani dell’Assunzione di Firenze, propone ai giovani che lo desiderano, di condividere la nostra vita di preghiera, fraternità e servizio.

Lo scopo della vita comune per noi è vivere l’amicizia in Dio come l’ha vissuta Sant’Agostino. «Lo scopo per cui siete convenuti nella casa è che abbiate un cuore solo e un’anima sola protesi verso Dio», ci ricorda Agostino nelle prime frasi della sua regola.
Così la vita in comune diventa un dono reciproco e ci aiuta a comprendere che insieme siamo tutti accolti dal Padre che ci chiama a seguire il suo Figlio Gesù, su quella strada che è il cammino vocazionale di ciascuno.
Nella diversità delle nostre vocazioni, è il Signore Gesù che ci riunisce per un certo tempo, per crescere nella sua volontà e per realizzare, già a partire da ora, quel Regno dei cieli nel quale ci ritroveremo tutti insieme in pienezza.

La concretezza

L’ideale della vita comune si realizza in una proposta concreta alla quale la nostra libertà è chiamata a rispondere con impegni precisi:

a) partecipazione alla preghiera della comunità scegliendo almeno uno dei momenti quotidiani (lodi o vespri o messa)
b) uno stile di vita fraterno che significa anche informare circa la vita comune e la presenza ai pasti, circa le assenze o la previsione di vacanze.
c) partecipazione a incontri periodici di verifica e condivisione della vita comune, sia con il responsabile dell’accoglienza, sia con la comunità
d) il servizio della comunità, con un impegno scelto insieme alla comunità per le varie necessità della vita comune (pulizia, cucina, tavola, ecc..)
e) il contributo alla vita della comunità con una cifra mensile, da stabilire all’inizio del periodo di permanenza.
f) il rispetto della natura e forma della nostra vita comune religiosa: silenzio, discrezione negli inviti, uso della televisione, orari di rientro serali, pulizia della propria stanza, cura delle persone e delle cose comuni, ecc…

La durata

L’accoglienza è per un tempo determinato, definito insieme all’inizio, che la comunità e la persona accolta si impegnano a rispettare.

Nel corso del periodo di accoglienza la verifica della bontà dell’esperienza per gli uni e per gli altri si misura sulla risposta libera agli impegni presi, senza la quale l’esperienza non ha ragione di continuare.

buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 15 agosto 2015 in Uncategorized

15 agosto 2015-Assunzione della B.V. Maria (s)
Liturgia: Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56

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VANGELO (Lc 1,39-56)
Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore…

buongiorno sono il sole!
Mi piace l’Assunzione perché uno dei giorni in cui posso dire il Magnificat al mattino senza aspettare di dirlo nei Vespri serali; mi piace l’Assunzione perché la semplicità di Maria è portata alle stelle e si merita di essere accolta da Suo Figlio in cielo, Lei che Lo ha accolto nel grembo, anzi, Suo Figlio la incorona Regina del Cielo, ed è ancora Lei a fare da protagonista in questo gioco di stelle; mi piace l’Assunzione perché mi fa rileggere l’incontro di Maria ed Elisabetta e gustare la delicatezza di quel momento. Maria è andata da sua cugina per darle una mano, ha corso in fretta quando ha saputo che l’anziana parente aspettava finalmente un bambino, tanti kilometri senza sapere che anche a Lei Dio aveva fatto un gran bel dono… va di corsa Maria, con gioia percorre quel tragitto che da Nazareth porta ad Ain-Karim e non sono due metri! Va con l’entusiasmo di chi nel cuore ha momenti di festa e canta: “L’anima mia magnifica il Signore (…) perchè ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,47-48). Sono queste le parole che dice ad Elisabetta come a dirle: ”Dio mi ha guardata, si è accorto di me. Lui, la bellezza, ha perso la testa per la mia semplicità”. Tutto quello che abbiamo letto in questi mesi, tutto quello che per noi è bella notizia del giorno, tutto quello che Gesù ha fatto prima di ascendere in cielo Lui – che adesso è lì, dentro di Lei – l’ha imparato da Lei: i due spiccioli della vedova, il vasetto di alabastro della peccatrice, le reti vuote dei pescatori, le membra paralizzate dei paralitici, un cuore addolorato a Nain…
Un giorno sua Mamma la chiameranno beata e attorno a Lei nasceranno le più belle preghiere del mondo: il Magnificat, l’Ave Maria, il Cantico di Simeone, il Rosario…
MI piace l’Assunzione perché oggi mi pare di vederla Maria da Elisabetta a raccontarle la predilezione che Dio ha per lei:“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”.
Un anticipo di simpatia a disposizione nostra amici belli: “La sua misericordia si stende su quelli che lo temono” (Lc 1,50). Mi sembra di sentirla: “Elisabetta, ti anticipo che ci saranno giorni di misericordia. Li sento già in arrivo!”. Poi l’entusiasmo prende le pieghe della delicatezza e continua nel ritmo della gratitudine: “Non è merito mio, però, cugina. E’ Lui che è generoso”. Dieci volte glielo ripete! “(E’ Lui) che mi ha guardata, che ha fatto, che ha spiegato il braccio, che ha disperso, che ha rovesciato, che ha innalzato, che ha ricolmato, che ha rimandato, che ha soccorso, che si è ricordato”. Grande Maria: hai creato la suspence con il tuo gaudio meravigliato di donna guardata e poi ti sei tirata in disparte per fare posto all’Eterno: “non io, Elisabetta, ma Dio”. “Non io, Elisabetta, ma Dio”.
Capisci, Elisabetta: qui dentro c’è Dio che sta nascendo”.
Mi piace l’Assunzione perché la bellezza è la semplicità di Maria, un grembo che Dio ha scelto per nascere nella storia dell’uomo! “me l’ha promesso, come aveva detto ai nostri padri, attraverso la storia di Abramo e della sua discendenza”
Ciao belli e buona festa dell’Assunzione di Maria!

Nella foto: Trittico dell’Assunta di Taddeo di Bartolo (1401). Cattedrale di Montepulciano