Archivio per 20 agosto 2015

INDEFINIBILE, INAFFERABILE VOCAZIONE

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I monaci…

Inutili in un mondo che considera solo l’efficienza? Forse. Ma i monaci cercano di dire altro e di guidare il mondo attraverso la preghiera e la carità fraterna ad avere un altro volto, non violento, non arrogante, non prepotente, non asservito al denaro. Un volto umano. I monaci non cercano una visibilità personale, sanno però che il loro monastero è chiamato a testimoniare della grandezza, della bontà e della bellezza di Dio; silenziosamente in mezzo agli uomini, vivi in una Chiesa viva.

…sotto lo sguardo di Maria e dei santi Padri…

I cistercensi fin dalla prima generazione hanno guardato la Vergine Maria come colei che è la via per la quale Dio si è fatto presente all’uomo e l’hanno invocata con grande devozione per essere condotti al Signore e protetti in ogni tribolazione. Esempio di umiltà, di povertà, di silenzio, di vita nascosta e di letizia nel riconoscere i doni del Signore essa è la Madre sempre attenta ai suoi figli. Da una lunga tradizione essi hanno ricevuto alcuni valori necessari perché la loro vita sia autentica e San Benedetto dà loro come consegna di non preferire nulla all’amore di Cristo ed a questa preferenza conformano le loro scelte di vita, il clima del monastero, quello dei rapporti fraterni e del modo di incontrare gli ospiti.

…alla ricerca del Volto di Cristo…

I monaci nella solitudine della loro cella, soli con Colui che è l’Unico, assidui alla lettura meditata della Parola che conduce all’incontro con Colui che è l’Amato, presenti e vigilanti a tutti i fratelli del mondo intero, conosciuti nel loro intimo più nel testo dei salmi che dai giornali, attendono il Signore che viene. Il Cristo si presenta a loro in particolare nella persona dell’Abate come Padre e Pastore, che ha cura dei deboli e incoraggia i forti, corregge con umanità e indica la via dell’amore divino, che cura l’unità della famiglia e prende su di sé la responsabilità della santificazione di tutti. Altro volto del Redentore è quello dei malati, dei deboli, dei poveri, che devono ricevere ogni cura, attenzione e manifestazione d’affetto da parte della comunità e sono presenza dell’Agnello che porta il peccato del mondo; ed infine negli ospiti, presenza del Re della Gloria che bussa alla porta dei suoi servi che vuole trovare vigilanti.

… nella carità fraterna…

Ma ogni fratello è manifestazione del Signore che ama e che chiede umilmente di essere amato e il clima fraterno di un monastero benedettino è fatto di un affetto sincero ed effettivo e da una grandissima pazienza con cui i fratelli portano gli uni i pesi degli altri. Non sono cose che si vedono; i contorni non sono chiaramente delineati, ma il clima della comunità benedettina cistercense è un clima di vera, franca, discreta e virile amicizia.

… nella povertà…

Lo stesso lavoro manuale, necessario per il sostentamento della comunità, umile e spesso faticoso, chiede ai monaci di vivere gli uni per gli altri e di essere solidali con tutti gli uomini nel servizio del Creatore, che chiede di portare verso la perfezione la sua opera.
San Benedetto, come tutta la tradizione cristiana, chiede ai monaci di amare la povertà, la sobrietà e la semplicità di vita; di accettare di avere tutto in comune per non attaccare il cuore a nulla che non siano il Cristo e i fratelli attraverso cui Gesù si fa amare. Una povertà in cui non si cerca ciò che appare e si preferisce avere di meno, l’essenziale, piuttosto che trovare la sicurezza nell’accumulare e nell’apparire. Attraverso la povertà si vive concretamente l’aver scelto il Signore come unico amore e unica ricchezza: con il lavoro manuale semplice e umile si risponde al comandamento del Creatore e si vuole essere come tutti gli uomini, specialmente i più piccoli. Ed infine con l’accoglienza la carità non rischia di rinchiudersi in uno star bene tranquillo, ma si lascia arricchire da tanti doni di Dio e impoverire di sé.

….e nell’obbedienza

In questo modo la Regola di San Benedetto cerca di formare delle persone che sappiano lodare il Signore con la loro umanità, in una a ascesi che umanizza e per questo fatta innanzitutto di amore fraterno e abbandono di se stessi nelle mani del Dio Misericordioso.  Particolarmente mediante l’obbedienza, che è la suprema forma d’amore, quella scelta da Gesù stesso che si è fatto obbediente fino alla morte, il monaco ama con il dono di se stesso ai fratelli, al Superiore, alla Chiesa e all’umanità. Questo cammino spirituale è fatto di un’umiltà che libera dalla preoccupazione di essere visto, stimato, riverito; libera anche da ogni ritorno su di sé, quindi dagli scrupoli, dai sensi di colpa, dai rancori, dalle nostalgie e dai rimpianti, San Bernardo riassume con parole concise, chiare e infuocate il cammino dell’Ordine cistercense dicendo: “Il nostro modo di vivere è rimanere da parte, nascosti; è umiltà, povertà volontaria, obbedienza e pace, gaudio nello Spirito Santo. Il nostro modo di vivere è stare sotto un maestro e un abate, sotto una regola e una disciplina, Il nostro modo di vivere è applicarsi al silenzio, praticare il digiuno, la veglia, la preghiera, il lavoro manuale; ma soprattutto è battere la via più eccellente che è la carità; e così progredire di giorno in giorno fino all’ultimo giorno.” (Lettera 142)

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 20 agosto 2015 in Uncategorized

20 agosto 2015-Giovedì-S. Bernardo (m)
20.a tempo ordinario – IV
Liturgia: Gd 11,29-39a; Sal 39; Mt 22,1-14

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VANGELO (Mt 22,1-14)
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù riprese a parlare in parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.

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Buongiorno sono il sole, Gesù ci vuole bene, lo capiamo dalla frase iniziale che dice: riprese a parlare in Parabole e ci evita il passaggio sul secondo annuncio della passione per portarci a una festa. E’ come un film, il titolo potrebbe essere L’INVITO A NOZZE e attorno a questo invito girano tutti i personaggi. Quindi: CIAK SI GIRA!
C’è un Re, un gran bel Re (chi mai sarà?) che fa una festa perché suo Figlio si sposa (altro personaggio da interpretare) e manda l’INVITO affidandolo ai Servi (terzo elemento da capire), questi partono e lo consegnano ma gli invitati lo rifiutano perché sono tronfi e pieni di sé… il Re fa preparare delle brochure bellissime, patinate, con immagini di cibi succulenti che indicano gioia e sovrabbondanza e rispedisce i servi con questi nuovi inviti più accattivanti ma anche qui… nada! Anzi ammazzano pure i servi… la storia della salvezza si ripete implacabile…
Per la serie, ritenta e sarai più fortunato, il Re che è un uomo che ha a cuore tutti, rimanda quei pochi servi che gli sono rimasti, INVITANDO TUTTI ALLA FESTA DI NOZZE, mandandoli in ogni parte del suo Regno a cercare chiunque, buoni e cattivi, li CHIAMA a voce perché non vuole che nessuno si perda la gioia di far parte di questo Regno e questi, affamati e assetati, vengono! eppure come in ogni bel film c’è un colpo di scena…arrivano un miliardo di persone vestite bene ma c’è uno che è in jeans e maglietta e ovviamente l’occhio cade su questo tale coraggioso che non ha messo il vestito bello della festa, che ha accettato l’invito ma che sotto sotto se ne frega e non poco, e il Re lo chiamandolo AMICO – che, in realtà, è HETAIROS, usato ieri per l’operario della vigna, quello dell’alba e anche per Giuda – si arrabbia, anzi è furioso e lo fa sbattere fuori!
L’INVITO, amici belli, è per noi, è la partecipazione attiva alla mensa eucaristica, alle nozze dell’Agnello, è entrare in queste nozze con lo Sposo che è il Figlio di Dio, ma come ci presentiamo? Con la gioia nuziale o con la musonite cronica dei funerali? Attenzione! Si può rifiutare l’invito pur rimanendo in sala perché MOLTI SONO CHIAMATI MA POCHI ELETTI.
Ciao belli