Archivio per 28 agosto 2015

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L’Eremo di Lecceto è sommerso dal verde del bosco e sorge a circa 10 chilometri dalla città di Siena. Nell’iscrizione che sovrasta il portone di ingresso, esso è descritto come “antico covo” o “attrattiva di santità” e così permane anche per quanti lo raggiungono e vengono sorpresi dalla maestà semplice che caratterizza il complesso.

L’iscrizione dice esattamente “Ilicetum vetus, sanctitatisillicium” e così di generazione in generazione, fino ad oggi questa attrattiva continua ancora a lasciare la sua scia e a conquistare tanti.

La vita di preghiera e di santità dei Beati Fratelli di Lecceto: un’esperienza raccolta e custodita dalla comunità monastica agostiniana femminile.

La peculiarità dell’esperienza vissuta a Lecceto non è data semplicemente dal fatto che questo Eremo si trova in una località boscosa distante dalla città, ma piuttosto dalla particolare storia che il Signore ha operato in questo luogo e di cui noi siamo solo umili testimoni.Cioè, come proprio a Lecceto sia accaduta una convergenza tra l’iniziale esperienza dei padri agostiniani – che qui sono vissuti fino agli inizi del 1800, e che hanno diffuso in tutto il territorio senese la loro fama di santità, tanto da essere chiamati Beati: Beati Fratelli di Lecceto – e la vita monastica delle nostre sorelle e madri agostiniane di Siena, che sono venute a vivere a Lecceto proprio quando ormai si trovavano in una condizione di estrema povertà, raccogliendo l’eredità degli amati padri e consentendo una continuità alla originaria esperienza vissuta qui a Lecceto.

Una storia, questa, tutta fatta dal Signore.  E questo è il miracolo!

Anche noi, raccolte in questo Eremo dall’attrattiva di Gesù Salvatore come i nostri antichi padri, vogliamo tener desta e viva la presenza di Lui e proprio in questa “selva leccetana, antico covo di santità”, esserne tramite per contagiare con essa chiunque approda quassù.

Sì, veniamo da strade diverse e ci tiene insieme il forte senso di una meta comune, quella che tiene insieme le sorti dell’Umanità e ci fa una sola grande famiglia nel segno della paternità del Padre, della figliolanza nel Figlio e della comunione del loro Spirito di Amore.

Educate da Agostino a coniugare Eucarestia e servizio della Carità, Lode e umiltà, la sequela agostiniana tiene il passo della storia e impone alla nostra vita monastica un compito apostolico ben preciso: l’evangelizzazione del cuore attraverso il ritorno all’interiorità, all’uomo interiore.

Ciò avviene in maniera concreta pur nella semplicità di forme.

Accolte da Dio, accogliamo l’uomo con le sue necessità e povertà, primo nella nostra preghiera, per divenire attraverso di essa prossimo alle sue situazioni e compagno nelle fatiche del giorno.

Poi teniamo aperta la nostra piccola foresteria all’accoglienza.

Mettiamo cioè a disposizione di chi bussa alla porta del Monastero ambienti e spazi per la preghiera personale e liturgica, per momenti di riposo e condivisione, silenzio e di solitudine.

Chiunque raggiunge l’Eremo può partecipare alla Liturgia della Comunità, seguirne con agio il ritmo di preghiera. E’ questo il nostro modo primario di condivisione del Mistero di Cristo e di evangelizzazione.Per chi lo vuole, sia gruppi che singoli, la Comunità è aperta alla condivisione dei beni propri della dimensione contemplativa della nostra vita con incontri di preghiera, di lectio sulla Parola di Dio, di riflessione sui valori fondanti la vita umana e cristiana.

Col nostro stile semplice che vuole essere in sintonia con il Vangelo, offriamo ospitalità nelle nostre foresterie a coloro che vengono a cercare pace, silenzio, esperienza di vita. Ad esso si accompagna il “ministero della parola”: dialogo interpersonale, meditazione partecipata, scambio di esperienze.


CHE COSA CERCA CHI VIENE QUI

Chi ci raggiunge viene sorpreso e attratto dal fascino di Dio che il luogo ispira e dal desiderio che zampilla dentro di pregare e riflettere con la Comunità monastica. Molti di quelli che vengono anche furtivamente per la prima volta vengono colpiti, quasi

“feriti” dalla bellezza maestosa del silenzio che li avvolge e che sfugge alla parola, ma che li spinge a tornare e, di appuntamento in appuntamento, ne diventano frequentatori assidui.

Quindi direi che il pellegrino, colto di sorpresa da quanto accade dentro di sé, cerca presso le monache luce di comprensione e noi li conduciamo alla preghiera, all’ascolto di se stessi, di Dio che parla appunto nel gran silenzio del cuore, come dice Agostino.

La Liturgia stessa diventa la prima educatrice di ognuno, la prima tappa del cammino.

A chiunque bussa alla porta del Monastero per giorni di preghiera e riflessione, ci affianchiamo con la Parola alla mano per dare punti di riferimento sicuri e duraturi; li conduciamo alla sorgente del Mistero attraverso la preghiera liturgica, spazi di solitudine e di condivisione; li aiutiamo a comprendere il silenzio, a superarne le difficoltà e diventarne frequentatori assidui attraverso l’ascolto e la contemplazione.

Non è facile tacere e far tacere la fantasia, purificare la memoria, ma con l’aiuto del silenzio che in questo luogo impera, la persona è ri-condotta dentro il suo cuore e, con sorpresa, scopre di essere abitata da quella presenza che sente aleggiare nella bellezza della natura e nel richiamo del creato. Abbiamo spesso constatato come anche lo scenario che ci circonda è mezzo evangelizzante e la presenza della Comunità monastica sta come a puntare a quell’Origine che è al principio e ci attende e ci accompagna.

La rivelazione, la scoperta di Gesù Salvatore è facile, è mediata dalla grazia stessa che in tutto sembra ancora passeggiare con l’uomo. Essa ci attende e ci introduce al passo successivo dove la sana potatura è inevitabile, anzi indispensabile perché fiorisca la vita nuova e prenda totalmente e trasformi la persona.

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Strada Lecceto 4,

53100 Siena (SI), (ITALIA)

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Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 28 agosto 2015 in Uncategorized

28 agosto 2015-Venerdì-S. Agostino (m)-21.a tempo ordinario – I
Liturgia: 1Ts 4,1-8; Sal 96; Mt 25,1-13

mia lanterna accesa[1]
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

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Buongiorno sono il sole…. Il discorso della VIGILANZA continua in questa fiction in due serate che ci è stata preparata per farci venire la voglia di aspettare che anche nella nostra vita avvenga questa festa di nozze bellissima. Oggi a farci compagnia abbiamo anche Sant’Agostino, un bel personaggio, un libertino allo stato brado, che amava le belle donne e la vita sregolata e dispendiosa, per un po’ fa così, poi le lacrime della mamma e l’incontro decisivo con il Signore lo hanno portato a una esclamazione grandiosa:

Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori
E là ti cercavo….

quel tardi che se da un lato di fa pensare che ha perso le cose più belle di una vita spirituale dall’altro ci dà speranza perché è come la parabola di oggi, ci è data la possibilità di partecipare alla festa di nozze più bella della storia e di incontrare lo Sposo vero, il più Bello tra i figli dell’uomo.

Ci sono 10 donne che attendono lo Sposo, ma solo 5 alla fine potranno danzare per lui perché avranno il dono di andargli incontro, chi saranno? Non è un quiz amici belli, è la nostra vita dove non ci viene chiesto di non stancarci mai, dove non ci viene chiesto di non riposare, ma ci viene chiesto di essere PREVIDENTI, ci viene chiesto di non perderci il grande incontro e la possibilità di entrare nel Regno di Dio, di non perderci l’incontro con lo Sposo Bello che ha i suoi tempi, è il Dio delle danze lente, dei passi corti, quello che sta al passo con i più deboli perché non vuole lasciare indietro nessuno, quello che va per la strada controllando che tutti abbiano il biglietto della possibilità di salvarsi, è il Dio che cammina piano perché insegna a gustare le cose che dona, è il Dio che non sa fare altro che insegnarci a riempire i nostri piccoli cuori con tanto amore perché, come Agostino, possiamo dire: “Temi Dio che passa una volta e non fa più ritorno!”. TEMO DIO CHE PASSA… perché certe occasioni non ritornano, ne verranno altre ma quelle che ci siamo perse non si ripetono più… TEMO DIO CHE PASSA come un aereo che se non vede la pista illuminata tira dritto e ne cerca un’altra… piccoli cuori con tanto amore per superare le grandi prove, per accogliere l’imprevisto, per arrivare ad essere PRONTI ad entrare alla festa di nozze dello Sposo con la sua umanità sposa. Nella prima lettura S.Paolo dice che DIO STESSO CI DONA IL SUO SPIRITO! Sono 10 le donne che attendono lo sposo, tutta l’umanità è invitata a nozze, possiamo condividere insieme l’attesa amici belli, sì, ma il desiderio vero è personale… come attendiamo?

Ciao belli!