ANNO DELLA VITA CONSACRATA: Una comunità intercongregazionale che si fa accoglienza

Pubblicato: 22 settembre 2015 in Uncategorized

La UISG ha deciso già da tempo di offrire una risposta concreta a quello che, frettolosamente, chiamiamo “il problema migranti”. Per questo motivo siamo state più volte sollecitate a raccontare il nostro progetto intercongregazionale che sta vedendo la luce proprio in questi mesi. Lo hanno raccontato alla televisione italiana le tre suore dell’equipe che sta dando gambe e forza al sogno di due comunità intercongregazionali, internazionali e interculturali di suore, membri della UISG: le due comunità nasceranno in Sicilia per rispondere al bisogno di una maggiore prossimità proprio dove i migranti approdano. Non si tratta di fare ospitalità e assistenza immediata, ma di operare per tessere una realtà relazionale e sociale che veda, locali e migranti, come soggetti attivi e protagonisti del processo di integrazione.

Suor Elisabetta Flick, delle Ausiliatrici del Purgatorio, responsabile del Progetto Migranti della UISG racconta ai microfoni di Rainews24: “Non è la prima volta che il Papa ci richiama su questo tema, ricordo proprio il discorso a Lampedusa; è più un risveglio in questo momento così delicato. Ora possiamo fare un passo in più e andare più a fondo per rispondere al desiderio dello straniero di integrarsi; quindi non fare solo un corridoio perché arrivino in sicurezza, ma agire perché si sentano persone tra le persone, con diritti. Ogni congregazione risponde secondo il proprio carisma e possibilità, ma c’è stata un’attenzione e una forte sensibilizzazione tra le suore. Quando la UISG ha chiesto alle Congregazioni membri di mettere a disposizione suore di diverse culture e risorse per questo Progetto Migranti, la risposta è stata formidabile.
Ho visitato la Sicilia per vedere dove aprire le comunità e farlo in dialogo con la Chiesa locale e le religiose del luogo, e mi sono resa conto dell’enorme lavoro che le Congregazioni già fanno in Sicilia.

A noi è stato proposto dal Cardinale Montenegro un’attenzione particolare a chi è in strada, andare verso di loro, lavorare e creare un ponte tra lo straniero e le persone del territorio per un tessuto di relazione e comunione. Ci è stato chiesto di aprire comunità internazionali per facilitare la relazione con i migranti, di non fermarsi alla solidarietà della prima accoglienza, perché serve un passo in più per un arricchimento reciproco e un riconoscimento mutuo nelle culture altre.

Attraverso le due comunità intercongregazionali e interculturali si vuole dimostrare che è possibile vivere insieme nella diversità, venendo dall’India, dall’Eritrea, dal Kenia, dal Congo, dall’Etiopia, dall’Argentina, dall’Italia; queste le provenienze delle suore che formeranno le due comunità. Anche le suore sono straniere e hanno lasciato il proprio paese, questo può aiutare l’empatia con i migranti: stiamo addirittura pensando di prendere un camper per poterci spostare sul territorio e non essere fisse, perché di comunità stanziali di suore che aiutano ce ne sono già tante in Sicilia. Molte di loro hanno modificato le loro attività per rispondere alla novità, perché oggi la nostra missione è questa: vivere il Vangelo ed essere presenti in modo creativo, dinamico, flessibile tra i bisogni di oggi.

In Sicilia è un’emergenza, e lo sta diventando per tutta l’Italia: le suore rispondono modificando i loro servizi secondo i segni dei tempi e le richieste della realtà. Ogni congregazione lavora in modo diverso, ha una sua modalità di stare nella realtà, per questo è importante mettersi insieme e lavorare in rete, perché ognuna fa una cosa diversa dalle altre.
Stamattina ci siamo incontrati al Pontificio Consiglio dei Migranti e degli Itineranti proprio per discutere e dare una risposta congiunta come Chiesa, una Chiesa che lavora insieme.”

Suor Fernanda Cristinelli, Comboniana, collabora insieme a Suor Elisabetta nel Progetto Migranti, afferma: “Desideriamo rispondere all’appello del Papa, ma non può essere fatto in modo spontaneo e libero perché accogliere dei migranti ha delle conseguenze e vanno seguite le leggi del paese. Per gestire questa complessità legale e burocratica servono delle competenze che non sempre possediamo nelle Congregazioni, per questo è fondamentale il lavoro in rete con altre realtà, come il Centro Astalli e la Caritas, che aiutano in questi percorsi più complessi.
Ci sono anche molti migranti che non seguono i percorsi normali, che vivono in case occupate o nelle strade, senza documenti, noi vorremmo accogliere anche quelli, ma come fare? In realtà sono quelli che avrebbero più bisogno. Come aprire le porte a queste persone senza incorrere in penalizzazioni?”

Suor Carmen Bandeo, Missionarie Serve dello Spirito Santo, collabora con il Progetto Migranti; nella sua comunità ospita, per la terza voglia, una famiglia di richiedenti asilo, segnalategli dal Centro Astalli. Sintetizza così la sua esperienza: “Abbiamo iniziato già da diverso tempo l’accoglienza di famiglie rifugiate. La nostra esperienza è positiva: non è così dall’inizio, ma è un processo. La famiglia vive autonomamente, ha un appartamento e noi, comunità religiosa, abbiamo un nostro spazio. Però è uno scambio arricchente: la famiglia che abbiamo ora è cattolica e musulmana. Siamo consapevoli che non possiamo risolvere tutti i loro problemi, offriamo quello che possiamo: ascolto, uno spazio degno per vivere come famiglia, e soprattutto mantenere viva la loro speranza nella vita.”

Alcune foto: https://goo.gl/photos/gLeFiSc7xxFTZNbo9

Per avere informazioni si può contattare Suor Elisabetta Flick:elisabettaflick@gmail.com

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