Archivio per settembre, 2015

BUONGIORNO SONO IL SOLE…

Pubblicato: 20 settembre 2015 in Uncategorized

‪#‎LABUONANOTIZIA‬
20 settembre 2015- XXV Domenica del T.Ordinario
Liturgia: Sap 2,12.17-20; Sal 53; Gc 3,16 – 4,3; Mc 9,30-37

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+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

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buongiorno sono il sole.. facciamo un po’ il riassunto delle puntate precedenti.

Domenica scorsa Gesù si era un pelino arrabbiato con Pietro perchè non era stato in grado di ASCOLTARE e nella sua foga di fare il bravo bambino, il primo della classe aveva ricordato al Maestro che non doveva morire lasciando perdere di sentire la parte più bella del discorso, quella luminosa, quella che sapeva di resurrezione… Avevamo lasciato Gesù così con un misto di irritazione/fiducia che chiedeva a chi volesse seguirlo di resettare la sua vita e di reimpostarla a misura di Figlio di Dio, prendere il pezzo di volontà quotidiana, nè più nè meno e seguirlo. Poi prende i suoi tre pezzi meglio e li porta sul Tabor in gita per dimostrare cosa sarà dopo la sua morte e loro: che bello Gesù, stiamo qui per sempre… Capito nulla un’altra volta, cammina con loro facendogli vedere un po’ di vita vera e vediamo un po’ oggi se questi l’hanno capita… Gesù ripete le stesse identiche parole di domenica scorsa, quindi è certamente sicuro che i suoi apostoli, cresciuti alla sua scuola ora non possano sbagliare la risposta perchè hanno imparato bene la lezione e invece, NO!, hanno paura di sbagliare, proprio come quei bambini che sono terrorizzati dalla maestra cattiva e hanno così paura da stare zitti… per Gesù delusione totale…anzi, siccome bisbigliano pure tra loro, chiede con tenerezza: ragazzi miei di cosa discutevate per strada? e loro…zitti…ma Lui che sa cosa c’è dentro il cuore di ogni uomo sforna altri consigli utili per seguirlo: oggi l’istruzione è quella di capovolgere mente e cuore, riformattare il tutto e ancora una volta fare come lui…se vuoi essere il primo va in fondo alla fila e vedi il primo da un’altra prospettiva…guarda tutti quelli che hai davanti e vedi i loro bisogni, togliti la veste bella, spogliati delle tue certezze, mettiti un bel grembiule e inizia a servire i tuoi fratellipoi abbracciali con la stessa tenerezza con cui io abbraccio questo bambino…fai come me, trova il bambino che c’è in te e ritorna ad essere umile, piccolo come piace a me, svuotati e vieni con me…
ciao belli e buona domenica

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per chi si fosse perso la grande massa consacrata che SVEGLIA IL MONDO… eccola nella Veglia di ieri sera:

mago

BUONGIORNO SONO IL SOLE…

Pubblicato: 19 settembre 2015 in Uncategorized

#LABUONANOTIZIA
19 settembre 2015-Sabato-24.a tempo ordinario – IV
Liturgia: 1Tm 6,13-16; Sal 99; Lc 8,4-15

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+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».

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Buongiorno sono il sole, dopo che Luca ci ha presentato il quadretto delle donne preferite da Gesù, cioè quelle segnate da una striscia di peccato più o meno evidente, che nonostante tutto e tutti gli sguardi pessimi e gelosi servivano Gesù e l’entourage annesso con i loro beni oggi ci presenta il vangelo dei terreni, cioè la buona notizia che passa attraverso tutti i terreni possibili e immaginabili e che abbiamo già meditato con suo cugino Matteo… c’è una frase importante nelle parole di Gesù di oggi è che non deve cadere nel vuoto… «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Una volta si diceva chi ha orecchi per intendere intenda ma penso e credo che l’ASCOLTO meriti più importanza…l’abbiamo già detto, il vero ascolto passa dalla parola OBBEDIRE E’ ASCOLTARE: Obbedire – ob dinanzi – audire – ascoltare – adempiere l’altrui volere, udire – ascoltare (udire con attenzione). Quindi oggi l’ impegno è gettare il seme e ascoltare tutto quello che il Maestro ha da chiederci poi farlo con totale disponibilità e con PERSEVERANZA. E’ vero, siamo più portati a cercare di catalogarci in uno dei terreni ma in realtà quello che Lui ci vuole dire è che dentro di noi troveremo sempre angoli pietrosi e sassosi, parti spinose e pungenti, stradine dove non ci vuole passare nessuno ma anche un CUORE BUONO E INTEGRO…piuttosto che stare a piangerci addosso prendiamo tutta l’acqua, tutto il sole, tutto il vento e lasciamo che il nostro cuore sia perseverante nei frutti… e quando si raccoglierà mi raccomando una bella festa di condivisione delle primizie! ciao belli

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Buongiorno!

Vi ringrazio. Il Cardinale Prefetto mi ha detto che voi siete cinque mila giovani consacrati. Io incomincerei con le domande che voi avete preparato e che avete avuto la cortesia di inviarmi.

Ma prima di tutto so che fra voi ci sono consacrati e consacrate dall’Iraq e dalla Siria. Vorrei iniziare con un pensiero ai nostri martiri dell’Iraq e della Siria, i nostri martiri di oggi. Forse voi ne conoscete tanti o alcuni… Alcuni giorni fa, in Piazza, un sacerdote iracheno si è avvicinato e mi ha dato una croce piccola: era la croce che aveva in mano il sacerdote che è stato sgozzato per non rinnegare Gesù Cristo. Questa croce la porto qui… Alla luce di queste testimonianze dei nostri martiri di oggi – che sono più dei martiri dei primi secoli -, e anche dei martiri della vostra terra irachena e siriana, vorrei incominciare il nostro dialogo ringraziando il Signore: che la sua Chiesa compia nel suo Corpo quello che manca alla Passione di Cristo, ancora oggi, e chiedendo la grazia del piccolissimo martirio quotidiano, di quel martirio di tutti i giorni, nel servizio di Gesù e della nostra vita consacrata.

E adesso fatemi le vostre domande, e poi vediamo…

PRIMA DOMANDA Santo Padre, il Vangelo, che tutti noi consacrate e consacrati abbiamo abbracciato come nostra forma di vita, ci dice che il Signore Gesù, ai due discepoli che lo seguivano e gli chiedevano: “Dove abiti?”, ha risposto: “Venite e vedete”. In questi giorni abbiamo fatto memoria della nostra chiamata e delle molte altre chiamate che il Signore ci ha rivolto da quando abbiamo risposto per la prima volta al suo invito a seguirlo più da vicino e in maniera profetica. Santo Padre, anche Lei ha sentito la chiamata alla vita consacrata e ha seguito Gesù; anche Lei ricorderà quell’”ora decima” della chiamata. E’ troppo ardito chiederLe di condividere con noi come fu quella prima chiamata, in quella primavera di settembre 1953… Cosa L’ha affascinata di Gesù e del Vangelo? Perché si è fatto religioso, perché si è fatto sacerdote?

PAPA: Di dove sei tu? (applausi)

R. – Sono di Aleppo, Siria… (applausi)

SECONDA DOMANDA (in inglese) – Caro Santo Padre, nella Evangelii gaudium, “La gioia del Vangelo”, ci ricorda che tutti i battezzati, qualunque sia la loro posizione nella Chiesa o il loro livello di istruzione nella fede, sono operatori di evangelizzazione e che questa evangelizzazione, compito missionario, dovrebbe essere portata avanti con spirito: una  evangelizzazione che brucia dentro il proprio cuore e che è molto diversa da una serie di compiti vissuti come un obbligo pesante che uno semplicemente tollera o sopporta come qualcosa che contraddice le inclinazioni e i desideri personali. Caro Santo Padre, qual è la missione dei giovani consacrati nella Chiesa oggi? Dove dovremmo andare? A chi dovremmo rivolgerci per un aiuto e come? Dove ci sta inviando la Chiesa?

PAPA: Come ti chiami? Di dove sei e di quale istituto?

R. – (in inglese) Santo Padre, il mio nome è Sister Mary Giacinta, vengo dall’India e appartengono alle Sorelle della Carità di Maria Bambina.

TERZA DOMANDA (in spagnolo) – Santo Padre, questa domanda l’ha scritta una suora di clausura, che non è potuta essere qui con noi oggi… Perché credo che possa riferirsi a tutti i consacrati. Noi giovani consacrati di oggi apparteniamo ad una generazione che alcuni hanno definito “liquida e instabile”, con poche radici, che ha difficoltà ad impegnarsi completamente. Le nostre famiglie, a volte, non sono strutturate; apparteniamo ad una generazione che spesso preferisce la comodità e il relativismo, tutto quello che è immediato, light, da usare e gettare… Dopo aver concluso la prima tappa della formazione alla vita consacrata e aver fatto i voti solenni, anche noi spesso sperimentiamo una certa instabilità nel nostro itinerario della sequela di Cristo. Como possiamo evitare di cadere nelle mediocrità?

RISPOSTA DI PAPA FRANCESCO:

Vi ringrazio. Ringrazio Sara, Mary Giacinta e Pierre. Ringrazio tutti e tre.

Incominciamo da Sara, perché tu tocchi un problema molto serio, che è la comodità nella vita consacrata: “dobbiamo fare questo…, stiamo tranquilli…, io osservo tutti i comandamenti che devo fare qui, le regole…, sono osservante…”. Ma quello che santa Teresa di Gesù diceva sull’osservanza rigida e strutturata, quello toglie la libertà. E quella era una donna libera! Tanto libera che è dovuta andare all’Inquisizione. C’è una libertà che viene dallo Spirito e c’è una libertà che viene dalla mondanità. Il Signore vi chiama – e ci chiama a tutti – a quello che Pierre ha chiamato “modo profetico” della libertà, cioè la libertà che va unita alla testimonianza e alla fedeltà. Una mamma che educa i figli nella rigidità – “si deve fare, si deve, si deve, si deve…” – e non lascia che i figli sognino, che abbiano i sogni e che non lascia i figli crescere, annulla il futuro creativo del figli. I figli saranno sterili. Anche la vita consacrata può essere sterile, quando non è proprio profetica; quando non si permette di sognare. Ma pensiamo a santa Teresa di Gesù Bambino: chiusa in un convento, anche con una priora non tanto facile; alcuni pensavano che la priora faceva le cose per disturbarla… Ma quella suorina di 16, 17, 18, 20, 21 anni sognava! Mai ha perso la capacità di sognare, mai ha perso gli orizzonti! Al punto che oggi è la Patrona delle missioni; è la Patrona degli orizzonti della Chiesa. E quello che santa Teresa chiamava “almas concertadas” è un pericolo. E’ un grande pericolo. Lei era una monaca di clausura, ma è andata per le strade di tutta la Spagna, facendo le fondazioni, i conventi. E mai ha perso la capacità di contemplazione. Profezia, capacità di sognare è il contrario della rigidità. I rigidi non possono sognare. Pensiamo a quelle belle cose che Gesù dice ai rigidi dei suoi tempi, ai consacrati rigidi dei suoi tempi, nel capitolo 23 di San Matteo. Leggetelo. Quelli sono i rigidi. E l’osservanza non deve essere rigida; se l’osservanza è rigida non è osservanza, è egoismo personale. E’ cercare sé stessi e sentirsi più giusti degli altri. “Ti ringrazio Signore perché non sono come quella suora, come quel fratello, come quello là…. Ti ringrazio Signore perché la mia Congregazione è proprio cattolica, osservante, e non come quella Congregazione che va di là, e quella di là e di là…”. Questo è il discorso dei rigidi. Ma tutte queste cose le troverete nel capitolo 23 di San Matteo. Teresa le chiama “almas concertadas”. E come non convertirci in questo? Cuore aperto sempre a quello che ci dice il Signore; e quello che ci dice il Signore, portarlo al dialogo col superiore, col maestro o la maestra spirituale, con la Chiesa, col vescovo. Apertura, cuore aperto, dialogo, e anche dialogo comunitario. “Ma, Padre, noi non possiamo dialogare, perché quando dialoghiamo sempre litighiamo…”. “Ma va bene! Anche Pietro, Paolo, Giacomo nei primi tempi – leggete gli Atti degli Apostoli – litigavano fortemente. Ma poi erano tanto aperti allo Spirito Santo che avevano questa capacità di perdonarsi. Sto per dire una parola un po’ difficile. Io vi parlo sinceramente: uno dei peccati che spesso trovo nella vita comunitaria è la incapacità del perdono fra i fratelli, fra le sorelle. “Ah, quella me la pagherà! Gliela farò pagare!…”. E questo è sporcare l’altro! Le chiacchiere in una comunità impediscono il perdono, e portano anche ad essere più lontani gli uni dagli altri, ad allontanarsi uno dall’altro. A me  piace dire che le chiacchiere non sono soltanto un peccato – perché chiacchierare è peccato, confessatevi se fate questo… E’ peccato! –, ma chiacchierare è anche terrorismo! Perché chi chiacchiera “butta una bomba” sulla fama dell’altro e distrugge l’altro, che non può difendersi. Perché sempre si chiacchiera nell’oscurità, non nella luce. E l’oscurità è il regno del diavolo. La luce è il Regno di Gesù. Se tu hai qualcosa contro tuo fratello, contro tua sorella, vai… Prima prega, rasserenati l’anima, e poi vai a dirlo a lui, a lei: “Io non sono d’accordo su questo… tu hai fatto una cosa brutta…”. Ma mai, mai buttare la bomba della chiacchiera. Mai, mai! E’ la peste della vita comunitaria! E così il religioso, la religiosa, che ha consacrato la sua vita a Dio, diventa un terrorista e una terrorista, perché butta nella sua comunità una bomba che distrugge.

Tu, Sara, hai parlato anche dell’instabilità della nostra sequela. Sempre, dall’inizio della vita consacrata fino adesso, ci sono momenti di instabilità: sono le tentazioni. I primi monaci del deserto scrivono su questo e ci insegnano come trovare la stabilità interiore, la pace. Ma sempre ci saranno le tentazioni, sempre, sempre… La lotta sarà fino alla fine. E tornando a santa Teresa di Gesù Bambino, lei diceva che si deve pregare per quelli che stanno per morire, perché là c’è proprio il momento di maggior instabilità, in cui le tentazioni vengono con forza. Culturalmente è vero, noi viviamo un tempo molto, molto instabile, e anche un tempo che sembra essere “un pezzo di tempo”: noi viviamo la cultura del provvisorio. Mi diceva un vescovo – un anno fa o due anni fa, più o meno – che è andato da lui un bravo giovane, un bravo ragazzo, un professionista, che voleva farsi prete, ma soltanto per dieci anni: ”poi vedremo…”. Ma questo succede, accade: la nostra cultura è del provvisorio. Anche nei matrimoni: “Sì, sì, noi ci sposiamo! Finché l’amore dura… quando l’amore se ne va, ciao ciao: tu a casa tua, io a casa mia”. E questa cultura del provvisorio è entrata nella Chiesa, è entrata nelle comunità religiose, è entrata nelle famiglie, nel matrimonio… La cultura del definitivo: Dio ha inviato il Suo Figlio per sempre! Non provvisoriamente, ad una generazione o ad un Paese: a tutti. A tutti e per sempre. E questo è un criterio di discernimento spirituale. Io sono nella cultura del provvisorio? Ad esempio, per non disgregarsi, prendere anche impegni definitivi.

Tu, Mary Giacinta, hai parlato dell’evangelizzazione. Una evangelizzazione – hai citato – che brucia nel cuore: la voglia di evangelizzare, dove il cuore brucia, col cuore che brucia. Questo è lo zelo apostolico. Evangelizzare non è lo stesso che fare proselitismo. Noi non siamo una associazione di calcio che cerca soci, aderenti… Evangelizzare non è soltanto convincere, è testimoniare che Gesù Cristo è vivo. E come ti faccio questa testimonianza? Con la tua carne, con la tua vita. Tu potrai studiare, potrai fare corsi di evangelizzazione, e questo è buono, ma la capacità di riscaldare i cuori non viene dai libri, viene dal tuo cuore! Se il tuo cuore brucia di amore per Gesù Cristo, tu sei un bravo evangelizzatore o una brava evangelizzatrice. Ma se il tuo cuore non brucia e guardi solo le cose di organizzazione, che sono necessarie, ma secondarie… E qui io vorrei – perdonatemi se sono un po’ femminista – ringraziare la testimonianza delle donne consacrate – non tutte, però, ce ne sono alcune un po’ isteriche! -: voi avete questa voglia di andare sempre in prima linea. Perché? Perché voi siete madri, avete questa maternità della Chiesa, che vi fa essere vicine. Io ricordo a Buenos Aires, un ospedale era rimasto senza suore, perché erano poche, anziane, e quella Congregazione era quasi alla fine… – perché gli istituti religiosi sono tutti provvisori: il Signore ne sceglie uno per un tempo, poi lo lascia e ne fa un altro; nessuno ha la possibilità di rimanere per sempre; è una grazia di Dio, e alcuni sono per quel tempo; questo sia chiaro – …queste suorine, poverine, erano anziane… E mi hanno parlato di una Congregazione della Corea: le Suore della Sacra Famiglia di Seul. Tramite un sacerdote coreano alla fine sono arrivate tre suore coreane in quell’ospedale, a Buenos Aires, dove si parla lo spagnolo. E loro sapevano lo spagnolo nello stesso modo in cui io so il cinese: niente. Il secondo giorno, sono andate nelle sale, nei reparti. Sono andate nei reparti e con i gesti, con una carezza, con il sorriso… Gli ammalati dicevano: “Ma che belle suore! Come lavorano! Che buone sono!”. “Ma ti hanno detto qualcosa?” “No, niente”. Era la testimonianza di un cuore che bruciava. E’ la maternità delle suore. Non perdere questo, per favore! Perché la suora è l’icona della Madre Chiesa e della Madre Maria. Voi davvero avete questa funzione nella Chiesa: essere icona della Chiesa; icona di Maria; icona della tenerezza della Chiesa, dell’amore della Chiesa, della maternità della Chiesa e della maternità della Madonna. Non dimenticare questo. Sempre in prima linea, ma così. E, inoltre, la Chiesa è sposa di Gesù Cristo – finisco con le suore – e le suore sono spose di Gesù Cristo, e tutta la forza la prendono di là, davanti al tabernacolo, davanti al Signore, nella preghiera con il loro Sposo, per portare il suo messaggio.

Devo affrettarmi un po’ perché c’è tanto lavoro oggi!

E tu Pierre hai detto parole-chiave: seguire Gesù più da vicino; vicino, vicinanza; in maniera profetica. Di questo ho parlato, della profezia, quando ho risposto a Sara. E un’altra parola, che è chiave, nella vita consacrata: memoria. Ossia profezia, vicinanza, memoria. Di profezia ho parlato. Vicinanza. Vicinanza fra voi e con gli altri. Vicinanza con il popolo di Dio. Un compagno di lavoro del mio papà – vari compagni erano entrati in Argentina dopo la guerra civile spagnola ed erano mangiapreti -, una volta uno di loro si è ammalato di un’infezione brutta, brutta, con le piaghe, una malattia brutta, e la moglie lavorava pure e c’erano tre figli. Questo è venuto a conoscenza di una Congregazione, Les Petites Soeurs de l’Assomption, quelle suore che ha fondato il padre Pernet. Il loro lavoro… A quei tempi, dopo le preghiere, andavano nelle case dove c’erano difficoltà. Tutte erano infermiere e curavano gli ammalati, portavano i bambini a scuola, facevano le domestiche e poi alle quattro del pomeriggio tornavano a casa. E’ andata una di loro, è andata la superiora, perché era un caso difficile. Disse: “Ci vado io”. Immaginate voi cosa ha detto quell’uomo a questa suora: le parolacce più brutte. Ma lei tranquilla, faceva il suo lavoro, curava le piaghe, portava i bambini, faceva da mangiare. E poi, dopo più di un mese, quell’uomo è guarito. E’ guarito. E’ tornato al lavoro. Alcuni giorni dopo uscivano dal lavoro lui e tre o quattro compagni mangiapreti. Passavano per la strada due suore e uno di loro ha detto loro parole brutte, alle suore. E questo con un pugno lo ha buttato sul pavimento e ha detto così: “Sui preti e su Dio di’ tutte le cose che vuoi, ma contro la Madonna e contro le suore niente!”. Pensate, un ateo, un mangiapreti, perché?, perché aveva visto la maternità della Chiesa, aveva visto il sorriso della Madonna in quella suora paziente che lo curava, faceva la domestica a casa e portava i bambini e andava a prenderli a scuola. Non dimenticare questo, suore: voi siete l’icona della Santa Madre Chiesa e della Santa Madre Maria. Non dimenticare questo. E la Chiesa vi ringrazia di questo, è una bella testimonianza. E questo è vicinanza, siate vicini, vicinanza ai problemi, ai veri problemi.

E l’altra parola-chiave è memoria. Io penso che Giacomo e Giovanni non hanno mai dimenticato quell’incontro con Gesù. Gli altri apostoli lo stesso. Pietro: “Tu sei Pietro”; Nicodemo; Natanaele… Il primo incontro con Gesù. La memoria, la memoria della propria vocazione. Nei momenti oscuri, nei momenti di tentazione, nei momenti difficili della nostra vita consacrata, tornare alle fonti, fare memoria e ricordare lo stupore che noi abbiamo sentito quando il Signore ci ha guardato. Il Signore mi ha guardato… Memoria.

E tu mi hai chiesto di condividere la mia memoria, come è stata, quella prima chiamata il 21 settembre del ’53. Ma non so come è stata. So che per caso, sono entrato in Chiesa, ho visto un confessionale e sono uscito diverso, sono uscito in un’altra maniera. La vita lì è cambiata. E cosa mi ha affascinato del Gesù e del Vangelo? Non so… la sua vicinanza a me: il Signore non mi ha mai lasciato solo, anche nei momenti brutti e oscuri, anche nei momenti dei peccati… Perché anche questo dobbiamo dire: tutti siamo peccatori. E lo diciamo in teoria, ma non nella pratica! Io ricordo i miei e mi vergogno. Pure in quei momenti, mai il Signore mi ha lasciato solo. E non solo me, tutti. Il Signore non lascia mai nessuno.

E io ho sentito questa chiamata di farmi sacerdote e religioso. Il sacerdote che mi ha confessato quel giorno, che io non conoscevo, era lì per caso, perché aveva la leucemia, era in cura, è morto un anno dopo. E poi mi ha guidato un Salesiano, come te, un Salesiano che mi aveva battezzato. Sono andato da lui e lui mi ha guidato dai Gesuiti… Ecumenismo religioso! Ma nei momenti più brutti, mi ha aiutato tanto la memoria di quel primo incontro, perché il Signore ci incontra sempre definitivamente, il Signore non entra nella cultura del provvisorio: Lui ci ama per sempre, ci accompagna per sempre.

E dunque: vicinanza alla gente, vicinanza fra noi; profezia con la nostra testimonianza, col cuore che brucia, con lo zelo apostolico che riscalda i cuori degli altri, anche senza parole, come quelle suorine coreane; e memoria, tornare sempre.

E vi do un consiglio, prendete il Libro del Deuteronomio, dove Mosè fa la memoria del popolo, e fate voi la memoria della vostra vita: “Quando io ero schiavo là, come il Signore mi ha liberato, e come…”. E’ bello. Alla fine, quasi alla fine del Libro insegna come si deve andare a dare l’offerta al tempio, dice: “Mio padre era un arameo errante…”. Imparare a raccontare la propria vita davanti al Signore: “Io sono stato schiavo, schiava, il Signore mi ha liberato, e per questo vengo e faccio festa!”. Fare festa: quando tu ricordi le meraviglie che il Signore ha fatto nella tua vita, ti viene di fare festa, ti viene un sorriso da un orecchio all’altro!, di quei sorrisi belli, perché il Signore è fedele! Profezia, memoria, vicinanza, cuore che brucia, zelo apostolico, cultura del definitivo, no all’usa e getta.

E voglio finire con due parole. Una che è il simbolo del peggiore, non so se il peggiore ma uno dei peggiori atteggiamenti di un religioso: rispecchiare sé stesso, il narcisismo. Guardatevi da questo. E noi viviamo in una cultura narcisistica, e sempre abbiamo questa tendenza a rispecchiarci. No al narcisismo, a guardare sé stessi. E sì al contrario, a ciò che spoglia di tutto il narcisismo, sì all’adorazione. E io credo che questo è uno dei punti sul quale dobbiamo andare avanti. Tutti noi preghiamo, rendiamo grazie al Signore, chiediamo favori, lodiamo il Signore… Ma io faccio la domanda: Noi adoriamo il Signore? Tu, religioso o religiosa, hai la capacità di adorare il Signore?. La preghiera di adorazione silenziosa: “Tu sei il Signore”, è il contrario di quel rispecchiarsi proprio del narcisismo. Adorazione, voglio finire con questa parola: siate donne e uomini di adorazione. E pregate per me. Grazie.

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 8 settembre 2015 in Uncategorized

‪#‎LABUONANOTIZIA‬
8 settembre 2015-Martedì-Natività della B.V. Maria (f)-23.a tempo ordinario – P
Liturgia: Mi 5,1-4a opp. Rm 8,28-30; Sal 12; Mt 1,1-16.18-23
ANTIFONA D’INGRESSO
Celebriamo con gioia la Natività della beata Vergine Maria: da lei è sorto il sole di giustizia, Cristo, nostro Dio.
COLLETTA
Donaci, Signore, i tesori della tua misericordia e poiché la maternità della Vergine ha segnato l’inizio della nostra salvezza, la festa della sua Natività ci faccia crescere nell’unità e nella pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Nella foto: La Madonna venerata nella Chiesa della Cittadella a Piombino

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Buongiorno sono il sole oggi ho fatto tardi perché ieri sera sono stato invitato ad una delle feste più belle per un compleanno di una GRANDE VIP! oggi è il compleanno di Maria di Nazareth che forse non sarà mai un’ attrice di successo o una velina stratosferica ma è una donna eccezionale, una madre speciale e una discepola fedele…quindi un bel corretto può intonare con gioia: Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Maria di Nazareth, tanti auguri a te!”.

Buon compleanno Maria di Nazareth.
Ho fatto tardi è vero ma la giornata radiosa si annunciava dall’ Alba proprio come l’annuncio dell’angelo era pronto nel cuore di Dio dall’eternità; Maria era stata scelta già prima che arrivasse nella culla doveva solo imparare a crescere mangiando pane e Parola di Dio, gustando il silenzio della preghiera e contemplando le meraviglie di Dio nell’antico testamento. Così è stato… Quando si annuncia una bella giornata, ce ne accorgiamo fin dal mattino.
Festeggiare la nascita di una persona significa essere felici che esista. Così accade, in modo del tutto particolare, per Maria di Nazareth: la sua nascita è salutata come una benedizione per tutti noi perché, attraverso di lei, ci è stata donata la salvezza nel suo figlio Gesù. Questa donna eccezionale, questa madre speciale e questa discepola fedele, in una parola, questa straordinaria creatura ci ha permesso di attingere al vero volto di Dio. Il suo “sì” al folle progetto del Padre ci ha donato la salvezza. Anche i nostri piccoli “sì” alla volontà di Dio sono portatori di benedizione e di salvezza per noi e per chi verrà dopo di noi…
Buon compleanno Maria di Nazareth aiutaci a dire i nostri piccoli sì al grande progetto di Dio e a diventare belli come te!
Ciai bellini…

Vita consacrata è..RIMANERE!

CIPRO

«Lo scriva, la prego: a Kormakiti la campana non ha mai smesso di suonare un solo giorno». Altrove sarebbe un fatto banale, forse, ma qui, nell’unica comunità cattolica sopravvissuta, circondata come uno scoglio dalla marea di turchi, è un vero miracolo. E ad operarlo sono loro, quattro anziane suore francescane Missionarie del Sacro Cuore, congregazione nata a Gemona del Friuli e nel 1936 approdata qui. Siamo a Cipro, nella parte settentrionale, quella che il 20 luglio del 1974 le truppe di Ankara occuparono con una sanguinosa operazione militare, scacciando i greci e autoproclamando una fantomatica ‘Repubblica di Cipro del Nord’, mai riconosciuta dalla comunità internazionale. Seguirono anni di violenze, coprifuoco, villaggi che si svuotavano, truppe militari che prendevano il posto delle popolazioni in fuga e ne occupavano le case.

«Caso volle che proprio in quei giorni eravamo andate nel sud dell’isola – racconta suor Bernadetta Visentin, 74 anni – per portare quindici dei nostri bambini in vacanza sui monti Trogos. Così senza volerlo ci trovammo nella parte ‘giusta’. Ma non potevamo abbandonare la nostra gente, i 150 bambini della nostra scuola, così cercammo subito di tornare al nord, a Kormakiti, dove arrivammo solo nell’agosto del 1975».

Quattro donne che risalivano la corrente in senso inverso a quello dei popoli in fuga, determinate a non lasciare il proprio posto. In luogo di Kormakiti trovarono Koruçam (i turchi avevano cambiato tutti i nomi), e invece dei duemila cattolici maroniti che da sempre la abitavano, era rimasto solo chi non aveva la forza per scappare. La loro decisione fece di Kormakiti un piccolo ma saldo punto di riferimento per i cristiani, che dura ancora oggi. «Ci hanno accolte come una benedizione – sorride suor Bernadetta, al secolo Rosetta Visentin da Postione (Treviso), che è a Cipro dal 1960 ma ancora parla veneto –. Dalla nostra semplice presenza traevano di nuovo speranza, si sono stretti a noi e ci proteggevano, mentre noi ci occupavamo degli ammalati, assistevamo i vecchi, portavamo ogni genere di soccorso. La nostra porta era sempre aperta per chiunque, anche per gli occupanti turchi, perché quando c’è una guerra si perde tutti e tutti si soffre. E non abbiamo mai perso la serenità perché la Provvidenza è incredibile, arriva sempre quando hai bisogno, non manca mai un appuntamento».

Non hanno imbracciato armi, ma l’esempio coraggioso di pazienza e mitezza ha conquistato le truppe turche e i loro comandanti, che hanno risparmiato Kormakiti e non hanno mai torto un capello alla popolazione. Eppure erano tempi di terrore, le frontiere rimasero chiuse fino al 2004, ogni giorno dalle 17 scattava il coprifuoco e per le strade non si poteva girare, «venivano le Nazioni Unite e portavano cibo, ma non le medicine. Inoltre i telefoni erano stati tolti, così nascondevamo i messaggi nei viveri delle Nazioni Unite. Se i giovani erano tutti scappati, noi restammo al fianco dei vecchi e dei bambini tenendo
la scuola aperta fino al 1985, fino a quando c’è stato l’ultimo piccolino. Anche i turchi allo stesso modo per noi erano figli di Dio e quando hanno avuto bisogno li abbiamo curati».

Il parroco di allora, don Antun Tersì, fece tre richieste al loro comandante: che tutti i giorni a Kormakiti suonassero le campane, di poter indossare l’abito talare e di continuare a dire Messa nei tre villaggi cattolici rimasti. Il militare promise, «ciò che chiedi lo avrai», e a Kormakiti in questi 41 anni la campana ha suonato tutti i santi giorni. È andata in modo ben diverso ad Agia Marina o ad Asomatos, villaggi fagocitati dalle caserme e ridotti ad alloggi militari. «Ad Asomatos era rimasta solo una vecchina, morta da poco…», ma nella chiesa si mantiene la promessa di don Antun e la Messa si celebra tutte le domeniche, anche se all’ingresso si è obbligati a lasciare un documento ai soldati.

Kormakiti invece miracolosamente resiste e, aggrappati al loro scoglio, duecento dei duemila abitanti originari sono ancora lì con suor Bernadetta, ma anche con suor Elsa, 75 anni, indiana, che è infermiera e ogni giorno visita gli ammalati, con suor Pierpaola, 77 anni, maronita, la superiora, e con suor Piera, 84 anni, «la prima suora francescana di Cipro», custodi attente a non lasciar morire un mondo.

Nella Cipro del nord il tempo scorre, ma più lento che fuori. Adesso qualche giovane prova a tornare nei fine settimana, figli che vanno a trovare i genitori rimasti laggiù, che portano medicine e qualche soldo. Talvolta arrivano persino i turisti. Qualcuno vorrebbe anche restare, ma manca ancora tutto, la posta, i supermercati, un ospedale. «Vorremmo tanto che un giorno tornasse la normalità, la vita di una volta, sentire di nuovo le voci di bambini. Grazie a fondi dell’Unione Europea qualcosa del villaggio si sta ricostruendo, la piazza centrale e la chiesa di San Giorgio del nostro convento, costruita nel 1400. I maroniti sono molto devoti al santo combattente».

Il drago però avanza e divora: la Cipro turca è diventata il regno dell’azzardo e della prostituzione, nella ‘Valle dei casinò’ si fa tutto ciò
che in Turchia è proibito, e nei i locali che si chiamano ‘Harem’, ‘Playboy’, ‘Lipstick’, turchi e greci non si combattono, condividono lo stesso squallore. Tutto intorno chiese chiuse da anni o trasformate in moschee, cimiteri maroniti abbandonati, mezzi militari e filo spinato ovunque. Eppure, pochi chilometri dopo, la pace santa di Kormakiti.
Quattro donne bastano quindi a cambiare la storia. Anche solo di un villaggio e dei suoi duecento abitanti. La campana suona ogni giorno, la chiesa profuma di incensi e a Messa si prega in tre lingue, greco, arabo, e aramaico per la consacrazione («è la lingua di Gesù»).

E se dopo 40 anni le forze vengono meno si cambia qualcosa ma si va avanti, «lo scorso inverno anziché disfare il presepe lo abbiamo coperto e messo via già pronto per il prossimo Natale». Che per la prima volta sarà anche meno freddo: «Giorni fa da Sabaudia ci hanno voluto inviare il Premio Pavoncella 2015 alla creatività femminile» (… ‘per aver dato con il loro esempio un incredibile messaggio di coesistenza pacifica, con impegno e sacrificio non indifferenti’) ed è la cifra giusta per comprarsi finalmente due pompe di calore ad aria e riscaldare il convento. «Siamo sorprese, perché a noi? Non abbiamo fatto niente di speciale…».

Fonte: Avvenire.it, 28/08/2015

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 7 settembre 2015 in Uncategorized

7 settembre 2015-Lunedì-23.a tempo ordinario – III
Liturgia: Col 1,24 – 2,3; Sal 61; Lc 6,6-11

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#‎LABUONANOTIZIA‬

+ Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

sole

Bongiorno sono il sole…altro giro altra corsa! Siamo di nuovo a sabato con Gesù e siamo ancora in sinagoga dove la migliore squadra di sfondamento mai vista comandata da farisei e dottori della legge è appostata con fare sospettoso per controllare Gesù perché se sbaglia un’altra volta lo si può far fuori…Gesù insegna e sa benissimo chi ha intorno, sa cosa c’ è nel cuore di ognuno, sa se i cuori sono abitati da sentimenti positivi o di sospetto e continua a raccontare la bellezza della scrittura… A un certo punto prende un uomo che aveva la mano paralizzata, lo rialza e lo mette al centro, al posto della TORAH mette l’uomo, un uomo legato, paralizzato da divieti e precetti e chiede a TUTTI quelli che ha intorno: posso fare del bene o del male di sabato? Si perché il nocciolo del problema! Per Gesù è una questione d’ amore, l’uomo è la cosa più importante che Dio ha creato perché si salvi. Quale libro migliore per insegnare la compassione e la misericordia? Se io non posso far del bene nel giorno di sabato perché voi con quegli sguardi sospettosi e gelosi potete far del male? Gesù non sa aspettare. Gesù è troppo preso da un AMORE più GRANDE della LEGGE per stare ad aspettare il permesso e guarisce…questa domanda è posta anche a noi che siamo lì nella sinagoga a controllare l’operato dell’altro solo per vedere dove sbaglia e sorridere al pensiero che l’avremmo fatto meglio…Gesù mette anche nella nostra vita un altro libro, il libro dell’amore che salva l’uomo, lo redime, lo rende più uomo e quel libro ce lo racconta Paolo nella prima lettura: CRISTO IN VOI, SPERANZA DELLA GLORIA!
ciao belli

“Mamma io devo vivere la mia vita e non la tua, quando Dio chiama, mezza risposta non serve!”.

La vocazione di Cristina Acquistapace, ragazza down della diocesi di Como, entrata nell’Ordo Virginum nel 2006 a 33 anni:Ho fatto la mia promessa di castità perfetta nelle mani del Vescovo entrando una volta per sempre nell’ordine laico dell’Ordo Virginum

Sono Cristina e sono nata con un cromosoma in più, ma TI RENDO GRAZIE PERCHE’ HAI FATTO DI ME UNA MERAVIGLIA STUPENDA!

Sono stata cresciuta dai miei genitori non come se fossi normale ma come una figlia.. La vocazione è qualcosa di unico, personale e di intimo, nessun’altro può farlo per te perchè ognuno ha la propria, la vita stessa, l’amore stesso è una vocazione. Cristina

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Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 6 settembre 2015 in Uncategorized

23.a Domenica T.O.
Liturgia: Is 35,4-7a; Sal 145; Gc 2,1-5; Mc 7,31-37

papa

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidóne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto, e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

sole

Buongiorno sono il sole, buona domenica! Se voi ci pensate il nostro amico Gesù nella sua vita, nei suoi incontri che salvano ha fatto sempre quello che noi insegniamo ai nostri bambini a non fare battendo sulle manine e dicendo: Non toccare! Oppure quello che sistematicamente troviamo scritto nei banchi dei negozi: si prega di non toccare la merce in esposizioneGesù ha fatto del TOCCARE il suo stile di vita, toccò tutto ciò che non si poteva toccare, toccò quasi tutto ciò che andò trovando: per conoscerlo, per amarlo, per stanarlo e sanarlo. Toccò anche con la vista, con l’udito, con l’olfatto, con il gusto. Toccava per portare tutti gli sguardi che lo guardavano in ciò che da lui era toccato, anche gli intoccabili come l’uomo lebbroso, la donna emorroissa e quella peccatrice, la samaritana e quella del profumo di nardo…
Oggi ci lascia un sordomuto come cartello stradale.
Come possiamo fare noi quando ci facciamo carico di qualcuno che sta male e lo consegniamo a Gesù con la preghiera di guarirlo così fanno oggi i suoi amici che implorano Gesù di imporgli le mani…La salvezza è una questione di tocchi, amici belli, di dita che, torcendo la saliva, la fanno diventare balsamo. Saliva e polvere: gli ingredienti più naturali per chi come suo Padre ogni volta che tocca qualcuno lo riporta alla creazione. Compie gesti solenni Gesù, li compie in disparte per creare un clima di maggiore intimità, ma non basta il tocco serve la password: EFFATA, APRITI che non è la parolina magica del mago ma è un sospiro che lo mette in contatto col Padre perché le cose sulla terra le fanno sempre insieme, da sempre, da quel giorno in cui Dio ha scritto il nostro nome sul palmo delle sue mani, da quel giorno in cui nessuno potrà più cadere fuori dalla mano di Dio…un Dio che HA FATTO BENE OGNI COSA!
Ciao belli

ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Pubblicato: 4 settembre 2015 in Uncategorized

Vita consacrata è…GIOIA!

I frati vanno nel mondo.
Ma ci sono frati che il mondo lo attirano a sé.
Ci sono frati che servono ai tavoli birra, e che si mettono a chiacchierare mentre qualche altro (frate) suona Ligabue.
Questo è il pub francescano, al centro di Roma, al Palatino. Il “Friar pub”.

FRIAR