Archivio per 7 ottobre 2015

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La Congregazione delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei” fu fondata da Bartolo Longo nel 1897. Ebbe l’approvazione canonica il 25 agosto e, contemporaneamente, fu aggregata all’Ordine dei Predicatori. Il Beato volle che il “carisma” della Congregazione fosse radicato in quello della famiglia di San Domenico, che unisce la vita contemplativa a quella attiva. Fondate con lo scopo di dare alle orfane, ospitate presso il nascente Santuario, delle “madri” che potessero occuparsi della loro educazione e istruzione, le Suore di Pompei, ancora oggi, si occupano della formazione della gioventù. Oltre alla preghiera e al costante impegno svolto presso i centri educativi pompeiani, esse assolvono, all’interno del santuario, diverse mansioni: dalla cura degli arredi sacri, ai servizi di accoglienza ai pellegrini e alle attività negli uffici amministrativi. Le Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei” operano anche in varie parti d’Italia e del Mondo (Filippine, India, Camerun, Indonesia).
Lo Stemma della Congregazione
La Congregazione adotta uno stemma che è quello di Bartolo Longo.
Esso è costituito da uno scudo ovale sul quale sono tracciati i seguenti elementi:
  • la Croce
  • il Rosario
  • la stella
  • in basso, un mare su cui sono incise le iniziali del fondatore: il Beato Bartolo Longo.
Per meglio comprendere il valore del simbolismo longhiano, faccio ricorso a uno scritto di Sr. Maria Ermelinda Cuomo, pubblicato sul periodico della Congregazione “In Cammino… con Maria” dal titolo “Bartolo Longo e il simbolismo”.
Per le migliaia di pagine che ha scritto, Bartolo Longo dimostra che ha sempre voluto mettersi in collegamento con gli altri, comunicare per amare, comunicare per ricevere il conforto della carità e l’approvazione del suo operato.
Egli, più volte, introduceva dei simboli che sintetizzassero la vita e i valori umani che erano propri dell’istituzione pompeiana.
I segni e i simboli erano, chiaramente, riferimenti delle realtà terrene alle meraviglie celesti.
Molti di questi simboli li ritroviamo all’interno della Basilica e ci piace andare alla loro ricerca per tentare di farne un inventario ragionato.
Nel suo stemma collocato in basso a sinistra dell’altare maggiore, troviamo il mare in tempesta, la croce e la corona del rosario: elementi questi ultimi che, intrecciati tra loro simboleggiano gli amori più grandi della sua vita, mentre il mare in tempesta vuole rievocare lo stato d’animo della sua giovinezza: un mare in tempesta perché agitato dall’anticlericalismo spietato e dallo scetticismo.
Dopo la conversione, la croce è stata la sua fedele compagna di viaggio e le sue mani solitamente intrecciate alla corona hanno rappresentato l’ancora di salvezza.
Difatti, Bartolo Longo, era un uomo di preghiera e con l’aiuto del Rosario trovò conforto e guida per la costruzione delle Opere pompeiane, per l’edificazione del Tempio perciò dedicato alla Regina del Rosario.
Era uno spettacolo vederlo guidare il Rosario in Basilica.
“Mi recava stupore ed insegnamento – dice un teste alla causa di beatificazione – vederlo recitare il Santo Rosario con una lunga corona di quindici poste nelle mani, sempre con lo sguardo fisso alla Madonna, assorto così nella preghiera, da non accorgersi di quanto gli era intorno; pareva che se ne andasse in estasi”.
Il Beato definiva il rosario “inno di un arcangelo ripetuto da un coro di milioni di cuori”.
La corona è quindi simbolo di guida e compagnia in ogni momento della storia di Pompei; ma, oltre a questo segno, che è compagnia e guida per il Beato, ritroviamo altri simboli, apparentemente meno importanti quali l’assegnazione della fascia sul braccio del giovanetto, che era un premio ambito di fine anno.
Sulla fascia vi erano incise le iniziali di Bartolo Longo perché diceva: ”Io vi darò il mio nome: sul braccio voi apporrete le mie iniziali come segno d’affetto”.
Un segno davvero tangibile e stimolante per la crescita della dignità umana.
E ancora, la stella.
Un simbolo che ricorre frequente come appellativo di Maria: “Tra le tempeste che mi avevano sommerso, levai gli occhi miei a te, nuova stella di speranza, apparsa ai dì nostri sulla valle delle rovine”.
Bartolo Longo ne esalta la luce perché: “Due sole luci restavano a lungo fra le tenebre: la fulgente corona intorno al capo della Vergine sul frontone della Basilica, e quella della finestra di Bartolo Longo”.
Infatti, il Beato sottraeva gran parte del tempo al sonno per dedicarsi alla preghiera.
Infine, ma non da ultimo, diventato Terziario Domenicano, volle chiamarsi Fra Rosario, e fu rosario vivente per le sue vicende dolorose, gaudiose e gloriose, con due strumenti di lavoro: la penna e il rosario: “Apostolo della penna, in ascolto della parola”.
Anche Giovanni Paolo II, nel proclamarlo Beato, il 26 ottobre del 1980, lo presentava al mondo cattolico dicendo: “Egli con la corona del rosario, dice anche a noi, cristiani della fine del XX secolo: Risveglia la tua fiducia nella SS. Vergine del Rosario.
Devi avere la fede di Giobbe! Santa Madre, io ripongo in Te ogni mia afflizione, ogni speranza, ogni fiducia”.
cfr: http://www.domenicanedipompei.it/chi-siamo

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 7 ottobre 2015 in Uncategorized
‪#‎LABUONANOTIZIA‬
7 ottobre 2015-Mercoledì-B.V. Maria del Rosario (m)-27.a tempo ordinario – III
Liturgia: Atti 1,12-14; Sal cfr Lc 1; Lc 1,26-38
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Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Cielo nuvoloso

Buongiorno sono il sole, oggi è una delle feste della Madonna, anche se è la donna più festeggiata della terra e del cielo lei non si insuperbisce e ogni volta che la penso mi rassereno, anche se oggi è nuvoloso. Maria di Nazareth dorme poco, lavora tanto, fa della sua vita un’attesa e non parla quasi mai, anzi conserva nel cuore tutte le Parole che il suo Figlio Signore le dice.
Il suo Dio Signore tra tutte le ragazze di Nazareth ha scelto lei, non come comparsa di un film con un compenso giornaliero pranzo compreso, ma come la protagonista della più bella storia d’amore mai superata, lei lo fa col cuore e gratuitamente.
Maria è stata scoperta lì, a Nazareth uno dei più piccoli paeselli della Palestina che ora conosciamo come meta ambita di bei pellegrinaggi in Terra Santa. Dio l’ha scoperta lì, nella sua meditazione quotidiana della Sacra Scrittura e ci ha mandato un Arcangelo di nome Gabriele a darle la Bella Notizia. Niente riflettori, niente aureole a stelline che s’accendono, ma un’umile catapecchia, Maria in un angolo, nel silenzio a pregare; mi piace guardare Maria dentro la casa di Nazareth dove, tra pentole e telai, ha sperimentato gioie senza malizie, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni. Se potessi mi siederei lì con lei per ascoltarla su tutto quello che ha vissuto in quegli anni…Vorrei sapere tutto da lei e le direi quello che il mio cuore sente…
L’Arcangelo ti ha portato il saluto di Dio e quello che Dio aveva disegnato per te nel suo sogno d’amore, ma un pochino di titubanza è permessa anche a te, poca poca però: «Non conosco uomo». Poi la paura si è sciolta su quel: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio». E in un istante veloce tu hai rimesso il sorriso al posto giusto sul viso, hai rimandato l’Arcangelo al Mittente portandogli la Bella Notizia di aver accettato di diventare la Madre del Figlio di Dio, ed è bastata una Parola: ECCOMI!
Quando penso alle mamme che lavano, stirano, puliscono, escono a fare la spesa, cucinano, rifanno le camere, vanno a lavorare, corrono a prendere i figli a scuola, li portano a tutti gli sport e lezioni musicali, tornano, ricucinano, mettono i figli a letto, lavano i piatti… penso a te, ti penso così, tra Giuseppe e Gesù nelle cose da fare, senza aureola ma per vederti a testa scoperta perché in te Dio ha trovato la vera bellezza, una bellezza che ci consegna per diventare come te, umile ragazza di Nazareth che si fida di Dio e con un Eccomi cambia la storia. Ciao Belli e buona festa di Maria