ANNO DELLA VITA CONSACRATA/5

Pubblicato: 11 ottobre 2015 in Uncategorized

di Pascual Chavez V., SDB

per continuare a leggere la Lettera scritta in occasione dell’Anno della vita consacrata…

5. La Vita Consacrata, una riserva di umanità 

CONS FRASCA

Se la vita consacrata è l’anima della Chiesa e rappresenta una riserva di umanità e una terapia per questa società, allora quale vita consacrata è necessaria e significativa per il mondo di oggi? La risposta non può essere che quella di una vita religiosa mistica, profetica, serva, con radicalità evangelica sia personale che comunitaria, una vita perciò ricca di umanità e di spiritualità, sorgente di speranza per l’umanità. Tutti noi siamo chiamati a metterci su questa strada e a trovare le vie per esprimere, secondo la propria identità carismatica, come possiamo essere mistici, profetici e servi e, conseguentemente, riuscire a che ogni comunità lo sia.

La missione della vita consacrata ha uno specifico ruolo nella Chiesa e nel mondo: essere carismatica e profetica. Amo dire che la consacrazione stessa è già profezia, nella misura in cui testimonia l’Assoluto di Dio e i valori evangelici che, oggi più che mai, vanno contro corrente, in una società segnata dal secolarismo, dall’indifferenza religiosa e dall’ateismo pratico. I valori evangelici sono un rifiuto profetico degli idoli, che questo mondo ha fabbricato e propone all’adorazione dell’uomo. La vita consacrata, inoltre, è destinata a mettere sempre in questione quelle persone – i giovani in particolare, perché più a rischio – che si sono rinchiuse in mete puramente terrene, con un immanentismo infecondo perché senza futuro.

Per questo, quando è vissuta in pienezza e in gioioso ringraziamento, la vita religiosa è profezia delle realtà definitive, del destino finale di tutta la creazione, della storia e dell’universo. Si tratta di una profezia oggi più che mai necessaria, appunto perché la nostra epoca post-moderna si caratterizza per un tramonto delle speranze umane e una perdita delle utopie, condannando gli uomini all’inferno del pragmatismo, dell’efficientismo e della funzionalità, senza fede, né speranza, né amore.

La vita consacrata è un segno profetico quando rende presente, visibile e credibile il primato dell’amore di Dio e lo testimonia, con un forte senso di comunione e di fraternità, in uno stile di vita al servizio dei poveri e abbandonati del mondo che rattristano il panorama della società ed oscurano la presenza amorosa di Dio. Siamo consapevoli e convinti che «senza la fede, senza l’occhio dell’amore, il mondo è troppo cattivo perché Dio sia buono, perché esista un Dio buono».3 Il primato dell’amore di Dio preserva il consacrato dalla tentazione volontarista e perfezionista. Egli non s’impegna perché deveraggiungere una perfezione astrattamente intesa o il pieno controllo di sé. Il suo impegno e il suo sforzo quotidiano sono la forma attraverso cui egli risponde ad un amore, infinitamente più grande dei suoi atti e dei suoi sforzi. Poiché è stato ed è continuamente ed incondizionatamente amato, egli risponde con generosità. La radicalità, quindi, è sempre espressione della sequela. Il «va, vendi tutto» è stato pronunciato nel contesto di un incontro e di un dialogo che si apre con uno sguardo di amore («fissatolo lo amò») e si chiude con l’invito alla condivisione e alla compagnia («seguimi») (cf. Mc 10:21).

Il cuore del progetto della nostra vita di consacrati non è essere perfetti o essere radicali, ma essere «segni e portatori» di un amore che ha preceduto la nostra risposta, ci ha affascinati e fonda il nostro “sì”, per sempre (cf. Cost 2). Il test più sicuro per discernere tra volontarismo e sequela è la presenza della gioia.

Essa permette anche di valutare la qualità del lavoro e della temperanza.

Un’austerità triste e un impegno nel lavoro che cancella la serenità dal volto e spegne il sorriso sono il sintomo che qualcosa è da rivedere. Questo tocca profondamente anche il “volto” di una comunità: una comunità gioiosa è un chiaro ed evidente segno di “buona salute” vocazionale che la rende “attrattiva” e accogliente. È questo uno degli aspetti cui sono più sensibili le nuove generazioni. 

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