Archivio per 8 novembre 2015

centroestivo

Fra Ibrahim Sabbagh in un momento del campo estivo. Foto: Associazione pro Terra Sancta

Un segno di speranza nella città martire della macelleria siriana. Il 13 dicembre, pochi giorni dopo l’inizio ufficiale del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco, tra le macerie di Aleppo verrà aperta una Porta Santa. Il luogo scelto è altamente simbolico: la chiesa di San Francesco, che il 25 ottobre era finita nel mirino delle milizie jihadiste.

Un ordigno aveva colpito il tetto dell’edificio dove si stava celebrando la Messa festiva provocando un’esplosione e il ferimento di sette persone. In occasione del Giubileo, altre due porte saranno “aperte” in Siria, a Damasco e Latakia. “Oggi più che mai la nostra nazione ha bisogno dell’abbraccio della misericordia di Dio – spiega il vicario apostolico latino, il francescano Georges Abu Khazen -. Noi cristiani siamo chiamati a far conoscere a tutti l’amore del Padre e ad avere misericordia gli uni degli altri. Questa Porta sarà per noi la difesa dal male che vuole sopraffarci e segno della Provvidenza divina che ci assiste. Che questo Giubileo apra il cuore dell’uomo al pentimento, al perdono e all’accoglienza dell’altro desiderando per lui quello che vogliamo per noi stessi».

Parole che risuonano in una città dove è in corso una battaglia decisiva per le sorti del conflitto, tra l’esercito regolare e i gruppi della galassia anti-Assad, in particolare Al Nusra e Isis. La popolazione continua a fuggire: dei 4 milioni di abitanti che ne facevano la città più popolosa del Paese, sono rimasti 1 milione 900mila, i cristiani sono scesi da 200mila a 90mila, e vivono tutti nei quartieri controllati dalle forze governative. Negli ultimi giorni, grazie all’intervento militare russo, la morsa dei ribelli sulla città si è allentata, e molti cristiani che si sentivano letteralmente assediati hanno tirato un sospiro di sollievo.

“La situazione è sempre grave, la corrente elettrica viene erogata per poche ore al giorno, l’acqua è una rarità da quando i ribelli si sono impossessati dell’acquedotto e hanno tagliato le forniture per fare pressione sul governo – racconta Joseph, un giovane profugo arrivato recentemente in Italia e che comunica quasi ogni giorno con la sua famiglia ad Aleppo -. Questa è una sporca guerra, la cosiddetta opposizione è ormai nelle mani dei gruppi più radicali, i combattenti sono quasi tutti stranieri e ostili ai cristiani. Per questo l’intervento dei russi viene giudicato positivamente, come un argine all’avanzata dei jihadisti. È anche grazie a loro che l’esercito regolare è riuscito a riattivare la circolazione nella strada che collega Damasco ad Aleppo, unica via di comunicazione con il resto del Paese, dalla quale passano i rifornimenti di viveri e merci”.

Ibrahim Alzabagh, il francescano parroco della chiesa di San Francesco, ha accolto con gioia l’annuncio del vicario apostolico relativo all’apertura della porta per l’Anno Santo: “È una grande occasione per chiedere il dono della pace e la conversione dei cuori, anche quelli dei potenti. La mia gente continua a pregare, e l’attacco che abbiamo subito il 25 ottobre non ha piegato la nostra fede. Anzi, proprio la dinamica del fatto ci ha resi ancora più consapevoli che siamo oggetto di misericordia da parte del Signore: l’ordigno scagliato contro la chiesa ha colpito la cupola ed è rimbalzato sul tetto, se fosse entrato subito avrebbe provocato una strage perché c’erano 400 persone a Messa. E proprio in quel momento stavamo cantando il salmo 120, che recita: ‘Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode… Il Signore ti proteggerà da ogni male, Egli proteggerà la tua vita”.

Nel quartiere di Azizieh, dove ha sede la chiesa – l’unica della zona rimasta accessibile, mentre metà delle trenta che erano aperte prima del conflitto sono distrutte o inagibili – i francescani continuano la loro opera di aiuto alla popolazione e testimoniano la possibilità di una convivenza tra cristiani e musulmani in un momento in cui la diffidenza rischia di prevalere. La vita della comunità cerca di proseguire, sono stati riaperti le scuole, gli scout, l’oratorio, il catechismo.

La guerra continua a seminare vittime, e nelle ultime ore dal fronte diplomatico non arrivano segnali significativi. “Purtroppo la fine del conflitto non dipende dal popolo siriano, ma dalle potenze straniere che lo hanno imposto e che decidono la nostra sorte – conclude amareggiato il vicario Abu Khazen -. A queste potenze dico: lasciate dialogare i siriani che sanno cosa vogliono. Non lo sanno invece gli Usa, l’Ue, l’Arabia Saudita, il Qatar e altri Paesi che perseguono solo i loro interessi particolari».

Il 2015 è l’Anno della Vita Consacrata. Nel suo messaggio, il Papa chiede ai religiosi di “svegliare il mondo, illuminarlo con la loro testimonianza profetica e controcorrente”;  li esorta ad “essere gioiosi, coraggiosi, uomini e donne di comunione”. “Le persone consacrate – ha detto Francesco – sono lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna”.  Il Santo Padre redigerà una nuova Costituzione Apostolica sulla vita contemplativa: si apre dunque un tempo di riflessione e preghiera come conferma, al microfono di Paolo Ondarza, suor Maria Chiara Cavalli, clarissa del monastero di Sant’Agnese di Perugia:

10_big

R. – Viviamo questo anno insieme alla Chiesa che prega e celebra la vita consacrata. Noi, in modo particolare, essendo un po’ nel cuore della Chiesa, nascoste ma sempre presenti, preghiamo, offriamo, gioiamo, parliamo – come ci è possibile – con chi ci viene a trovare e cerchiamo di credere sempre di più in questa vocazione così bella e, come ha detto il Papa, profetica.

D. – La vostra è una scelta controcorrente e il Papa ha chiesto a tutti i consacrati di “svegliare il mondo”. Da cosa? Il mondo è addormentato oggi?

R. – Il mondo si agita. Non so se è addormentato… C’è anche tanta tristezza in giro, delusione, mancanza di aspettative, poco coraggio. Bisogna svegliarlo – credo – nel senso di dare speranza. C’è un futuro! C’è un futuro per tutti, appoggiandosi sul Signore Gesù. Questo è stato così per la mia vita e lo propongo a tutti. “Per trovare la sorgente, bisogna andare in su, controcorrente”, ci ha lasciato detto San Giovanni Paolo II. Certo, ci sono delle mode, dei modi di pensare che non fanno trovare la sorgente della vita, ma portano alla morte. Io vorrei dire a tutti che c’è un altro modo di vivere. La gioia, come ci ricorda il Papa, si trova quando uno ha trovato il senso della propria vita e il senso della propria vita è un incontro. Il Verbo si è fatto carne e Lui ci precede, ci “primerea” – un’altra espressione che piace tanto al Santo Padre – ci viene a cercare, come un innamorato che aspetta da tempo l’altra metà della sua vita e quando l’ha incontrata tutto si illumina.

D. – Lei è stata chiamata, così come le sue consorelle, alla vita di clausura. Questa vocazione così particolare, per molti incomprensibile, come si coniuga con la “Chiesa in uscita”, che Papa Francesco raccomanda a tutti?

R. – Mi piace tantissimo questo essere “Chiesa in uscita” e lo sono! Lo sono dal mattino alla sera, perché “con la mia preghiera sostengo le membra deboli e vacillanti del suo Corpo, che è la Chiesa”, per dirlo con una espressione di Santa Chiara; lo sono perché se c’è qualcuno che cammina per le strade, c’è qualcun altro che sostiene, in qualche luogo nascosto, con la preghiera, questo andar per le strade, questo annunciare il Vangelo dai mezzi di comunicazione… La Chiesa è un corpo: non tutte le parti del corpo hanno la stessa funzione; non tutti possiamo essere mani, non tutti possiamo essere bocca; ci sono anche delle parti nascoste del corpo, ma perché sono nascoste non vuol dire che non siano importanti.

D. – Per tutti i consacrati quest’anno rappresenta un momento per guardarsi dentro, per un esame di coscienza?

R. – Certo! Può essere che il logorio, la fatica, l’abbandono di alcuni creino tristezza, delusione. Invece no! La vocazione alla vita consacrata è una vocazione necessaria, importante, bellissima. E noi siamo chiamati a riscoprirla, ad essere quindi uomini e donne di gioia, di coraggio.

D. – Chiamati ad essere il lievito per la crescita di una società più giusta e fraterna…

R. – Lievito! L’immagine del lievito è molto interessante: ce ne vuole pochissimo per far fermentare la farina! A volte noi ci scoraggiamo perché siamo pochi, non sappiamo che cosa lo Spirito può far sorgere da qualcosa che sembra morire. Non ci è lecito essere tristi o scoraggiati. Dio è fedele e porta avanti la sua storia: l’ha portata avanti finora e la porterà avanti anche dopo di noi.

D. – E qui si apre anche il tema del calo di vocazioni negli ultimi anni. A dispetto di quanto questo dato indurrebbe a pensare, l’immagine del lievito suggerisce che non è poi necessariamente il numero a far la differenza

R. – No! E’ la forza di pochi… I nostri fondatori, quando sono partiti, erano soli: una persona a cui si sono accodati altri: quindi, non è necessario essere tanti. Tutto ciò che nasce è piccolo, poi cresce e diventa grande, però nasce piccolo. Le cose non nascono grandi.

D. – Dunque si può ripartire anche dai piccoli numeri…

R. – Si può ripartire dai piccoli numeri. E’ opera dello Spirito, non siamo noi i fautori della storia. Grazie a Dio, siamo nelle sue mani e quindi possiamo essere sereni.

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 8 novembre 2015 in Uncategorized
‪#‎labuonanotizia‬
8 novembre 2015
Domenica-32.a tempo ordinario – IV
Liturgia: 1Re 17,10-16; Sal 145; Eb 9,24-28; Mc 12,38-44
anziana
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
20151107_064801
Buongiorno sono il sole…oggi mi piace parlare dei piccoli (senza nulla togliere a chi è grande o a chi crede di esserlo), mi piace parlare dei piccoli perché non sono importanti mentre i grandi sono bravi a trascinare folle con facili promesse, mi piace parlare dei piccoli perché nell’ atupertu sono magnifici, tu gli interessi. Non è che i grandi mi siano antipatici io voglio bene a tutti ma a loro interessano i grandi numeri non la confidenza. I piccoli sono simpatici, non che i grandi non lo siano, ma i grandi vogliono anche obbedienza senza, talvolta, neanche ascoltarti… eppure Gesù è un grande direte voi, ma io rispondo che Gesù è eccezionale, nel senso che fa eccezione, a lui interessi tu con la tua piccola storia, una piccola storia, a volte ferita ma per lui molto importante. Gesù, pur essendo un trascinatore di folle, si accorge di chi è nascosto tra le fronde dell’albero per cercare di vederLo e riesce anche a scovare una piccola donna vecchina e debole che in Chiesa nell’ultimo portamoccoli a sinistra, quello che nessuno vede, getta due centesimi perché non ne ha 50 per pagare la candela e affidare a Dio i suoi cari. Sì, Gesù è eccezionale perché si accorge… in mezzo alla folla ci sei tu e lui si accorge di te, come si è accorto di tutti quelli che, incontrandolo, sono cambiati.
Gesù oggi è lì, seduto dopo tanto cammino, in una panca qualsiasi di una chiesa qualsiasi e osserva, osserva e ascolta: i ricchi buttano nel tesoro del tempio, un grande vaso di rame che suona ogni volta che arriva una moneta, manciate di denaro che fanno un casino tremendo e fanno dire: ah! che bravo che sono… Bravissima gente, davvero. Poi osserva e ascolta i passi lenti di una povera anziana, un passo, due passi, il bastone, un passo, due passi, il bastone…, la povera vecchina arriva a fatica, fruga nella borsa, il borsellino vuoto, c’è solo due monete da 1 centesimo, due miseri centesimi, li butta nel vaso delle offerte con tutto il suo cuore: una povera vecchina, vedova e sola ha messo più degli altri perché ha messo “tutto quanto aveva per vivere”.
Gesù osserva e ascolta il rumore del centesimo che fa ‘tin’ e i suoi occhi sono stupore e grazie nel vedere la bellezza scritta dal Dito di Dio e nascosta nelle rughe, nel passo claudicante e nel bastone di quella povera vecchina che nessuno vede.
Mi piacciono i piccoli perché offrono gli spiccioli, ma è il loro sostentamento. Gesù ci fa scoprire che la bellezza è tutta lì: nella fatica, nel passo lento, nel segno del tempo che passa in quella povera vecchia che butta due centesimi ed è tutto! Mi piacciono i piccoli perché con piccoli gesti fanno grandi cose e mi parlano di un Gesù che si innamora di loro. Non si innamora degli scribi e dei farisei tronfi che amano farsi vedere ma di una vedova che non ha più chi l’ama ma che gettando nel tesoro del tempio tutto quello che ha per vivere ritrova il tutto della sua vita e un Gesù che l’ama alla follia e perde la vita per lei. Dona a Dio i centesimi che sono la sua vita, tutto quello che ha, li mette con delicatezza, li mette con fede, senza fare rumore se non quel ‘tin’ del centesimo che tocca il rame, ma li dona e donandoli con tutto il cuore dona se stessa.
Ciao belli e buona domenica