Archivio per 29 novembre 2015

fr. Domenico Sprecacenere, O.P.

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Prima di entrare in prenoviziato, con l’accompagnamento di una guida spirituale, ho fatto un lungo periodo di discernimento che mi ha condotto, passo dopo passo e non senza difficoltà, ad affermare e riconoscere a me stesso che FORSE il Signore potrebbe chiamarmi alla vita religiosa.

Da qui è iniziata tutta la valanga di domande retoriche e problemi, il più delle volte inesistenti, che tendevano a scoraggiarmi e a farmi voltare indietro, anche se dentro di me ero disperatamente appigliato alla speranza che tutte queste questioni che mi si ponevano dinnanzi potessero, senza troppe difficoltà, trovare una rapida risposta per poter proseguire il cammino!

In seguito, il mio direttore spirituale mi ha consigliato di approfondire la conoscenza di due famiglie religiose in particolare, e vedere cosa avrebbero prodotto in me. Ecco che mi si presentano davanti due nomi e due mondi a me, non dico del tutto, ma quasi totalmente sconosciuti, quello dei carmelitani e quello dei domenicani.

Dopo essermi fugacemente accostato all’Ordine dei Carmelitani, ho avuto modo di conoscere il Promotore delle vocazioni dei domenicani. Insomma, nel giro di pochi incontri ed un weekend vocazionale, mi è stato proposto di entrare in prenoviziato a distanza di un mese e mezzo da quel giorno.

Col mio trolley sono arrivato in convento… Il prenoviziato mi è sembrato molto intenso nei ritmi ma anche molto affascinante per la vita comune, per i momenti di preghiera in coro e, ovviamente, per la testimonianza dei religiosi che ho avuto modo di conoscere.
Quando mi sono improvvisamente ritrovato a provare l’abito per il noviziato, ho pensato: “Qui la cosa si fa seria!”.

Ad oggi, al settimo mese di Noviziato, posso dire che vivere dal di dentro la comunità è molto diverso da quello che mi aspettavo: il rischio di idealizzare la figura dei frati, la vita in convento, la preghiera, rischiava inconsapevolmente, di allontanarmi da quella che oggi, un po’ più di ieri, considero la strada che il Signore ha tracciato per me.

Forse è stato anche più bello scoprire che in realtà in convento vivono persone più che normali, con i loro giorni buoni e quelli meno buoni, con i loro limiti e difetti, ma con un grande desiderio di volersi rialzare dopo ogni caduta…  Da qualche parte, credo tra i racconti dei Padri del deserto, lessi tanto tempo fa, una domanda che un giovane rivolse ad un monaco: “Mi scusi… ma voi in convento che fate?”. Ed il saggio monaco rispose: “Cadiamo e ci rialziamo!”.
Mi piace sottolineare questo punto perché credo sia, per me come per tanti altri, uno dei maggiori ostacoli per un ragazzo che, da una parte, si sente attratto da Dio e, dall’altra, si riconosce debole ed indegno delle “cose” di Dio.

Ma il Signore non lascia nulla al caso, bensì ovunque e in qualsiasi circostanza ci raggiunge con la sua divina provvidenza. Il cammino, il discernimento, la crescita continuano, verso quel traguardo lontano quanto una vita intera. Unito mente e cuore a san Domenico nostro padre ed ai suoi figli, miei fratelli, non mi resta che perseverare in questo itinerario di ascolto della volontà di Dio.

fr. Domenico Sprecacenere, O.P.

buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 29 novembre 2015 in Uncategorized
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29 novembre 2015
1.a Domenica di Avvento
Liturgia: Ger 33,14-16; Sal 24; 1Ts 3,12 – 4,2; Lc 21,25-28.34-36
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+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.
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Buongiorno sono il sole.
C’era una volta un Dio con la barba, con lo sguardo un po’ cattivo e con il dito puntato su di te per farti capire che sbagli, un Dio incastonato in un bruttissimo triangolo con scritto sotto: Dio ti vede.
Poi c’è la storia molto più bella quella del Figlio di un Dio che è amore e che arriverà come un bellissimo Principe a cavallo delle nubi, arriva perché la liberazione – è scritto – è vicina. Arriverà perché l’ha promesso, arriverà vestito di bellezza, arriverà accompagnato da grandi segni e effetti speciali immensi, arriverà e noi s’ha da alzare il capo in alto, spostare lo sguardo dall’ombelico al cielo, mettendo da parte tutte le paure che quelli che ci hanno tratteggiato il Dio barbuto ci hanno messo nel cuore. Arriverà e il Vangelo si tinge di gioia, gioia e libertà.
Lui arriverà e noi dobbiamo vegliare pregando perché Gesù, lo sappiamo, è imprevedibile, arriva quando meno ce lo aspettiamo, arriva ed è Avvento, ed è attesa, come la mamma che aspetta il suo bambino, come il disoccupato che aspetta che lo chiamino dal centro per l’impiego, come l’universitario che attende l’esito dell’esame più difficile che ha dato, o te che aspetti il pulmann alla pensilina, come tutti quelli che attendono qualcosa o qualcuno che sembra non arrivare mai…
Ed Avvento anche quest’anno, Dio che si ripete anche quest’anno, per aiutare l’uomo a ritrovare il senso di quello che ha perso nel cuore, per aiutare chi ha perso la strada a ritrovare la meta, per aiutare chi ha perso Dio a ritornare a Lui. Dio si ripete ma non è mai uguale e ci insegna a pregare gioendo, o gioire pregando, perché la gioia deve abitare le fibre della nostra vita, perché la gioia deve prendere il posto della musonite, perché la gioia è un Dio che nasce come bambino e che chiede a te e a me di fargli posto lì dove siamo e dove lui non è…magari al Bataclan.
Quindi amici miei, buon anno, con questo Dio che si ripete, che torna per essere bambino fragile e indifeso che chiede di essere accolto, non il Dio barbuto con gli occhi cattivi e il dito puntato, è un Dio d’amore che insegna a pulire lo sguardo da tutte le brutte immaginette che abbiamo nei cassetti e nei vecchi armadi, è un Dio d’amore che vive dell’imprevisto ed è imprevedibile, arriva passandoci accanto in silenzio, quindi tutti in piedi, sguardo in alto e sorridiamo con quegli occhi nuovi che ci fanno cercare Lui…Lui che ci sta cercando da sempre!
Buon anno amici belli!