Archivio per dicembre, 2015

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 31 dicembre 2015 in Uncategorized
#‎labuonanotizia‬
31 dicembre 2015-Giovedì-1.a dopo Natale – P
Liturgia: 1Gv 2,18-21; Sal 95; Gv 1,1-18
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+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
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Buongiorno sono il sole e sono un po’ emozionato perché oggi si mette, temporaneamente, la parola ‘fine’ a un anno fatto di tante cose; belle o brutte che siano state, che ci siano piaciute o no, che avremmo voluto o non avremmo voluto, comunque ci sono state e sono e saranno sempre un puro dono di Dio, come la Carne del suo Figliolo che ha scelto di farsi simile all’uomo non perché l’uomo fosse lontano dal Cielo ma perché il Cielo fosse vicino all’uomo. Il Figlio di Dio ha scelto di farsi Carne e Pane, perché nella vita dell’uomo il pane non mancherà mai, un pane che si lascia prendere, benedire, spezzare e dare, che ha scelto di farsi carne perché è la parte più fragile e palpabile dell’uomo. Un anno in cui, come l’anno scorso e gli anni indietro, ci domandiamo…e mo? Che m’aspetto dal tempo che vivo e che mi è dato da vivere? Come lo uso il tempo? Se abbiamo paura, se siamo turbati, se non siamo mai contenti, se siamo infelici, se quando qualcuno ci chiede: come stai? Rispondiamo: insomma… abbiamo una certezza: non siamo soli! “Abbiamo ricevuto l’unzione dello Spirito Santo” (prima lettura) e questo Spirito che abbiamo ricevuto tutti nel Battesimo, ci accompagna, ci conforta, ci consola, ci rafforza e ci aiuta a percorrere un cammino che talvolta è proprio duro. Il Vangelo è bellissimo ed è la più bella certezza: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,5).
Sono un po’ emozionato perché mi sento di finire questo anno con un Grazie, grazie per tante cose piccole e grandi che hanno reso il mio cuore più gonfio. Domani ci sarà solo da cambiare il calendario e tutto sarà un nuovo inizio di incontri, di scelte, di slanci o blocchi. Ma è la nostra vita che riprende vita, una vita a volte complicata, sofferente, ma anche bella e luminosa, faticosa e piena, che prende carne dal Verbo di Dio. La Parola fatta carne.
Ripartiamo da qui, ripartiamo con Dio, ripartiamo ringraziando e in questo ultimo giorno cerchiamo un momento, uno spazio, un luogo per mettere tutto nelle mani di Dio: persone e cose che hanno rallegrato o disturbato la nostra esistenza, un attimo di silenzio per passare in rassegna tutto, persone, incontri, eventi, storie, situazioni… tutti quei passaggi di Dio nella nostra vita. Raccogliamo e mettiamo tutto e tutti nelle mani e nel cuore di Dio dicendo semplicemente: GRAZIE DIO!

Analisi del 2015

Pubblicato: 30 dicembre 2015 in Uncategorized

Non so se vi può interessare ma pare che I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog…dopo un anno di pubblicazioni mi sento quasi soddisfatta. Grazie a tutti

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 2.500 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 42 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Anno della vita consacrata:

Pubblicato: 27 dicembre 2015 in Uncategorized

Nel giorno della Sacra Famiglia: le Suore Francescane della Sacra Famiglia

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Ti proponiamo la spiegazione dell’icona della loro spiritualità.

Gesù e il discepolo amato: chiamate ad avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, siamo in ascolto del Suo cuore che ama sempre, per primo, tutti, per collaborare al Suo progetto di salvezza.
Al Getsemani: alla sequela di Cristo che imparò l’obbedienza dalle cose che patì (Eb 5,8), fino alla morte, la più ignominiosa e crudele, siamo chiamate a vivere anche noi l’abbandono alla volontà del Padre, per condividere con Gesù il ministero della Sua Pasqua.
Ss. Trinità: generati da Dio, figli nel Figlio, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, siamo inserite nel circolo di amore della Trinità.

La Sacra Famiglia: convocate nel nome del Signore, la nostra vita fraterna è caratterizzata da uno stile familiare di pace, frutto della comunione tra le sorelle, di unione, avendo un cuor solo e un’anima sola, e di concordia portando avanti insieme il progetto di salvezza che il Padre ci ha affidato in Cristo, unico Redentore del mondo.

Cristo Redentore e Salvatore:
“questo è il disegno del Padre, fare di Cristo il cuore del mondo”.
“Nessuno ha un amore più grande di Colui che dà la vita per i suoi fratelli”

Noi ai piedi della croce:
contempliamo il sommo e unico Bene, l’amato Crocifisso e risorto che ci indica la strada dell’amore, amandoci e spingendoci ad offrire la vita, come Lui.
Dopo aver messo testa e cuore sul petto di Gesù, siamo mandate a proclamare l’amore di Dio per l’uomo, in modo particolare alla gioventù, con la testimonianza e il servizio nella vita quotidiana, chi con la catechesi e l’evangelizzazione, coltivando la nostra vena contempl-attiva.

La fondatrice
Suor Maria Teresa Lega, Fondatrice dell’Istituto “Lega” delle suore francescane della Sacra Famiglia nasce a Brisighella (Ra) il 13 gennaio 1812. Vive in famiglia fino al 20 ottobre 1824 quando dai suoi genitori, per la sua istruzione e formazione, è affidata alle Monache del Collegio Emiliani di Fognano, presso cui rimane fino al diciannovesimo anno di età. Rientrata in famiglia sente più fortemente la voce del Signore, che la chiama a consacrarsi a Lui presso le monache del suo Collegio di Fognano. Incontra molte difficoltà di ogni ordine e misura e deve lottare non poco per restare fedele al suo proposito. Rientra a Fognano e il 27 settembre 1835 emette in questa fraternità la professione religiosa con il nome di Suor Maria Teresa dell’esaltazione della Croce.

La contemplazione dell’amore di Cristo che, facendosi uomo, muore in croce per tutte le creature, porta frutto: si apre per lei un orizzonte più vasto del Monastero di Fognano. Avverte l’ispirazione del Signore per dar vita ad una “Fondazione di un Istituto per le povere bambine che sono nella strada abbandonate a loro stesse”. Prega, lotta, soffre a lungo, cerca consiglio da uomini di Dio per comprendere la volontà di quel Dio che la va purificando attraverso una lunga storia di silenzi e contraddizioni. Finalmente il 6 giugno 1871 suor Maria Teresa lascia il monastero e giunge a Modigliana, dove Dio l’ha chiamata a dare inizio all’Opera: una piccola famiglia dove le bambine orfane più povere , grazie alla comunione dei beni con quelle più benestanti, possono crescere umanamente e spiritualmente, imparando anche un mestiere.

I progetti per i giovani: Clicca per ingrandire

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Contatti:
Casa Generalizia
Via Mami, 411
47521 – Cesena (FC)
Tel. 0547334709

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Tel. – Fax 0546941033
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Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 27 dicembre 2015 in Uncategorized
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27 dicembre 2015
Domenica
Santa Famiglia (s)
Liturgia: 1Sam 1,20-22.24-28; Sal 83; 1Gv 3,1-2.21-24; Lc 2,41-52
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+ Dal Vangelo secondo Luca
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
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Buongiorno sono il sole…nel rito romano oggi è la festa della Santa Famiglia, Gesù è nato da un paio di giorni, non sa ancora né parlare tantomeno camminare, ancora ha da ricevere i mitici re magi che sono in cammino, Erode ancora non lo odia al punto giusto e il Vangelo ce lo mostra già in azione! Gita. Meta: Gerusalemme, Tempio. Valigia pronta in un attimo e genitori non molto apprensivi, genitori qualunque che fanno collissione con i progetti del Padre quando il loro pargoletto ha tredici anni, i sogni di un Figlio che non corrispondono più ai loro sogni: “ma essi non compresero le sue parole”. Anche casa del Giuseppe e della Maria c’è aria di crisi, ottimi genitori alle prese con l’incomprensione di un Figlio al quale già stanno strette le porte di casa.
L’Angelo Gabriele l’aveva detto che quel Figliolo non sarebbe stato tanto normale ma, evidentemente quel giorno nei pressi di Gerusalemme non se lo sono ricordato visto l’alto tasso di angoscia, tipico di quei genitori che non comprendono il nuovo lavoro del primogenito che volevano ingegnere come il babbo, o la scelta di entrare in convento della figlia che già prevedevano sposata con il figlio del commendatore.
Ma è un attimo, giusto un attimo per capire che i figli sono figli di un Padre che vuole progetti di libertà ad ali spiegate, che chiede a tutti i genitori di farsi grembo per far nascere i suoi figli e lasciarli liberi per volare alto. Loro lo sanno e con tenerezza raccontano al Figlio la loro preoccupazione, in un dialogo dettato dalla tenerezza amorosa, un dialogo che mette pure in conto di ricevere di ricambio una risposta incomprensibile: “non sapevate che dovevo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Loro chiedono e Lui risponde, come sa fare Lui: “Mami, papi, non voglio ripudiare il vostro affetto, non preoccupatevi, la mia vita non è ne per me, ne per voi, la mia vita è per tutti, io sono venuto per raccontare ad ogni uomo e ad ogni donna l’Amore del Padre.
Ora avevo da sistemare alcune cose ma torno a casa con voi, si torna a Nazareth insieme”.
Insieme erano partiti per Gerusalemme, insieme mami e papi avevano cercato il Figlio, insieme l’angoscia della perdita e insieme la gioia del ritrovarsi, sempre insieme. Inizia la vita nascosta di Nazareth, trent’anni per imparare a fare l’uomo e poi insegnare all’uomo ad amare Dio, insieme all’uomo colui che da uomo si fa Dio. Nazareth la casa dove Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia”, e dove Maria “conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Cresceva e conservava sono all’imperfetto: per dire un quotidiano che continua nel tempo tra attesa e interrogativi, misteri e gioie, sofferenze e incomprensioni, tra pentolini e attrezzi da falegname, trent’anni per occuparsi dell’uomo e insegnare all’uomo ad occuparsi delle cose di Dio!
ciao belli e buona festa della Santa Famiglia

Valentina Guidolin, missionara, come Consacrata della Comunità Missionaria di Villaregia

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Oggi vi racconto la testimonianza di Valentina Guidolin della Diocesi di Vicenza che è partita missionaria per la Costa d’Avorio come Consacrata della Comunità Missionaria di Villaregia. Ecco le sue parole ‘rubate’ in un’intervista:

– C’è tanto bisogno anche qui tra noi, perché devi proprio andare lontano?

– Dovete sapere che mi piacciono così tanto i campi scuola, che ho deciso di farli per sempre.
Così Valentina Guidolin, 31 anni, di Rosà, per anni animatrice dell’Acr, ha risposto ai ragazzi della parrocchia che non vorrebbero vederla partire.
Ma la sua vocazione è la missione e finalmente è giunto per lei il tempo di viverla in pienezza a Yopougon, un popoloso quartiere nella periferia di Abidjan, in Costa d’Avorio.
Valentina, ha sempre voluto diventare missionaria?
«Non fino a 22 anni di età. Infatti, dopo il diploma al Liceo sociopsicopedagogico e la laurea in infermieristica, il mio desiderio era di sposarmi e formare una famiglia sul modello di quella da cui provengo: numerosa (sono la più grande di cinque fratelli) e inserita nella vita parrocchiale. Ma sono andata tre mesi in Perù e…».

…E che cosa è successo?

«E’ successo che dal momento in cui sono tornata a casa e ho iniziato a lavorare, ho cominciato a chiedermi qual è la fonte della gioia che mi aveva riempito il cuore durante il servizio ai poveri in America Latina e come potevo rimanere nella gioia per tutta la vita».
Ha trovato la risposta?
«Ho trovato più che una risposta: una vera e propria chiamata. Attraverso un cammino di discernimento, ho capito che il Signore mi chiedeva di più. Non bastava essere animatrice Acr per qualche ora la settimana  o dedicarmi ad attività di volontariato nei momenti liberi, e neppure una particolare dedizione ai malati durante il mio lavoro di infermiera: ho capito che il Signore mi chiedeva tutto il tempo e tutta la vita».

L’esperienza in Perù dev’essere stata molto forte, se poi l’ha portata a un cammino di così profonda riflessione e di scoperta.

«L’impatto è stato duro: ho sperimentato l’impotenza di fronte a tanta povertà e ho accostato persone alla cui situazione era umanamente difficile dare risposte. Ma poi ha prevalso la meraviglia nel vedere che le relazioni vere possono dare senso alla vita e migliorare l’esistenza degli altri. La potenzialità che c’è nell’uomo è la fraternità ed è proprio vivendo la fraternità che possiamo dare speranza a chi è in difficoltà».

Di qui la scelta di rispondere alla chiamata di Dio come Consacrata della Comunità Missionaria di Villaregia, che chiede un quarto voto, oltre a quelli di povertà, castità e obbedienza.

«Sì. Facciamo anche voto di Comunità per la Missione ad gentes. Noi consacrati, infatti, ci impegniamo ad annunciare il volto comunionale di Dio ovunque, in particolare nelle periferie. Nelle nostre piccole comunità, cechiamo di testimoniare la comunione scegliendo di vivere insieme tra diversi: uomini, donne e sposi consacrati che sono differenti per nazionalità, per cultura, per età. Gli uomini sono creati per la relazione, a immagine di Dio che è relazione perfetta, e proprio attraverso relazioni autentiche possono riempire lo spazio che c’è tra persone diverse».

Valentina, in questi 10 anni di discernimento e di scelte, ha imparato qualcosa che può diventare messaggio per i giovani?

«I poveri mi hanno insegnato la fiducia profonda in Dio Padre. Così ho capito che il Signore, proprio perché ci conosce e conosce il nostro cuore, ha per ciascuno di noi un progetto. Non un progetto qualsiasi, ma il migliore possibile. Per questo non posso che fidarmi del disegno del Signore su di me. Questo l’ho capito ascoltandomi nel profondo in un clima di pace. Perciò ai giovani dico: “Fermatevi ad ascoltare il vostro cuore e cercate di capire quale progetto ha Dio per voi”. A tutti auguro anche di incontrare le persone giuste che li accompagnino in questo cammino, così come è stato per me».
Ora è giunto il momento del “campo scuola” più impegnativo: la missione nella periferia di Abidjan.
«E’ fin dal 1991 che la Comunità Missionaria di Villaregia è presente a Yopougon, dove le è stata affidata una parrocchia. Lì i consacrati sono impegnati nell’evangelizzazione (i catecumeni sono davvero numerosi!) e nella promozione umana attraverso la presenza di due centri medici e attività di alfabetizzazione.  Come tutte le periferie delle grandi città africane, Yopougon è un crogiuolo di culture e di lingue. Mi immergerò mettendomi in ascolto delle persone e della loro vita. Per dieci anni mi sono preparata per la missione alle popolazioni del Sud del mondo, ora è il momento di mangiare la stessa polvere!».

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 20 dicembre 2015 in Uncategorized
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20 dicembre 2015-4.a Domenica Avvento – IV
Liturgia: Mi 5,1-4a; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45
IV domenica
Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
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Buongiorno sono il sole, un sole che oggi manda i suoi raggi sui passi di Maria in cammino sui monti della Giudea per far visita alla cugina Elisabetta. Ve lo ricordate? Gabriele, l’angelo delle belle notizie, gli ha svelato un segretone! Accompagniamola in questo suo andare non perché è sola ma perché ci può insegnare come portare amore e vivere felici. Quando si va a trovare una persona è segno di amore; con Maria questo segno esplode in tutta la sua potenza, nella sua pancia, infatti, c’è Gesù ed è come se il Signore visitasse il suo popolo. Dio c’è perché Maria ha detto sì e con quel sì è cambiato tutto, Dio può finalmente essere riconosciuto da chi lo attendeva da sempre! Elisabetta è la mamma di Giovanni, l’ultimo dei profeti, l’ultimo tassello dell’Antico Testamento, il punto di congiunzione con il Nuovo, colui che prepara la strada all’Atteso.
L’angelo aveva detto a Maria: “Ecco il segno che nulla è impossibile a Dio: la tua cugina Elisabetta è incinta”. Allora Maria va in montagna, in fretta, non con ansia, non perché incerta se sia vero quel che ha detto Dio, non con curiosità, ma semplicemente per amore e per amicizia. Maria va a vedere il “segno”, il segno che è Elisabetta.
A cosa serve un segno? Serve a dire il significato di una cosa.
Maria va a vedere in Elisabetta il significato di ciò che è avvenuto in se stessa.
E noi? Qual è il segno? Noi per capire il dono che abbiamo ricevuto – Gesù Figlio di Dio – dobbiamo frequentare l’Antico Testamento e cercare la promessa di Dio, Dio ci ha fatto una promessa e ciò che è arrivato in Gesù è esattamente ciò che prima ha promesso. Se non conosco la promessa, non conosco chi è Gesù. Se non c’è l’attesa, Lui non può venire. E quando viene nasce un abbraccio tra Lui che promette, tra Lui che è atteso e la nostra attesa. A noi viene chiesto soltanto di desiderare, di attendere, di essere in ricerca… Se non lo desideri, non lo conosci; se non lo attendi, non lo incontri; se non lo cerchi, non lo trovi.
E tutto questo avviene a casa di Zaccaria: la prima cosa che accade è che Giovanni salta, danza di gioia perché lo riconosce. Questo è il segno della visita del Signore…che può benissimo capitare anche a noi. Come faccio a capire che il Signore mi fa visita? C’è qualcosa in me nel più profondo che comincia a danzare di gioia: è la gioia il segno dello Spirito. Questo incontro è molto semplice. Loro sono semplicemente due donne che s’abbracciano. Una vecchia e una giovane, due donne incinte. Eppure qui c’è tutta la storia dell’umanità. Un piccolo gesto tra due donne, un abbraccio che è il senso di tutta quanta la storia. Pensate se ogni nostro desiderio abbracciasse ciò che desidera. Saremmo tutti contenti.
Ed Elisabetta diventa la portavoce della benedizione! “Benedetta tu fra le donne, benedetto il frutto del tuo grembo”.
Il finale è la prima beatitudine del Vangelo, dove beato vuol dire: mi congratulo con te, sei veramente fortunato, sei veramente felice. E questa è la beatitudine fondamentale dell’uomo: credere alla Parola, aver fiducia in Dio, ascoltarLo.
Maria credette con pienezza…Lei ci insegni a fare lo stesso!
Ciao belli

buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 13 dicembre 2015 in Uncategorized
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13 dicembre 2015-III DOMENICA DI AVVENTO-S. Lucia
Liturgia: Sof 3,14-17; Cant. Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18
VANGELO (Lc 3,10-18)
III domenica avvento
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
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Buongiorno sono il sole, avevamo lasciato Giovanni nel deserto, vi ricordate? Domenica scorsa la Parola di Dio scese su di lui e lui ha chiesto di preparare la strada al Suo Signore, al Nostro Signore, ha chiesto di raddrizzare i sentieri…ha chiesto e le persone sono tutte lì intorno ad ascoltare e affascinate sia dal tono della voce che da quello che diceva gli chiesero a bruciapelo: “che cosa dobbiamo fare?”. Concretamente, cosa dobbiamo fare? Prima la folla, poi addirittura i pubblicani, persino un gruppo di soldati: tutti a cercare una risposta alla medesima domanda. E’ la domanda di ieri, è la domanda di noi oggi, è la domanda di tutti sempre. Loro cercavano la felicità, quella musica del cuore di cui vorremmo tutti conoscere lo spartito e noi oggi? A loro Giovanni, suggerisce qualcosa ma il loro sguardo sembra dire che non è abbastanza, forse loro si aspettavano lanci da acrobati, salti nel vuoto, gesti da folli, colpi di scena ed effetti speciali… e invece, poco, pochissimo, tutto quello che ognuno fa ogni giorno con semplicità di cuore ma fatto con gioia….una carezza a volta, ma con gioia. Perché stare con Gesù è soprattutto gioia, la gioia di questa domenica dove la parola chiave è RALLEGRATEVI.
E noi, amici belli? “che cosa dobbiamo fare?” Poche cose, quasi nulla di più di quello che già si fa: semplicemente col di più della gioia. Oggi anche in tutte le cattedrali del mondo si apre la Porta Santa, la Porta della Misericordia, che cosa dobbiamo fare? Essere misericordiosi come il Padre che ha mandato suo Figlio a dirci: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero prigioniero e mi avete fatto visita” (Mt 25), cose di tutti i giorni: mangiare e bere, vestirsi e soffrire… cose normali ma con un di più di GIOIA! Ciao belli

Omelia del Santo Padre

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Tra poco avrò la gioia di aprire la Porta Santa della Misericordia. Compiamo questo gesto, come l’ho fatto a Bangui, tanto semplice quanto fortemente simbolico, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, e che pone in primo piano il primato della grazia. Ciò che ritorna più volte in queste Letture, infatti, rimanda a quell’espressione che l’angelo Gabriele rivolse a una giovane ragazza, sorpresa e turbata, indicando il mistero che l’avrebbe avvolta: «Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28).

La Vergine Maria è chiamata anzitutto a gioire per quanto il Signore ha compiuto in lei. La grazia di Dio l’ha avvolta, rendendola degna di diventare madre di Cristo. Quando Gabriele entra nella sua casa, anche il mistero più profondo, che va oltre ogni capacità della ragione, diventa per lei motivo di gioia, motivo di fede, motivo di abbandono alla parola che le viene rivelata. La pienezza della grazia è in grado di trasformare il cuore, e lo rende capace di compiere un atto talmente grande da cambiare la storia dell’umanità.

La festa dell’Immacolata Concezione esprime la grandezza dell’amore di Dio. Egli non solo è Colui che perdona il peccato, ma in Maria giunge fino a prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sé entrando in questo mondo. E’ l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva. L’inizio della storia di peccato nel giardino dell’Eden si risolve nel progetto di un amore che salva. Le parole della Genesi riportano all’esperienza quotidiana che scopriamo nella nostra esistenza personale.

C’è sempre la tentazione della disobbedienza, che si esprime nel voler progettare la nostra vita indipendentemente dalla volontà di Dio. E’ questa l’inimicizia che attenta continuamente la vita degli uomini per contrapporli al disegno di Dio. Eppure, anche la storia del peccato è comprensibile solo alla luce dell’amore che perdona. Il peccato soltanto sotto questa luce si capisce. Se tutto rimanesse relegato al peccato saremmo i più disperati tra le creature, mentre la promessa della vittoria dell’amore di Cristo rinchiude tutto nella misericordia del Padre. La parola di Dio che abbiamo ascoltato non lascia dubbi in proposito. La Vergine Immacolata è dinanzi a noi testimone privilegiata di questa promessa e del suo compimento.

Questo Anno Straordinario è anch’esso dono di grazia. Entrare per quella Porta significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmente. E’ Lui che ci cerca! E’ Lui che ci viene incontro! Sarà un Anno in cui crescere nella convinzione della misericordia. Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia (cfr Agostino, De praedestinatione sanctorum 12, 24)! Sì, è proprio così. Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore, di tenerezza. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma.

Oggi, qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio spalancarono verso il mondo. Questa scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario.

Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro… dove c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio. Una spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo. Il Giubileo ci provoca a questa apertura e ci obbliga a non trascurare lo spirito emerso dal Vaticano II, quello del Samaritano, come ricordò il beato Paolo VI a conclusione del Concilio. Attraversare oggi la Porta Santa ci impegni a fare nostra la misericordia del buon samaritano.

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 8 dicembre 2015 in Uncategorized
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8 dicembre 2015
Immacolata Concezione della B.V. Maria (s)
Liturgia: Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38
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+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
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Buongiorno sono il sole… e vi presento la Stella del Mattino. Così Gesù chiama la sua mamma quando si alza prima di andare a fare colazione. Gesù ha la mamma più bella del mondo, la Tutta Bella l’ha vinta Lui e infatti Lui è il più bello tra i figli dell’uomo. Di Lei si può dire: “Madonna come sei bella!” perché ha un volto che a guardarlo rasserena, un volto semplice ma che conquista; nelle più belle statue che troviamo o nei migliori dipinti non ha una ruga ma, anche senza rughe, Maria porta dentro tutta la fatica di un quotidiano che non è stato per niente facile. Però, c’è da dire, che si è sempre fidata, fin da quel benedetto sì che ha cambiato l’intera storia dell’umanità, un sì precario, perchè umano, ma appiccicato a una grande promessa, perchè dvina. Una donna niente rughe ma con le sue piccole grandi paure fino all’entrata in scena di quell’Angelo che in ginocchio l’ha convinta ad essere la Madre del Creatore: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. Donna niente rughe ma piena di grazia, chi fino a quel momento aveva ricevuto un tale saluto? Leggiamo tutta la Bibbia e non troviamo nessuno al quale è mai arrivato questo surplus di saluto celeste. E la Nostra Signora di Nazareth ha avuto il cuore un po’ ballerino…un po’ spaesata dev’esserlo stata perché il caro Gabriele ha dovuto rincuorare la povera ragazzina: “non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”.
E da quel momento è lei, Maria di Nazareth, la Donna con un Nome nuovo, l’Immacolata Concezione, che ogni giorno sussurra ad ogni uomo e ad ogni donna della terra, presi dal panico di mille preoccupazioni: Non temere! Lo dice con la sua semplicità di giovane ragazza di Nazareth, lo dice con la certezza nel cuore che a fidarsi e ad affidarsi a Dio ci si guadagna sempre, lo dice perché lei lo sa che, in questo mondo, sta in piedi solo chi si mette in ginocchio a pregare e a servire l’altro, in questo mondo cammina a testa alta chi sa guardare il cielo e rispondere il SI’ ad un volere che sconcerta, che fa traballare il cuore e che ci chiede cose folli, quelle cose folli che piacciono a Dio.
Grazie Madonna piena di grazia, Grazie Stella del mattino, il tuo SI’ ha dato al mondo il Figlio di Dio, rendici capaci di seguirlo e accompagnaci in questo cammino con la stessa fede che ha mosso i tuoi passi rendendoti Bella, la Tutta Bella!
Ciao belli

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 6 dicembre 2015 in Uncategorized
‪#‎labuonanotizia‬
6 dicembre 2015
2.a domenica di Avvento – II
S. Nicola (mf)
Liturgia: Bar 5,1-9; Sal 125; Fil 1,4-6.8-11; Lc 3,1-6
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+ Dal Vangelo secondo Luca
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
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Buongiorno sono il sole… il nostro amico Luca è davvero un bravo storico se riesce a precisare in modo dettagliato in che momento esatto cade la Parola di Dio in questo tempo di attesa e di preparazione… Se leggiamo il Vangelo di oggi sembra un capitolo di wikipedia o dell’enciclopedia Treccani tanto è preciso nel dare dettagli e fare nomi, cognomi e incarichi rigorosamente specificati e reperibili anche per chi non crede: «Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa»un inizio davvero storico per dire poi che questa domenica dentro tutto quella prolusione iniziale di nomi e potenza «la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto». La parola di Dio non cade nei palazzi dei potenti di chi non sa accogliere ma nel deserto geografico, storico e umano, su un uomo nato quasi per sbaglio, una sorta di errore di stampa? Zaccaria ed Elisabetta non potevano avere figli, non ci erano mai riusciti, si diceva che lei era sterile eppure anche dove tutto sembra una causa persa la grazia di Dio aumenta la speranza e arriva Giovanni, dopo i profeti e prima degli apostoli, arriva Giovanni nel momento in cui non ci credi più, arriva Giovanni e alla sera della vita porta la luce del mattino, porta la voglia di vivere e di crederci ancora, arriva Giovanni e si veste di pelo di cammello, non con il mantello, mangia insetti e si nutre di miele, non beve alcolici, non si siede a tavole imbandite di grasse vivande e cibi succulenti ubriacandosi ogni giorno, arriva Giovanni ed è THE VOICE! Arriva Giovanni ma non è l’Atteso, noi lo sappiamo, non è l’Atteso, chiede di preparare la strada all’ Atteso, chiede di raddrizzare i sentieri che hanno preso una brutta piega e a noi non resta che farlo perché ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Preparare e raddrizzare, preparare un grembo al bimbo che deve nascere, preparare il pranzo alla famiglia, preparare la lezione a scuola, preparare un qualcosa che preparato non è; prepararsi vuol dire impegnarsi, vuol dire dedicare tempo e cuore, raddrizzare è rimettere in linea, è rimettere dritto qualcosa che è andato storto. Preparare e raddrizzare, eccola la nostra storia, le nostre storie, le storie di chi vuole accogliere la Parola di Dio come l’ha accolta Giovanni nel deserto e non come Tiberio Cesare, Ponzio Pilato, Erode, Filippo e Lisania che l’hanno scansata. La Parola di Dio cerca cuori pronti ad accoglierla, gente semplice come noi. La Parola di Dio entra nella storia scegliendo il limite, il bordo, il punto basso, gli ultimi. La Parola di Dio chiede di preparare il campo all’Atteso senza paure, sarà lui a colmare i burroni, ad abbassare monti e colli, a rendere diritto ciò che non siamo riusciti a raddrizzare e a spianare la strada, sarà Lui ma a noi chiede di essere il solco dove il seme cade e marcisce perché ogni uomo possa vedere la Salvezza…e sarà Natale, Natale davvero! Ciao belli