Archivio per 17 gennaio 2016

Ancora sulla breccia…

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Si chiama suor Maria Concetta Esu ed è una religiosa sarda in Africa dal 1959, la suora ottantunenne citata dal Papa durante l’udienza generale come esempio della dedizione dei missionari incontrati durante il viaggio in Africa.

«Sì era all’incontro con il Papa a Bangui. Le consorelle alla televisione l’hanno riconosciuta e hanno visto che Francesco si è fermato a scambiare qualche parola con lei». A confermarlo è da Oristano la Casa generaliza delle Figlie di San Giuseppe di Genoni, l’ordine religioso a cui appartiene suor Maria Concetta.

Essa sì è distinta soprattutto nel suo accompagnare le donne in uno dei momenti più impegnativi e anche rischiosi della loro vita: mettere al mondo una nuova creatura. E’ ostetrica e nei suoi 81 anni è ancora sulla breccia, imperterrita e fiduciosa. E’ una donna consacrata pienamente fedele al suo carisma, così descritto nell’annuario edito dall’USMI: “Consacrazione, comunione, servizio: ideale evangelico da viversi avendo san Giuseppe come modello e patrono, nel servizio della mediazione orante, aprendo il cuore e la porta ad ogni pena e miseria che possa esserci nel mondo, consolando e aiutando ogni classe di persone”. È una dei missionari incontrati dal papa nel suo recente viaggio in Africa. Ha vissuto le alterne faticose, quando non pericolose, vicende di tutti i missionari del Congo in questi ultimi decenni: lotte interne, fratricide, ed esterne. Ha affrontato con lucidità minacce di morte. Attualmente dirige la maternità che il suo istituto ha a Zongo, una città del Nord della Repubblica democratica del Congo poco lontana da Bangui. Secondo le statistiche in questi 50 anni ha fatto nascere più di 34.600 bambini. Secondo sua stessa affermazione, ella intende rimanere là. La figura del disertore – scappare perché la situazione è pericolosa – ne le piace affatto.
L’USMI gioisce con lei e con il suo Istituto per questa fedeltà. Altre giovani donne seguano, anche laggiù in Africa, la sua testimonianza di donna coraggiosa e semplice, tutta dedita al prossimo…, perciò tutta vissuta nell’amore concreto e fattivo. (B.M.)

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 17 gennaio 2016 in Uncategorized

‪#‎labuonanotizia‬
17 gennaio 2016
2.a Domenica del Tempo Ordinario – II
S. Antonio (m)
Liturgia: Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-11

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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Buongiorno sono il sole
La mamma di Gesù è a un matrimonio e per non fare brutta figura, viene invitato anche Gesù che, come sempre, si porta appresso tutti i suoi discepoli. La mamma di Gesù, con uno sguardo tipicamente femminile, si accorge che il vino è finito… che figuraaaa: cioè, se ad un pranzo di nozze manca il vino, è finita la festa. Grazie al cielo, per ora, se ne è accorta solo la Madonna, forse si fa ancora in tempo. Mio Figlio – avrà pensato – è Gesù, il Figlio di Dio, lui sicuramente può gestire al meglio questa situazione davvero spiacevole. Eccola che va dal suo figliolo, che gli tocca delicatamente il gomito, che gli sussurra dolcemente all’orecchio: “non hanno più vino!” No vino, no festa: fa qualcosa, Figlio mio! Non ce lo aspetteremmo mai, ma la mossa di Gesù è una smorfia controvoglia: “non è ancora giunta la mia ora”… donna cara, non mamma, che cosa vuoi da me, lasciami stare a gustare il tempo trascorso nella mangiatoia di Betlemme, ancora stretto in quelle fasce, lasciami nel ricordo bellissimo del babbo Giuseppe che mi insegnava a piallare e intagliare il legno, lasciami pensare ai bambini che giocavano con me nel nostro cortile di Nazareth, lasciami stare ancora 5 minuti a ricordare come era bello sedermi nella Sinagoga con quel rotolo della Sacra Scrittura che mi scivolava tra le dita. Un attimo ancora, per favore, non è ancora giunta la mia Ora! Ma la donna insiste, lei, la piccola fanciulla di Nazareth, scelta dal cielo per essere la Madre del Creatore, ora trasforma il sussurro in una frase decisa, si gira verso i servi e incurante del Figlio: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
E’ stata lei a insegnare a muovere i primi passi al Figlio di Dio, lui il grande camminatore, lui che mentre cammina insegna, guarisce, ama, chiama, perdona, è lei che lo accompagna fino alla Croce quando sarà veramente la sua Ora, è lei che sotto la Croce starà lì, ritta in piedi, fedele fino alla fine. Ed è lei che si accorge di quello che manca nella nostra vita, è lei che si accorge delle nostre relazioni senza festa, dei nostri modi di fare senza gioia. Figlio mio fai qualcosa perché l’umanità è stanca, non ha più voglia, vive di insulsi ‘abbastanza’ di ‘insomma’ di ‘potrebbe andare meglio…’, fai qualcosa perché la tua umanità non riesce più nemmeno a trovare la forza per chiedere aiuto ma ha bisogno di te. Figlio mio, fa qualcosa, non c’è più vino, non c’è più gioia, non c’è più festa… con questo sguardo di Madre e con questi pensieri nel cuore sta lì, davanti alle anfore, come starà lì ferma, sotto la Croce, sta lì, sperando, custodendo nel cuore quello che l’Angelo le aveva detto nella sua casa di Nazareth, quello che provava guardando il Bambino nella Grotta di Betlemme, Maria è lì e Gesù, in questo spazio di contemplazione, arriva e si mette in azione dentro l’eco di quelle parole dette dalla Madre:«Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Arriva e trova i servi pronti a fare tutto quello che Gesù vuole. E’ questo che fa partire il grande ingranaggio dei miracoli, il primo dei Segni parte con questa disponibilità… «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Forse la giovane ragazza di Nazareth questo non l’aveva messo in conto, forse all’inizio anche lei credeva che il suo bravo figliolo l’ascoltasse al primo sussurro, in quell’intesa che c’è tra Madre e Figlio, in quel “non hanno più vino” lei si aspettava: certo Madre. Lei non lo sapeva che con quel gesto Gesù, il suo Gesù dovesse uscire in fretta dalla giovinezza di Nazareth; l’Ora non era ancora giunta, adesso lei lo capisce al volo ma non si perde d’animo, lei si accorge che manca la gioia, lei sa che la disponibilità di noi suoi servi può cambiare la storia e sa anche di che pasta è fatto il suo figliolo, Lui è uno che lascia sempre il Segno, e questo è il primo: trasforma l’acqua in vino, perché la vita non sia mai senza gioia. Dio oggi abita qui: nelle nozze, nel vino, nella gioia. Questo è il Segno che ci lasciamo…«Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Ciao belli