Archivio per 7 febbraio 2016

LA MISERICORDIA FA FIORIRE LA VITA

“Siamo noi il sogno di Dio che, da vero innamorato, vuole cambiare la nostra vita”
Con queste parole Papa Francesco invitava a spalancare il cuore alla tenerezza del Padre, “che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati” (1Pt 1,3) e ha fatto fiorire la nostra vita.

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La vita è cambiamento
L’Anno Santo della misericordia ci sollecita a un profondo cambiamento. Bisogna togliere “via il lievito vecchio, per essere pasta nuova” (1Cor 5,7), bisogna abbandonare stili di vita sterili,
come gli stili ingessati dei farisei. Di loro il Papa dice che “erano forti, ma al di fuori. Erano ingessati. Il cuore era molto debole, non sapevano in cosa credevano. E per questo la loro vita era – la parte di fuori – tutta regolata; ma il cuore andava da una parte all’altra: un cuore debole e una pelle ingessata, forte, dura”. La misericordia, invero, cambia lo sguardo, allarga il cuore e trasforma la vita in dono: si realizza così il sogno di Dio.

La vita è crescita
Una vera crescita in umanità avviene innanzitutto grazie all’amore materno e paterno: “la buona educazione familiare è la colonna vertebrale dell’umanesimo”. La famiglia, costituita da un
uomo e una donna con un legame stabile, è vitale se continua a far nascere e a generare. Ogni figlio che viene al mondo è volto del “Signore amante della vita” (Sap 11,26), dono per i suoi genitori e per la società; ogni vita non accolta impoverisce il nostro tessuto sociale. Ce lo ricordava Papa Benedetto XVI: “Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l’eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani”. Il nostro Paese, in particolare, continua a soffrire un preoccupante calo demografico, che in buona parte scaturisce da
una carenza di autentiche politiche familiari. Mentre si continuano a investire notevoli energie a favore di piccoli gruppi di persone, non sembra che ci sia lo stesso impegno per milioni di famiglie
che, a volte sopravvivendo alla precarietà lavorativa, continuano ad offrire una straordinaria cura dei piccoli e degli anziani. “Una società cresce forte, cresce buona, cresce bella e cresce sana se si edifica sulla base della famiglia”. È la cura dell’altro – nella famiglia come nella scuola – che offre un orizzonte di senso alla vita e fa crescere una società pienamente umana.

La vita è dialogo
I credenti in ogni luogo sono chiamati a farsi diffusori di vita “costruendo ponti” di dialogo, capaci di trasmettere la potenza del Vangelo, guarire la paura di donarsi, generare la “cultura dell’incontro”. Le nostre comunità parrocchiali e le nostre associazioni sanno bene che “la Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere”. Siamo chiamati ad assumere lo stile di Emmaus: è il vangelo della misericordia che ce lo chiede (cfr. Lc 24,13-35). Gesù si mette accanto, anche quando l’altro non lo riconosce o è convinto di avere già tutte le risposte. La sua presenza cambia lo sguardo ai due di Emmaus e fa fiorire la gioia: nei loro occhi si è accesa una luce. Di tale luce fanno esperienza gli sposi che, magari dopo una crisi o un tradimento, scoprono la forza del perdono e riprendono di nuovo ad amare. Ritrovano, così, il sapore pieno delle parole dette durante la celebrazione del matrimonio: “Padre, hai rivelato un amore sconosciuto ai nostri occhi, un amore disposto a donarsi senza chiedere nulla in cambio”. In questa gratuità del dono fiorisce lo spazio umano più fecondo per far crescere le giovani generazioni e per “introdurre – con la famiglia – la fraternità nel mondo”. Il sogno di Dio – fare del mondo una famiglia – diventa metodo quando in essa si impara a custodire la vita dal concepimento al suo naturale termine e quando la fraternità si irradia dalla famiglia al condominio, ai luoghi di lavoro, alla scuola, agli ospedali, ai centri di accoglienza, alle istituzioni civili.

La vita è misericordia
Chiunque si pone al servizio della persona umana realizza il sogno di Dio. Contagiare di misericordia significa aiutare la nostra società a guarire da tutti gli attentati alla vita. L’elenco è
impressionante: “È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre
prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente”. Contagiare di misericordia significa affermare – con papa Francesco – che è la misericordia il
nuovo nome della pace. La misericordia farà fiorire la vita: quella dei migranti respinti sui barconi o ai confini dell’Europa, la vita dei bimbi costretti a fare i soldati, la vita delle persone anziane escluse dal focolare domestico e abbandonate negli ospizi, la vita di chi viene sfruttato da padroni senza scrupoli, la vita di chi non vede riconosciuto il suo diritto a nascere. Contagiare di misericordia significa osare un cambiamento interiore, che si manifesta contro corrente attraverso opere di misericordia. Opere di chi esce da se stesso, annuncia l’esistenza ricca in umanità, abita fiducioso i legami sociali, educa alla vita buona del Vangelo e trasfigura il mondo con il sogno di Dio.

Roma, 22 ottobre 2015
Memoria di San Giovanni Paolo II

IL CONSIGLIO PERMANENTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 7 febbraio 2016 in Uncategorized

‪#‎labuonanotizia‬
7 febbraio 2016-5.a Tempo Ordinario – I
Liturgia: Is 6,1-2a.3-8; Sal 137; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11

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+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

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Buongiorno sono il sole siamo arrivati all’ultima domenica del tempo ordinario, domenica prossima è quaresima e questo finale è molto in tema con il tempo di oggi, tempo di crisi e di incertezze, tempo per non rischiare, per non osare l’impossibile, tempo di non lasciare il certo per l’incerto e invece Gesù oggi ci dice che è il tempo della follia, è il tempo di fidarsi, è il tempo di consegnarsi anche quando, per le tue competenze e professionalità, sai benissimo cosa bisogna fare per andare avanti. Soprattutto se di mestiere fai il pescatore e Gesù fa il matto… Questo il palcoscenico della buona notizia: un mattino, sul lago di Palestina, uno dei più belli di Terra Santa, Gennesaret, due barche ormeggiate sulla sponda. I pescatori che lavano le reti con le rughe in fronte, la stanchezza negli occhi, quella delusione cucita addosso di chi, sveglio tutta la notte, non ha pescato niente. Le spalle curve, segno evidente di un lavoro faticoso e inutile, manca poco e la stanchezza degli occhi si fa lacrima. E Gesù cosa fa? quel matto SALE sulla barca nello stesso modo in cui, da Verbo, si è fatto carne, nello stesso modo in cui ha piantato la sua tenda in mezzo agli uomini, oggi pianta la sua tenda nelle storie di delusione di questi pescatori, di noi uomini e donne che portiamo il segno di chi ce l’ha messa tutta ma per niente. Lui SALE in quella barca, SALE nella nostra storia perché sa che per uscire dalla delusione più nera lui deve ridare fiducia al cuore. Quel matto di Gesù sale e chiede gentilmente di scostarsi un pochetto da terra. Grande Gesù! cammini lungo il lago come piace a te, vedi le barche, sali senza chiedere permesso e chiedi pure di scostarle da terra… cioè chiedi a questi poveri disgraziati con il nervoso appiccicato addosso di tornare a lavorare. E Simone da bravo rustego non ci mette un attimo a rispondere: Gesù sono stanco, non ho preso niente quindi lascia perdere… Ma Gesù non teme e incalza: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Ohi ohi Gesù! il tuo babbo è un falegname e io sono un pescatore, cosa mi vuoi insegnare? E poi è anche giorno, è di notte che si pesca e stanotte, nonostante tutta la fatica, non s’è preso nulla, lascia perdere. E’ vero, Simone: è stupido pescare di giorno, come sarà stupido evangelizzare dove non c’è nessuno. Ma metti la rete in mare. Simone finalmente lo guarda negli occhi, nel Volto del suo Maestro si scopre vero, scopre che tutto si può, scopre che Lui ha a cuore la sua storia anche e soprattutto quando nel buio della notte non si pesca nulla. Lo guarda negli occhi e trova la fiducia di un tempo: sulla tua parola getterò le reti.
La buona notizia, amici belli è rimettere la rete in mare. è la fiducia di chi si fida. Nella vita si può mettere in discussione tutto il passato, si può sbagliare strada, si può rimanere delusi anche dalle persone con le quali s’è giocato ogni cosa, si può essere insultati e feriti, ma è quel SULLA TUA PAROLA GETTERO’ LE RETI che cambia la prospettiva…è avere il coraggio di dire: Gesù, secondo me tu sbagli, io ho provato a raccogliere i frutti nella mia notte di fatica e non ce l’ho fatta, però mi fido e sulla tua Parola, rimetto in acqua la mia vita.
Gesù il mattino, passeggiando sul lago aveva visto due barche appoggiate alla riva con dentro la stanchezza e la delusione di pescatori feriti e delusi, alla sera quegli uomini hanno imparato ad accettare le loro ferite, ad amarle e si sono scoperti pescatori di uomini che, lasciando tutto, seguono il Signore per sempre! Ciao belli