Buongiorno sono il sole…

Pubblicato: 5 giugno 2016 in Uncategorized

‪#‎LABUONANOTIZIA‬
5 giugno 2016
10.a domenica Tempo Ordinario – II
Liturgia: 1Re 17,17-24; Sal 29; Gal 1,11-19; Lc 7,11-17

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VANGELO (Lc 7,11-17)
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

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Buongiorno sono il sole, vi racconto la storia di una mamma che è rimasta senza marito e quindi è vedova e in questa triste storia perde anche il suo bambino, il suo figlio unico. Vi racconto la storia di una mamma e di una moglie rimasta sola, rimasta senza gli affetti più cari. Non ha più appoggi, non ha più sicurezze, non sa più su chi riversare il suo amore, non sa più su chi riversare le sue confidenze. Torna a casa dal lavoro, apre la porta di casa, entra e non c’è nessuno, nessuno a cui raccontare e chiedere: cosa hai fatto di bello oggi? Come ti è andata la giornata? Nessuno con cui incrociare lo sguardo e dirsi e darsi tenerezze.
È la storia di una moglie che perde il figliolo e non ha il marito per dividere il dolore, è la storia di una mamma che perde il marito e non ha un figliolo da consolare.
È la storia della donna di Nain, un paese sotto il monte Hermon e che significa “grazioso”, paradossale nome per la storia che di grazioso ha poco se non fosse che in questa città passa Gesù, vi entra, entra dentro la storia di questa donna con tutto il suo carico di compassione. Mentre lei pensa che non vale più la pena vivere, mentre lei sta a guardare solo la sua solitudine c’è uno sguardo pronto a curare la sua ferita.
Gesù entra a Nain con i suoi discepoli e il suo sguardo si poggia proprio su di lei come se fosse l’unica paesana di un minuscolo paese. Nel vangelo c’è scritto che camminavano con lui non solo i discepoli ma una grande folla e in quel miscuglio di gente lui sceglie lei, la vede e ne ha compassione. Lui solo è capace di scorgere il pianto muto di una madre che ha appena perso il suo figliolo, lui solo è capace di captare la disperazione di chi non ha più voce per piangere, lui solo è capace di mettere il cuore negli occhi di chi ama e di mettere gli occhi sul cuore di chi soffre, lui solo sa dare pennellate di delicata tenerezza: “Non piangere cara!”. Già solo la voce, la vicinanza, lo sguardo, la carezza tenera sulla guancia le ha risollevato il morale prima che lui possa pensare di risollevare anche il ragazzo morto: “Ragazzo, dico a te: alzati!”. Un battito, un secondo lungo come la scossa di un terremoto che sembra non finire mai, un lampo, neppure il tempo di gustarsi la scena, il bambino obbediente si siede e parla.
Leggo e rileggo questa storia e sono completamente presa dallo stupore della gente che faceva ressa intorno, gli occhi pieni di paura e di stupore degli zii, i cugini, i compagni di scuola, lì pronti per il funerale che invece si trasforma nella più bella festa della vita mai vista. La madre riceve in dono il figlio che aveva perduto così, nello stesso modo in cui l’aveva concepito, Gesù lo rende alla madre, lo rende alla vita, lo riprende dalla morte per riconsegnarlo a quella donna che non poteva sostenere un dolore più grande di lei, Gesù compie quel miracolo per una mamma che non poteva più vivere senza affetto, un miracolo per non piangere più.
Nain, terra graziosa, nel momento in cui protagonista era la morte, lo sguardo di Gesù si fece tenerezza e da te è rifiorita la vita. Quando non c’è più la forza di piangere, quando le prove della vita sono troppo grandi da sopportare, il Signore passa per la tua Nain, ci entra dentro, entra dentro la tua storia graziosa anche se tu non hai più forza di chiedere nulla e con una carezza ti dice: non piangere, cara! Nelle tue lacrime rinasce la vita, tu impari a sperare e apri quella porta per lasciarlo entrare, il suo volto si gira per cercare quello che hai perduto, tocca quello che il tuo cuore ha perduto e dice: alzati, scrollati di dosso quello che ti tiene immobile, smetti di piangere e risorgi. La vita ti è ridonata. Risorgi da tutte quelle situazioni di morte che ti crei, vivi la vita che ti è donata con gioia! Dio ci visita ancora oggi con Gesù che cammina verso di noi, che con i suoi occhi vede il nostro male, che con il suo cuore si muove a compassione, che con le sue parole ci consola, che con le sue mani ci tocca, tocca la nostra morte e con la sua Parola ci risveglia. Ancora oggi! Ciao belli

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