Archivio per marzo, 2017

#LABUONANOTIZIA
IV DOMENICA DI QUARESIMA
Domenica in Laetare

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 9,1-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».


Buongiorno sono il sole, amici belli preparatevi perché la storia è un po’ lunghina oggi: è la IV domenica di quaresima, famosa come la “Domenica in Laetare”, una parola che sa di letizia, di gioia, di sorriso, di felicità e merita di essere gustata. Il protagonista di oggi ci insegna che si può sempre tornare a vedere la luce quindi state lieti perché la Buona Notizia è bellissima. Eravamo rimasti al posso di Sicar con una donnina che torna a vivere e oggi siamo alla piscina di Siloe con un non vedente che torna a vedere. La Buona notizia è un Dio che sceglie ed ha una certa predilezione per i personaggi difettosi, per i giocattoli rotti che si possono riaggiustare, per i frutti guastati che hanno un gusto saporito, che hanno il buono dentro ma non si vede.
Lasciamo Sicar per Siloe, posti diversi ma dove l’acqua è sempre in bella vista, dove le parole sono balsamo per il cuore, l’anima e gli occhi, dove la salvezza c’è ed è per sempre. C’è tanta gente a Siloe quel giorno, non come settimana scorsa in quel mezzogiorno di fuoco dove Gesù si ritrova solo con una donna, c’è un mare di gente oggi che si è accorta che Gesù, il fenomeno del momento, sta attraversando il paese progettando chissà quale evento per raggranellare fans.
Tutti lo guardano mentre il suo sguardo si posa delicatamente sul cieco, fissa gli occhi di un uomo che non può fissare i suoi e inizia un rituale fatto di gesti e silenzio, che riporta alla bellezza un uomo che non esisteva più per nessuno. Tutto parte da uno sputo per terra, con la saliva modella il fango, come se fosse la migliore crema trovata sul mercato, gliela spalma sugli occhi e poi lo spedisce a lavarsi nella piscina di Siloe. La scena la potete immaginare? In un brusio di gente che mormora, che è sempre perennemente gelosa del bene che fai, che sta lì a fissare ogni tuo movimento per vedere se sbagli, lui semplicemente manda un uomo a lavarsi in quella piscina al centro del paese, tutti gli sguardi si spostano da Gesù al cieco che obbedisce semplicemente a un comando: lui va, poi torna e ci vede. E di sotto il mormorio misto a rabbia aumenta, gente che non crede e insinua il dubbio che quello non era cieco oppure è uno che gli somiglia. Tutte ipotesi per smontare la credibilità di chi vuole solo fare verità.
La cosa più bella è che il cieco a Gesù non ha chiesto nulla e che di Lui non sa nulla, sa solo che prima non ci vedeva e adesso ci vede: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». A lui non interessa altro ma a loro sì e insistono. Perché a te che sei un sudicio barbone? Perché ha scelto te per la serie unosumille? Insistono anche coi genitori perché se la mela è marcia dipende dall’albero, ma in questo caso la paura vince anche sui genitori che non lo difendono buttando lì una risposta a caso: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Ed a lui che tutti ritornano sempre più presi dalla rabbia di non trovare una giustificazione ovvia a tutto questo fenomenale evento. Ma forse i ciechi sono loro, tutta questa banda di increduli che si tormentano per una cosa che è talmente chiara da non aver bisogno di essere spiegata. È come al comando di polizia durante un interrogatorio: è sempre un cominciar da capo così poi alla fine crolli e dici il vero. E a ritonfa con il solito racconto: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».

Ora sì che si arrabbiano per davvero e lo cacciano come una zanzara che dà fastidio. Ma a lui non interessa un granché, non interessa neppure a me quando mi capita qualcosa di così bello da perderci la faccia, da non dover giustificare la mia gioia a nessuno, non mi interessa quando per la bellezza di vedere nel modo giusto le cose posso accorgermi con stupore dei doni che ho e che non merito, perché la salvezza non è solo di chi la chiede ma anche di chi immeritatamente la riceve gratis. Non mi interessa se gli altri distinguono, fanno confronti, puntano il dito sui tuoi sbagli, se disprezzano, a me interessa vedere quel volto, un Volto che mi ri-guarda, le sue mani che mi accarezzano, i sorrisi che mi fanno bene e contagiano, i suoi piedi che camminano nella storia dell’uomo e mai si fermano, i colori, la mia famiglia, uno per uno, i miei cari accanto che prima non vedevo, i poveri, i soli, tutte cose che mi ri-guardano, a me interessa accorgermi di un Dio che alla samaritana ha detto tutto quello che ha fatto e a al cieco ridona la vita, ri-dona, torna a fare un dono perché Dio non è ripetitivo è solo generoso e vuole semplicemente rimettere ordine. A loro non rimane che cacciarlo via perché se una cosa non ti garba non rimane che cacciarla. L’Amore a volte non si regge e non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere. Loro lo cacciano, ma Dio lo accoglie e lui incontra la salvezza, basta un Credo e un prostrarsi dinanzi a un Dio che vuole semplicemente vedere i suoi figli felici. In questa IV domenica di quaresima un cieco torna a vedere, un mendicante si rialza, un uomo ritorna ad essere felice. Quaresima come tempo per accorgersi che c’è un Volto che mi ri-guarda e mi vuole felice. Domenica in Laetare sia! Ciao belli

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III Domenica di Quaresima
19 marzo 2017

+ Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 4,5-42)
[In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».«Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua»]. Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, [vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te»].
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente:«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
]Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»].


Buongiorno sono il sole, in questa terza domenica di Quaresima vi presento una donna speciale. Una donna, si dice, con già 5 mariti e quello che ha attualmente non è suo marito. Non è una storia attuale?
La scena da immaginetta: Gesù seduto al pozzo, è mezzogiorno, fa un caldo bestia e ha sete, ha se­te della nostra sete e al Pozzo di Sicar ci sta per aprire un’altra porta sul possibile: è possibile imparare a desiderare come Lui, non come chi si sente tanto superiore perché sa di avere tutto ma come chi è così umile che può ricevere da ogni persona. Oggi, in questa sete, Gesù fa nascere una donna nuova con il suo linguaggio delicato, che non violenta ne usa i corpi come merce, con quelle sue parole che vanno al cuore, con il sentimento e l’amore. Gesù è lì in attesa ad un pozzo, luogo biblicamente significativo per incontri importanti, non attende l’acqua ma attende lei, la donna dei 5 mariti.
Cammina sola la donna, la gente quando parla di lei lo fa mormorando, nessuno le rivolge mai una parola gentile, il suo passato non è dei migliori ma nel caldo torrido di un Mezzogiorno dei soliti improvvisamente una voce diversa che si rivolge a lei con strana delicatezza: Dammi da bere. Di solito gli uomini abbordano le donne anche così, un bicchiere di qualcosa di forte al bar e forse lei è pure abituata a certe richieste, forse finora ogni suo passaggio al Pozzo di Sicar è stata occasione per essere bevanda dissetante per troppi.
Ma questa volta, no, questo uomo è diverso, questo uomo è un Giudeo, acerrimo nemico dei samaritani, come mai si permette tanto? Perché osa tanto? invita anche il marito, quello che dovrebbe essere il marito perché lei corregge il tiro e dice: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gesù non la vuole giudicare, non la vuole neanche umiliare e non si capisce bene se qui Gesù giochi da ironico o benevolo giudice misericordioso sta di fatto che ne approfitta per fare una delle sue più belle catechesi sull’acqua e sulla vita eterna. Vita eterna…poteva essere un argomento interessante per questa donnina? Non serviva più una pubblicità alla Just o alle creme antirughe, elisir per l’eterna giovinezza e prodotti che non fanno invecchiare mai? Gesù offre un di più a quello che per noi è il già abbastanza, offre un ‘dipiù’ di bel­lezza, di bontà e di verità: «un’ac­qua che diventa sorgente che zampilla» .
La buona notizia passa da qui, da questo Pozzo di Sicar dove c’era la sete e dove c’è un Gesù che ti cambia la vita con uno sguardo che non giudica e una parola gentile, che ama con la tenerezza. Gesù continua a parlare con il linguaggio dell’evangelista Giovanni fatto di domande su altre domande, discorsi ambigui e frasi a doppio senso che solo qualche afferrato teologo può comprendere ma che una donnina del tempo capisce poco, lui parla di metafore dal sapore di Cielo e ogni tanto fa scivolare qualche indizio per farsi riconoscere: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice ‘dammi da bere’» .
Lei era famosa perché nel paesello era esperta di uomini, li riconosceva a distanza, li conosceva tutti, taluni anche per nome, ma ne mancava UNO all’appello: quell’uomo che l’ha fatta ricredere sull’amore vero. «Credimi, donna, sono io che ti parlo». È Lui che riempie la gola e la vita di senso e la vita cambia davvero. La samaritana lascia la brocca al Pozzo e corre come corrono tutti quelli che nel Vangelo hanno scoperto la verità della vita, corre in città e testimonia la Bellezza di un Dio che l’ha resa speciale e che per tutti ha questo tocco che cambia. Chiamata per tutti ad essere apostoli, non a bere per placare la sete ma aiutare altri a trovare la vera sorgente, apostoli che illuminati illuminano, apostoli che ricevono e danno senza tenere nulla per sé, apostoli che, come un Pozzo, sanno regalare speranza, ascolto, amore, tenerezza, parole belle, sanno vivere le relazioni a partire da un Dio che cambia la storia amando e servendo.
Quaresima è questo Dio che conosce e sa che in ognuno c’è una sorgente di bene che è Gesù e, se lo ascolti nascono fontane per tutti. Ciao belli e buona domenica.

#LABUONANOTIZIA
12 marzo 2017

+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. Alzando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.


Buongiorno sono il sole eccoci alla seconda domenica di quaresima.
Il Signore ci vuole talmente bene che nel nostro cammino di digiuno, preghiera ed elemosina ci regala un momento di bellezza stratosferica, una chiamata ad uscire dal deserto e salire sul monte con Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni.
Cosa è successo quel giorno? Pietro, come al solito, prende la parola e sbaglia, osa sempre troppo e affonda il piede in qualcosa che vorrebbe trattenere mentre Gesù invita sempre a un oltre, usa un ‘wow’ del cuore perché davvero sta vivendo un momento alla grande ma Gesù lo frena. Deve ricominciare ogni giorno a scalare montagne di cose misteriose, cose del cielo che non si capiscono all’istante.
Ma oggi anche per noi su quel Monte c’è una chiamata a trasformarsi, la nostra esistenza può essere trasfigurata, come?
Il Tabor è un pezzetto di Paradiso, un assaggio, come in quelle giornate in cui prendi un momento per te e te ne vai a sciare, momenti bellissimi che vorresti non finissero mai, attimi che vorresti fermare come uno scatto fotografico che immortala il bello per sempre, sono quegli spazi di tempo dove anche tu usi il superwow del cuore modello trasfigurazione: “Signore, è bello per noi essere qui!” con quella segreta speranza di non morire mai.
Ci sono nella vita queste scene da contemplare come i bambini che fanno “oh” perchè siamo stati creati per incantarci, per essere felici, soprattutto quando vediamo solo cose che non vanno, lavori che falliscono, amori che finiscono, amicizie che deludono, situazioni che fanno tremare di paura, siamo stati creati per amare anche dove non vediamo un guadagno, siamo stati creati per amare in perdita, perchè a stare a trastullarci sul bello che garba non serve, sono attimi che finiscono, sono solo assaggini di un buffet che poi ti lascia a pancia vuota, noi siamo stati creati per una bellezza per sempre che gusteremo quando a Dio piacerà. Amici belli dal Tabor, dal pezzetto di paradiso, bisogna scendere, è l’amore che ce lo chiede.
Cosa è successo quel giorno o cosa è successo oggi? Gesù ci ha portato in alto, ci ha portato fuori dai nostri problemi terreni per mostrarci come è Lui realmente, per toccarci e svegliarci, per allontanarci dalle nostre ansie e paure e darci forza, per indicarci la meta senza costruire capannucce inutili in uno spazio che ancora nostro non è, nostro è il quotidiano delle cose da vivere, la famiglia, il lavoro, gli amici e la comunità dove vivi. Non solo Pietro, Giacomo e Giovanni ci hanno creduto e accettano di scendere, ma anche Abramo al quale Dio ha detto: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò”. Abramo ci crede e parte. Io ci credo? non lo so ma ci provo perchè la Buona Notizia mi spinge a camminare, a mettere i piedi nei suoi fino al Monte della Resurrezione con la certezza della sua Parola e Lui come unico appoggio, Lui che mantiene puntuale la Parola quando per noi non c’è più nulla da aspettarsi dicendo: hai due possibilità, o stringi la mia mano o stringi la mia mano. Sul monte si sale per fede e se accetti questa proposta scopri un Dio fantastico, un Dio che non ti fa stare seduto mai, un Dio che libera, che ti fa creativo, che ti fa vedere oltre i tuoi orizzonti, un Dio che appena lo vedi va oltre. “Signore, è bello per noi essere qui!” ma Lui ti chiama ad un’altra partenza…alziamoci e andiamo con Gesù sul monte, il suo scopo è liberare tutta la bellezza di Dio che è sepolta in te.
Ciao belli e buona seconda domenica di quaresima

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I DOMENICA DI QUARESIMA 
5 marzo 2017

q1

+ Dal Vangelo secondo Matteo(Mt 4,1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».
Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


Buongiorno sono il sole, prima domenica di quaresima in un calda e torrida giornata nel deserto dove Gesù è stato condotto dallo Spirito; Gesù si trova qui, solo, dopo 40 giorni e 40 notti, in cui ha fatto digiuno, ha un atuxtu col Diavolo che ha dell’incredibile: un diavolo di quelli rompiscatole che se li trovi in giro e sei un po’ debole diventi pane per i suoi denti, un diavolo ganzetto che però ha fatto male i suoi calcoli e ha scelto il tipo sbagliato per farlo cadere, non ha capito che se Gesù decide di “mettersi al suo livello” e perder tempo con lui non è perché cede alle tentazioni ma è per insegnare qualcosa a noi. Dio potrebbe risolvere la situazione antipatica in due balletti e quattro miracoli, invece affronta la fatica del caldo, della fame, del rompiscatole che gli sta alle costole con tre tentazioni mica male, per regalarci una lezione di vita da incorniciare. Inizia così la Buona Notizia di questa prima domenica di quaresima, Gesù viene condotto dallo Spirito, non in un bagno di folla come è più probabile trovarlo solitamente, ma nel deserto per essere tentato dal diavolo, non un giorno di digiuno e astinenza come noi bravi cristiani da fioretti e propositi tranquilli, ma 40giorni e 40notti di digiuno assoluto e alla fine anche Gesù ha fame. È a questo punto che entra in scena l’avversario, quando Gesù è provato, arriva giocandosi subito i tre Jolly per essere sicuro di vincere in partenza. Tre carte e tre modi di vivere il nostro rapporto con le cose, con Dio e con gli altri. Lui osa il tutto per tutto e se gli va bene fa il botto. Cala la prima: Gesù vedi se riesci a trasformare ‘ste pietre in pane. Qui abbiamo un Dio che gioca al rialzo: eh no! Il pane è buono ma più buona è la Parola. Ecco Gesù che ha fame…fame della Parola di Dio, del gusto di Dio. Cala la seconda: Gesù vieni quassù, qui vicino al tuo bel Cielo e buttati giù vediamo un po’ se gli angioletti vengono a prenderti. Lo dici a tutti no? Gettati con fiducia… Gesù cala la sua: eh no! Io ho fiducia in Dio che è mio Padre, ma come vuole lui non come voglio io, ho fiducia in lui che non mi dà quello che io penso mi serva ma quello di cui ho bisogno e non c’è bisogno di prove per crederci. Ecco Gesù che ha fame…Fame del Padre, della fiducia del Padre. Cala la terza: Gesù se tu stai con me in cambio ti darò tutto il potere che vuoi, a questa proposta non puoi dirmi di no, col potere puoi fare tutto, volere è potere, l’amore non serve. Gesù non ne può più, è ora di dire basta. Vattene, Satana!
Gesù ha fame, non fame di potere, ha fame di amore perché è l’amore che scaccia il timore, è l’amore scaccia il diavolo, è l’amore che permette agli angeli di avvicinarsi e servire.
Ecco la Buona notizia di questa prima domenica di quaresima: avvicinarsi e servire, due verbi da mettere nel vocabolario del cuore, avvicinarsi e servire, mettersi accanto alle persone e avere cura di loro, entrare nella solitudine della gente e fare compagnia. Il peccato ci rende soli, l’amore ci rende angeli che si fanno vicini e servono.
Ciao belli