Archivio per settembre, 2017

#LABUONANOTIZIA
XXV domenica T.O. Anno A
+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Buongiorno sono il sole, è tempo di vendemmia anche a casa del Dio vignaiolo. Come mi piace il Vangelo che usa tempo e spazi nostri per parlarci del suo sogno di bellezza, Misericordia e bontà. Oggi leggo questo Vangelo affacciata alla finestra e vedo una vigna immensa, nei vangeli spesso se ne parla perché al contadino piace lavorare la vigna, prendersene cura, e se il contadino in questione è Dio, ancora di più. La vigna di Dio è il mondo dove ci sono anche io e lui ci mette tutta la passione possibile per farmi diventare più bella. Esce all’alba, a metà mattina, a mezzogiorno, nel primo pomeriggio e al tramonto per cercare operai del bello e del buono e del vero per la sua vigna. Esce e cerca e alla fine, come tutti, paga: li mette tutti in fila e, partendo dagli ultimi assunti, come il Vangelo chiede, inizia a ricompensare del lavoro svolto come pattuito da contratto e naturalmente i primi borbottano perché il padrone paga tutti allo stesso modo, 50 aveva pattuito e 50 dà. Forse è esperto in agricoltura ma ministro dell’economia e della finanza non lo faremo mai, di contabilità non se ne intende ma, se vogliamo fare un passo in più verso il Regno, la svolta si gioca qui: un Dio contabile e ragioniere non convince ne converte, un Dio buono sì, anche se tutta questa bontà di Dio a qualcuno fa male. È bello questo Dio che è buono senza un perché, che preferisce la misericordia al merito, che non segue i sentieri della giustizia umana con i suoi cartelli che mostrano l’itinerario da percorrere per salire in vetta stile CAI, ma che preferisce perdersi su stradine dove si trova un di più di vita e un di più di amore, strade che portano dritte dritte al Regno dei cieli. 
Questo Dio premia tutti allo stesso modo non perché ce lo meritiamo ma perché ne abbiamo bisogno. I primi protestano e piangono come Calimero che cammina al ritmo del “non è giusto”. Sono tristi perché fanno fatica a capire e comprendere che la bontà non sta sullo stesso piano della loro giustizia, la supera.
L’amore non è giusto, è di più! Il Dio contadino ti dice che, se vuoi essere felice, devi avere uno sguardo diverso con chi ti cammina accanto, con chi arriva ultimo e si becca il posto migliore, che devi avere meno preoccupazioni su quello che Lui ti dà visto che potrebbe anche non dartelo, che non devi misurarti sui tuoi meriti, sui tuoi sacrifici, sulle tue preghiere, sui tuoi sforzi, sulla tua fedeltà, ma che devi mettere da parte i “tuoi” per accorgerti che lui è buono e fedele, per capire che nella sua generosità ti dà molto più di quello che chiedi. Smettiamola di piangerci addosso, non sia mai che arrivi a chiederci: sei forse geloso perché io sono buono? Ma incontri la gioia del nostro stupore: Dio, che bello! Sei troppo buono!! Ciao belli
#LABUONANOTIZIA
Domenica 17 Settembre 2017
XXIV T.O.
S. Roberto Bellarmino (mf)
Impressione delle Stimmate di San Francesco di Assisi

+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 21-35)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Buongiorno sono il sole, oggi la buona notizia parte dal perdono, non da un punto di vista quantitativo ma qualitativo, non si preoccupa il Signore di dirci quante volte perdonare, dato che riuscire a perdonare anche una volta sola basterebbe, se fatto col cuore e veramente convinti, piuttosto di assumere uno stile di vita sul ritmo del battito del cuore di Dio. Alla domanda dei discepoli lui risponde con un settantavoltesette che praticamente è SEMPRE. Se non sappiamo quante volte perdonare perdoniamo senza misura, come il suo amore che è smisurato.
Perché perdonare l’altro che mi ha fatto del male? perché così fa Dio amici belli. Il cuore di Dio non ha memoria, Dio si dimentica. Come disse papa Francesco in quel meraviglioso Angelus sul perdono: “Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti”. La buona notizia è questa possibilità di imparare a perdonare come fa Dio e vivere le relazioni basandole sulla misericordia.
Per spiegarcelo meglio Gesù ci racconta una parabola: c’era un poveretto che doveva un debito mega sul suo padrone, non sapeva fare altro che implorare il re di cancellare il debito buttandosi in ginocchio. La cosa bella è che il re aveva tutto il diritto di avere quei soldi, anche a rate senza interessi, eppure mette da parte il diritto per condonare, dove con-dono fa rima con per-dono. Il re non solo ha cancellato il debito ma ha insegnato la compassione, sente suo il dolore del servo, il dolore dell’uomo conta di più della giustizia, fa cambiare i programmi anche quando tutto è organizzato a pennello, ti fa uscire dagli schemi e ti regala relazioni inaspettate. Eppure, come sempre, il vangelo qualche difficoltà ce la rende, così accade che il poveretto di cui sopra ricevuto il perdono, «appena uscito», non l’indomani, non un mese dopo, appena uscito, subito, all’istante, immediatamente dopo, trova uno che gli doveva pochi soldi, cento denari dice il vangelo, sarà stato 100 euro al massimo. Che fa? Lui con la gioia ancora integrale nel cuore per aver ricevuto un condono pazzesco, appena restituito alla libertà, cosa fa dopo aver fatto l’esperienza di come sia grande un cuore di re? “Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Stessa scena di cui sopra, stessa mossa da parte del debitore che si butta in ginocchio implorando pietà a lui perdonato di miliardi! Il risultato però è diverso…per l’uomo quel che è giusto è giusto, ma a volte la giustizia non serve per fare un uomo nuovo, noi si vive per convenienza ma Dio pensa per eccedenza, alla nostra giustizia risponde con la compassione, la pietà e la misericordia, in una parola: col perdono.
Perché devo perdonare? Perché imparo a fare ciò che Dio fa. Perché imparo ad avere il cuore di Dio, perché imparo ad essere eccedente di amore nelle mie relazioni marcate a convenienza e bisogno di gratitudine.
Perché devo perdonare e perdonare sempre? Per imparare a lasciare andare, liberare…Quando il sacerdote nella confessione mi assolve, mi dà la libertà…anche di sbagliare ancora. Così fa Dio.
La buona notizia è questo perdono che alla fine scombina i miei piani e le mie cose logiche; perché è logico secondo voi piantare un muso a chi ci fa del male? È logico meditare una vendetta perché l’altro ci stia male? È logico rivendicare diritti e rivangare sempre il passato marchiando a fuoco ogni sbaglio? O è meglio essere illogici e pensare ad avere il cuore di Dio che mai si stanca di perdonarci? il Padre amoroso che sempre perdona ci insegna ad amare e ad agire come fa lui, un amore esagerato che ama tutti per sempre!
Buona domenica e ciao belli