Archivio per ottobre, 2017

#LABUONANOTIZIA
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

+ Dal Vangelo secondo Matteo 22,34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Buongiorno sono il sole, siamo reduci di una domenica in cui Gesù ha messo a tacere i capetti facendoci capire di chi siamo. Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio: noi siamo dono di Dio da restituire a Dio nell’amore, eppure un dottore della Legge recalcitrante, giusto per calcare un inciso ci riprova: “Maestro, qual è il più grande di tutti i comandamenti?” 
E’ una domanda tipo interrogazione che se rispondi esatto passi l’esame oppure è una domanda per un di più di fede? Sarà quel che sarà ma Gesù, che non vuole essere imperativo, qui non usa mezze misure: “Amerai“. Non c’è altro da dire, andrai, stop! Non dice: senti affetto per gli altri, usa un po’ di carità con il povero, sii attento a chi ti sta accanto, seduci con garbo, fai il gentile, vivi volendo bene. No! Amerai, voce del verbo amare al futuro, per tutta la vita che hai davanti, lo stesso amare che usa Dio tutti i giorni, amare come dare la vita, amare come consumarsi per l’altro, amare come perdersi per ritrovare veramente chi sei, amare come morire sfinito con quello sguardo che dice: ho dato tutto. E se ancora non abbiamo capito lui continua: oltre che amare il Signore con tutto quello che sei, mente, anima e corpo, tutto per il Tutto, ce n’è ancora: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Come te stesso? ma se te non ti ami, se te ti disprezzi, se te non ti piaci mai reputando gli altri sempre un gradino più su di te? come te stesso, te che sei creato da un Dio che vede tutto bello, buono e vero e in questa bellezza ha creato anche te. Amerai Dio e il prossimo, perchè questi due amori volano sempre in coppia. Amerai Dio se amerai te stesso e amerai il prossimo come te stesso, un circolo virtuoso che ti fa credere di più nella tua possibilità di bene, con la tua ciccia che esce dai pantaloni stretti, le tue gambe storte, quel brufolo che proprio oggi non doveva uscire, quei tre capelli bianchi che spuntano dicendoti la vecchiezza che avanza, amerai perchè sei amato da Dio così come sei, amato per amare è la più bella notizia mai ricevuta e ora va ridonata.
C’è altro che l’amore? c’è altro che amare e essere amati? c’è un come, tra amare ed essere amati c’è solo un come, ed è il riflettere Dio qui su questa terra!…a volte basta anche solo un sorriso è avere occhi per dire grazie a un Dio che sa fare cose meravigliose anche con noi che ci stimiamo zero. Ciao belli

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XXIX DOMENICA T.O. Anno A

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 22,15-21
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Buongiorno sono il sole. Ci siamo lasciati domenica scorsa con Gesù che ci invitava gratis al suo pranzo di nozze e oggi si ripresenta per acconsentire a rispondere senza sbuffare alle domande astute del nemico. Quel nemico che ci gira sempre intorno per farci cadere nel suo tranello e allontanarci dal volto di Dio che è l’unico specchio in cui rifletterci, guardarci e vederci bellissimi. Allora come risponde Gesù? Cambiando prospettiva e verbo, dal pagare passa a restituire. Noi non dobbiamo nulla al Padre se non la nostra vita splendida di figli amati. Se ci accorgiamo della bellezza che ci abita e rispondessimo alla nostra vocazione raccogliendo i pezzi di bene seminati nella nostra esistenza, restituendoli al Signore con riconoscenza, come il sacerdote alla messa quando alza la patena con il pane e il calice con il vino come offerta, i nostri occhi vedrebbero con stupore una trasfigurazione: come il pane e il vino diventano corpo e sangue di Gesù così la nostra vita sarebbe il segno visibile dell’amore che ci abita. Gesù oggi non sfugge allo Stato ma ne approfitta per un po’ di catechismo: è giusto pagare le tasse in cambio di un servizio che ci viene garantito, anche se, ai giorni nostri, si fa fatica a comprendere tra manovre, tasse ed evasioni fiscali. Ma oggi Gesù ci propone un oltre, un passo in più nella verità: restituire perché sono in debito verso i genitori, gli amici, la scuola, il dottore, il mio padre spirituale e tutti quelli da cui ho appreso verso l’arte di amare e credere, da chi mi dà affetto, da tutti coloro che hanno scritto qualcosa di bello che ha nutrito il mio cuore o mi hanno detto e dato per cui mi sento migliore, restituire chi ha dato la vita nel martirio o in guerra per salvare il proprio paese. Tanto ho ricevuto, tanto ricevo e tanto posso restituire. Soprattutto da Dio. Io ricevo in continuazione benefici e doni gratis e perché non dovrei restituire? Da Lui viene il respiro, la gioia, la simpatia, il bisogno di tenerezza, di essere amata, i talenti che scopro nel cammino, la nostalgia dell’eterno. Non devo pretendere ma rinnovare la gratitudine.
Teniamo tra le mani e guardiamo a quella moneta. Cesare non è Dio. Questo ci aiuti a distinguere Cesare da Dio che ha creato l’uomo e l’ha fatto di poco inferiore a un Dio. A Cesare diamo le cose, a Dio diamo quello che siamo restando liberi e senza prostituirci o mercanteggiare a basso costo perché noi siamo preziosi agli occhi di Dio e non apparteniamo ad altri che a Lui. Gesù questo ricorda allo stato di potere umano: non rubare l’uomo perché “è cosa nostra”. Mia e di mio Padre. L’uomo è creatura di Dio. Oggi ci sia dato di accorgercene e restituire tutti i pezzi di bene sparsi nel mondo. Ciao belli

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15 ottobre, XXVIII domenica del Tempo Ordinario, anno A


Dal Vangelo secondo Matteo Mt 22,1-14
[In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole (ai capi dei sacerdoti e ai farisei) e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.]
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Buongiorno sono il sole, dopo tre settimane in vigna ora Dio ci prepara una festa, sì, una festa tutta per noi! Perchè la festa? Perchè a Dio piace la gioia dello stare insieme e le migliori le organizza solo lui; Gesù, che è suo Figlio, per mostrarci il paradiso a che cosa lo può paragonare se non a un bel banchetto che il Padre ha preparato per Lui? Immaginate un buffet di quelli in una villa pazzesca, dove arrivi e ti accoglie una sventagliata di tartine, prosciutti, panini, salmone, fritti e spuntini d’ogni tipo e gusto e come aperitivo, champagne per brindare agli sposi. Gesù non vuole dirci di essere festaioli e guaudenti ma essere felici sì, ci dice che il Regno dei cieli è vicino e che è simile a un re che ha fatto un banchetto di nozze per suo figlio, non al banchetto ma al re che ha fatto il banchetto, che organizza un party da urlo ma pare che a nessuno interessi perché hanno tutti un impegno improrogabile e annullano l’invito.
Oggi il padre dello sposo vuole invitare te, che fai? Se decidi di andarci sappi che nel vangelo conta se alla festa ci vai con tutto te stesso non perché non avevi nient’altro da fare, conta se ci sei, sei vivi l’allegria delle danze e bevi il vino nuovo della vita con il tuo abito più bello.
E’ vero, nel mondo c’è chi non ama le feste e non ci va come è scritto: «Quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero», ma non solo, si permettono pure il lusso di puntare il dito su chi e come organizza le feste. Come siamo strani a volte: se la festa è simbolo della gioia e io non faccio altro che lamentarmi dalla mattina alla sera su tutto e su tutti, mi arriva un invito valido per due col mio nome, scritto a mano e con una certa eleganza, segno che, a quella festa, sono voluto proprio io e se, davanti a tutto questo, io rifiuto perché ho migliori alternative per far divertire il mio cuore svendendomi a inutili compromessi, desidero davvero il Regno di Dio? Voglio che questo Regno venga in me dandomi una scossa di luce e di gioia?
In questa XXVIII domenica, lasciamoci provocare da una pagina di vangelo molto attuale: come ci poniamo nei confronti di quelli che nel vangelo vengono descritti “incapaci di far festa”? abbiamo capito cosa intenda Dio per festa? O abbiamo un’idea sbagliata del “far festa” di Dio? Forse crediamo che Dio ci prepari una festa sottotono, noiosa, da perditempo?
Ma il Vangelo ci dà tutte quelle sane istruzioni d’uso per passare da quelli che si scandalizzano di certe location usate per feste dal sapore di Dio a persone che godono delle offerte gratuite che ci fanno appiccicare il cuore al cielo: «La festa è pronta, ma gli invitati non ne erano degni. Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». Niente inviti personali validi per due persone ma tutti sono invitati.
Questo è il Dio che conosciamo noi, che quando l’uomo rifiuta con inutili giustificazioni non sposta l’evento su Facebook per raccogliere più invitati ma allarga i paletti del suo entusiasmo, non si fa prendere dal panico dei piccoli numeri calcolando scrupolosamente i posti a sedere ma esalta le aspettative: dai molti invitati passa a tutti senza curarsi dei giudizi. Esagera, fino quasi a dare fastidio: alle sue feste partecipano tutti, anche le prostitute e i peccatori, tutti anche i cattivi che saranno i primi a vedersi coinvolti nelle sue tenere attenzioni per mostrarsi come è veramente….a volte imbarazzante. L’importante è non presentarsi da straccioni ma andarci col vestito bello e farci un’ unica domanda: capire se sappiamo distinguere tra baldoria e festa perché Gesù per dirci com’è il paradiso non ha altre immagini che la festa. Una possibilità, se la vogliamo, mai un obbligo, la festa è per noi, non guardiamo a chi ha declinato l’invito chiudendosi in false apparenze, ma guardiamo al cuore di chi ci ha invitato magari provando la sensazione di tristezza che ti prende quando ti metti ad organizzare un banchetto di grasse vivande e costosissimi vini e nessuno accetta di venire alla nostra mensa. Amici belli, non guardiamo alla sala vuota perché oggi è un dono e Dio vuole noi, ha desiderio di noi, del nostro cuore, della nostra sete di Verità. Sta lì, accovacciato alla porta del nostro cuore: quel banchetto è per noi e se ci fidiamo è davvero la festa più bella del mondo, preparata col Cuore da Dio. E’ lì che si impara ad amare. 
Comunque sia, voi sentitevi liberi, alla festa ci va chi vuole andare io da stasera mi prendo una settimana con Lui; tanto silenzio, tanta preghiera e tanto desiderio di diventare più bella e migliore di quello che sento di essere; sarò agli esercizi spirituali fino a sabato, il nostro buongiorno del Sole ce lo daremo domenica prossima. Ciao belli

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Buongiorno sono il sole, eccoci di nuovo in vigna con il nostro Dio contadino che sa dedicare alla sua vigna tutto il tempo e il cuore che ha. Se è vero che quella vigna sono io è bello sapere che Dio dedica tutto se stesso con tanta passione che, anche se i frutti non maturano, non demorde che, se arriva la tempesta o non piove mai, Lui instancabilmente controlla, cammina avanti e indietro tra i filari, accarezza le foglie e tocca delicatamente gli acini, con tutta quella sana preoccupazione di chi vuole il vino buono anche quest’anno, con quella meraviglia e stupore di chi dice gioioso: non me lo sarei mai aspettato! Un Dio contadino che, anche se il mio io rifiuta la cura perché pensa di saper badare bene a se stesso, sa rispondere con infinita pazienza ricominciando sempre da capo.
Cosa vuole da me Dio? vuole il frutto della vigna, vuole che la vite porti frutto, tutta la vigna e non solo il mio bel tralcetto. Se io mi preoccupassi di coltivare la mia terra, curando che le barbatelle siano il segno di un bel raccolto avrò sì un buon vino ma sarà solo per me, me e la mia famiglia, gioiremmo in pochi va’! ma se invece io potessi, come Dio, avere uno sguardo su tutta la vigna che è il mondo, che bello sarebbe gustare e contemplare un’abbondanza senza fine.
Ma la storia che Gesù ci racconta oggi purtroppo non si rivela in tutta la sua tenerezza dove lo sguardo riposa sul bello, no! qui si arriva ad ammazzare pur di far vincere il proprio tornaconto personale. Dove Dio sogna la solidarietà, la generosità, la vicinanza complice di un collega che ti dà una mano affinchè il tuo raccolto quest’anno possa essere migliore, dove al posto della concorrenza vige la legge della complice amicizia, il mondo alza la mano contro il fratello, vive di duri compromessi, fa il male per avere i propri vantaggi, si ostina su vie non buone e arriva anche alla perfida stoccata finale, dove la forza bruta ti trasforma in animale: «Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!». Qui vince chi è più violento. E allora Dio cosa vuole da me? torno a chiedermi: cosa farà Dio a queste persone? Beh! dove il mondo direbbe vendetta Gesù oppone un altro sogno:
“La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”.
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.
Il nostro Dio contadino sa che i suoi figli amati porteranno frutti buoni, grappoli illuminati di sole e splendidi di luce. Gesù è venuto a portarci il sogno di Dio: non il possesso, la violenza e il potere, ma frutti di generosità, pace, giustizia e onestà. Bontà, bellezza e provvidenza è il sogno che Gesù viene a portarci, è Dio in mezzo a noi.
Un Dio che ricomincia sempre da capo, un Dio contadino che non demorde mai ma che ha solo deciso di cambiare gestione e di iniziare una nuova stagione. Buona vendemmia a tutti e che sia vino buono oltre che nuovo!
ciao belli

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

Buongiorno sono il sole, in questa XXVI domenica Gesù ci racconta una storia che inizia così: “Un uomo aveva due figli…”; adesso facciamo questa cosa di immedesimarci in uno dei due, leggiamo la storia e capiamo chi. Questo vangelo mi fa venire in mente la bellissima massima di San Paolo ai Romani: faccio il male che non voglio e non compio il bene che voglio.
Guardiamoli questi due figli di papà: uno dice «no» e lo classifichiamo come ‘ribelle’, il secondo con il suo «sì» lo chiamiamo ‘devoto’. Anche se il nostro cuore è spaccato in due con Gesù non si finge perché ci ha creati suo Padre e sa di che pasta siamo fatti.
Cosa hanno in comune il ribelle e il devoto? Che nessuno dei due si sente figlio, per loro il padre è un estraneo che dà semplicemente ordini da eseguire, per loro la vigna non è “cosa nostra”, è un lavoro come un altro da fare e basta.
Cosa cambia la storia di questa vignetta? Il pentimento. Il ribelle si pente, capisce di avere sbagliato strada e torna indietro sui suoi passi, cambia modo di vedere le cose e le persone, il suo datore di lavoro diventa il padre e lui si sente figlio, quell’uomo non è più il padrone della vigna ma il punto cardinale della famiglia e tutto quello che è suo è mio, la vigna è anche mia e dalla vendemmia ci sarà il vino nuovo, il vino della festa.
Domandina di Gesù: Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? Il ribelle.
Sì perché Dio non vuole persone che obbediscono col capo chino e senza sorriso, ma vuole figli che partecipino alla sua festa collaborando con gioia. Ma una domanda sorge spontanea: il figlio devoto che fine ha fatto? Mi viene in mente la parabola del figlio prodigo perché troppe sono le analogie con questa: Il figlio devoto disse sì ma poi non ci andò. Come il figlio maggiore ha sempre sacrificato la propria vita per il padre, per paura, per comodità, per restare nella certezza, alla fine crolla. Il figlio ribelle che parte per poi tornare indietro esplode di vita, la sua vita la vuole vivere davvero, ma poi capisce che c’è un padre che lo cerca e quest’esperienza dura, lo ha reso uomo, è morto ragazzo ed è rinato uomo ed ora torna in vigna, torna alla famiglia, torna tralcio della vite, nella vite vera.
Questa è la nostra vigna amici belli, possiamo scegliere la sterilità di una stagione senza acqua e senza vita, acini belli ma piccoli e quindi con poco vino anche se buono, oppure la gioia di aver trasformato la terra arida in vigna coi grappoli che brillano al sole dove tutta la famiglia scende in campo a vendemmiare, cantando di gioia la bellezza dello stare insieme e brindare col vino nuovo, riportando sorrisi e gesti di tenerezza nel normale tran tran di ogni giorno dove anche a tavola si vive con stile cortese usando parole come permesso, scusa e grazie, invece di urla e grida per imporre il proprio pensiero; vino nuovo, gesti gentili, sguardi sereni e abbracci.
Ma la bella notizia non è solo aver ritrovato il ribelle ma la consolante speranza che Gesù ci regala: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
E’ buona notizia perché è tutta per noi, ribelli o devoti che siamo, perché in Dio non c’è condanna ma la promessa di vita nuova, è buona notizia perché Dio ha fiducia di me, in te e in tutti, prostitute comprese, persone che si vendono per niente, corrotti e peccatori, perché Dio gli errori non li conta, non guarda il ritardo nella risposta, ma ci corre incontro se vede l’accenno minimo del tornare a casa. 
Come domenica scorsa lo sfondo è la vigna e c’è un Dio agricoltore a raccontarci la vita, a chiamare tutti a lavorare, tutti, compresi i figli, le prostitute e i peccatori per farci capire che a Lui non interessa altro che il cuore, il mio cuore diviso. Come ci vo a messa oggi? Tutto vestito a puntino, bello bello nel mio completo nuovo, facendo di tutto per apparire e fare il piacione? No, non facciamo fatiche inutili a Dio interessa il cuore, come insegna bene Santa Teresina che festeggiamo oggi, a Dio piace il vestito ordinario, quella faccia che metto tutti i giorni, con i miei amici, i miei cari, i miei colleghi, a Dio piaccio così come sono non la maschera che metto per garbare a tutti, a Dio piace il mio vestito rotto come quello delle prostitute che vengono in chiesa mezze gnude ma sono sincere.
A Dio interessa il mio cuore, a Dio interessa se amo! Allora sarà buona vendemmia!!!
Buona domenica e ciao belli