Archivio per dicembre, 2017

#LABUONANOTIZIA
Domenica 31 Dicembre 2017    
SANTA FAMIGLIA (s)
Liturgia: Gen 15,1-6; 21,1-3 Sal 104; Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40

+ Dal Vangelo secondo Luca 2,22-40
[Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore] – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. [Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.]

Buongiorno sono il sole la bella notizia di oggi, nella festa della Sacra Famiglia, è che il Vangelo è lo stesso di questi ultimi due giorni quando abbiamo parlato di Simeone, vecchio anziano, che ha atteso da una vita il Dio Bambino e la profetessa Anna, anche lei anziana donna che, fedelissima al tempio, danza di gioia il compimento di un’ attesa. Qualcosa nel cuore c’è ancora e sono felice di poterlo spezzare con voi.
Maria e Giuseppe portano il bambino a Gerusalemme, per offrirlo al Signore. Hanno ricevuto un dono e subito lo offrono a Colui che l’ha offerto loro perché il Sogno di Dio si realizzi in pienezza. 
Questa è la Festa della Sacra Famiglia dove i figli non sono nostri ma appartengono alla loro vocazione. Devono realizzare non i nostri desideri, ma il desiderio di Dio. Questa è la santità che ci insegna oggi la buona notizia, la santità della famiglia, quando nella mia casa mi sento amato e sono capace di amare, sapendo di esistere in un amore più grande della mia casa, il cuore di Dio. 
Maria e Giuseppe offrono il loro Figlio, il Dio Bambino, passa dalle braccia della Madre a quelle di Simeone, ed è fiducia.
Buona notizia è prendere fra le braccia con fiducia Dio che si incarna nello sguardo di ognuno dei miei cari.
Buona notizia è Dio che è nelle mie braccia, la Madre offre il Figlio alle mie braccia come ha fatto con Simeone, perché io lo abbracci, lo accarezzi, lo ascolti, come se fosse un mio familiare e possa cantare come Simeone: «i miei occhi hanno visto la tua salvezza». 
La buona notizia nella festa della Sacra Famiglia è dire ad ognuno dei miei affetti di casa: i miei occhi in te hanno visto la salvezza. 
Simeone parla ai genitori di rovina e resurrezione, sì, Gesù è per noi rovina e resurrezione per non farci cadere nell’apatia è nell’indifferenza; lasciamo che rovini le nostre illudenti balle che ci facciamo per apparire perfetti facendolo credere anche a noi stessi. Abbracciamo questo Figlio offerto a noi per renderci più veri e meno mediocri.
Il Dio Bambino è già resurrezione quando calpestiamo al buio una vita senza senso, quando tocchiamo il vuoto, quando il fallimento ci blocca, lui è resurrezione e ci chiede di farsi abbracciare e toccare, si fa prendere in braccio anche se la fede non ci rende esenti dal dolore ma non ci fa neppure affondare.
Dio oggi, in questa festa familiare, si fa abbracciare; non mettiamo impedimento a questo tocco di tenerezza che scalda il cuore e ci rende offerta amorosa a Colui che ha offerto al mondo suo figlio. Ciao belli

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Natale del Signore

Particolare del presepe della cattedrale di montepulciano

+ Dal Vangelo secondo Luca 2,15-20
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Buongiorno sono il sole, dopo una lunga notte passata a contemplare la Bellezza di un Dio che si fa Bambino per farsi toccare e avvicinare da tutti, oggi mi metto in mezzo ai pastori per una sosta rigenerante. Sì, mi piace stare ferma qui, in un campo di pastori, gli ultimi della terra, quelli che nessuno avvicina perchè puzzano di pecore, capre e formaggio, gli ultimi della terra che sono stati i primi a vedere Gesù su quella paglia mentre babbo e mamma contemplavano silenziosamente il più Bello tra i Figli dell’Uomo e un asino e un bue soffiavano calore dai loro nasi in un freddo gelido di una notte di dicembre in Palestina.
Mentre Trump decide le sorti di Gerusalemme, Gesù Bambino decide che Betlemme è la nuova Capitale della storia della salvezza, in un attimo, quando non c’è casa che voglia accogliere Maria gravida e un marito disperato che non trova un albergo per far riposare la moglie in procinto di far nascere suo Figlio, Gesù Bambino fa di Betlemme la nuova Capitale del mondo. Tutti da quel giorno guardano Betlemme come il centro della vita nuova; lì, in un’umile grotta di pastori, Maria dà alla luce suo Figlio, che poi è Figlio di Dio, Maria dà alla luce la Luce, lo avvolge tra le fasce come facevano le mamme di una volta e lo mette nella sua nuova culla fatta di paglia, fieno e tanto amore, sguardi amorosi e tanto silenzio.
I primi a vedere Gesù Bambino sono gli ultimi della terra, i pastori, che piano piano si avvicinano a quella reggia fatta secondo la logica di Dio: non un Castello, per il Re dei re, non un letto a baldacchino, non lenzuola di raso con ricamate le iniziali a fili d’oro, non servitori e balie che aiutano la mamma a partorire con acqua calda e i migliori comfort del mondo, ma una scena dove tutti possiamo sentirci a nostro agio se lo vogliamo. Dio sceglie di venire non dall’alto ma dal basso perché tutti possano sentire questo abbraccio che scalda, questo sorriso che intenerisce e questa giovane mamma inesperta che ha tanto da imparare ancora ma che nella sua umiltà tanto insegna.
Dio ha scelto una mangiatoia per culla, una stalla per casa e una ragazza per Madre non bisogna avere una grande fede per crederci? Ma Dio sceglie lei perchè è infinitamente generosa, perchè sa che lei si prenderà cura di quel Bambino da oggi fino alla Croce, senza abbandonarlo un secondo e lei lo fa, semplicemente perchè da quel giorno in cui ha detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, sia fatto di me quello che hai detto”, ha scelto di mantenere un impegno. 
Sono qui, in questo campo di pastori, gustandomi lo sguardo di questi poveri uomini che, come me, si stupiscono perdendosi nei gesti semplici di una mamma che nutre suo figlio di latte, carezze e coccole. Una mamma che si prende cura di tutti gli uomini della terra prendendosi cura anche dei loro sogni e portandoli a suo Figlio. Mi perdo in questi sguardi, dei pastori e di una mamma che fa vivere con il suo abbraccio. Di un padre che silenziosamente accoglie il suo non figlio come suo. Mi perdo in questi primi visitatori che arrivano a vedere la neomamma senza fiori e cioccolatini, ma con uova, pane e formaggio, vestiti di pelo di pecora e con le mani che ancora sanno del latte che hanno munto da poco. Sono loro i prescelti per la prima visita, i poveri, gli anonimi, quelli che nessuno ricorda, sono loro che l’evangelista mette nel Vangelo, li mette per primi perchè Dio ha deciso che vuole ripartire da loro. Da loro che hanno obbedito, hanno risposto ad un invito e sono andati senza indugio, senza troppi programmi, hanno smesso di fare le loro cosine, hanno interrotto il loro lavoro e sono andati e la gioia ha conquistato il loro cuore, tutti si stupirono dei loro racconti e ancora oggi godiamo della loro gioia e dei loro occhi che hanno visto delle manine tendersi verso di loro e verso di noi; cuore, mani, occhi, calore, abbracci, semplici gesti che hanno cambiato la nostra storia rendendola sacra. Qui nasce Dio, qui comincia una nuova storia: il Creatore che abbraccia la sua creatura, se lo vogliamo è per sempre. Dipende da noi. Buon Natale di Gesù.

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IV DOMENICA DI AVVENTO-ANNO B

Buongiorno sono il sole, IV domenica di Avvento Anno B che “ruba” il posto all’ultimo giorno delle Ferie Maggiori di Avvento. Ci teniamo buona l’Antifona “O” ma il Vangelo che la liturgia ci propone oggi è l’Annunciazione a Maria che abbiamo già pregustato in questi giorni con quel NON TEMERE che fa tanto bene ai nostri cuori traballanti.
Oggi è l’ultimo giorno di attesa, come quando si va dal dottore, sali le scale di corsa, tanto ho solo da chiedere due ricette, entri nella sala d’attesa e ti si para davanti un muro di gente che non riesci neppure a contarle e osi un timido: chi è l’ultimo? sapendo che le prossime due ore le passerai lì dentro, sfogliando nervosa tutte le riviste appoggiate sul tavolino. Oggi è l’ultimo giorno di attesa e la nostra fretta, tipica di gente che corre tutto il giorno per fare tutto quello che hai messo in scaletta senza rimandare a domani, superare il guinnes dei primati e migliorare il tuo record personale, deve lasciare posto alla calma che ti fa rimanere ferma a contemplare un Bambino, appoggiato sulla paglia, che con il suo essere indifeso dice a tutti che Lui è Dio.
Tutto nasce da un annuncio, l’annuncio di Gabriele, l’Angelo di Dio, che arriva in Palestina per incontrare Notre Dame de Nazareth.
Non era il 24 dicembre ma un giorno dei tanti, in un paesello tra i tanti, una ragazza normale, una povera casa nascosta in qualche vicolo del paese. Ecco Dio non ha scelto una cattedrale, non ha scelto la casa dei ricchi per incarnarsi, non pregiudica il suo annuncio scegliendo belle liturgie, riti studiati a tavolino, con i ministranti che fanno le prove per non sbagliare l’accensione della candela o mettere troppo poco carbone nel turibolo dell’incenso, per andare in fila per due partendo con lo stesso piede per arrivare sincronizzati all’altare neanche fossero soldatini. Dio sceglie una casa per abitare la storia, sceglie anche le chiese ma abita nelle case degli uomini.
L’angelo arriva e parte bene, la prima parola è già bellezza: Chaîre. Una parola dolcissima che vuol dire: gioisci, rallegrati! In questi giorni la buona notizia ha avuto lo spessore della gioia, in quei non temere abbiamo sentito un Dio che ti mette a tuo agio e oggi a Maria dice il perchè di questa gioia: sei piena di grazia, ti ho riempito della mia stessa vita. In quell’Angelo è Dio in persona che parla alla sua creatura rendendola più bella di quello che già è.
E’ gioia e turbamento, in questo tremore l’Angelo sussurra il suo eterno non temere perchè Dio non vuole la potenza, il saper fare tutto, il non sbagliare mai, la paura che non fa prendere decisioni e ti lascia lì, sdraiata, ad attendere cose che non avverranno mai perchè non ti prendi le tue responsabilità. Dio è il non temere umile, un Dio bambino che farà dei poveri i principi del suo re­gno. La IV domenica di Avvento, dopo il vigilare, raddrizzare, preparare è non temere l’amore.
Rallegrati, sei piena di grazia, concepirai e darai alla luce un il Figlio di Dio. Dopo il turbamento anche a Maria succede di uscire con un’espressione tipica delle nostre: posso fare una domanda? come è possibile? 
Sì, le domande si possono fare, perchè non è mancanza di fede ma essere maturi e consapevoli che se anche ci fosse un mistero troppo grande davanti a noi, abbiamo tutta l’intelligenza necessaria per accettare il mistero e rispondere con dignità alla nostra vocazione: eccomi sono la serva del Signore. Solo allora l’Angelo può ripartire, ma l’ultima parola l’ha detta Maria, la password per aprire il Regno e ricevere quel Bambino che stanotte cambierà la storia. 
O Astro che sorgi,
splendore della luce eterna, sole di giustizia:
vieni, illumina
chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte
Buon Natale amici belli

 

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II DOMENICA DI AVVENTO-ANNO B

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,6-8.19-28)
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 
Buongiorno sono il sole, vi ricordate? Domenica scorsa avevamo lasciato Giovanni nel deserto, la Parola di Dio era scesa su di lui e lui aveva chiesto al popolo di preparare la strada al Suo Signore, al Nostro Signore, ha chiesto di raddrizzare i sentieri, ha semplicemente chiesto alle persone lì intorno ad ascoltare, affascinate sia dal tono della voce che da quello che dice, di fare qualcosa per accogliere l’Atteso. Quelle persone sono tutte lì a cercare la felicità, quella musica del cuore di cui vorremmo tutti conoscerne lo spartito, sono tutti lì a domandare e a domandarsi chi è veramente questo uomo ponendogli strani interrogatori. “Tu chi sei?”. E lui dice quello che non è suggerendo dettagli per fare chiarezza: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». La voce. Oggi la voce che peso può avere in una società che fa molto rumore? che peso può avere in un mondo molto social ma di poche relazioni vere? che peso può avere una voce in mezzo a gente che cammina con gli auricolari nelle orecchie, che quando gli parli guarda lo schermo del telefonino, quasi fosse una protesi attaccata da nuovi e geniali chirurghi? una voce, una semplice voce di uomo che si fa largo nelle interferenze e nel fracasso di questo mondo. Una voce. Penso alla voce di una persona, la voce che ti fa riconoscere qualcuno anche da lontano, la voce che è la stessa di Al Pacino, Sylvester Stallone e Robert De Niro solo perchè il doppiatore italiano è uno solo e lo riconosci anche senza vederne il volto. La voce. Quanto è importante la voce, la voce della mamma che non vedi da mesi ma la senti solo al telefono e ne percepisci l’ansia, la tristezza e la preoccupazione solo per come calca certe corde del cuore, la voce di qualcuno che ti chiama e ti volti riconoscendone il timbro prima ancora del volto. La voce. Quanto è importante la voce di una persona nella nostra vita? Quanto ci scalda il cuore la voce di una persona amica? Quanto ci fa ansia la voce di un professore che dice il tuo nome il giorno dell’interrogazione? Eppure per loro che aspettavano il Messia tutto avrebbero pensato fuorchè un uomo vestito di pelo di cammello, che mangia locuste e miele e fa penitenza. Per loro, e credo anche per noi, forse la voce di Giovanni non è abbastanza. Forse aspettavano qualcuno di importante come Elia o un profeta e non una voce sola nel deserto che grida cose senza senso, loro aspettavano uno potente che chiede cose folli, lanci da acrobati, salti nel vuoto, gesti e colpi di scena ad effetti speciali e invece, trovano lui, questo semplice e un po’ rude uomo di poco conto, che con la sua voce chiede semplicemente di rendere diritta la via del Signore. 
La buona notizia oggi passa per una voce, ed è la voce di Giovanni, passa nei suoi occhi che riflettono la speranza di un arrivo, passa per il suo volto raggiante di luce che dice con onestà: «Io non sono il Cristo». Lo dice perchè è sincero oltre che umile e vuole dare ragione alla verità di un Dio che non vuole carrierismi ma uomini che nella verità di se stessi stanno in mezzo alla gente, in ginocchio, a lavare i piedi, dare consolazione e carezze, curare ferite e abbracci di pace. 
La III domenica di Avvento ci parla di una voce che non può tacere proprio perchè è una voce.
Tu chi sei? quante volte ancora ce lo chiediamo con quella curiosità che vorrebbe un Dio a nostra misura. La domanda di questa domenica dev’essere un’altra: io chi sono? Dice Ermes Ronchi: “io sono voce di un Dio innamorato”.
Un Dio che non chiede altro che fare tutto con semplicità e con gioia, perché stare con Gesù è vivere la gioia. Un Dio che si fa bambino per farsi raggiungere da tutti e che chiede di essere misericordiosi facendo cose normali ma con un di più di GIOIA! Oggi è la Domenica in GAUDETE che chiede a tutti di rallegrarsi perchè il Signore è vicino, come dice bene l’antifona di ingresso:
Rallegratevi sempre nel Signore: 
ve lo ripeto, rallegratevi, 
il Signore è vicino. (Fil 4,4.5) 
Ciao belli

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II DOMENICA DI AVVENTO-ANNO B


+ Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,1-8)
Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. 
Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Buongiorno sono il sole, il nostro amico Marco inizia il racconto dicendo che ha una bella notizia da dare. Primo capitolo, primo versetto: Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. E’ la più bella notizia mai sentita finora, qui comincia tutta l’avventura di quel Dio che si fa carne per curare, guarire, purificare, illuminare, prendersi cura, addirittura resuscitare. E noi ci aspetteremmo un inizio alla Giovanni con quel Verbo che si fa carne, o Luca e Matteo che iniziano a parlare della Mamma di Gesù per poi raccontare la nascita nella grotta con angeli e pastori. No, Marco dopo questa partenza trionfale sposta l’attenzione su Giovanni il Battista. La Parola di Dio cade su Giovanni, come già aveva detto Isaia, come l’aveva promesso Isaia, su Giovanni, una voce che grida nel deserto. Giovanni, il figlio di Elisabetta e Zaccaria, figlio di una coppia sterile che diventa feconda quando non si hanno più speranze, arriva quando non ci credi più, come la luce del mattino dopo il buio della notte oscura, porta la voglia di vivere e di crederci ancora, arriva Giovanni vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. Arriva Giovanni e proclama: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ma Giovanni, descritto dettagliatamente in pochi versetti, non è il protagonista della storia più bella del mondo, non è lui quello che stavamo aspettando, lui viene per preparare la strada all’ Atteso, chiede di essere pronti ad accoglierlo preparando noi la strada e raddrizzando quei sentieri che hanno preso una brutta piega, sta a noi scegliere se farlo o meno, dalla nostra risposta dipende la salvezza di Dio! Questa seconda domenica ci chiede di vivere due verbi, due semplici verbi: Preparare e raddrizzare, preparare come un grembo che si prepara ad accogliere il bimbo che deve nascere, preparare come si prepara un pranzo in famiglia, preparare come l’insegnante o lo studente prepara la lezione a scuola, preparare un qualcosa che preparato non è perchè preparare vuol dire impegnarsi, dedicare tempo e cuore alle cose per cui vale la pena. E poi raddrizzare, come rimettere in linea, come rimettere dritto qualcosa che è andato storto, raddrizzare come riposizionare lo sguardo sulla traiettoria del cielo. Preparare e raddrizzare, eccola la nostra storia, le nostre storie, le storie di chi vuole accogliere la Parola di Dio come l’ha accolta Giovanni nel deserto. La Parola di Dio cerca cuori pronti ad accoglierla, gente semplice come noi. La Parola di Dio entra nella storia scegliendo il limite, il bordo, il punto basso, gli ultimi. La Parola di Dio chiede di preparare il campo all’Atteso senza paure, sarà lui a colmare i burroni, ad abbassare monti e colli, a rendere diritto ciò che non siamo riusciti a raddrizzare e a spianare la strada, sarà Lui ma a noi chiede di essere il solco dove il seme cade e marcisce perché ogni uomo possa vedere la Salvezza. Questo è l’Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. A noi si chiede di preparare la strada e raddrizzare i sentieri allora sarà Natale, Natale davvero! Ciao belli

Venerdì 8 Dicembre 2017
IMMACOLATA CONCEZIONE B.V. MARIA (s)
1.a di Avvento

Buongiorno sono il sole. Stella del Mattino, così Gesù chiama la sua mamma quando si alza prima di andare a fare colazione, perché, sì, Gesù ha la mamma più bella del mondo, la Tutta Bella che ha dato al mondo Lui, il più bello tra i figli dell’uomo. Di Lei si può dire: “Madonna, come sei bella!”, ha un volto che, solo a guardarlo rasserena, un volto semplice ma che conquista. Nelle più belle statue che troviamo o nei migliori dipinti non ha una ruga ma, anche senza rughe, Maria porta dentro tutta la fatica di un quotidiano che non è stato per niente facile, però, a differenza nostra, lei si è sempre fidata, fin da quel benedetto sì che ha cambiato la storia dell’umanità, un sì precario perché umano, ma appiccicato ad una grande promessa, grande perché divina. Una donna niente rughe e con le sue piccole grandi paure che sono terminate con l’entrata in scena di quell’Angelo che in ginocchio l’ha convinta ad essere la Madre del Creatore: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.
Donna niente rughe e piena di grazia.
Leggiamo tutta la Bibbia e non troviamo nessuno al quale è mai arrivato questo surplus di saluto celeste, la Nostra Signora di Nazareth ha avuto il cuore un po’ ballerino, dai, un po’ spaesata dev’esserlo stata perché il caro Gabriele ha dovuto rincuorare la povera ragazzina: “non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”.
Da quel momento è lei, Maria di Nazareth, la Donna con un Nome nuovo, l’Immacolata Concezione, che ogni giorno sussurra ad ogni uomo e ad ogni donna della terra, presi dal panico di mille preoccupazioni: Non temere! Lo dice con la sua semplicità di giovane ragazza di Nazareth, lo dice con la certezza nel cuore che a fidarsi e ad affidarsi a Dio ci si guadagna sempre, lo dice perché lei lo sa che, in questo mondo, sta in piedi solo chi si mette in ginocchio a pregare e a servire l’altro, in questo mondo cammina a testa alta chi sa guardare il cielo e rispondere il SI’ ad un volere che sconcerta, che fa traballare il cuore e che ci chiede cose folli, quelle cose folli che piacciono a Dio.
Grazie Madonna, piena di grazia, Grazie Stella del mattino, il tuo SI’ ha dato al mondo il Figlio di Dio, rendici capaci di seguirlo e accompagnaci in questo cammino con la stessa fede che ha mosso i tuoi passi rendendoti Bella, la Tutta Bella!
Ciao belli

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I DOMENICA DI AVVENTO-ANNO B


Dal Vangelo secondo Marco Mc 13,33-37 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.  Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Buongiorno sono il sole. E’ ufficialmente avvento, parola antica che dice attesa, che dice vicinanza, un Dio che si fa vicino a quell’uomo che vuole andare vicino a Dio, avvento, parola antica che dice il farsi vicino di questo Dio che ancora non ci fa perdere la speranza di attenderlo, parola antica che ci dice tutto il cammino di Dio verso l’uomo e dell’uomo verso Dio. Avvento come l’invito ad andare alla grotta, tempio sacro di un Dio che si fa carne. Avvento, parola antica che dice la novità di relazioni belle, incontri autentici, amicizie che fanno luce, che toccano il cuore.
In questa prima domenica c’è un uomo che parte lasciando la casa ai suoi servi con il compito di prendersene cura, parte e sussurra al custode prima di partire una parola che esce dal cuore: veglia!
Avvento è questo vegliare senza sapere l’ora del ritorno di chi ci vuole così bene da affidarci le sue cose, la sua casa. La sua casa è il nostro cuore, Dio abita il nostro cuore rendendolo casa sua e a noi chiede di stare attenti, di stare all’erta “perché non giunga all’improvviso trovandovi addormentati”. Chi non veglia dorme, ha sonno, è preso da quel tedio che ha spento l’entusiasmo, quella noia che non fa più fare sogni grandi e belli, è il sonno di chi non spera più, di chi non sente più il prurito del sacro, il sonno di chi non ha più bisogno di nessuno, neppure di Gesù che dà senso alla vita. E’ il sonno di chi entra nella sua casa sapendo di non essere aspettato da nessuno, è il sonno di chi è solo, che non si relaziona più, di chi non fa incontri nuovi, non legge, non pensa, non cammina, non si lascia neppure più sconvolgere dagli scandali e da tutto ciò che va contro natura.
Questa prima domenica ci chiede di essere come quelle donne dalle lampade accese, quelle spose pronte per lo sposo, ci chiede di essere Chiesa che attende, pronta e bella per lo Sposo che, anche se tarda a venire, arriva certamente.
Amici belli, questa prima domenica di avvento non ci trovi addormentati o fuori casa, fuori strada, fuori traiettoria, perché non ci perdoneremmo mai di aver smarrito la strada che porta alla grotta, non ci perdoneremmo mai di aver perso l’incontro con quel Dio che si fa vicino all’uomo molto di più di come l’uomo si possa far vicino a Dio, non ci perdoneremmo mai di aver fallito il senso e il motivo per cui siamo nati.
Avvento è attesa di un Dio che arriva inaspettatamente, un Dio che ci sorprende, come il Suo Amore che fa cose esagerate e insperate, che arriva quando meno ce lo aspettiamo forse perchè non siamo più capaci di aspettarlo, Lui giunge puntuale siamo noi che siamo in ritardo.
Vegliate come veglia Maria che accoglie il saluto dell’Angelo annunciatore della buona notizia di un Dio Bambino che si fa carne nella storia dell’uomo. Vegliate per scrutare l’orizzonte e scoprire con stupore il bagliore di una stella che indica una grotta, luogo prescelto da Gesù per fare casa e riscommettere sull’uomo per accoglierlo. Vegliate, lui viene nel crepuscolo della sera, nel buio più buio della notte fonda, nella penombra dell’alba quando sveglio è solo il gallo o nella luce piena del mattino, viene in tutti i tempi della nostra vita, viene e chiede l’attenzione di chi è pronto all’incontro, pronto perchè attento, si accorge e attende.
Il Signore viene senza prendere appuntamenti sulle nostre agende già piene zeppe di impegni, viene e apre la porta del possibile donando tutto quello che ha. Se te gli fai spazio lui ti regala tutto, persone, occasioni di vita e gioia. Luce e amore.
Il Signore viene e ci dice Buon avvento! che l’Amore non ci trovi addormentati!
Ciao belli