Archivio per dicembre, 2018

#LABUONANOTIZIA

All-focus
Dal Vangelo secondo Luca2,41-52
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Buongiorno sono il sole. Nel rito romano, oggi, è la festa della Santa Famiglia. Gesù è nato da pochissimi giorni, non sa ancora parlare tantomeno camminare, ancora ha da ricevere i mitici re magi che sono in cammino dietro la Stella e il Vangelo oggi ce lo descrive tredicenne in azione al Tempio di Gerusalemme. I genitori hanno preparato questo pellegrinaggio da tempo e sono partiti senza essere troppo apprensivi, sono due genitori come i nostri, santi e giusti ma che, al momento cruciale, non comprendono il disegno del Padre tanto da entrarne un attimo in collisione, come capita a tutti. Gesù ha 13 anni, è un adolescente che già vuol fare la volontà di Dio, i suoi sogni hanno poca sintonia con quelli di babbo e mamma e così “essi non compresero le sue parole“. E già, anche a casa del giusto Giuseppe e dell’umile Maria c’è aria di crisi, ottimi genitori alle prese con l’incomprensione di un Figlio al quale già stanno strette le porte di casa.
L’Angelo Gabriele l’aveva detto che quel Figliolo non sarebbe stato tanto normale ma, evidentemente quel giorno, nei pressi di Gerusalemme, non se lo sono ricordato, visto l’alto tasso di angoscia, tipico di quei genitori che non riescono ad accettare il nuovo lavoro del primogenito che vedevano ingegnere come tradizione di famiglia vuole, o quelli che la scelta di entrare in convento della figlia, che già avevano previsto sposata con il figlio del commendatore, non riescono proprio a mandarla giù.
Ma è un attimo, giusto un attimo per capire che i figli sono figli di un Padre che per loro ha progetti di libertà ad ali spiegate, che chiede a tutti i genitori di farsi grembo per far nascere i suoi figli e lasciarli liberi di volare alto.
Loro lo sanno, Maria e Giuseppe sembra non capiscano ma poi, con tenerezza, raccontano al Figlio la loro preoccupazione, in un dialogo che sa davvero di tenerezza amorosa e che sa mettere in conto una risposta incomprensibile: “non sapevate che dovevo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Loro chiedono e Lui risponde come sa fare Lui: “Io non voglio ripudiare il vostro affetto, ma voi non vi dovete preoccupare, la mia vita non è né per me, né per voi, la mia vita è per tutti, io sono venuto per raccontare ad ogni uomo e ad ogni donna l’Amore del Padre. Avevo da mettere ordine e sistemare alcune cose ma torno a casa con voi, si torna a Nazareth insieme”.
Insieme erano partiti per Gerusalemme, insieme i genitori avevano vissuto e condiviso l’angoscia della perdita di Gesù, insieme lo avevano cercato, insieme avevano assaporato la gioia del ritrovarsi, sempre insieme.
Inizia così la vita nascosta di Nazareth, trent’anni per imparare a fare l’uomo e poi insegnare all’uomo ad amare Dio, insieme all’uomo colui che da uomo si fa Dio.
Nazareth è la casa dove Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia”, e dove Maria “conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. ‘Cresceva’e ‘conservava’, due verbi all’imperfetto per dire un quotidiano che continua nel tempo, un’azione continuativa tra attesa e interrogativi, misteri e gioie, sofferenze e incomprensioni, tra pentolini e attrezzi da falegname, trent’anni per occuparsi dell’uomo e insegnare all’uomo ad occuparsi delle cose di Dio amando.
ciao belli e buona festa della Santa Famiglia

Natale del Signore 2018

Pubblicato: 25 dicembre 2018 in Uncategorized

#LABUONANOTIZIA

25 DICEMBRE 2018
NATALE DEL SIGNORE – Messa del giorno

L'immagine può contenere: candele

Cattedrale Montepulciano 2018

 

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,1-18
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto e natura
Buongiorno sono il sole
Il verbo si fece carne. Ogni anno torna implacabile questo Vangelo potente nella Messa di Natale del giorno, sì, del giorno perché nella Notte mi piace rimanere a meditare su quello che il mio Vescovo mi regala come dono ogni Notte santa. Il mio Vescovo che mi parla di ‘caris‘, dicendomi di vivere il natale con pietà (euserbeian) che è ‘rispetto, venerazione e amore verso Dio’. 
Ma il 25, nella Messa del Giorno che mi preparo a vivere, torna San Giovanni con il suo Prologo e toglie un po’ di quella bambagia che ricorda le pecore, i pastori, gli sguardi teneri di chi con timore e tremore si avvicina al presepe, toglie un po’ di carezze a quel Bambino che arriva e ti spiazza e ti fa entrare nella verità delle nostre storie che, se lo vuoi, anche quest’anno Dio illumina rendendole diverse. 
Giovanni, il teologo fino, afferma il principio sano della storia assicurando che ‘in principio era il Verbo’, ‘in principio era la Parola’, ‘in principio era Dio’. E’ l’incipit più bello della storia: tutto parte da lì e tutto torna lì, il Prologo, se lo vogliamo, è una perla, ci dice che prima viene Giovanni il Battista a preparare il terreno, a preparare lo spazio per la luce vera, quella che illumina ogni uomo ma che non tutti vogliono accogliere. 
Oso pensare che Dio forse scelga la forma di un infante indifeso per farsi accettare, si fa carne, si fa uno di noi, ciccia, perché la carne ci rappresenta, ci racconta, ci dice chi siamo nella nostra fragilità, proprio come il bambino che dice un bisogno di cura, accoglienza, affetto, carezze.
Dio sceglie la carne perché la carne dice fatica, dice storie, dice rughe, dice morte, dice attesa. Il Verbo si fece carne e stanotte siamo stati qui, con le nostre vite, le nostre rughe, le nostre attese, con la nostra carne segnata dal tempo, dalle lotte, dalle malattie, dalla stanchezza, dalla paura perché questo mondo ora è un po’ matto, ci siamo stati perché sappiamo che ogni Natale è un’opportunità per qualcosa di nuovo per noi.
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Questo celebriamo ogni Natale, ogni Santo Natale da non so quanti anni. Il Verbo che è Dio si fa carne, nella nostra carne stanca e spaventata. Il Verbo che è la Parola, una bella Parola, una buona Parola, il Verbo che è l’Amore e la forza di Dio, si fa carne, lo sceglie, decide di farlo, viene ad abitare nella nostra carne, dentro di noi, ognuno di noi.
Il Verbo si fa carne nel corpo fragile di una donna, non arriva su un UFO dal cielo entrando in un palazzo, sceglie la fragile carne, il grembo di una donna, si adagia sulla paglia e ti guarda con tenerezza, cammina sulle nostre strade, percorre i nostri sentieri, vive le nostre storie, abita la nostra stanchezza e la nostra paura, arriva e consola, arriva e sostiene.
Il Verbo si fece carne e abitando la nostra storia chiede di mettere da parte la stanchezza, chiede di non avere paura, implora di non agitarti e non affannarti, di non avere fretta, di non lasciarti superare dai bisogni, di non cadere nella disperazione. Il Verbo si fece carne per entrare nella tua di carne, perché tu possa ritrovarlo, tu possa scoprirlo, tu possa amarlo in quello che ti costa di più, stanchezza e paura, tu possa fermarti a contemplarlo in quella piccolezza inerme e indifesa, tu possa fermarti a riprendere fiato e a sentire che questa bellezza esagerata è anche per te.
Il Verbo si fece carne per abitare questo mondo e dare speranza, per togliere un po’ di ansia per i tuoi figli, per darti un po’ più di tranquillità quando pensi al lavoro, per darti un pochino in più di fiducia in quei giorni un po’ no col tuo marito, per darti costanza nella prova e forza che dona la vita.
Sì, ogni anno, sembra una ripetizione di qualcosa che però ripetitivo non è per nulla, perché in questa scelta di Dio di farsi carne purtroppo c’è il no dell’uomo che non accetta, che non accoglie, che lo disarma e lascia al male di fare il male. Lasciamo al Verbo di farsi Dio, stanotte, anche stanotte ha deciso di riconsegnare se stesso nella nostra carne, la nostra umanità stanca e paurosa ma in una luce diversa, nuova, bella, una luce abitata da una presenza, una carne abitata da Dio. 
Il Verbo si fece carne, ora e sempre. Buon Natale

#LABUONANOTIZIA
23 dicembre 2018-4.a Domenica Avvento – IV
Liturgia: Mi 5,1-4a; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45

iv c

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto.

L'immagine può contenere: cielo, montagna, nuvola, spazio all'aperto e natura

Buongiorno sono il sole, anche oggi inchiodiamo i nostri passi su quelli che ha messo Maria di Nazareth in cammino sui monti della Giudea per far visita alla cugina Elisabetta. Ve lo ricordate? Venerdì, il vangelo della novena ce l’ha presentata in agile partenza, ieri ha cantato il suo magnificat dopo aver incontrato la cugina e questa quarta domenica del rito romano ci fa stare su qualche particolare prima di arrivare domani notte a Betlemme. 
Quando si va a trovare una persona è segno di amore e con Maria, questo segno, esplode in tutta la sua potenza, nella sua pancia, infatti, c’è Gesù ed è come se, il Signore, visitasse il suo popolo. Dio c’è perché Maria ha detto sì e con quel sì è cambiato tutto, Dio può finalmente essere riconosciuto da chi lo attendeva da sempre! Elisabetta sarà la mamma di Giovanni, il punto di congiunzione, colui che prepara la strada all’Atteso, questa gravidanza inattesa è il segno che Gabriele regala a Maria prima di lasciare la sua casa: “Ecco il segno che nulla è impossibile a Dio: la tua cugina Elisabetta è incinta”. Allora Maria va in montagna, in fretta, non con ansia, non perché incerta se sia vero o meno quel che ha detto Dio, non perché, come noi, abbia bisogno di segni per credere, non per curiosità, ma semplicemente per amore e per amicizia, per fare della sua umile vita un servizio, per pensare a chi è nel bisogno.
Maria va a vedere il “segno”, il segno che è Elisabetta. Oggi la parola chiave è questo segno. A cosa serve un segno? Serve a dire il significato di una cosa e Maria va a vedere in Elisabetta il significato di ciò che è avvenuto in se stessa.
E per noi cosa significa segno? A cosa ci serve un segno in questo Natale? per capire il dono che abbiamo ricevuto in Gesù, Figlio di Dio, promessa del Padre. Sì, Dio ci ha fatto una promessa e ciò che è arrivato in Gesù è esattamente ciò che prima ha promesso. Se io non conosco la promessa, non conosco chi è Gesù, se in me non c’è l’attesa, Lui non può venire e quando viene nasce un abbraccio tra Lui che promette, tra Lui che è l’Atteso e la nostra attesa. A noi viene chiesto soltanto di desiderare, di attendere, di essere in ricerca perché se non lo desidero non lo conosco, se non lo attendo, non lo incontro, se non lo cerco, non lo trovo.
Questo il segno del nostro Natale e questo avviene a casa di Zaccaria dove, la prima cosa che accade in questo incontro, è che Giovanni salta, danza di gioia perché lo riconosce. Questo è il segno della visita del Signore e può benissimo capitare anche a noi.
Questo è il Natale.
Questo è incontrare l’Atteso: c’è qualcosa in me nel più profondo che comincia a danzare di gioia, la gioia è il segno.
Questo incontro è molto normale, sono semplicemente due donne che s’abbracciano, una vecchia e una giovane, ma tutte e due incinta, un piccolo gesto tra due donne gravide di vita, un abbraccio che è il senso di tutta la storia. Il nostro desiderio che abbraccia ciò che desidera, è gioia.
Il finale è la prima beatitudine del Vangelo, dove beato vuol dire: mi congratulo con te, sei veramente fortunata, sei veramente felice e, questa, è la nostra beatitudine fondamentale: credere alla Parola, aver fiducia in Dio, ascoltarlo.
“E beata colei che ha creduto”.
Maria credette con pienezza ed è partita subito, lei ci insegni a fare lo stesso!
Ciao belli

#labuonanotizia
16 dicembre 2018-III DOMENICA DI AVVENTO-Inizio della Novena di Natale 
Liturgia: Sof 3,14-17; Cant. Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, testo e spazio all'aperto

VANGELO (Lc 3,10-18)
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

L'immagine può contenere: cielo, montagna, natura e spazio all'aperto

Buongiorno sono il sole, avevamo lasciato Giovanni nel deserto quando, Domenica scorsa, la Parola di Dio scese su di lui e, se facciamo un esercizio di memoria, ci ricorderemmo che ci aveva chiesto di preparare la strada all’Atteso, di raddrizzare i suoi sentieri e ci eravamo lasciati con una domanda, anzi due: cosa vuol dire preparare per noi e cosa vuol dire raddrizzare…? Giovanni ha semplicemente chiesto e ora noi facciamo parte di quella folla che gli si stringe intorno per farsi battezzare, siamo parte di quelle persone lì intorno ad ascoltare, affascinate sia dal tono della voce che da quello che dice e con loro facciamo questa domanda, perchè forse preparare e raddrizzare sono verbi troppo difficili da compiere, ci fanno pensare a cose troppo grandi per noi, esagerate anche, facciamo questa domanda per imparare ad attendere nel modo conveniente, non tanto conveniente per noi, quanto per l’Atteso, facciamo questa domanda in una domenica un po’ meno penitenziale del solito, la domenica Gaudete, la domenica della gioia, la domenica in rosa, non per esaltare il femminile ma perchè il viola dell’avvento si mescola col bianco del Natale e siamo vicini all’incontro di Betlemme, facciamo questa domanda che fanno le folle, che fanno i pubblicani, che fanno anche i soldati: “che cosa dobbiamo fare?”. Concretamente, cosa dobbiamo fare? tutti a cercare una risposta alla medesima domanda. E’ la domanda di tutti, sempre. Loro cercavano la felicità, ma noi no? Non la cerchiamo ogni giorno quella musica del cuore di cui tutti vorremmo conoscere le note e lo spartito? A loro Giovanni suggerisce qualcosa ma il loro sguardo sembra dire che non è abbastanza, perché si aspettavano lanci da acrobati, salti nel vuoto, gesti da folli, colpi di scena ad effetti speciali… e invece chiede poco, pochissimo, accessibile a chiunque e per il quale non ci sono motivi per declinare la proposta, tutto quello che ognuno fa ogni giorno con semplicità di cuore ma fatto con gioia, anche solo una carezza ma con gioia. Perché stare con Gesù è soprattutto gioia, la gioia di questa domenica dove la parola chiave è: state lieti (una volta quel bel ed inciso rallegratevi).
“Che cosa dobbiamo fare?”. Poche cose, quasi nulla di più di quello che già si fa, poche cose ma con infinito amore semplicemente con quel di più di gioia.
Che cosa dobbiamo fare? Essere misericordiosi come il Padre che ha mandato suo Figlio a dirci: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero prigioniero e mi avete fatto visita” (Mt 25), cose di tutti i giorni: mangiare e bere, vestirsi e soffrire…ovvìa! cose normali ma con un di più di GIOIA! Ciao belli

#labuonanotizia
9 dicembre 2018-2.a domenica di Avvento – II
Liturgia: Bar 5,1-9; Sal 125; Fil 1,4-6.8-11; Lc 3,1-6

L'immagine può contenere: spazio all'aperto e acqua

+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,1-6)
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto e natura

Buongiorno sono il sole, si apre un’altra finestra ed è la seconda domenica di avvento. Proviamo a rileggere il vangelo, sembra un capitolo di wikipedia tanto è preciso nei dettagli, nomi, cognomi e dirci chi era al Governo quell’anno con incarichi rigorosamente specificati e reperibili anche per chi non crede: «Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa». Sembra di essere ai giorni nostri, accendi la televisione, passano le notizie del telegiornale e la precedenza è sempre per la politica, i nomi sono sempre Di Maio, Salvini e Conte, qualche volta Renzi, ma la cronaca finisce sempre in appendice e questo mio cappello su un inizio contemporaneo è per arrivare a dire che in questa domenica, dentro questa prolusione iniziale di nomi e potenza umana, «la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto».
La parola di Dio non cade nei palazzi dei potenti, di chi non sa accogliere, ma nel deserto geografico, storico e umano, nel deserto della solitudine, nel deserto che dice la non fecondità, nel deserto di relazioni stanche, che non sanno più di niente e non portano più a niente, su un uomo nato quasi per sbaglio, una sorta di errore di stampa, Zaccaria ed Elisabetta non potevano avere figli, non ci erano mai riusciti, si diceva che lei era sterile eppure, anche dove tutto sembra una causa persa, la grazia di Dio aumenta la speranza e arriva Giovanni, nel momento in cui non ci credi più, arriva Giovanni e alla sera della vita porta la luce del mattino, porta la voglia di vivere e di crederci ancora, arriva Giovanni e si veste di pelo di cammello, non con il mantello dei ricchi, mangia insetti e si nutre di miele, non beve alcolici, non si siede a tavole imbandite di grasse vivande e cibi succulenti ubriacandosi ogni giorno, arriva Giovanni ed è la voce nel deserto! Arriva Giovanni ma non è l’Atteso, è chiamato da Dio per preparare la strada all’Atteso e lo fa, ma chiede a noi di raddrizzare i sentieri che hanno preso una brutta piega e se accettiamo di farlo ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Preparare e raddrizzare è la nostra storia, le nostre storie di genitori, di accompagnatori, di uomini e donne, di figli, le storie di chi vuole accogliere la Parola di Dio come l’ha accolta Giovanni nel deserto e non come Tiberio Cesare, Ponzio Pilato, Erode, Filippo e Lisania che l’hanno scansata.
La Parola di Dio cerca cuori pronti ad accoglierla, gente semplice come noi, entra nella storia scegliendo il limite, il bordo, il punto basso, gli ultimi, chiede di preparare la strada all’Atteso raddrizzando i sentieri senza paura, perché sarà l’Atteso a colmare i burroni, ad abbassare monti e colli, a rendere diritto ciò che non siamo riusciti a raddrizzare e a spianare la strada, sarà Lui ma a noi chiede di essere solco per il seme che cade e marcisce perché ogni uomo possa vedere la Salvezza, chiede buona volontà di volercela fare in ogni istante per arrivare a Natale e accoglierlo, perché ogni istante è un attimo di possibilità che hai per far fruttare il deserto: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
In questo Avvento siamo chiamati a stare in questo deserto dove ci sei solo tu a colloquio con te stesso e con Dio. Quella parola è indirizzata innanzitutto a te, viene su di te per cambiare innanzitutto te. Momento bellissimo, lo sperimentiamo quando diventiamo genitori, quando scopriamo di aver concepito un bambino, quando lo mettiamo al mondo e lo vediamo crescere, momento bellissimo come bello è accogliere la parola di Dio perché se rimaniamo dentro avvizziti non faremo che generare un mondo avvizzito e se siamo storti dentro non faremo che generare un mondo storto. Lasciamoci provocare da questa parola che sceglie noi nel deserto e portiamo frutto.
Preparare e raddrizzare cosa vuol dire oggi? per me, cosa vuol dire preparare? Cosa vuol dire raddrizzare?
C’è una frase di un canto di Elisa che mi dice come imparare bene a preparare… ve la lascio.
La canzone è Ogni istante.
Ciao belli

E così, scegliere
che ci sia luce nel disordine
è un racconto oltre le pagine
Spingersi al limite
non pensare sia impossibile
camminare sulle immagini e sentirci un po’ piú liberi
se si può tremare e perdersi
è per cercare un’altra via nell’anima
Strada che si illumina,
la paura che si sgretola,
perché adesso sai la verità
questa vita tu vuoi viverla
Vuoi viverla
E così sorridere a quello che non sai comprendere
perché il mondo può anche illuderci
che non siamo dei miracoli
E se ci sentiamo fragili
è per cercare un’altra via nell’anima
Strada che si illumina
e la paura che si sgretola
perché adesso sai la verità
questa vita tu vuoi viverla
Vuoi viverla
E vivi sempre
Ogni istante…

#LABUONANOTIZIA
Gen 3,9-15.20 – Salmo 97 (98) – Ef 1,3-6.11-12 – Lc 1, 26-38

imm2018

Dal Vangelo secondo Luca 1, 26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, spazio all'aperto e natura

Buongiorno sono il sole,
sospendiamo la nostra apertura delle finestrelle dell’Avvento per aprire la Casa di Maria di Nazareth come ha potuto aprirla, quel giorno benedetto da Dio, l’Arcangelo Gabriele.
Un angelo che dall’immensità del cielo sceglie uno dei più piccoli paeselli della Terra solo perchè obbedisce a un desiderio: Dio sceglie una ragazza fra tante ed è proprio Lei, Maria, scelta per essere la Madre di suo Figlio, una povera ragazza di Nazareth che tutti ora chiameranno Beata.
Così l’angelo parte ed entra nella sua Casa portandosi dietro tutto il sogno di Dio, il cambiamento, l’oltre di un quotidiano normale, senza nessun decreto di sicurezza ma fidandosi della pura libertà di un sì di una giovane ragazza palestinese, entra da Lei come può entrare nella mia casa oggi, domani o in un qualsiasi giorno fatto di lacrime o di gioia, entra e porta un saluto.
Entra e con Maria compie gesti delicati, la chiama per nome e in quel saluto le indica la sua vocazione, una chiamata alla gioia: “chaire“, che vuol dire “rallegrati“, “gioisci“, “sii felice“.
Quanto sarà bello un saluto così? uno ti entra in casa e ti dice: sii felice, rallegrati, sii nella gioia… non ti dice di pregare, non ti dice di fare qualcosa, ma ti fa una promessa, Dio con la bocca dell’angelo dice: “chaire”, dice di esser felice. 
L’angelo continua le sue presentazioni, non tanto per dire chi è lui ma chi sarà lei, la piena di grazia; c’è solo un particolare, lei non lo sa ancora, nella Bibbia non l’aveva ancora letto e si turba un attimo, piena di grazia, piena di Dio, graziata in un secondo, in un entrata al volo di un angelo le è cambiata la vita, Dio si è innamorato di Lei, l’ha scelta, amata e riempita di grazia. Da quel giorno per noi è Immacolata, è la Donna vestita di sole, è la piena di Grazia così piena che possiamo osare chiederne qualcuna anche noi attraverso di Lei, non a Maria ma per Maria.
Lei è Immacolata non perchè ha detto sì a Dio ma perchè Dio l’ha scelta prima ancora che Maria rispondesse sì. Già! Maria, questo Dio un po’ folle, lo fa attendere un attimo poiché una domanda le sale dal cuore: come è possibile? Un attimo solo ma per dirci che è donna normale, una donna feriale, una come noi. Come è possibile? sogno o son desta? ha bisogno di capire, ma è un attimo, medita nel suo cuore e da quel cuore impregnato di preghiera esce il sì, un sì nella piena libertà, piena intelligenza, piena maturità, pieno amore. Sì, eccomi, sono la serva del Signore e, da quel momento, lei, Maria di Nazareth, la Donna con un Nome nuovo, l’Immacolata Concezione, ogni giorno sussurra ad ogni uomo e ad ogni donna della terra, presi dal panico di mille preoccupazioni: Non temere! Lo dice con la semplicità della giovane ragazza di Nazareth, lo dice con la certezza nel cuore che a fidarsi e ad affidarsi a Dio ci si guadagna sempre, lo dice perché lei lo sa che, in questo mondo, sta in piedi solo chi si mette in ginocchio a pregare e a servire l’altro, in questo mondo cammina a testa alta chi sa guardare il cielo e rispondere sì ad un volere che sconcerta, che fa traballare il cuore e che ci chiede cose folli, quelle cose folli che piacciono a Dio.
Grazie Madonna piena di grazia, il tuo sì ha dato al mondo il Figlio di Dio, rendici capaci di seguirlo e accompagnaci in questo cammino con la stessa fede che ha mosso i tuoi passi rendendoti Bella, la Tutta Bella!
Ciao belli

2 dicembre 2018
1.a Domenica di Avvento
Liturgia: Ger 33,14-16; Sal 24; 1Ts 3,12 – 4,2; Lc 21,25-28.34-36

1 avv
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

L'immagine può contenere: cielo, montagna, natura e spazio all'aperto

Buongiorno sono il sole.
C’era una volta un Dio con la barba, con lo sguardo un po’ cattivo e con il dito puntato su di te, non tanto per farti capire che sbagliavi, ma che in un modo un po’ rigoroso, diceva di stare attenti, un Dio incastonato in un triangolo con scritto sotto: Dio ti vede.
Poi c’è la storia, che a me piace un po’ di più, che è quella di suo Figlio, il suo amore più grande, che arriva come un bellissimo Principe a cavallo delle nubi perché la liberazione – è scritto – è vicina. Arriverà perché l’ha promesso, arriverà vestito di bellezza, arriverà accompagnato da grandi segni e effetti speciali immensi, arriverà e noi s’ha da alzare il capo in alto, spostare lo sguardo dall’ombelico al cielo, mettere da parte tutte le paure che quelli che ci hanno mostrato il Dio barbuto come esclusiva per il paradiso ci hanno messo nel cuore tormentandoci e metterci in attesa.
Arriverà e il Vangelo, anche se è tinto di viola fino a natale, sa di gioia, attesa e libertà.
Lui arriverà e noi dobbiamo vegliare pregando perché Gesù è imprevedibile, arriva quando meno te lo aspetti e ti spiazza, ma Gesù in questo arriverà ti dice l’Avvento come attesa, l’attesa della mamma che aspetta il suo bambino, del disoccupato che aspetta che lo chiamino dal centro per l’impiego, dell’universitario che attende l’esito dell’esame più difficile che ha dato, del pensionato che attende la pensione, di quello che aspetta il pulman alla pensilina che sembra far ritardo come sempre, attesa come di tutti quelli che attendono qualcosa o qualcuno che sembra non arrivare mai…
Avvento come ogni anno, Dio che si ripete anche quest’anno, per aiutare l’uomo a ritrovare il senso di quello che ha perso nel cuore, per aiutare chi ha perso la strada a ritrovare la meta, per aiutare chi ha perso Dio a ritornare a Lui. Dio si ripete ma non è mai uguale e ci insegna a pregare gioendo o gioire pregando, perché la gioia deve abitare le fibre della nostra vita, perché la gioia deve prendere il posto della tristezza e di quegli sguardi bassi che dicono che non si spera più, perché la gioia è un Dio che nasce come bambino e che chiede a te e a me di fargli posto lì dove sei e dove lui ancora non è…
Buon anno nuovo a tutti, perché avvento è incipiare un nuovo anno liturgico, un nuovo lezionario, un nuovo cammino, un nuovo modo di pensare, un nuovo sentiero da imboccare, una nuova occasione per amare con questo Dio che si ripete in modo nuovo, che torna per essere bambino fragile e indifeso e chiede di essere accolto, non quel Dio barbuto con gli occhi più sul truce che sul tenero e il dito puntato, ma Dio amore che insegna a pulire lo sguardo da tutte le brutte immaginette che abbiamo nei cassetti e nei vecchi armadi, Dio amore che vive dell’imprevisto ed è imprevedibile, Dio amore che arriva passandoci accanto in silenzio e ci fa alzare, tutti in piedi, sguardo in alto e sorrisi con gli occhi nuovi che ci fanno aspettare e cercare Lui che ci sta cercando da sempre!
Buon avvento e buon anno amici belli!