Archivio per gennaio, 2019

#LABUONANOTIZIA
27 gennaio 2019-Domenica 3.a Tempo Ordinario – III – Rito Romano 
Liturgia: Ne 8,2-4a.5-6.8-10; Sal 18; 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4; 4,14-21

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+ Dal Vangelo secondo Luca
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

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Buongiorno sono il sole, Gesù entra nella sua Sinagoga a Nazareth, nella sua Nazareth dove era diventato grande. Entra e fa quello che deve fare: apre la Scrittura, legge e chiude il rotolo. Poi parla come sa fare Lui, con quel modo di fare da mettere il nervoso a scribi e farisei, con quel calore che seduce, con quella tenerezza che calma le angosce e le ansie. Oggi, però, quel brano del rotolo, sentito chissà quante volte sembra nuovo, sembra qualcosa di mai sentito, le parole escono dalle sue labbra come novità, per tutti. Parole profumate di cielo, parole dal sapore di cielo.
Ogni parola fa bene al cuore, al cuore stanco, al cuore affaticato, al cuore spaesato, al cuore di chi non ce la fa davvero più. Quelle parole anche oggi finiscono con una firma che allarga il sorriso e fa riprendere fiato: “oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato”. 
Per voi, per te, per me, per ognuno, oggi, questa scrittura si compie, in ognuno in modo diverso ma si compie, queste parole che noi abbiamo ascoltato, che le nostre orecchie hanno sentito per davvero, non chissà quando, non chissà dove, ma OGGI, oggi è possibile confidare nella salvezza, oggi per tutti è possibile vivere una vita bella, tutti, poveri, prigionieri, ciechi, oppressi, affamati e falliti.
Nessuno può dimenticare da ora in poi questa freschezza, questa aria buona buttata dentro la sinagoga, anche da chi già lo odia e lo vuole far fuori.
Come ci siamo arrivati noi in questa sinagoga? Come ci affacciamo in questa sinagoga dove Lui c’è con la sua Presenza? Io ci arrivo con le mie nostalgie ‘di una volta’ ma anche con la curiosità del ‘come sarà?’. Io penso che chi è arrivato alla sinagoga quel giorno, anche se fosse stato un pelino triste, ha trovato una bella sorpresa, ha trovato Lui che ascolta, che accompagna, che sente il dolore, che sta accanto, che guarisce, che assicura che la salvezza c’è ed è per tutti. A me basta guardarlo negli occhi, sorridergli e andare avanti! Certo non è facile ma per un solo motivo, per tanta
spazzatura che non abbiamo ancora buttato via, per tante cose che ingombrano il nostro cuore e non ci fanno né ascoltare né vedere. Siamo distratti e abbiamo bisogno di saper vedere l’OGGI della salvezza nella nostra vita. 
Sì, c’è una vita di salvezza per noi e per chi abita con noi, nella nostra casa, c’è una vita di salvezza con i nostri figli, con nostro marito e nostra moglie, che si fa largo nella nostra idea di perfezione, nella nostra fretta di vedere i nostri figli cambiare, nella nostra ansia e preoccupazione di volerli diversi, nella nostra voglia di cambiamento immediato… e trova invece un Gesù che compie gesti lenti, apre il rotolo con calma, legge con lentezza, non urla, scandisce ogni parola perché si imprima nel cuore di tutti e promette a tutti che tutto cambia se sai guardare con i suoi occhi, tutto cambia per te che sei povero, per te che sei prigioniero di te stesso, per te che sei cieco e non vedi più neppure chi hai intorno, per te che sei oppresso da nuovi attacchi di panico per l’ansia da prestazione, per te che hai solo bisogno della sua Grazia! Per te che quando incontri l’altro per la strada oggi non hai che da dirgli una cosa: buona domenica di salvezza… sapendo che anche tu puoi essere occasione di salvezza per qualcun altro. Sapendo che salvezza è gustare oggi quello che il Signore ci dà da vivere nella semplicità delle piccole cose che a volte, prigionieri di noi stessi, non sappiamo vedere. Ciao belli

#LABUONANOTIZIA
20 GENNAIO 2019-II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – Rito romano

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Dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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Buongiorno sono il sole. Sono tornata a Montepulciano e, ad accogliermi, la nebbia. Oggi, II domenica del tempo ordinario, ci troviamo a Cana di Galilea dove c’è la mamma di Gesù, è invitato anche suo Figlio che, come sempre, si porta dietro tutti i suoi apostoli. La mamma di Gesù, con uno sguardo tipicamente femminile, si accorge che il vino è finito, cosa inaudita che ad un pranzo di nozze manchi il vino, perchè no vino no festa. Grazie al cielo, per ora, se ne è accorta solo la Madonna, forse si fa ancora in tempo. Mio Figlio – avrà pensato – è Gesù, il Figlio di Dio, lui sicuramente può gestire al meglio questa situazione davvero spiacevole. Eccola che va dal suo figliolo, gli tocca delicatamente il gomito, gli sussurra dolcemente all’orecchio: non hanno più vino, fa’ qualcosa, Figlio mio!
Non ce lo aspetteremmo ma la mossa di Gesù è una smorfia controvoglia: Donna, non è ancora giunta la mia Ora. Donna, non mamma, che cosa vuoi da me? lasciami stare a gustare il tempo trascorso nella mangiatoia di Betlemme ancora stretto in quelle fasce, lasciami nel ricordo bellissimo del babbo Giuseppe che mi insegnava a piallare e intagliare il legno, lasciami pensare ai bambini che giocavano con me nel nostro cortile di Nazareth, lasciami stare ancora 5 minuti a ricordare come era bello sedermi nella Sinagoga con quel rotolo della Sacra Scrittura che mi scivolava tra le dita. Un attimo ancora, per favore, non è ancora giunta la mia Ora! Ma la Donna insiste, Lei, la piccola fanciulla di Nazareth, scelta dal cielo per essere la Madre del Creatore, ora trasforma il sussurro in una frase decisa, si gira verso i servi e incurante del Figlio dice: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
E’ stata lei a insegnare a muovere i primi passi al Figlio di Dio, lui il grande camminatore, lui che mentre cammina insegna, guarisce, ama, chiama, perdona, è lei che lo accompagna fino alla Croce quando sarà veramente la sua Ora, è lei che sotto la Croce starà lì, ritta in piedi, fedele fino alla fine. Ed è lei che si accorge di quello che manca nella nostra vita, è lei che si accorge delle nostre relazioni senza festa, dei nostri modi di fare senza gioia. Figlio mio fai qualcosa perché l’umanità è stanca, non ha più voglia, vive di insulsi ‘abbastanza’ di ‘insomma’ di ‘potrebbe andare meglio’, fai qualcosa perché la tua umanità non riesce più nemmeno a trovare la forza per chiedere aiuto ma ha bisogno di te. Figlio mio, fa qualcosa, non c’è più vino, non c’è più gioia, non c’è più festa.
Con questo sguardo di Madre e con questi pensieri nel cuore sta lì, davanti alle anfore, come starà lì ferma, sotto la Croce, sta lì, sperando, custodendo nel cuore quello che l’Angelo le aveva detto nella sua casa di Nazareth, quello che provava guardando il Bambino nella Grotta di Betlemme, Maria è lì e Gesù, in questo spazio di contemplazione, arriva e si mette in azione dentro l’eco di quelle parole dette dalla Madre: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Arriva e trova i servi pronti a fare tutto quello che Gesù vuole. E’ questo che fa partire il grande ingranaggio dei miracoli, il primo dei Segni parte con questa disponibilità… «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Forse la giovane ragazza di Nazareth questo non l’aveva messo in conto, forse all’inizio anche lei credeva che il suo bravo figliolo l’ascoltasse al primo sussurro, in quell’intesa tra Madre e Figlio, in quel “non hanno più vino” lei si aspettava: certo Madre. Lei non lo sapeva che con quel gesto Gesù, il suo Gesù dovesse uscire in fretta dalla giovinezza di Nazareth; l’Ora non era ancora giunta, adesso lei lo capisce al volo ma non si perde d’animo, lei si accorge che manca la gioia, lei sa che la disponibilità di noi suoi servi può cambiare la storia e sa anche di che pasta è fatto il suo figliolo, Lui è uno che lascia sempre il Segno, e questo è il primo: trasforma l’acqua in vino, perché la vita non sia mai senza gioia. Dio oggi abita qui: nelle nozze, nel vino, nella gioia. Questo è il Segno che ci lasciamo…«Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Ciao belli

 

#LABUONANOTIZIA – Rito romano/ambrosiano
DOMENICA 13 GENNAIO 2019
BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO C – FESTA
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Monte Sant’Angelo – Santuario S. Michele Arcangelo: il Battesimo del Signore

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Buongiorno sono il sole, quest’anno per la festa del Battesimo del Signore sono a Lecco, per una volta tanto, essendo che i riti romano e ambrosiano hanno deciso di fare festa insieme, il Vangelo è lo stesso. Inizio la meditazione pensando che, ancora una volta, Giovanni il Battista, senza volerlo, è il co-protagonista di questa meravigliosa storia.
Dopo averci accompagnato per tutto l’avvento e aver fatto anche delle sporadiche apparizioni in qualche vangelo del tempo di natale, oggi ritorna in tutta la sua bellezza, talmente bello che tutti, quasi quasi, pensavano fosse lui il Cristo che tanto stavano aspettando. Nella sua umiltà, Giovanni, è stato capace di rimettersi al suo posto indicando che ancora doveva venire uno più forte e più bello di lui al quale proprio Giovanni non è degno neppure di slegare i lacci dei sandali, e, a noi, insegna a fare altrettanto. La differenza non sta né nella bellezza né nella fortezza di Gesù rispetto a Giovanni ma nel tipo di Battesimo che il Figlio di Dio è venuto a portare e lo vedremo.
Giovanni non è un carrierista, non è uno di quelli che avanza nella Chiesa non vedendo l’ora di sedersi in qualche ufficio che conta e farsi notare in mezzo alle persone per bene, Giovanni, l’abbiamo visto, è l’amico dello Sposo, che spende tutta la sua vita in funzione di Gesù, quel nostro Gesù che oggi, nella festa del suo battesimo, compie 30 anni. In questi giorni che ci separano dalla notte tra il 24 e il 25 dicembre, Gesù è diventato grande, mangiando pane, latte e Parola di Dio, ha imparato a camminare alla svelta, memorizzando passi divini, quelli che entrano nelle storie delle persone, battendo sentieri battuti da pochi, poveri e sofferenti, ha imparato l’arte del falegname, di fare le cose con cura gustandone i dettagli, ha sintonizzato il cuore su quello della Madre imparando ad ascoltare col cuore e oggi arriva al Giordano mettendosi in fila con gli altri, senza passare avanti a nessuno come fanno i raccomandati o quelli che “faccio in un attimo, devo solo fare una domanda” e poi, con tranquillità e pace fanno quello che gli pare. No, lui oggi arriva, fa la fila coi peccatori e dopo aver ricevuto il battesimo, mentre Giovanni è in preghiera accade l’incredibile. Scrive San Paolo di Lui in una delle lettere più belle: “mai considererà un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spoglierà se stesso, facendosi servo”. Sulle sponde del fiume Giordano Gesù chiede a Giovanni l’acqua della pulitura, s’inchinerà come un peccatore per rendere onore a tutto quello che Giovanni ha fatto fino ad oggi ed è un incrocio di sguardi, cuore a cuore, così come quel giorno nelle pance delle loro mamme, quando si sono messi a ballare presi dalla gioia di incontrarsi per la prima volta. Oggi, sulle rive del fiume Giordano, c’è il passaggio del testimone, con la stessa gioia di allora, ecco perchè dopo aver battezzato Gesù, Giovanni prega, prega e ringrazia, prega e il Padre consegna suo Figlio al mondo in modo ufficiale, è l’entrata in società, è vita nuova, dallo sguardo di Giovanni si passa allo sguardo del Cielo e il Cielo si apre in un sussurro: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». E’ vita nuova, vita di Figlio che ci fa tutti figli nel Figlio, pezzetti di Dio nel mondo. E’ vita nuova, vita di Figlio Amato che ci fa sentire amati prima ancora che si formi in noi il pensiero di esserlo. E’ vita nuova, vita di chi si sente dire: Tu, Figlio Amato, sei il mio compiacimento, mi garbi un monte, quando ti vedo sono felice.
Basta poco, mettersi in ginocchio, chiedere perdono, pregare e sentire quel sussurro di voce dal Cielo: Tu sei la figlia mia, l’amata, sei il mio compiacimento, Tu sei il figlio mio, l’amato, quando ti vedo sono felice. Ciao belli

Epifania del Signore 2019

Pubblicato: 6 gennaio 2019 in Uncategorized

#labuonanotizia
6 gennaio 2018-Mercoledì-Epifania del Signore (s) – P
Liturgia: Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12

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AUTUN, Cathédrale Saint-Lazare – Salle Capitulaire – Bourgogne (France)

+ Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Buongiorno sono il sole, dopo pochi giorni di assenza dovuti al convegno nazionale Vocazionale, sono tornata per dirvi una cosa bella sui tre protagonisti di oggi, i famosi Re Magi venuti apposta dall’oriente con la loro inquietudine di cercatori guidati semplicemente da una stella dentro un ignoto ancora incerto.
C’è l’inquietudine a muovere i passi e il cuore, c’è l’ansia di andare a cercare quel Bambino: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo», c’è il bisogno di cercare la verità, di interrogarsi con onestà, c’è la bellezza di seguire la stella di un mistero che più avanzi più ti viene incontro.
È la storia di tre persone che noi chiamiamo da sempre Magi e che trovano posto nei nostri presepi da oggi, tre uomini con nomi strani, bravi a studiare le stelle e le costellazioni, a fare magie e calcolare affascinanti itinerari celesti, ma che, allo studio degli astri, preferiscono la rotta del Padre del Cielo, meno scienza e sapienza ma più slancio per una partenza di cuore in direzione Betlemme, meno sicurezza per un di più di precarietà e di ingenuità. 
Vanno a Betlemme seguendo la stella, portando oro, incenso e mirra così come noi alla Messa porteremmo Pane e Vino che sull’altare diventano il Corpo e il Sangue di un Dio vicino all’uomo, sostano sulla porta di quella Grotta così come noi sosteremmo sulla porta di una Chiesa, entrano nella Stalla o Grotta, vedono Maria e il Bambino e si prostrano ad adorare così come noi faremmo in una celebrazione solenne con la gratitudine di chi, incontrando lo sguardo del Bambino, riceve misericordia e gratitudine, persone grate perché amate, persone grate che si buttano in ginocchio per dire Grazie a tanto amore, persone grate che offrono i doni dei loro scrigni con semplicità, in punta di piedi.
Una veglia di preghiera semplice e intensa, per poi tornare a casa “per un’altra strada”.
Erano partiti con la voglia di donare e tornano col cuore più ricco di quando erano arrivati, con le mani più piene dei doni che hanno portato, con un di più di quell’oro, di quell’incenso e di quella mirra, con un pezzetto di sguardo del Figlio di Dio riflesso nei loro sguardi, tornano nelle loro case con il ricordo di quella fragilità di bambino a riscaldare il cuore e non la potenza di un Erode cattivo che li aveva mandati a controllare, tornano nelle loro case per un’altra strada, con quella gioia grandissima provata nel seguire la stella che li ha accompagnati a vedere quell’esserino che giaceva in una povera mangiatoia, tornano a casa dopo aver adorato quella fragile carne di uomo avvolta in fasce dal sapore di Dio.
Erano partiti per incontrarlo ma dopo averlo incontrato sono cambiati e la strada per tornare doveva per forza essere un’altra, erano partiti come quando si parte per un pellegrinaggio: non si può più tornare indietro per la stessa strada ed essere gli stessi di prima. Erano partiti per cercarlo ben sapendo dove si trovavano loro prima di incontrarlo ma hanno scoperto che il ritorno dipende sempre dall’intensità del dono ricevuto. 
Dio è luce, lo troverai, lo incontrerai e sarà gioia, perché i Magi al vedere la stella provarono una gioia grandissima, che accada te come a loro, la stella ti muova, il bambino ti cambi e tu possa tornare a casa per un’altra strada diversa o diverso, con il cuore e lo sguardo che sa di Dio. Ciao belli

#LABUONANOTIZIA
1 gennaio 2019-Maria Ss. Madre di Dio (s) – P
VANGELO (Lc 2,16-21)

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+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

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buongiorno e buon anno sono il sole
“Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
Questo augurio bellissimo lo troviamo nella prima lettura, che altro c’è da augurare se non partire con una benedizione di Dio all’inizio di questo nuovo anno?
Oggi ci vengono in aiuto i pastori che nella loro semplicità si fidano della voce di un angelo e, senza indugio, corrono alla grotta per contemplare la sorpresa: “trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia”. Eccola lì, la sorpresa, Maria, la donna del sì, la donna che ci fa ben incominciare ogni cosa, Giuseppe, l’uomo dei sogni parlanti, che si alza ed è sempre disponibile nel suo silenzioso darsi da fare. Gesù, il Bambino di Betlemme, l’Atteso da un’umanità trepidante e ansiosa. La mangiatoia al centro della scena e due animali, un asino e un bue a riscaldare il Dio Bambino.
Dio parte così, benedicendo e facendoci contemplare la semplicità delle piccole cose per dirci che è possibile anche per noi sentire Dio nel quotidiano, poterlo incontrare, lasciarsi raggiungere. Dio si serve di cose umili e povere per dirti tutto. Per dirti che Lui è nella tua gioia e nella tua stanchezza, è nel tuo dolore, è in quel travaglio che porti dentro e sembra non darti scampo. E’ qui per dirti che con Lui c’è sempre qualcosa di nuovo, c’è sempre qualcuno di nuovo, il nuovo non è solo il Primo di Gennaio, Lui è sempre con te, dentro di te. Di Lui tutti faranno quello che vogliono ma Lui sceglie gli uomini per amarli, per mostrare come si ama. I Pastori, partiti senza indugio, tornano glorificando Dio, a loro è bastata una sorpresa per illuminare gli occhi e scaldare il cuore, hanno visto Maria, Giuseppe, il Bambino di Betlemme e una mangiatoia, con un asino e un bue, un presepe per tornare a casa più ricchi di prima, Dio sceglie il presepe per rivelarsi al mondo a noi cosa serve per dire a tutti che amare si può anche nelle piccole cose se a il Figlio di Dio è bastata una piccola grotta per nascere?
Ciao belli e buon anno