Archivio per marzo, 2019

4.a domenica di Quaresima – IV – domenica in Laetare
Liturgia: Gs 5,9a.10-12; Sal 33; 2Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

IV QUARESIMA
+ Dal Vangelo secondo Luca 15,1-3.11-32
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Buongiorno sono il sole, la Buona Notizia l’abbiamo letta settimana scorsa in un giorno feriale ma oggi è la domenica della letizia e questa storia la raccontiamo ancora per il gusto della festa che è tutta per noi. Abbiamo già visto, sabato scorso, come fossero diversi i due giovani che all’inizio non si sentivano neppure figli tantomeno fratelli, nessuno dei due considerava il padre come un padre perché nessuno dei due lo voleva come padre, il maggiore poi non sente neppure per il minore lo stesso legame di sangue che li unisce.
Ma c’è qualcosa in più nella storia di questa III domenica detta “in laetare” che ha un colore meno violaceo del solito, c’è la speranza.
Il figlio più piccolo è stufo di stare a casa, ha tutto ma gli manca qualcosa e neanche lui sa cosa, decide così, tra sè e sè, che sia meglio andarsene per raccontarci la storia di un uomo che ha bisogno di cercare, di cercarsi, di perdersi per ritrovarsi. 
Poi c’è il padre che lascia andare, regala la libertà, il grande patrimonio della libertà, un padre che, come Dio, ti lascia partire anche con il rischio di non rivederti più. Ti lascia partire, poi si mette sul terrazzo, ti guarda allontanarti senza osare la voglia di fermarti e attende, attende, attende finché ti vede tornare e rivede il tuo viso e tutto cambia in 6 verbi, la scena si trasforma.
Lo vide, prima ancora che il figlio potesse rivedere il padre, lui vede suo figlio che non lo vede perchè cammina a testa bassa provando e riprovando nel cuore tutte le parole che si è preparato per chiedere perdono.
Ebbe compassione, quel padre che ha sempre fatto anche da madre e ha viscere di misericordia, ha la compassione di chi accarezza, consola, ha tenerezza, sa aspettare, ti accoglie nel grembo come quando dal suo grembo sei partito.
Gli corse incontro per alzargli lo sguardo, per portare gli occhi dentro i suoi. E’ un padre che nella sua anzianità comunque corre, ha fretta, corre più veloce del figlio che è sfinito dalla fame, dal sonno, dalla paura, corre come Dio che ha bisogno di riportarti a casa appena vede un accenno del tuo ritorno.
Gli si gettò al collo e lo baciò, un gesto inaudito, gli si butta addosso, lo abbraccia forte, come dice la mia mamma, stretto stretto, cuore a cuore, lo coccola come quando era un bambino, gli dice: ti voglio bene, perché lo sa il padre che ci piace un sacco sentircelo dire e con quel bacio ferma tutto il copione imparato a memoria, non ti lascia chiedere perdono te lo dà lui in un bacio che cancella tutto, un abbraccio e un bacio per questa domenica in laetare, un bacio che ti cambia la vita se sai che, nel tuo tornare a casa, c’è un Dio che mette le sue labbra sulle tue e ti bacia alitando vita, come quando ha creato l’uomo alitando il suo respiro per farlo vivere.
E mentre il figliolo prova a iniziare il suo fantomatico discorso di scuse il padre lo blocca con un presto… “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Presto perché l’amore non ne può più di aspettare. 
Poi c’è quell’altro che dovrebbe anche lui imparare a cercare, a cercarsi e cercare il volto del padre invece di starsene lì a guardare quanto è perfetto lui e quanto sbagliano gli altri, anche per lui c’è un bisogno di un ritorno a casa pronto sul tavolo, un ritorno al cuore del padre che ti dice di smetterla con quel finto perbenismo e precisione nei dettagli, di quel lavoro senza gioia, senza letizia, sì c’è bisogno di ritrovare la letizia, mettere da parte la gelosia e ritrovare la voglia di fare festa, la festa del perdono, c’è bisogno di intravedere quel volto di un padre che ha saputo attendere il ritorno del piccolo e che ora va a cercare lui, il grande, per dirgli con tenerezza il suo nome che è figlio: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
E’ il padre a riportare ordine nelle cose, li chiama figli entrambe e al maggiore fa scoprire un fratello, da questo tuo figlio a questo tuo fratello, tutti non sentivano il padre come padre e lui li sente figli, sia il piccolo: questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato, che il grande: figlio questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
Non sapremo mai come sia finita la storia ma oso pensare che il maggiore abbia ceduto a questo grande amore e non sia rimasto lì, chiuso nelle sue certezze, fermo a borbottare contro chi ha scoperto che invece l’amore salva e fa vivere nella gioia e nella festa! Spero che, questa domenica in laetare, ci faccia scoprire il più bel ritorno alle cose del Padre per tutti, anche per il figlio maggiore, il ritorno al cuore del Padre. Ciao belli

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17 marzo 2019-2.a di Quaresima – II – Rito Romano – Anno C
Liturgia: Gn 15,5-12.17-18; Sal 26; Fl 3,17 – 4,1; Lc 9,28b-36

ii quar

+ Dal Vangelo secondo Luca  9,28b-36
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Buongiorno sono il sole, eccoci alla seconda domenica di quaresima che è una chiamata ad uscire dal falso piano del deserto per salire su un monte, una partenza per qualcosa di nuovo, come è successo a Pietro, Giacomo e Giovanni.
Anche oggi è quel povero Pietro a prendere la parola nel modo sbagliato, da quando aveva messo la sua barca a disposizione di Gesù, ha sempre dovuto ricominciare ogni giorno a scalare montagne di fatica per comprendere le cose del cielo, quante volte accade a noi di non capire, di dover scalare montagne a prima vista insormontabili ma, oggi, sul Monte Tabor, anche la nostra fatica può essere trasfigurata ed è ciò che avviene.
Il Tabor per Pietro e per tutti noi è un pezzetto di Paradiso, come quando nelle nostre giornate un po’ buie si ritrovano all’improvviso, sprazzi bellissimi e immensi in cui diciamo con sorridente gioia: ah! che bello! E’ proprio bello per noi stare qui… lo diciamo con quella segreta speranza che la bellezza non finisca più, certi attimi li vorremmo bloccare, arrestare, come in una fotografia, pronti con lo smart phone o una macchina digitale, a fermare il momento bellissimo perché siamo come i bambini inebriati dallo stupore, siamo fatti per incantarci, siamo fatti per sentirci felici soprattutto quando nella vita ci sono le tribolazioni, le preoccupazioni, gli attacchi di panico, soprattutto quando ci prende la tentazione di restare lì a gingillarci nel bello, a fare della vacanza di due settimane caraibiche un soggiorno perenne. Ma sono attimi, solo attimi, assaggi di una bellezza che verrà, che gusteremo tutta quando a Dio piacerà, perché dal Monte bisogna scendere, dobbiamo scendere a valle per un’esigenza d’amore…
E’ vero, oggi Gesù in questo Vangelo ci ha portato in alto, fuori dalle nostre beghe assurde per farci vedere come Lui realmente è mentre prega, per toccarci e svegliarci dalle nostre ansie e paure, per guarirci e darci forza e mostrarci la nostra vera meta senza mettere tende inutili in uno spazio che ancora nostro non è; nostro è il quotidiano delle cose da vivere, la famiglia, il lavoro, gli amici e la comunità, dove tutto è precario ma dove te accetti di vivere di eterne ri-partenze sapendo che la meta è quell’assaggio di Paradiso vissuto oggi, sapendo che nel quotidiano Gesù irrompe per farci fare esperienza dell’assurdo come a Pietro, Giacomo e Giovanni, come a te, me e tutti gli altri che accettano ogni giorno di partire e mettersi in gioco e vivere la Buona Notizia che spinge a camminare, a mettere i tuoi piedi nei suoi, fino a salire quel monte con addosso solo la certezza della sua Parola e Lui come unico appoggio. 
Unico appoggio… anche per Abramo che crede sempre anche quando sembra che Dio si sia dimenticato della sua promessa, crede e non si lamenta perché Dio ha tutta una sua strategia da decifrare: interviene proprio quando tutte le tue possibilità sono finite, mantiene con puntualità la Parola data soprattutto quando te non te lo aspetteresti più e ti dice che hai due possibilità: o stringi la mia mano o stringi la mia mano. 
Sul monte si sale per fede e se accetti questa proposta scopri un Dio fantastico, un Dio che non ti fa stare seduto mai, un Dio che libera e ti rende creativo, ti fa vedere oltre i tuoi orizzonti, un Dio che appena lo vedi va oltre, simpatico neh? Un Dio che se ti riempi di te ti svuota e ti fa cucù perché anche oggi è già più avanti! E’ bello per noi stare qui ma Lui ti chiama ad un’altra partenza…alziamoci e andiamo! C’è un Dio che ti dice: coraggio! Tu sei prezioso ai miei occhi, io ti ho amato. Ciao belli

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10 Marzo 2019-1.a di Quaresima – I – Rito Romano – Anno C
Liturgia: Dt 26,4-10; Sal 90; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13

i quare
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Buongiorno sono il sole, prima domenica di quaresima in un calda e torrida giornata nel deserto dove Gesù è stato guidato dallo Spirito; al 40° giorno il diavoletto vuole far cadere Gesù ed è una gara a tre manches (ricordiamo che Gesù è guidato dallo Spirito). Nella prima manche l’attacco deciso del diavoletto che tenta la prima carta: “Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane”. Prima risposta di Gesù: “Non di solo pane vivrà l’uomo”. La prima carta si giocava tutta sull’effetto fame e forse era una tentazione molto umana che prende tutti ma a Gesù non interessano i successi come piace a noi e non cede perché lui sa come sfamarci e chiede all’uomo di cercare il pane che viene dal Cielo. 
Nella seconda manche il diavoletto ci riprova e lo porta più su di un livello per guardare tutto e tutti dall’alto in basso come sa fare lui: “Ti darò tutto questo se mi adorerai”. Gesù non cede e…. taaac: “Il Signore Dio tuo adorerai, a lui solo presterai culto”. Il diavoletto con questa tentazione sull’uomo qualunque, ha sempre avuto successo perché all’uomo piace essere ammirato, ma Gesù no, Lui non ne ha bisogno, gli chiedono miracoli in continuazione ma Lui spinge ad avere una fede sempre più grande, una fede nel Dio del cielo. 
Terza manche, il diavoletto cala il jolly, gli angeli: “Gettati, se sei Figlio di Dio, il tuo Padre del Cielo manderà gli angeli a salvarti” ma Gesù non viene colto alla sprovvista: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Perché mettere alla prova il Figlio di Dio? È farsi male con le proprie mani! Ma è questa la buona notizia: dobbiamo re-imparare a cercare Dio e non i suoi benefici, sentire accanto un Dio che ti lascia libero di scegliere anche di stare con Lui o con il diavolo, Gesù non vuole possedere nessuno, non vuole schiavi ma figli liberi, gioiosi e felici.
Gesù inizia bene la quaresima, entra dentro il deserto e ci resta completamente solo, ma consapevole di essere guidato dallo Spirito per 40 giorni, finché il diavolo non cerca di fargli compagnia e Gesù non scappa come faremmo noi, affronta anche le situazioni più difficili nella certezza di avere un Padre in cielo che non lo abbandona e lo Spirito che lo guida, è il diavoletto che se ne va sconfitto dalla Trinità con la coda fra le gambe e magari con la bellezza di un volto che l’ha guardato cercando di amarlo.
La Trinità vince le tre manches ed è vita nuova. Ciao belli

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DOMENICA 03 MARZO 2019
VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C – Rito romano

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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,39-45)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

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Buongiorno sono il sole, siamo all’ultima domenica del tempo ordinario prima della quaresima e la Buona Notizia, se lo vogliamo, è l’occasione per lavorare un po’ su noi stessi e prepararci al meglio in questa grande e nuova entrata. Se tu senti di essere in qualche modo perfetto o di essere nel giusto, se credi di non aver bisogno di restauri, di migliorare, di non aver bisogno di conversione perché ti senti già a posto, se credi che la parola misericordia è solo per te e mai per gli altri, puoi anche fermarti qui, il Vangelo forse non ti serve, o almeno tu credi che non ti serva.
Ciechi siamo noi quando non sappiamo né da dove veniamo né dove stiamo andando, con chi stiamo camminando, ciechi siamo noi quando neppure sappiamo chi siamo, non sappiamo neanche chi è Dio, non ci accorgiamo di chi vive con noi in casa, al lavoro, in parrocchia e nel mondo, non sappiamo più nulla perché abbiamo perso le coordinate del cielo, non concepiamo più Dio come Misericordia e non vediamo altro che noi stessi.
Ma per tutti si apre la Porta del possibile e allora si parte da qui, dal nostro essere ciechi, possiamo comunque farcela se vogliamo guarire, se non continuiamo a sentirci un metro sopra gli altri, partiamo da qui, lasciamoci prendere per mano dall’Unico che può riconsegnarci alla vista dicendoci: come può un cieco guidare altri ciechi? a furia di salire, di essere più su degli altri, la misericordia non si sa più dove la sta di casa e dove andare a cercarla, la misericordia invece sta nel cuore buono di Dio ma se noi abbiamo scelto la via della morte ne saremo sempre lontani.
Oggi Gesù ci dà una bella notizia: «Un discepolo non è più del maestro». Quindi rilassiamoci, formattiamo il tutto e ripartiamo da capo, altrimenti, si perde tutti tempo, forza e ci prende l’ansia inutilmente: se te credi di fare qualcosa di più bello rispetto a quello che ha fatto Gesù che è il Maestro, tipo, andare a stare coi pubblicani, con le prostitute chiamandole amiche e dicendo loro che sono perdonate molto perché molto hanno amato, se te credi di essere più bravo a guarire, dare parole di speranza, rialzare le persone da terra, se ti ritieni più bravo di Lui allora il Vangelo non è per te ma se te vuoi ricominciare a vedere allora c’è una Parola bella per te. Gesù non sta dicendo di essere più bravi di Lui ma di essere come Lui. Ci sta chiedendo di non essere presuntuosi, di non essere ciechi alla misericordia, di non essere giudici spietati e cattivi verso gli altri, di non essere così attenti ai particolari senza accorgersi che nell’occhio si ha un palo! Io non lo so come si sta con una trave nell’occhio, non credo ci si stia di molto bene, credo però che sia meglio soltanto una cosa: smetterla col giudicare gli altri e vivere nell’amore di un Dio che non si perde nei dettagli ma ama esageratamente. 
Se ci siamo persi sentiamo il profumo della misericordia, stiamo coi poveri, stiamo al loro passo, viviamo gesti che sappiano di carità e ritroveremo la strada! C’è tanto bene nel nostro cuore, va solamente scoperto e donato. Ciao belli