12 MAGGIO 2019 – IV DOMENICA DI PASQUA – Rito romano – Anno C

Pubblicato: 19 Maggio 2019 in Uncategorized

#LABUONANOTIZIA
12 MAGGIO 2019-IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO C – Rito Romano

+ Dal Vangelo secondo Giovanni(Gv 10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse : «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».


Buongiorno sono il sole, la buona notizia di oggi è riuscire a capire che pastore stiamo seguendo sapendo che Gesù sa che siamo intelligenti e ci vuole liberi. Lui stesso usa una similitudine per renderci facile la strada. Il pastore è una figura che, nella bibbia, troviamo spesso, Abramo era un pastore come lo era Mosè; il pastore, lo sappiamo anche dal film di Heidi, vive per il gregge, perché il gregge gli procura la lana, il nutrimento, il proprio fabbisogno quotidiano come un certo guadagno, ma anche il gregge vive per il pastore perché lo conduce al pascolo dove può mangiare erba e bere acqua fresca, entrambe, quindi, dipendono l’uno dall’altro.
Il racconto di oggi non viene capito, lo si vede alla fine, perché Gesù dice a questi capi la verità di loro stessi, una verità che brucia e che fa male e che non vogliamo capire perché ci tocca sul vivo. Questi capi sono considerati ladri e briganti anche se, dobbiamo dirlo, non sono le peggio persone di questo mondo, anzi, loro conoscono la legge così bene che fanno di tutto per farla rispettare come loro non sgarrano ‘na virgola nel farlo. Gesù è venuto a tirarci fuori da questa gabbia che ci imprigiona in falsi legalismi e inutili steccati. Gesù è venuto a liberarci amici belli perché, il danno più grosso che un uomo possa fare è la pretesa di conoscere Dio, di saper già tutto di lui, ma Dio è Mistero come l’uomo è un mistero e nessuno può dire che Dio o l’uomo è come pensiamo noi. Il racconto quindi ci vuole portare a capire quale Dio l’uomo ci propone, Gesù butta giù tutte le maschere che l’uomo si è messo per fingersi diverso da quello che è e tutte le etichette che l’uomo mette all’altro per renderlo diverso da quello che è perché le pecore sono il popolo di suo Padre, il bel guardiano, il recinto non è l’ovile, anzi, la stessa parola è usata per il Tempio, il recinto è tutto ciò che ci tiene dentro e le pecore nel recinto che fanno? Di notte sono protette e va bene ma di giorno? Le tosano, le opprimono, le macellano, le pecore nel recinto muoiono. Gesù di giorno rende le pecore libere, si fa porta, si fa breccia nel muro, nello steccato dove le pecore possono entrare e uscire, è la porta dell’intelligenza e della libertà, la porta che porta a Dio. Chi ha bisogno di fare entrare e uscire con scandalosi raggiri e imbrogli è un brigante. La buona notizia è questa: Gesù è il bel pastore, è la Parola del Padre, l’Amore del Padre, l’Intelligenza del Padre che vuole che l’uomo capisca, che ascolti questa Parola e sia libero per amare. Dio non vuole sudditi sottomessi ma vuole figli che amano e che pascolino liberi su prati immensi e possano dissetarsi a fonti di acqua viva. Ciao belli

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