2 GIUGNO 2019 – VII DOMENICA DI PASQUA – ASCENSIONE DEL SIGNORE – Rito romano – Anno C

Pubblicato: 2 giugno 2019 in Uncategorized

#LABUONANOTIZIA
02 GIUGNO 2019 – VII DOMENICA DI PASQUA – ASCENSIONE DEL SIGNORE – ANNO C – RITO ROMANO – SOLENNITÀ

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cero pasquale scritto da Gisella Rotundo per il Convento dei frati minori di Fiesole [2018]


Dal Vangelo secondo Luca Lc 24,46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


Buongiorno sono il sole, leggo e rileggo l’Ascensione raccontata da Luca, vista con i suoi occhi, scritta col suo cuore, tutto è perfetto, nessuno parla, Gesù prende i discepoli come se fossero bambini delle elementari in gita scolastica e li porta a Betania, alza le mani, li benedice uno ad uno e poi si stacca dalla terra come se fosse un fantastico effetto speciale di quest’ultimi varietà televisivi, con l’unica differenza che è tutto vero, Gesù viene portato in alto come se ci fosse una navicella spaziale a tirarlo su, ma non c’è niente di magico, quel Padre che si era compiaciuto nel Figlio, l’Amato sia nel giorno del Battesimo che nella Trasfigurazione, lo riporta a Casa. 
Loro sono bravissimi, zitti, si prostrano come quelli che hanno capito tutto e poi vanno a Gerusalemme pieni di gioia senza versare nessuna lacrima come è successo quando il loro Gesù era morto in croce. Bravissimi, fine, the end.
Ma non è che finisce così la storia dell’Ascensione di Gesù in Luca, non può finire così, dobbiamo prendere ogni parola nel suo significato più vero, una parola alla volta e in qualche crepa luminosa trovare il senso di questo lasciare la terra che non è fuga.
Gesù prende i discepoli e li porta fuori, come ha fatto Dio quando ha portato il suo popolo fuori dall’Egitto nel libro dell’Esodo. I discepoli sono il nuovo popolo, 12 apostoli come le 12 tribù d’Israele, Gesù fa lo stesso, ha compiuto la sua missione d’amore e ora può tornare a Casa, trascina fuori i discepoli da tutto quello che è umano e li porta a Betania, dove abitavano i suoi migliori amici, li porta a Betania, Casa dell’amicizia, li porta a Betania luogo amato da Gesù e che Lui risceglie come il posto giusto per alzare le mani su ogni apostolo in segno di preghiera, mani verso il cielo come quelle di Mosè tenute in alto da Aronne e Cur a supplicare il cielo, mani verso il cielo come sulla croce quando chiedeva perdono per tutti quelli che non sanno quello che fanno, alza le mani e benedice ogni apostolo, alza le mani per toccare il Cielo e ricevere la benedizione dal Padre prima di tornare a Casa perché, benedire, è dire bene, come faceva Dio quando ha creato il mondo che dicendo creava.
Alza le mani Gesù per fare sintesi, per dire tutto il bene che ha fatto in questi anni e che loro hanno visto, solo allora scatta il colpo di scena, loro si accorgono che devono restare a terra, è uno di quei momenti che non vorresti accadesse mai, soprattutto quando si sta bene insieme, quei momenti da film che non vorresti finissero mai.
Gesù insegna ancora e chiede solo di attendere lo Spirito che li rivestirà di fortezza, intanto crea la distanza per farli rinascere.
Come una mamma con il suo bambino crea la distanza per farlo camminare un passo in più al giorno, così Gesù crea la distanza, quella che calcoli con google map per vedere quanti chilometri ti separano dall’arrivo e quanto devi camminare per arrivare a destinazione, solo che qui è Lui la strada e Lui non va lontano per stare lontano, c’è, non fugge, è dentro questa distanza e questa distanza si chiama desiderio, si chiama cammino, si chiama incontro. 
Questa per me è l’Ascensione nel Vangelo di Luca, il desiderio di vivere come Lui, di percorrere lo stesso cammino per raggiungere la stessa meta. 
Lui ci porta a Betania, alza le mani e ci benedice, ci apre la via per arrivare dove tutti dobbiamo arrivare, ritornare alla Casa del Padre e siccome ce lo siamo detti mille volte, lo ripetiamo per stare comodi: Casa è dove uno ama e si sente amato! Ciao belli e buona festa dell’Ascensione

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