Archivio per 28 marzo 2020

#LABUONANOTIZIA
29 marzo 2020 – V domenica di Quaresima
ANNO A – Rito romano

Liturgia: Ez 37,12-14; Sal 129; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni 11,1-45
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.
Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà».
Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.
Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto:
«Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.


Buongiorno sono il sole, per la quinta domenica di quaresima ci trasferiamo a Betania, dopo Sicar, passando per Siloe e prima ancora nel deserto e il Monte Tabor ora siamo nella casa degli amici di Gesù, dove abbiamo già fatto tappa altre volte. Lì abitano tre fratelli, i suoi migliori amici di nome Lazzaro, Marta e Maria. Giovanni ci ha lasciato scritto che «Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro».

Nelle prime righe, il Vangelo sottolinea che Lazzaro è malato e le sue sorelle, che non hanno mai chiesto un favore a Gesù, lo mandano a chiamare perché faccia qualcosa.

Gesù, sta camminando di città in città, riceve questo telegramma urgente: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». Quel colui che tu ami è il suo amico Lazzaro, non una persona sconosciuta qualunque incontrata per caso al pozzo o un uomo cieco che non conosce, è Lazzaro, il suo compare. Se io fossi stato Gesù, avrei detto ai discepoli di interrompere ogni faccenda, prendere il primo volo per Betania e catapultarsi a fare il miracolo prima che succeda l’irreparabile ma, Gesù no, non è così e Giovanni sottolinea che: «Quando sentì che era malato rimase due giorni nel luogo dove si trovava». Accipicchia che amore, due giorni per chi sta per morire sono tantissimi, non si fa neppure in tempo a dare l’unzione degli infermi per farlo morire in grazia di Dio. Come sta capitando ormai in questi giorni.

Gesù quando decide di partire? Quando Lazzaro è già morto.

A leggerla così, questa storia, sembra che Gesù non gliene importi nulla di Lazzaro e delle beghe sulla terra in preda al Corona Virus, che non gliene importi nulla dei nostri problemi, del lavoro che tutti stanno perdendo costretti a un restare a casa che si sta allungando all’infinito, che non gliene importi nulla della polmonite da covid-19 di milioni di persone in un letto d’ospedale che forse non ha un domani, che non gliene importi nulla dei nostri problemi che mettono ansia… In tutto questo lui fa ritardo di due giorni.

E Marta, questa volta si arrabbia: «Caspita! ora mi sente, io mi fidavo di lui».
Gli corre incontro e non lo lascia neppure entrare: «Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto».
Lui però è un Dio che non si giustifica, non si offende neppure se l’amica del cuore gli urla addosso tutta la sua rabbia, non se la prende se il mondo lo incolpa di tutto il male che c’è sulla terra, non si mette a questionare se la gente ancora pensa che la Chiesa dovrebbe dare i soldi dell’IMU invece che stare a pregare come ha fatto papa Francesco, non si lascia turbare da quelli che questo è il castigo di Dio senza accorgersi del bene che riceve ogni giorno, anzi, fa una carezza a Marta con le Parole più vere che in questa quaresima ci stanno accompagnando e ritornano come un messaggio quotidiano per imparare a fidarsi: «Se credi, vedrai la gloria di Dio».

La Buona Notizia sono questi due tempi dei verbi che non tornano.
Credi al presente e vedrai al futuro.
In mezzo c’è la fede, c’è la speranza che ciò avvenga certamente, c’è la fatica che ci fa tentennare, c’è la promessa di un Dio che sa mantenere gli impegni.
Credi e vedrai a noi suona strano perché noi siamo quelli del se vedo credo e che corrono da Gesù arrabbiati con quel «se tu fossi stato qui», mio padre non avrebbe perso il lavoro, la mia amica sarebbe guarita, io non avrei avuto problemi e continuiamo a mettere Gesù sul banco degli imputati accusandolo di tutte le ingiustizie che noi facciamo agli altri o del bene che non facciamo.

Questa quinta domenica di quaresima apre un’altra porta del possibile«Se credi, vedrai la gloria di Dio».
A noi il rischio di provare a dire con Marta: «Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio».
A noi il rischio di poterci fidare perché il risultato è che Marta crede e Lazzaro risuscita e non il contrario alla se vedo credo, dove noi avremmo fatto resuscitare Lazzaro all’istante per vivere il nostro momento di conferma nella fede.

Da oggi è un altro modo di vivere: «se credi, vedrai».
Aboliamo quel terribile se vedo credo o quel tommasiano assurdo del «se non vedo non credo».

Gesù lascia quella casa dopo aver regalato il suo biglietto da visita: «Io sono la risurrezione e la vita».
Quel giorno Gesù ha pianto per l’amico Lazzaro
, non è stato rigido come un Dio che non ci sta male, ha versato lacrime vere e ha detto: «Lazzaro, vieni fuori!», come lo dice a noi tutti i giorni: «vieni fuori!», smettila di piangerti addosso, di startene a cullarti sulle tue illusioni che non portano a nulla di bello, di guardare il tuo ombelico che ti fa sentire al centro senza accorgerti mai di chi ti sta accanto e che forse ha problemi più gravi dei tuoi, smettila di startene nelle tue morti,

Vieni fuori, «se credi, vedrai». 

Vedrai che una luce entrerà da quel masso che hai messo davanti alla tua porta, un raggio di sole illuminerà la tua vita rendendola bella.
«Vieni fuori!», lascia quelle bende che ti trattengono al passato,
«vieni fuori!», lasciati amare, l’amore è più forte della morte.

Ciao belli