Archivio per ottobre, 2020

#LABUONANOTIZIA
Domenica 01 novembre 2020
TUTTI I SANTI – Solennità

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a
 
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
 
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


Buongiorno sono il sole, oggi tutti i Santi ballano e sono pieni di gioia perché il Vangelo è così: se lo accogli e lo accetti, se lo vivi giorno per giorno, passo passo, ti porta dritto in Paradiso e, anche a noi oggi è dato di partecipare alla più bella festa mai vista!

santi sono belli perché non si nascondono più, sono semplicemente se stessi, nella loro più fragile umanità, sono uomini e donne come noi che, nonostante quei limiti che non ci fanno mai sentire perfetti, sempre un po’ inadeguati nelle situazioni che viviamo, osano i passi dell’amore, fidandosi di un Dio che, attraverso di loro, può fare cose belle e grandi.

santi sono belli perché sono creature amate come noi, né più né meno, come noi.

I santi sono belli perché ci somigliano, perché tutti siamo stati fatti a immagine e somiglianza del Figlio, scelti da Dio per farci entrare in Paradiso gratis.

 I santi sono belli perché non si sono limitati a un modello all’ultima moda autunno/inverno o primavera/estate come noi che siamo e ci vediamo decisamente bruttini e complessati, ma hanno lasciato fare al Padre, si sono lasciati ispirare al Sogno di Dio per un modello unico, divino, quello di un Padre che, come un bravo stilista, prepara per loro e per noi abiti strabelli, disegnati col suo Dito in Cielo, secondo il modello iniziale, il Figlio Gesù.

santi sono belli e questo appuntamento con la bellezza è anche per noi.
È possibilità regalata a noi con i nostri limiti e consapevolezze di fallimento che, in realtà non esistono, anche noi possiamo sfilare tra i belli del cielo, leggere le loro storie, pregare con la loro intercessione perché loro sanno mettere sempre una buona parola di raccomandazione in Cielo se glielo chiediamo.

santi sono belli, ma non sono lontani da noi, possiamo confrontarci con le loro vite in terra e migliorare la nostra, è possibile superare vette inaccessibili e raggiungere il Paradiso con la nostra vita normale, le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre fatiche e le nostre speranze.

Oggi in Cielo si balla con i belli, la sala accoglie tutti, mettiamo nel cuore una certezza: santi sono santi perché, nonostante non ci credessero molto, come noi, non hanno chiuso la porta alla possibilità di diventarlo. 
La sala da ballo non chiude stasera, rimane aperta ogni giorno, non stiamo a collezionare santini e immaginette da baciare, non stiamo a guardare le statue delle chiese accendendo qualche candela perché la grazia arrivi prima, immergiamoci nelle loro storie di uomini e donne come noi, ragazzi e bambini a volte e le loro vite ci faranno scoprire che sono la più bella letteratura da conoscere, ci faranno rendere conto che, qui sulla terra, non sono stati meglio di noi, talvolta, le loro vite non erano eccezionali, però loro hanno saputo spalancare la porta al possibile di Dio tanto da lasciarlo entrare nelle loro vite e trasformarle in meglio.

santi sono belli perché ci dicono che è possibile anche per noi guardare al cielo e diventare belli come loro, come Gesù, che è possibile anche per noi farci chiamare beati!

I Santi sono quelli che hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri! 

#LABUONANOTIZIA
25 ottobre 2020 – XXX domenica T.O. – Rito romano – Anno A

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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


Buongiorno sono il sole, siamo reduci dalla una domenica in cui Gesù ha messo a tacere i capetti facendoci capire di chi siamo: noi siamo dono di Dio da restituire a Dio nell’amore, eppure un dottore della Legge recalcitrante, giusto per rimarcare un inciso ci riprova: «Maestro, qual è il più grande di tutti i comandamenti?».

Una domanda tipo interrogazione che, se rispondi esatto, passi l’esame o una domanda per un di più di fede? Sarà quel che sarà ma Gesù non usa mezze misure: «Amerai». 
Non c’è altro da dire, amerai, stop!

Non dice: senti affetto per gli altri, usa un po’ di carità con il povero, sii attento a chi ti sta accanto, seduci con garbo, fai il gentile, vivi volendo bene… No! Amerai, voce del verbo amare al futuro, per tutta la vita che hai davanti, lo stesso amare che usa Dio tutti i giorni. Amare come dare la vita, amare come consumarsi per l’altro, amare come perdersi per ritrovare veramente chi sei, amare come morire sfinito con quello sguardo che dice: ho dato tutto.
E, se ancora non abbiamo capito, lui continua: oltre che amare il Signore con tutto quello che sei, mente, anima e corpo, tutto per il Tutto: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». 

Come te stesso?

Ma se te non ti ami, se te ti disprezzi, se te non ti piaci mai reputando gli altri sempre un gradino più su di te?

Sì, come te stesso, te che sei creato da un Dio che vede tutto Bello, Buono e Vero e in questa bellezza ha creato anche te.

Amerai Dio e il prossimo, perché questi due amori volano sempre in coppia. Amerai Dio se amerai te stesso e amerai il prossimo come te stesso, un circolo virtuoso che ti fa credere di più nella tua possibilità di bene, con la tua ciccia che esce dai pantaloni stretti, le tue gambe storte, quel brufolo che proprio oggi non doveva venir fuori, quei tre capelli bianchi che spuntano dicendoti la vecchiezza che avanza, amerai perché sei amato da Dio così come sei, amato per amare è la più bella notizia mai ricevuta e ora va ridonata.

C’è altro che l’amore? C’è altro che amare e essere amati?

C’è un come, tra amare ed essere amati, c’è solo un come, ed è il riflesso di Dio qui su questa terra!

A volte basta anche solo un sorriso, avere occhi per dire grazie a un Dio che sa fare cose meravigliose anche con noi che ci stimiamo zero. 

#LABUONANOTIZIA
18 ottobre 2020 – XXIX domenica T.O. – Rito romano – Anno A
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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


Buongiorno sono il sole. Ci siamo lasciati domenica scorsa con Gesù che ci invitava gratis al suo pranzo di nozze e oggi si ripresenta per acconsentire a rispondere senza sbuffare alle domande astute del nemico che gira sempre intorno per far cadere nel suo tranello e allontanare anche noi dal volto di Dio: unico specchio in cui rifletterci, guardarci e vederci bellissimi.

Come risponde Gesù? Cambiando prospettiva e verbo, dal pagare passa al restituire.

Noi non dobbiamo nulla al Padre se non la nostra vita splendida di figli amati, se ci accorgiamo della bellezza che ci abita e rispondessimo alla nostra vocazione raccogliendo i pezzi di bene seminati nella nostra esistenza, restituendoli al Signore con riconoscenza, come il sacerdote alla messa quando alza la patena con il Pane e il calice con il Vino come offerta, i nostri occhi vedrebbero con stupore una trasfigurazione: come il Pane e il Vino diventano Corpo e Sangue di Gesù, così la nostra vita sarebbe il segno visibile dell’amore che ci abita.

Gesù oggi non sfugge allo Stato ma ne approfitta per un po’ di catechismo: è giusto pagare le tasse in cambio di un servizio che ci viene garantito, anche se, ai giorni nostri, si fa fatica a comprendere tra manovre, tasse ed evasioni fiscali, DPCM, mascherine sì e mascherine no ma ci propone un oltre, un passo in più nella verità: restituire perché io, nella vita, sono in debito, in debito verso i genitori, gli amici, la scuola, il dottore, lo Stato, il mio padre spirituale e tutti quelli da cui ho appreso l’arte di amare e credere, da chi mi dà affetto, da tutti coloro che hanno scritto qualcosa di bello che ha nutrito il mio cuore o mi hanno detto e dato qualcosa per cui sentirmi migliore; restituire a chi ha dato la vita nel martirio o in guerra per salvare il Paese.

Tanto ho ricevuto, tanto ricevo e tanto posso restituire. Soprattutto da Dio. Io che ricevo in continuazione benefici e doni gratis e perché non dovrei restituire? Da lui viene il respiro, la gioia, la simpatia, il bisogno di tenerezza, di essere amata, i talenti che scopro nel cammino, la nostalgia dell’eterno e io non devo pretendere ma rinnovare la gratitudine.

Tra le mani quella moneta: Cesare non è Dio. A Cesare diamo le cose, a Dio quello che siamo restando liberi e senza prostituirci o mercanteggiare a basso costo perché noi siamo preziosi agli occhi di Dio e non apparteniamo ad altri che a lui.

Gesù questo ricorda allo stato di potere umano: non rubare l’uomo perché è cosa nostra. Mia e di mio Padre.  

Oggi ci sia dato di accorgercene e restituire tutti i pezzi di bene sparsi nel mondo. 

 

#LABUONANOTIZIA
11 ottobre 2020 – XXVIII domenica T.O. – Rito romano – Anno A

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


Buongiorno sono il sole, dopo tre settimane in vigna ora Dio ci prepara una festa, sì, una festa tutta per noi! Perché la festa? Perché a Dio piace la gioia dello stare insieme e le migliori le organizza solo lui.

Gesù per mostrarci il paradiso, dice che è un bel banchetto preparato dal Padre per lui. Immaginate un buffet di quelli in una villa pazzesca, dove arrivi e ti accoglie una sventagliata di tartine, prosciutti, panini, salmone, fritti e spuntini d’ogni tipo e gusto e, come aperitivo, champagne per brindare agli sposi. Gesù non vuole dirci di essere festaioli e gaudenti ma essere felici, ci dice che il Regno dei cieli è vicino e che è simile a un re che ha fatto un banchetto di nozze per suo figlio e non dobbiamo puntare al banchetto ma al re che ha fatto il banchetto, che organizza un party da urlo ma che a nessuno interessa perché hanno tutti un impegno improrogabile e annullano l’invito.

  Oggi il padre dello sposo vuole invitare te e te che fai? 

Se decidi di andarci sappi che nel Vangelo conta se ci vai con tutto te stesso non perché non avevi nient’altro da fare, conta se ci sei, sei vivi l’allegria delle danze e bevi il vino nuovo della vita con il tuo abito più bello.

Nel mondo c’è chi non ama le feste e non ci va permettendosi pure il lusso di puntare il dito su chi e come organizza le feste.

Come siamo strani a volte: la festa è simbolo della gioia e io non faccio altro che lamentarmi dalla mattina alla sera su tutto e su tutti, mi arriva un invito valido per due col mio nome, scritto a mano e con una certa eleganza, segno che a quella festa sono voluto proprio ed io e lo rifiuto perché ho migliori alternative per far divertire il mio cuore svendendomi a inutili compromessi.

Ma lo desidero veramente il Regno di Dio? Voglio che questo Regno venga in me dandomi una scossa di luce e di gioia?

Lasciamoci provocare da una pagina di Vangelo molto attuale:
come ci poniamo nei confronti di quelli che vengono descritti incapaci di far festa?
abbiamo capito cosa intende Dio per festa?
O abbiamo un’idea sbagliata del far festa di Dio?
Forse crediamo che Dio ci prepari una festa sottotono, noiosa, da perditempo se preferiamo altro. Ma il Vangelo ci dà tutte quelle sane istruzioni per passare da quelli che si scandalizzano di certe location usate per feste dal sapore di Dio a persone che godono delle offerte gratuite che ci fanno appiccicare il cuore al cielo: niente inviti personali validi per due ma tutti sono invitati.

Questo è il Dio che conosciamo noi, che quando l’uomo rifiuta con inutili giustificazioni non sposta l’evento su Facebook per raccogliere più invitati ma allarga i paletti del suo entusiasmo, non si fa prendere dal panico dei piccoli numeri calcolando scrupolosamente i posti a sedere, ma esalta le aspettative: dai molti passa a tutti senza curarsi dei giudizi. Esagera, fino quasi a dare fastidio: alle sue feste partecipano tutti, anche le prostitute e i peccatori, tutti anche i cattivi che saranno i primi a vedersi coinvolti nelle sue tenere attenzioni per mostrarsi come è veramente è, a volte imbarazzante. L’importante è non presentarsi da straccioni ma andarci col vestito bello e farci un’unica domanda: sappiamo distinguere tra baldoria e festa?

Una possibilità, se la vogliamo, mai un obbligo, ma la festa è per noi, non guardiamo a chi ha declinato l’invito chiudendosi in false apparenze, guardiamo al cuore di chi ci ha invitato, magari provando la sensazione di tristezza che ti prende quando ti metti ad organizzare un banchetto di grasse vivande e costosissimi vini e nessuno accetta di venire alla nostra mensa. Non guardiamo alla sala vuota perché oggi è un dono e Dio vuole noi, ha desiderio di noi, del nostro cuore, della nostra sete di Verità.
Sta lì, accovacciato alla porta del nostro cuore: quel banchetto è per noi e se ci fidiamo è davvero la festa più bella del mondo, preparata col Cuore da Dio. È lì che si impara ad amare.

Comunque sia, alla festa ci va chi vuole andare.
ciao belli

Buongiorno sono il sole… 4 ottobre 2020 – XXVII domenica T.O. – Rito romano – Anno A

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!.
Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!.
Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».


Buongiorno sono il sole, eccoci di nuovo in vigna con il nostro Dio contadino che sa dedicare alla sua terra tutto il tempo e il cuore che ha.
Se è vero che quella vigna sono io è bello sapere che Dio dedica tutto sé stesso con tanta passione e che, anche se i frutti non maturano, non demorde, se arriva la tempesta o non piove, lui instancabilmente controlla, cammina avanti e indietro tra i filari, accarezza le foglie e tocca delicatamente gli acini, con tutta la sana preoccupazione di chi vuole il vino buono anche quest’anno, con quella meraviglia e stupore di chi dice gioioso: non me lo sarei mai aspettato! 
Un Dio contadino che, anche se il mio io rifiuta la cura perché pensa di saper badare bene a sé stesso, sa rispondere con infinita pazienza, ricominciando sempre da capo.

Cosa vuole da me Dio? 
Vuole il frutto della vigna, vuole che la vite porti frutto, tutta la vigna e non solo il mio bel tralcetto. Se io mi preoccupassi di coltivare la mia terra, curando che le barbatelle siano il segno di un bel raccolto avrò sì un buon vino ma sarà solo per me e la mia famiglia, gioiremmo in pochi ma, se invece io potessi, come Dio, avere uno sguardo su tutta la vigna che è il mondo, che bello sarebbe gustare e contemplare un’abbondanza senza fine.

Ma la storia che Gesù ci racconta oggi purtroppo non si rivela in tutta la sua tenerezza dove lo sguardo riposa sul bello, no! qui si arriva ad ammazzare pur di far vincere il proprio tornaconto personale. Dove Dio sogna la solidarietà, la generosità, la vicinanza complice di un collega che ti dà una mano affinché il tuo raccolto quest’anno possa essere migliore, dove, al posto della concorrenza, vige la legge della complice amicizia, il mondo alza la mano contro il fratello, vive di duri compromessi, fa il male per avere i propri vantaggi, si ostina su vie non buone e arriva anche alla perfida stoccata finale, dove la forza bruta ti trasforma in animale: 
«Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!». 
Qui vince chi è più violento.

E allora Dio cosa vuole da me?
Cosa farà Dio a queste persone? 
Beh! dove il mondo direbbe vendetta Gesù oppone un altro sogno:
«La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi. Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Il nostro Dio contadino sa che i suoi figli amati porteranno frutti buoni, grappoli illuminati di sole e splendidi di luce. Gesù è venuto a portarci il sogno di Dio: non il possesso, la violenza e il potere, ma frutti di generosità, pace, giustizia e onestà. Bontà, bellezza e provvidenza è il sogno che Gesù viene a portarci, è Dio in mezzo a noi.

Un Dio che ricomincia sempre da capo, un Dio contadino che non demorde mai ma che ha solo deciso di cambiare gestione e di iniziare una nuova stagione. Buona vendemmia a tutti e che sia vino buono oltre che nuovo!
Ciao belli