Archivio per gennaio, 2021

#LABUONANOTIZIA
31 gennaio 2021 – IV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – Rito romano
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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.


Buongiorno sono il sole. In questa IV domenica ritorniamo all’inizio del Vangelo di Marco con lo stupore tipico del suo stile narrativo.
Prima di tutto, Gesù entra in Sinagoga e troviamo che erano stupiti del suo insegnamento. Non vi nascondo che anche io, quando ho la fortuna di trovare qualcuno che mi spiega bene la Parola di Dio alla Messa o che, parlando, mi fa incontrare il Signore, provo un sano senso di stupore ed è bello poter incontrare nella vita uomini e donne che aiutano a leggere sapientemente la tua vita e riportando tutto alle origini della creazione, a quello che è dentro il cuore del Padre e che è il vero bene per te.
Gesù è così: insegna come uno che ha autorità, dice e fa, come il Padre all’inizio della Creazione.
Dopo lo stupore della gente Marco ci dice che, all’interno della Sinagoga, vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro ma stiamo tranquilli perché c’è anche un Dio che libera, che ci libera dai nostri “possessi”, dalla nostra non libertà.
C’è nel nostro cuore uno spirito buono che dà emozioni belle e c’è uno spirito cattivo che non ti fa mai sentire a posto, non ti fa mai sentire nel posto giusto. Questi due spiriti sono sempre in contrasto e in lotta tra loro. Ecco il discernimento che ci aiuta a fare verità in noi stessi. Ecco il Vangelo, la Buona Notizia di un Dio che ti fa vivere meglio.
Questo uomo che gli urla tutta la sua rabbia possiamo anche essere noi: «Che c’è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci?».
Si amici belli, Gesù è venuto a rovinarci, a demolire i nostri castelli di carta dove ci siamo rifugiati, a distruggere tutto ciò che non è amore, a demolire la nostra casetta di paglia o di legno per costruire il Cielo dentro di noi, per aiutarci a capire che non dobbiamo metterci in ginocchio ad adorare i nostri successi o i nostri possessi, le nostre paure, le nostre ansie da prestazione, il nostro ego splendente, i nostri desideri sbagliati e tutto ciò che è diventato il padrone del cuore.
Gesù è la nostra dolce rovina, con due parole riporta ordine, dice e fa, con autorità: «taci, esci da lui». Questa è la Buona Notizia: noi abbiamo un Dio che insegna con autorità, che quello che dice lo fa, che con due parole rovina tutto per farci tornare belli, ad immagine e somiglianza sua, il più bello fra i figli dell’Uomo.
Ciao belli

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24 GENNAIO 2021 – III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – RITO ROMANO


Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.


Buongiorno sono il sole. Giovanni è stato arrestato, fermato, bloccato ma Gesù continua ciò che ha iniziato camminando per le strade della Galilea. Arriva al mare e lì trova il piccolo drappello di pescatori che vengono sedotti da uno sguardo, due coppie di fratelli, Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, rapiti in un nano secondo, il tempo di guardarli e subito sono con Lui. Lasciano tutto, i primi le reti, i secondi il padre e tutti e quattro, molto decisi, cambiano strada, cambiano vita, girano il cuore alla luce. Da pescatori a pescati.
Mi immagino lì, in quella riva un mattino, di ritorno da una pesca notturna che forse è andata bene, forse male, forse così e così, lì con quelle ditone da pescatori bruciate dal sole e dal sale, a cercare di disincagliare le reti annodate tra loro, con frammenti di alghe che rendono il lavoro più difficile del solito, lavare e asciugare quelle reti che ancora stanotte o domani faranno il loro lavoro, eccoli lì con tutta la stanchezza addosso, la voglia di andare a dormire e una voce che li fa girare, lo sguardo rapito da qualcuno di nuovo con un invito un po’ strano: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».
Gesù li conosce e li vuole per sé, basta un invito e in un attimo buttano all’aria reti e sogni, in quel subito c’è il senso del vangelo, la buona notizia di questa terza domenica del tempo ordinario, perché subito è istantemente, subito è adesso, subito è come dire ‘non ci penso un attimo’, subito senza se, senza ma, senza troppi ripensamenti, subito, senza esitazione, lasciano tutto e tutti, padre, madre, moglie, figli, casa, barca e reti per andare con Lui, uscire per altri mari, uscire dalla propria casa, pensare ad altre reti, senza sicurezze e punti di riferimenti per attraccare le barche verso porti mai visti.
Questa notizia è per noi, Gesù passa nella nostra vita, ci vede, ci guarda, ci ama e ci chiama per fare come Lui, che camminando guarisce, perdona, abbraccia, accarezza.
Inizia così il mattino della nostra vita, con un convertitevi, giratevi verso la luce, un Dio che oggi è più vicino, nel mio cuore. Inizia con un seguitemi, venite dietro di me, non sprecate tempo a chiedervi perché, come e quando, venite con me e troverete il senso della vostra vita, testimoniate la buona notizia di un Regno che è luce per chi ancora è nel buio, in un mare di buio voi sarete la testimonianza che tutto è possibile per chi crede.
Ci vuole un attimo per essere felici, per sentirsi guardati e non giudicati, per sentirsi amati e chiamati per nome. Ci vuole solo un attimo per mollare tutto, seguirlo e stare con Lui per sempre, perché con Dio non si torna indietro si può solo andare avanti e stare meglio, stare con lui, credere nel vangelo, entrare dentro la bella notizia e sentire il Cielo che ti fa l’occhiolino.
Ecco perché la mattina mi giro verso la Luce perché la Luce è qui, è Dio che, passando, mi guarda e mi dice: ti voglio bene. Seguimi!

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17 gennaio 2021 – II Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – Rito romano
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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro – dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.


Buongiorno sono il sole, amici belli o siamo noi che vogliamo stare con Giovanni Battista oppure è lui che ci vuole così bene da non volerci lasciare più. Sta di fatto che, anche in questa seconda domenica, è ancora lui uno dei protagonisti della buona notizia.
Oltre a ricordarci di preparare la strada e raddrizzare i sentieri, a farci venire continuamente la voglia di convertirci e credere, lui, che è stato costretto a battezzare suo cugino e amico più grande, oggi, sapete cosa ci regala? Ci insegna che anche se ci prendesse la tentazione di essere un gradino più su degli altri, dobbiamo essere capaci di aiutarli indicando chi è veramente degno di essere guardato e imitato, proprio come ha fatto lui: «Ecco l’agnello di Dio!».
È facile farsi dei fans, avere dei discepoli che seguono le tue orme, ma Giovanni lo sa che non è lui il salvatore del mondo ma il Cristo e indica ai suoi discepoli, da vera guida spirituale, chi devono seguire. Così è stato e così sarà.
Da sempre i discepoli seguirono Cristo e questa è la buona notizia, seguirono Cristo, non delle persone, e furono felici.
Giovanni è l’Amico dello Sposo, che sceglie sempre di rimanere in ombra, di stare su quel pezzo di strada che mostra i passi da compiere, che vive umile per poi farsi da parte e lasciare a Gesù di fare il resto vivendo nel nome del Padre.
Oggi ci regala la password di una vita bella, vera e giusta: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo».
Quante volte sentiamo questa frase nella Messa e le nostre orecchie non ci fanno più caso… figurati il cuore.
Ecco l’agnello che toglie il peccato del mondo, che rende la mia vita vera e degna di essere vissuta nel modo più bello che esista: in mitezza e umiltà, senza far paura, senza urlare, senza spaventare la gente, come sa fare un agnello.
Ecco l’agnello che toglie il peccato del mondo, buona notizia di un Dio che, in suo Figlio, non chiede più sacrifici ma sacrifica se stesso, un Dio che, in suo Figlio, non pretende nulla da me ma offre tutto se stesso, un Dio che, in suo Figlio, non mi spezza le gambe ma spezza il suo corpo sull’altare, per nutrirmi, per amarmi, per consolarmi. Un Dio che, in suo Figlio, non prende niente ma dà tutto, tutto sé stesso.
Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Facciamoci caso, quando lo sentiamo oggi alla Messa, guardiamo quell’Ostia nelle mani del Sacerdote, facciamo attenzione a quel Pane che è diventato Corpo e che si lascia spezzare per noi ogni domenica, ogni giorno. Facciamoci caso e commuoviamoci mentre diciamo: O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato.
Ecco l’agnello che toglie il peccato del mondo. Non si parla dei peccatucci che compiamo e che nascondiamo, ma del peccato, della nostra condizione di peccatori, la nostra assenza di amore, il nostro non essere più capaci di volere il bene e di volere bene, le nostre ferite, le nostre chiusure nelle relazioni, i nostri sguardi maligni che non ci fanno più amare l’altro.
Giovanni questa domenica ci indica questo, si mette da parte per indicarci la parte migliore: noi chi siamo? Noi siamo quelli che seguono l’Agnello, siamo la compagnia dell’Agnello che deve semplicemente fare una cosa: amare.
Amare come Lui ama, fare quello che Lui fa, desiderare quello che Lui desidera.
Ogni giorno il vangelo ci parla di gesti di tenerezza perché dobbiamo cercare altro?
Ciao belli

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10 gennaio 2021 – Battesimo del Signore – Anno B

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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,7-11

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Buongiorno sono il sole, Giovanni Battista iniziava a mancarci un po’ se l’evangelista incaricato di raccontarci questo ANNO B ce lo ripropone.
Giovanni proclama: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Gesù puntuale arriva al Giordano per farsi battezzare da suo cugino, il cui compito era quello di preparare la strada all’atteso, di chiedere al mondo di raddrizzare i sentieri, di rendere dritto ciò che è storto, di urlare a tutti di convertire mente e cuore perché Gesù possa arrivare da desiderato.
L’aveva fatto talmente bene che il popolo l’aveva capito e si era impegnato ad accogliere il nuovo nato con un certo senso di stupore e di mistero, così come hanno fatto i pastori.
Ora Giovanni lascia la scena all’unico degno di coprirla, si mette da parte per lasciare avanzare il Maestro, lo battezza nel nome di Dio, nel nome del Padre che fa sentire la sua voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Gesù che si mette in fila con i peccatori e si fa battezzare, non è il Dio da immaginetta che cerchiamo, tutto bello, biondo e luminoso, che sprizza luci colorate dappertutto, è un Dio senza veste, pronto a farsi fare, si consegna all’uomo.
È un Dio che ci parla di tenerezza e di abbracci, di carezze e di tanta consolazione dopo la desolazione, di orecchi attenti e porte aperte.
È un Dio che nasce nudo, debole e fragile, che viene scaldato dal calore dell’affetto di una mamma e di un papà e dal fiato di due poveri animali, un Dio che ha gli occhi pieni di stupore dei pastori piantati addosso.
È un Dio che, quando entra nell’acqua, si mette in ginocchio pregando e viene battezzato, da quel momento cambia tutto, il cielo si apre come si apre un sipario, in quello squarcio di luce che parla di bellezza, Dio dichiara chi è veramente quell’uomo in ginocchio nell’acqua.
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Gesù ha un Nome nuovo nel quale possiamo rifletterci ogni volta che pensiamo che anche per noi c’è stato un nome nuovo il giorno del battesimo: Francesca, Tu sei mia figlia, l’amata.
Metteteci il vostro e sorridete, lui si è messo in fila per starci accanto, con lui siamo una schiera di amati che vivono una vita nuova.
La vita cambia se, come Giovanni, lo lasci fare.
La vita cambia ed è vita nuova, figli nel Figlio, pezzetti di Dio nel mondo.
La vita cambia ed è vita nuova, amati prima ancora che si formi in noi il pensiero di esserlo.
La vita cambia ed è vita nuova, vita di chi si sente dire: Tu sei Figlia Amata, sei il mio compiacimento, mi garbi un monte, quando ti vedo sono felice.
Ciao belli

 

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6 gennaio 2021- Epifania del Signore

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.


Buongiorno sono il sole, eccoli i famosi Re Magi venuti apposta dall’oriente con la loro inquietudine di cercatori guidati semplicemente da una stella dentro un ignoto ancora incerto.
C’è l’inquietudine a muovere i passi e il cuore, c’è l’ansia di andare a cercare quel Bambino e dire per conferma al loro cuore: «Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
C’è il bisogno di cercare la verità, di interrogarsi con onestà, c’è la bellezza di seguire la stella di un mistero che più avanzi più ti viene incontro.
È la storia di tre persone che noi chiamiamo da sempre Magi e che trovano posto nei nostri presepi da oggi, tre uomini con nomi strani, che qualche volta dimentichiamo, bravi a studiare le stelle e le costellazioni, a fare magie e calcolare affascinanti itinerari celesti ma che, allo studio degli astri, preferiscono la rotta del Padre del Cielo, meno scienza e sapienza per un di più di slancio e una partenza di cuore in direzione Betlemme, meno sicurezza per un di più di precarietà e di ingenuità.
Vanno a Betlemme seguendo la stella portando oro, incenso e mirra così come noi alla Messa alla processione offertoriale portiamo il Pane e il Vino che, sull’altare, diventano il Corpo e il Sangue di un Dio vicino all’uomo. Arrivano alla grotta e sostano sulla porta così come noi sostiamo sulla porta di una Chiesa con un segno di Croce sincero e una genuflessione devota. Entrano nella Grotta e davanti a Maria, Giuseppe e il Bambino, si prostrano adoranti così come noi facciamo davanti al Mistero dell’Eucarestia in una celebrazione solenne con la gratitudine di chi, incontrando lo sguardo del Bambino, riceve misericordia e gratitudine, persone grate perché amate, che si buttano in ginocchio a dire grazie a tanto amore, offrendo i doni dei loro scrigni con semplicità, in punta di piedi e tanto rispetto.
Una veglia di preghiera semplice e intensa, per poi tornare a casa per un’altra strada.
Erano partiti con la voglia di donare e tornano col cuore più ricco di quando erano arrivati, con le mani più piene dei doni che hanno lasciato, con un di più di quell’oro, incenso e mirra che avevano offerto, con un pezzetto di sguardo del Figlio di Dio riflesso nei loro occhi.
Tornano nelle loro case con il ricordo di quella fragilità di Bambino a riscaldare il cuore e non la potenza di un Erode cattivo che li aveva mandati a controllare.
Tornano a casa per un’altra strada, con quella gioia grandissima provata nel seguire la stella che li ha accompagnati fino a riempirsi di stupire per un Esserino che giaceva indifeso in una povera mangiatoia.
Tornano da dove erano venuti dopo aver adorato quella fragile carne di uomo avvolta in fasce dal sapore di Dio.
Erano partiti per incontrarlo ma, dopo averlo incontrato, sono cambiati e la strada per tornare doveva per forza essere un’altra.
Erano partiti come quando si parte per un pellegrinaggio: non si può più tornare indietro per la stessa strada ed essere gli stessi di prima.
Erano partiti per cercarlo consapevoli di sapere dove si trovavano loro prima di incontrarlo e hanno scoperto che il ritorno dipende sempre dall’intensità del dono ricevuto.
Dio è luce,
lo troverai, lo incontrerai e sarà gioia,
perché i Magi al vedere la stella provarono una gioia grandissima.
Che accada te come a loro: la stella ti muova, il bambino ti cambi
e tu possa tornare a casa per un’altra strada, diversa o diverso,
con il cuore e lo sguardo che sa di Dio.
Ciao belli

 

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3 gennaio 2021 – II domenica dopo Natale – ANNO B – Rito romano
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Dal vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18

[In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.  
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.


Buongiorno sono il sole, il Prologo, nel Vangelo di Giovanni, toglie un po’ di quella bambagia che ricorda le pecore, i pastori, gli sguardi teneri di chi con timore e tremore si avvicina al presepe, toglie un po’ di carezze a quel Bambino che arriva e ti spiazza e ti fa entrare nella verità delle tue storie che, se lo vuoi, anche quest’anno Dio a Natale illumina rendendole diverse. 
Giovanni, il teologo fino, afferma il principio sano della storia assicurando che ‘in principio era il Verbo’, ‘in principio era la Parola’, ‘in principio era Dio’.
E’ l’incipit più bello della storia: tutto parte da lì e tutto torna lì, il Prologo, se lo vogliamo, è una perla, ci dice che prima viene Giovanni il Battista a preparare il terreno, a preparare lo spazio per la luce vera, quella che illumina ogni uomo ma che non tutti vogliono accogliere. 
Oso pensare che Dio forse sceglie la forma di un infante indifeso per farsi accettare, si fa carne, si fa uno di noi, ciccia, perché la carne ci rappresenta, ci racconta, ci dice chi siamo nella nostra fragilità, proprio come il bambino che dice un bisogno di cura, accoglienza, affetto, carezze.
Dio sceglie la carne perché la carne dice fatica, dice storie, dice rughe, dice morte, dice attesa.
Il Verbo si fece carne nelle nostre vite, nelle nostre rughe, nelle nostre attese, nella nostra carne segnata dal tempo, dalle lotte, dalle malattie, dalla stanchezza, dalla paura perché sappiamo che ogni Natale è un’opportunità per qualcosa di nuovo per noi.
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Questo celebriamo ogni Natale, ogni Santo Natale da non so quanti anni. Il Verbo è Dio si fa carne, nella nostra carne stanca e spaventata. Il Verbo che è la Parola, una bella Parola, una buona Parola, il Verbo che è l’Amore e la forza di Dio, si fa carne, lo sceglie, decide di farlo, viene ad abitare nella nostra carne, dentro di noi, ognuno di noi.
Il Verbo  non arriva su un UFO dal cielo entrando in un palazzo, sceglie la fragile carne, il grembo di una donna, si adagia sulla paglia e ti guarda con tenerezza, cammina sulle nostre strade, percorre i nostri sentieri, vive le nostre storie, arriva e consola, arriva e sostiene.
Il Verbo si fece carne e abitando la nostra storia chiede di mettere da parte la stanchezza, chiede di non avere paura, implora di non agitarti e non affannarti, di non avere fretta, di non lasciarti superare dai bisogni, di non cadere nella disperazione.
Il Verbo si fece carne per entrare nella tua di carne, perché tu possa ritrovarlo, tu possa scoprirlo, tu possa amarlo in quello che ti costa di più, stanchezza e paura, tu possa fermarti a contemplarlo in quella piccolezza inerme e indifesa… fermati e riprendi fiato e a senti che questa bellezza esagerata è anche per te.
Il Verbo si fece carne per abitare questo mondo e dare speranza, per togliere un po’ di ansia per i tuoi figli, per darti un po’ più di tranquillità quando pensi al lavoro, per darti un pochino in più di fiducia in quei giorni un po’ no col tuo marito, per darti costanza nella prova e forza che dona la vita.
Sì, ogni anno, sembra una ripetizione di qualcosa che però ripetitivo non è per nulla, perché in questa scelta di Dio di farsi carne purtroppo c’è il no dell’uomo che non accetta, che non accoglie, che lo disarma e lascia al male di fare il male.
Lasciamo al Verbo di farsi Dio e riconsegnare se stesso nella nostra carne, nella nostra umanità stanca e paurosa ma in una luce diversa, nuova, bella, una luce abitata da una presenza, una carne abitata da Dio. 
Il Verbo si fece carne, ora e sempre. 
Ciao belli