Buongiorno sono il sole… 14 febbraio 2021 – VI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – Rito romano

Pubblicato: 13 febbraio 2021 in Uncategorized


#LABUONANOTIZIA
14 febbraio 2021-6.a Domenica Tempo Ordinario – Anno B

+ Dal Vangelo secondo Marco 1,40-45
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Buongiorno sono il sole.
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso…
Gesù si immerge costantemente in bagni di folle che lo cercano e pretendono di toccare anche un lembo del mantello. Tra questa gente ecco anche i lebbrosi, persone umane come noi che camminano come noi e come noi chiedono tenerezza, come noi hanno desiderio di guarire per essere avvicinati da altri e non essere più soli; nel loro fetore e obbrobrio, nella loro puzza e nel loro schifo, sono lasciati al margine e ora tendono le mani gridando aiuto.

Gesù passa per queste strade assolate dove tutti lo cercano ma dove nessuno si avvicina ai lebbrosi per paura o per il timore del contagio o forse perché non sono perfetti come noi.
La svolta che cambia la nostra vita è Gesù che sceglie di non stare con la folla per stare solo con il lebbroso, non scappa, non lo tiene alla larga confinandolo all’angolo del disprezzo, ma è disposto ad entrare nel dolore di questo uomo, in questa solitudine.

Il lebbroso non aspetta altro, forse non ci crede neppure, ma si avvicina a Gesù naturalmente solo, non lo accompagna nessuno, lui non è come gli altri del vangelo, lui non è cieco da essere portato a braccetto da Gesù, lui non è paralitico da essere portato da 4 amici su una barella e calato giù dal tetto, lui non è un malato per cui c’è chi intercede per lui, no lui puzza ed è contagioso e va da solo, lui fa schifo e da Gesù ci va con la paura di chi teme che gli sbatta la porta in faccia, oppure di chi sa che deve compilare tremila moduli prima di avere la certificazione per avere una qualche agevolazione o perlomeno essere preso in considerazione; cammina a passi lenti, con cautela, senza quella furbizia di chi vuole strappare il miracolo anche se il miracolo è la sua ultima possibilità per ritornare a vivere in questa vita ‘social’ che fa tanto bene al cuore.

Il nostro lebbroso arriva da Gesù con tanta umiltà: “Se tu vuoi, puoi purificarmi”un futuro appeso a un se vuoi….ma è qui, in questo se che anche a noi può capitare di cambiare prima ancora di quanto noi si creda davvero. Già pronunciando queste parole, la pelle lebbrosa, secca e malata si stacca, le parole del Maestro lo avvolgono e lo riportano nel giardino della creazione, come un bambino che esce dalla pancia della mamma, la pelle morbida e tenera che ti fa sentire il bisogno di accarezzarla. 

Torna ad essere l’uomo di prima perché qualcuno ha usato misericordia con lui, ha usato compassione, torna ad essere un uomo amato: “lo voglio, guarisci!”.  Tra il “se vuoi” e “lo voglio” c’è la mano di Gesù che lo tocca e il lebbroso neppure si ricorda il tempo in cui qualcuno l’ha toccato l’ultima volta, un abbraccio che scioglie paure di secoli e diventa compassione amica.

In cambio Gesù chiede solo il silenzio perché la gente non capisce, Dio passa sempre per quello che con la bacchetta magica sistema ogni cosa, ma Dio non è così, vuole figli guariti perché li ama e, non solo ha usato misericordia con il lebbroso ma lo fa uscire da se stesso per poter scoprire un volto nuovo, un nuovo modo di vedere le cose e gli altri, un nuovo modo di desiderare il bene. 

Oggi il lebbroso ci insegna la compassione, basta poco per diventare portatori di bene se siamo stati guariti: Dio ci ama, perché non esprimere questa guarigione tendendo la mano, toccando, trasformando la repulsione in dolcezza e tenerezza? 
Ciao belli

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