Archivio per ottobre, 2021

#LABUONANOTIZIA
Lunedì 01 novembre 2021
TUTTI I SANTI – Solennità

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a
 
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


Buongiorno sono il sole, oggi è la festa di tutti i Santi, proprio tutti, uomini e donne come noi che, nonostante quei limiti che non ci fanno mai sentire perfetti e sempre un po’ inadeguati nelle situazioni che viviamo, osano i passi dell’amore, fidandosi di un Dio che, attraverso di loro, può fare cose belle e grandi.
I santi, creature amate come noi, né più né meno di noi ma come noi, solo che loro non si sono adeguati ad un modello all’ultima moda autunno/inverno o primavera/estate ma, invece di fermarsi su una visione complessata che ci fa sentire sempre bruttini hanno lasciato fare al Padre, si sono lasciati ispirare al Sogno di Dio per un modello unico, divino, quello di un Padre che, come un bravo stilista, prepara abiti strabelli, disegnati col suo Dito in Cielo, secondo il modello iniziale, il Figlio Gesù.
Che belli che sono i Santi che ci danno appuntamento con la bellezza, sì perché la bellezza è anche per noi. Troppissimo bello che anche noi possiamo sfilare tra i belli del cielo, leggere le loro storie, pregare con la loro intercessione e sentire una buona parola di raccomandazione in Cielo.
I santi non sono lontani da noi, anzi, possiamo confrontarci con le loro vite in terra e migliorare la nostra, superare vette inaccessibili e raggiungere il Paradiso con la nostra vita normale, le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre fatiche e le nostre speranze e, se i santi sono santi è perché, nonostante non ci credessero molto, come noi, non hanno chiuso la porta alla possibilità di diventarlo.

Non restiamo a guardare le statue o le belle immaginette, accendendo qualche candela perché la grazia arrivi prima, immergiamoci nelle loro storie di uomini e donne come noi, ragazzi e bambini a volte e le loro vite ci faranno scoprire che, in fondo, qui sulla terra, non sono stati meglio di noi, talvolta, le loro vite non erano eccezionali, però i Santi hanno saputo spalancare la porta al possibile di Dio tanto da lasciarlo entrare nelle loro vite e trasformarle in meglio.

È possibile anche per noi guardare al cielo e diventare belli come loro che sono belli come Gesù, è possibile anche per noi farci chiamare beati!
Sì, è possibile anche per noi essere Santi e Santi belli solo se impariamo a leggere la storia con gli occhi di Dio e riempirci di beatitudini, lasciando a Dio di pensarci da Dio. Ciao belli

#LABUONANOTIZIA  31 OTTOBRE 2021 – XXXI  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – RITO ROMANO – ANNO B

Dal Vangelo secondo Marco Mc 12,28b-34 In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Buongiorno sono il sole, questa domenica il personaggio è lo scriba intelligente che chiede a Gesù quale sia il primo dei comandamenti su cui poi basare tutti gli altri, come a chiedere: qual è il fine per cui vivere? qual è il senso della vita? Gesù risponde e ringrazia questo scriba che permette a Dio di insegnarci a vivere secondo il vangelo: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza». Il primo comandamento è l’ascolto, è ascoltare l’amore che Dio ha per te, ascoltare quello che Dio fa per te perché solo ascoltando capisci il senso della tua vita. Cosa Dio ha fatto per te? Chiudo gli occhi e faccio memoria di tutto quello che Dio fa nella mia vita, di quello che ha compiuto in me: mi ha creato, liberato, redento, ha dato la vita per me, mi ha reso sua amica, ha fatto alleanza con me. Ma quanto è facile ascoltare in modo sbagliato, distrarmi, ascoltare come origliare, ascoltare senza capire, ascoltare senza che questo ascolto sia vitale, punto nevralgico e vero delle mie azioni. Come siamo bravi però ad ascoltare con attenzione tutte quelle persone che vogliono impossessarsi della nostra vita dandogli tanta, troppa attenzione, ascoltare la televisione come se fosse il vangelo, ascoltare i politici e scivolare nelle loro inutili promesse, ascoltare il mercato e aderire succube ad una legge che annienta la bellezza della diversità, omologandoci. Il primo comandamento è ascoltare il Signore, l’unico Signore che ci ha liberato e che ci fa liberi. Ascoltare per uscire da me e aderire a un Signore, un vero Signore, l’unico Signore: il nostro Dio. Ascoltare per vivere una relazione con Dio che mi parla con la sua Parola che si chiama Gesù Cristo e che, ascoltandolo mi fa capire la direzione da prendere nella vita: vieni da un amore, vai verso l’amore, per vivere di questo amore. Ascolta e amerai, un verbo al presente e uno al futuro uniti in un unico comandamento: l’amore è un comandamento perché Dio ha bisogno del mio amore e lo implora, dice “per favore” al mio amore. Ho un comando per te, per favore mi vuoi bene? solo amandomi realizzerai te stessa, diventerai come me, solo l’amore ci fa simili. Per favore sii come me, mi vuoi bene? Se voglio capire la direzione della vita, se voglio dare un senso alla vita, ho da ascoltare l’amore! L’uomo è fatto per amare in modo infinito, con tutto il cuore, l’affetto, con tutta la vita, con intelligenza, con tutta la forza, con disponibilità, con tutto, perché tutto ciò che ho e che sono serve per amare, non c’è nulla da buttare via, né i beni, né l’intelligenza, né la vita, né il cuore. Tutto è per amare come ama Dio e lo scopro nel Vangelo che mostra giorno per giorno come Dio ci ama e come il nostro amore è la risposta alla sua Parola. Nessuno può amare se non è amato e siccome Lui ci ama per primo, con tutto il cuore, con tutta la vita, con tutta la mente, con tutte le sue forze a noi non resta che fare altrettanto… Allora sii semplice: Ascolta e ama, amando, ascolta. ciao belli

#LABUONANOTIZIA
24 ottobre 2021 – XXX Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B

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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52
 
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


Buongiorno sono il sole, su una strada al limite del paese, su quel tratto che da Gerico porta a Gerusalemme c’è un uomo, un pover uomo, un accattone-barbone-cieco, uno di quelli che nessuno vede, di cui nessuno si accorge. Lui, l’accattone-barbone-cieco ha un nome, è Bartimeo il figlio di Timeo, è vero che non vede però sente benissimo, sente il rumore della gente che passa e, tra quella gente, i passi distinti di quel famoso Gesù che fa tanti miracoli e guarisce tutti, il suo udito è talmente fine che sa riconoscerlo e si mette a gridare:
«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Però, visto che gli apostoli, talvolta, sono fatti per deviare il messaggio di Gesù a loro gusto e piacimento, quei bravi ragazzi di domenica scorsa, quelli con il sogno di gloria e anche quelli che si sono sdegnati, invece che agevolare Bartimeo nel suo incontro col Maestro, lo sgridano, sono nervosetti, quella bella pensata del cieco di scavalcare le transenne e abbracciare Gesù li irrita, loro solo sono l’accesso a Gesù con l’unico intento di prendersene cura affinché non gli capiti nulla di male ma, la loro chiamata, in realtà, non dovrebbe essere quella di intercessori del bene che si curano che all’accattone-barbone-cieco possa tornare la vista?

Bartimeo continua a gridare più forte, urla, è il grido del bisogno, è il grido della preghiera, Gesù abbi pietà di me, il Kyrie eleison che sale dal cuore alla gola e si trasforma in grido di compassione.
Non parla più Bartimeo, urla Bartimeo e da ora in poi ogni suo gesto sarà esagerato, invece che lasciare il mantello a terra lo lancerà e invece che tirarsi in piedi farà un salto, perché dove è l’amore non è permesso esagerare, è doveroso: abbi pietà di me, prenditi cura di me, guardami,  guarda me che non ti posso guardare.

La cosa che non torna sono gli uomini transenna che cercano di impedire il miracolo e oltre che ad essere irritati continuano a farlo tacere che a un uomo senza vista suona come un macigno buttato sui denti. Ma come può tacere un uomo che soffre?
Meno male che il Maestro è uno dalle improvvisate intelligenti e lo fa chiamare. Gesù si accorge del suo dolore, ascolta il suo grido ed esorta gli apostoli a cambiare:
«Chiamatelo!».
Voi che volete impedire all’amore di amare, chiamatelo!
Come ci saranno andati dall’accattone-barbone-cieco? Contenti o a testa bassa? Comunque gli uomini transenna vanno e incoraggiano Bartimeo ad alzarsi e Bartimeo vola da Gesù, ora è davanti a Lui, faccia a faccia:
«Che cosa vuoi che io faccia per te?».
La stessa domanda rivolta a Giacomo e Giovanni domenica scorsa la fa un Dio che chiede all’uomo che cosa lo renderebbe felice per davvero… questo è il vero miracolo!
«Rabbunì, che io veda di nuovo!».
Gesù acconsente e fa un lavoro per benino, un lavoro fatto da Dio. Bartimeo guarito ora sa qual è la strada giusta da percorrere, va dietro il Maestro sulla strada che porta verso Casa.

È domenica, oggi, a Messa stiamo attenti quando diciamo Signore Pietà, Cristo Pietà, che è poi Kyrie Eleison, Christe Eleison, perché se il Signore ci guarisce, e ci guarisce, poi ci tocca seguirlo davvero!!!!
Vi lascio con una frase dell’inno di Bose:
La pace che viene dal cielo
converte ogni nostro sentire
nel tempo del nostro cammino
la luce degli occhi è l’amore.

Ciao belli

#LABUONANOTIZIA
17 ottobre 2021 – XIX Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B
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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Buongiorno sono il sole, ce lo ricordiamo il giovane triste e sconsolato che torna indietro strascicando i piedi e con l’amarezza nel cuore per aver deluso Gesù domenica scorsa? Forse è lui che crede di averlo deluso, noi non lo potremo mai sapere ma, quel giovane, potremmo anche essere noi e, ognuno di noi, sa benissimo cosa è il vero bene per Gesù e che cosa dobbiamo lasciare per essere felici.

Oggi il Signore ci dà un’altra opportunità e, allora, cerchiamo di scoprirla insieme a Giacomo e Giovanni che, seppur all’inizio della loro sequela non hanno fatto di certo una bella figura, poi sono diventati i grandi apostoli dando la vita per Gesù, il loro unico Maestro che li ha sempre voluti al suo fianco per le cose più importanti come sul Tabor e nell’orto del Getsemani. Loro sono partiti come noi, con quel bisogno di primeggiare che prende un pochino tutti e non bisogna scandalizzarsi o meravigliarsi, anche la loro mamma desiderava i primi posti per i suoi figlioli, con quel desiderio di vedere i figli felici, raccomandandoli nel bene.

In questa domenica comunque escono allo scoperto nella verità di loro stessi e si impegnano molto per conquistarsi la non fiducia del Maestro: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Ah sì??? Questa la reazione di Gesù che chiede loro dei passi nell’amore per una danza acrobatica che ancora non sanno fare: «Che cosa volete che io faccia per voi?». La stessa domanda che farà al cieco di Gerico poco più avanti, Gesù non li blocca correggendo il tiro e riportandoli sulla buona strada, li sa educare, tira fuori il loro desiderio più profondo: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Questi sono i suoi amici, se li è scelti perché fossero suoi discepoli amati e stessero con Lui, se li è scelti per essere custodi nel cuore delle sue parole e i suoi gesti così da raccontare al mondo la Buona Notizia ma poi, come tutti, sono diventati gelosi e, invece di portare il messaggio di Dio al mondo, avrebbero voluto tenerselo per sé, gelosamente rapaci dei doni di Dio.
Ecco perché Gesù osa il passo oltre e li richiama, li chiama di nuovo.

Stare con Gesù è bello, si impara molto e, se nel cammino insieme si desidera sempre di più di quello che è già il sufficiente, se si vuole sempre qualcosa di meglio di quello che si ha già è perché ancora non ci si conosce abbastanza e si inizia a crollare, scontrandosi con la verità di noi stessi che fa paura, che non piace e che ci fa cadere. Ma stare con Gesù è bello, se si cade, si cade nelle mani di Dio che ti raccoglie a pezzetti, che ti salva nella tua fragilità di essere umano, che ti rimpasta nel suo sogno, umile e bello, fatto a immagine e somiglianza di un amore fatto carne. Questo è Lui, questo è ciò che chiede a noi: vi mando nel mondo, vincerete perdendo, lasciatevi scannare, lasciatevi crocifiggere, lasciatevi arrostire, lasciatevi distruggere perché l’amore di mio Padre vi farà nuove creature. Tra voi non sia che ci sia un primo, ma siate servi di tuti, gli uni servi degli altri.
«Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Gesù si presenta, consegna il suo prezioso biglietto da visita, il Figlio dell’uomo che è venuto per servire e dare la vita.
Chi stanno seguendo Giacomo e Giovanni? Chi stiamo seguendo noi? 
Stare con Gesù è bello ma questa è la gloria, quando chiediamo di sedere uno a destra e uno a sinistra nella sua gloria, sappiamo che per gloria Gesù intende: venire, servire, dare la vita. La gloria di Gesù è la vita del Figlio che ha ricevuto la vita e la dona.
Solo se ti senti amato potrai vivere questa gloria altrimenti passerai la vita in cerca di rassicuranti sicurezze per colmare quel vuoto che ti abita e che ti rende fragile. La gloria che ti regala Lui è il senso della vita: venire, servire, dare la vita. La gloria di un uomo, il Figlio d’uomo. Non la gloria di chi sta alla destra o chi sta alla sinistra, chi sta prima o chi sta dopo ma venire, servire, dare la vita.
Il senso della vita allora è la domanda: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Il senso della vita per Gesù è liberare i
nostri desideri perché diventiamo come Lui: Dio è amore e l’amore è venire, servire e dare la vita, l’amore è amare l’altro. 
L’amore è servire l’altro non servirsi dell’altro, l’amore non è uno sguardo per possedere ma lo sguardo del Figlio dell’uomo che è gratuità, disinteresse, libertà, cosa che non hanno ancora i discepoli, cosa che non ha ancora il giovane ricco, cosa che ancora non abbiamo noi ma, sapendo di non capire, desideriamo conoscere per imparare ad essere figli, figli amati ed è il più grande dono.
Giovanni e Giacomo alla fine l’hanno capito, non sono rimasti nelle tenebre, sono andati nel mondo a predicare finché non li ha fermati la morte. Gesù li ha voluti accanto a sé, a Giovanni ha affidato la sua Madre e la Chiesa e con Giacomo e Pietro sono stati i primi testimoni del sepolcro vuoto.
Giacomo diventerà Santiago e alla sua tomba ogni giorno milioni di pellegrini arrivano dopo aver imparato il cammino di quella fede che ci fa credere senza vedere né possedere. La mamma, che tanto amava raccomandarli, di nome fa Salòme e, con Maria di Nazareth, è tra le donne che stanno ferme sotto la Croce, salde nella fede che non fa scappare come hanno fatto gli apostoli.
E, per la cronaca, alla destra e alla sinistra, sulla croce, c’erano i due ladroni! Ciao belli 

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10 ottobre 2021 – XXVIII Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B
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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,17-30
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».


Buongiorno sono il sole. Buona XXVIII domenica con il Signore che cammina nella storia dell’uomo. Oggi c’è un giovane entusiasta che corre incontro a questo Dio in cammino, corre perché ha fretta di sapere come si entra nel Regno dei Cieli. Fretta e grande cuore andranno bene a braccetto?
Corre il ragazzo e, nel suo impeto tipico giovanile, poi si butta in ginocchio implorando il segreto per la vita eterna prima che Gesù possa entrare in paese insegnando anche ad altri la bellezza dello stare con Lui.

Corre incontro a Gesù il ragazzo, corre con tutto l’ardore di chi sa di essere perfetto per il Regno dei Cieli e chiama Gesù buono forse più per dirlo a se stesso che a Gesù che, con tenerezza, gli suggerisce la verità e indica che solo Dio è buono, quel Dio che ha consegnato a Mosè le indicazioni per una vita bella, buona e beata e che il giovane, dalla grande fretta e dal cuore grande, ansioso di facili conquiste, conosce a memoria, come quando da piccoli si imparava il “Pianto antico” e lo si ripeteva a memoria alla maestra sorridendo su “i bei vermigli in fiori”, fieri per tanta bravura o quando, con gli amichetti di scuola all’intervallo ci si scambiava le figurine Panini con quel “celo, celo, mi manca, celo…” ed eravamo bravi quando l’album si completava prima degli altri.

Il nostro giovane è così, corre sicuro pensando tra sé: dai Gesù, ora la tessera è completa come si riceve la vita eterna? A Gesù il ragazzo è simpatico e sa che può molto di più di quello che lui crede, però sa anche che solo chi incontra il suo sguardo può far durare le scelte per sempre e allora calca la mano per un bene più grande.

Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò.

Chi non fissa gli occhi negli occhi di Gesù poco a poco crolla e non dura ed è proprio la triste storia della corsa finita male del giovane impetuoso, perché grande fretta e cuore grande a braccetto ci stanno poco. Gesù ha sempre uno sguardo positivo su di me e mi ama, ama e chiede, chiede perché mi ama e amandomi propone un di più. Lascia le tue ricchezze e…

…e qui finisce la musichetta da film romantico, se non ascoltiamo fino in fondo quello che Gesù ha da proporci, qui finiscono le colonne sonore che fanno ricordare con nostalgia il passato e sognare ad occhi lucidi il futuro di mondi fantastici e irreali, dove va tutto bene ed è bello.

La musica si stoppa sul presente di una scelta personale e radicale: al giovane quel di più pesa, Gesù non chiede di lasciare tutto e basta, chiede di condividere tutto per il Tutto, il Buono e il Vero. Il giovane è venuto correndo e se ne va a passo lento, trascinando i piedi e con una smorfia di tristezza sulle labbra, le lacrime sulle pupille, cuore bradicardico ancora troppo attaccato alla terra, un cuore pesante come di chi non è stato capace di svuotarsi e alleggerirsi per il regno dei cieli. Ciao belli

 

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3 ottobre 2021 – XXVII Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B  


Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,2-16
 
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.


Buongiorno sono il sole, i versetti di Buona notizia che leggiamo oggi hanno in sé una diatriba nei confronti di Gesù messo alla prova dai farisei con domande sull’adulterio e sul ripudio e un tocco di tenerezza ad appianare la strada, riportando ordine per camminare sui sentieri del Vangelo.

Il tema sembra essere quello del divorzio, tema frequente ai nostri giorni ma, il problema, non è il divorzio per loro è il matrimonio, così come lo intende Dio, dove diventa difficile stare insieme perchè è sempre l’amore quel di più che ci rende simili a Dio ma dove manca, oh sì. che è difficile stare insieme e si cerca altro.
Il matrimonio come piace a Dio è nel libro della Genesi (1,27): «Dio creò l’uomo maschio e femmina a sua
immagine e somiglianza», dove immagine e somiglianza non è Dio maschio o Dio femmina ma è la reciprocità nel dono e non nel possesso. Immagine e somiglianza del divino è la comunione d’amore, uno diventa dell’altro e, nell’unico amore, i due sono uno, come Dio che è Trinità, ed è per questo che San Paolo dirà che “il matrimonio è un grande mistero“. Il matrimonio è la più bella notizia mai sentita, è il grande mistero di Cristo e della sua Chiesa, è l’unione di Dio con noi, il divorzio  nasce solo «per la durezza del nostro cuore».

La buona notizia è Gesù che parla di cuore, di cosa porti al cuore invece che stare a soppesare cosa è lecito e cosa no. Gesù lo dice a chi sta vivendo la sclerocardia, a chi vive con il cuore duro, a chi è incapace di amare perché ha difficoltà ad essere amato. Gesù parla a loro spostando l’accento dalla legge all’amore, alla libertà. Questo è il matrimonio che Dio ha fatto e che non si può imporre per legge, amare non si può per legge! 
«Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Ciò che Dio congiunse, uomo non separi!
Amore, come dice Sant’Ignazio di Loyola, è lodare, rispettare e servire, se manca un elemento mancano tutti.
Lodare è essere contento dell’altro e delle cose e, come noi siamo bravi a criticare, a vedere il male, possiamo essere bravissimi a lodare: chi ama vede il bene e crea il bene, con quello stesso sguardo che il Signore ha sulla creazione quando vede ciò che ha creato e dice: “Che bello!” e dell’uomo dice: “Molto bello!”.
Lodare è dire che sei contento che l’altro sia meglio di te, è dire all’altro: “Che bello!”. 
Amare è fare come Dio: lodare, rispettare e servire l’altro perché sia se stesso e per diventare immagine e somiglianza del Signore in questa relazione con chi è diverso da noi, accettandola la diversità, abitando la diversità dell’altro, abbracciandola, perchè è proprio la diversità dell’altro il luogo di comunione che ci fa crescere insieme.

Il divorzio nasce da qui, è il peccato che non ti fa accettare che Dio ti ami e allora tu non ami più nemmeno te e tantomeno l’altro ma c’è un’altra possibilità ed è il cammino che dura tutta la nostra vita, unirci a chi è diverso «e i due saranno una carne sola».
L’altro non è un rivale, uno strumento, un oggetto, ma è una persona da amare con lo stesso amore con
cui sono amato ed è Dio quello che congiunge, è Dio che fa il matrimonio, che lo tiene insieme, è Lui che congiunge.  Il matrimonio viene da Dio, stare insieme viene da Dio ed è nella misura in cui accogliamo questo dono che diventa possibile farlo. Questa è la possibilità che ci è offerta.
Amici belli, quando va male una relazione, un’amicizia, un matrimonio c’è una grossa sofferenza perché non siamo fatti per il fallimento ma per la realizzazione dell’amore, è una sofferenza perchè siamo fatti proprio a immagine del divino, siamo bisogno di amore.
Come in una corda a tre fili, c’è un Terzo che dice: «Amatevi come io vi ho amato». 
È Dio il Terzo che rende possibile la comunione fra i due, che la rende più forte, più resistente.
A costruire ci si impiega una vita, a distruggere un attimo ma, costruire giorno per giorno, è di chi si accorge che c’è Qualcuno che è presente, che si mette all’opera insieme facendoci vedere nell’altro il “Che bello!” di Dio.
Ciao belli