Archivio per aprile, 2022

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III DOMENICA DI PASQUA – RITO AMBROSIANO – ANNO C

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VANGELO Gv 8, 12-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio»


Buongiorno sono il sole, Dio si presenta così: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita», si presenta come Luce che dà senso alla vita.
La luce è fondamentale, soprattutto nei momenti di buio, di quei black-out improvvisi che ti prendono alla sprovvista e rimani lì, fermo, aspettando che la luce ritorni per vedere le cose e continuare quello che stavi facendo.
La Luce di Gesù è così: ti fa vedere le cose che hai dentro, ti fa vedere chi sei tu, ti fa vedere da dove vieni e dove vai, ti fa conoscere la verità che sei tu e la verità che sono gli altri, ti porta a vivere relazioni belle. Gesù ci dice «Io sono la luce del mondo» e non è un dato per scontato, non si presenta come l’illuminato, ma colui che illumina, è Lui la Luce che ci fa conoscere il Padre, che ci fa conoscere l’amore del Padre.

Tutto questo è importante, soprattutto, quando dentro di te manca la luce, quando non capisci nulla di quello che hai nel cuore, quando davanti e attorno a te c’è solo il buio… in queste situazioni di crisi come è importante la Luce? Ci perdiamo dietro a cavolate per riempire i vuoti, si vive di luci psichedeliche e artificiali ma dobbiamo avere questa certezza: c’è una luce di verità che dà senso alla vita e non dobbiamo mai rinunciare, se accettiamo di seguire Gesù sulla via del Vangelo non ci saranno tenebre che tengano. Chi lo segue avrà la Luce della vita e la sua vita sarà bella per sempre perché avrà un senso, il senso di scoprirsi figli e fratelli amati.

Gesù viene dall’amore del Padre per andare verso i fratelli con lo stesso amore ricevuto dal Padre, è questa la sua testimonianza ed è questa testimonianza che ci chiama a vivere come Lui, a fare il bene sapendo che è bene, sapendo da dove vengo e sapendo dove vado, a testimoniare ciò in cui credo anche se ho tutti contro, è questa testimonianza che ci chiama a resistere, a stare nelle situazioni, a non scappare, ad affrontare le contrarietà perché la verità non è qualcosa in più, la verità è l’amore con cui faccio le cose anche se resto da solo.

Cerca la verità, cerca l’amore, cerca la solidarietà e scoprirai che verità è la solidarietà e l’amore. Gesù è Luce che allontana dall’egoismo per portare all’offerta di sè, Luce che non ci fa sentire bravi perchè non si fa nulla di male ma che ci fa scrutare dentro per vedere il male che c’è in noi e non giudicare più l’altro.

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1 maggio 2022 – III domenica di Pasqua – Anno C – Rito romano

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 21,1-19

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Buongiorno sono il sole, Gesù, oggi, i suoi apostoli, li aspetta all’aperto, alla fine di una notte di pesca infruttuosa. I nostri apostoli, giunti a riva a reti vuote, il loro Maestro, oggi non lo riconoscono, pensano sia un fantasma, non bastava Tommaso, oggi è l’intera squadra a dubitare scambiandolo per un accattone che ha fame in un momento in cui, per fatica e stanchezza, possono anche rispondere male con vattene…non è aria… detto elegantemente e senza troppi giri di parole.
Ed è qui che inizia la follia di Gesù: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».

Non si sa se accettano per toglierselo dalle scatole o per obbedienza ma lo fanno e facendo trovano e, mentre portano la barca a riva con i 153 grossi pesci, a terra c’è quell’uomo che chiedendo da mangiare distribuisce pane e pesce arrostito. Non è un accattone, è Gesù, il Risorto e sta con loro come ai vecchi tempi.

Poi Gesù gioca la carta del passo oltre con Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di costoro?».

Non gli basta il voler bene, a Pietro chiede di più. Vuole sapere se per Lui il cuore batte più degli altri. Pietro si blocca, l’ha già rinnegato tre volte non vuole cadere ancora. Ha ancora il boccone in bocca, non riesce a mandarlo giù poi, crede in se stesso e azzarda: «Certo Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Ma Gesù continua, in tutto tre volte e, per tre volte, Pietro si gioca con tutto se stesso come si fa con le caramelle: Ritenta sarai più fortunato. Fino alla terza quando, Gesù, decide di scendere al suo livello di bene, è lì che finalmente Pietro trova forze nascoste e osa l’impossibile: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Pietro non vuole bene, Pietro ama e Gesù, che lo sa, se lo vuole sentire dire, vuole far fare il controcanto a Pietro di una canzone che è un capolavoro e che gli è uscita stonata quella sera al fuoco mentre il Maestro veniva giudicato e lui faceva finta di non conoscerlo.  Vuole che Pietro glielo dica il suo amore, non una, ma tre volte. M’ami o non m’ami? Si che ti amo! Bravo Pietro, sei davvero come ti ho sognato: «Pasci le mie pecorelle (…) seguimi».

Questa è la nostra vita, amici belli, questa è buona notizia davvero! Ciao belli

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24 APRILE 2022 – II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA – ANNO C

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31
 
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


Buongiorno sono il sole, è passata solo una settimana da quel grandissimo colpo di scena del nostro Maestro…
Dopo le donne, la più bella notizia mai sentita arriva fino a quei ragazzi chiusi in casa per paura, le donne al mattino, i maschietti la sera, per loro una giornata, per noi una settimana ma per tutti una promessa: «Pace a voi!». 

Pace anche a Tommaso che, uscito a fare due passi si è attardato per strada con qualche amico e si è perso l’arrivo del risorto, pace anche a lui.

La promessa in questa domenica si chiama misericordia, promessa e dono che Gesù, il Risorto, vuole lasciare, promessa e dono fatto di due regali: miseria e cuore, cuore e miseria ma, comunque la si vuol chiamare, è sempre fatica e consolazione, consolazione e fatica. La misericordia è l’umanità di Dio
che rende divino l’uomo che lo lascia fare sorridendo.

Una domenica, la seconda dopo Pasqua, in cui Tommaso, di fronte alla grandezza del Risorto che entra in casa a porte chiuse, si fa piccino e non comprende.

Oggi lasciamo stare Tommaso, guardiamo la nostra vita, al caos e al buio che ci portiamo dentro, alla fatica che viviamo, alla sofferenza che dipinge d’angoscia le pareti della nostra stanza perché è proprio da quella strettoia che si parte per ritornare a Dio, per ritrovare il Risorto sulla nostra strada, Lui che è sempre con noi per benedire la nostra storia, anche quel nostro essere un po’ Tommaso che ogni tanto ci prende e non ci fa credere facendoci mettere il dito nel suo costato aperto a controllare, quel Tommaso che siamo noi e che deve per forza affondare il dito nel segno.

Il Risorto è qui per regalarci la misericordia, sana e santa abitudine di un Dio che perdona anche e soprattutto chi dice di non averci creduto! ciao belli

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17 APRILE 2022 – PASQUA DI RESURREZIONE
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VANGELO 

✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
Rito romano
Gv 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Rito ambrosiano Gv 20, 11-18
In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.


Buongiorno sono il sole, amici belli è Pasqua!!!
Il Signore è risorto!
Si, è veramente risorto!
È risorto per tutti, per chi si sente brutto, per chi non crede che la bellezza è anche per lui e fa fatica a scoprirla dentro di sé; è risorto per tutti quelli che hanno l’amarezza nel cuore, che sono rigidi; per chi si sente felice e per tutti quelli che ostacolano il passaggio della luce escludendo gli altri, creando difficoltà e mettendo ostacoli al bene; è risorto perché i nostri sguardi possano far trasparire il bello con un bel sorriso, è risorto per tutti noi!
Il Cero acceso stanotte è la conferma che la luce squarcia il buio delle nostre ferite, dell’amarezza, della bruttezza, della rigidità e della non accoglienza; stanotte si è compiuta la promessa e abbiamo vissuto un passaggio alla vita nuova: con la sua Resurrezione Gesù, ci regala la bellezza di essere dei risorti.
È risorto e parte tutto dalla meraviglia di Maria di Magdala che va al sepolcro cantando mesti lamenti di lutto, nel buio della sua vita senza senso, una vita brutta e amara perché non c’è più il suo Signore a regalarle bellezza. Stamattina si è alzata presto e con il passo lento da funerale è arrivata al sepolcro ma la pietra è stata spostata. È un attimo e la scena cambia, eccola la meraviglia! Maddalena corre, dal passo del lutto alla corsa della speranza, corre dai suoi amici Pietro e Giovanni per raccontare la buona notizia!
La mia Pasqua è la meraviglia della Resurrezione, è l’ansia che porta a cercare il Maestro, è il cuore innamorato che ti fa passare dal lutto dei canti quaresimali al grido dell’alleluja pasquale che contagia anche Pietro e Giovanni che, nel vuoto del sepolcro, vedono e credono. C’è solo un sudario ripiegato e dei teli, ma quei teli parlano di resurrezione ed è la chiamata a partire anche per noi per andare e gridare a tutti che il Signore è risorto, è veramente risorto.
Accogliamo l’invito e andiamo a quel sepolcro, c’è una pietra spostata su tutto quello che crediamo non vada nella nostra vita, andiamo e corriamo con quella fede che ci fa vedere e credere.
Pasqua è vedere e credere che dietro quella pietra c’è un Dio eternamente capace di stupire.
Ciao belli 

Buongiorno sono il sole. È il giorno del silenzio. Un silenzio che fa più rumore di mille parole che oggi proprio non servirebbero.
Il silenzio delle chiese e degli altari spogli di ogni loro abituale ornamento, il silenzio del tabernacolo vuoto.
Il silenzio delle celebrazioni.
Il silenzio che è iniziato ieri nel Getsemani.
Oggi non servono parole, è il momento di tacere, di evitare le polemiche che nascono quando si vuole come cristiani far pregare insieme Russia e Ucraina durante il cammino della Via Crucis perché tutto porta all’unico Crocifisso che ha dato senso alla vita calpestando la morte, quell’Uomo Crocifisso che, lasciandosi consegnare volontariamente alla morte, consegna a noi la vita e, all’odio risponde con l’amore.
È il Sabato Santo e l’unica cosa che rimane uguale per sempre e non cambia è il silenzio di una Madre che imperterrita attende e con fede non molla perché se anche lei mollasse sarebbe davvero tutto finito.
È lei che crede contro ogni evidenza
Che spera contro ogni speranza
Che ama fino al supremo olocausto.
È sabato santo
È l’Ora della Madre

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rito romano e rito ambrosiano

15 aprile 2022 – VENERDI SANTO – «PASSIONE DEL SIGNORE»

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Buongiorno sono il sole, in questa giornata si fa un’enorme fatica a far uscire dei pensieri. Leggo il vangelo della Passione e penso quante persone hanno ritrovato speranza a Nain, a Cafarnao, a Gerico, a Betania, al pozzo di Sicar, o alla piscina di Siloe, lungo le strade assolate e piene di polvere o sopra gli alberi tra le fronde nascoste. Quante persone Gesù ha chiamato per stare con Lui e per mandarle ai poveri e portare a tutti la Buona notizia del Regno fino a ieri sera, quando ha lavato loro i piedi e poi si è perso in un Pane spezzato dicendo semplicemente: «Fate questo in memoria di me» continuando poi con un difficile: «Amatevi come io ho amato voi».
Difficile, perché quell’imperativo è stato letteralmente soppiantato dal sonno degli apostoli che sono caduti nel sonno senza riuscire a stare un ora a vegliare e pregare col Maestro.
Quanto bene ha voluto ai suoi apostoli Gesù? Giacomo e Giovanni, Pietro, Filippo e Taddeo, Tommaso e tutti gli altri che oggi, man mano che Lui, camminando con la Croce sulle spalle sale il Calvario, se li perde a mazzi?
Oggi Gesù si consegna di mano in mano come un pacchetto che non vuole più nessuno, si lascia fare, abbandonato da tutti, anche dai suoi apostoli.
Oggi accanto a Lui ne rimane solo uno, il giovane Giovanni, il discepolo che amava, testimone oculare che ci racconta questa Passione, il fino teologo che abbiamo conosciuto a Natale. Giovanni, che crede che l’amore non può morire, che la tenerezza di quegli abbracci rimane per sempre, anche quello che oggi lascia sulla croce, quello diventa il gesto più commovente e amoroso: un Figlio che consegna la Madre alla Chiesa e che regala la Chiesa alla Madre in cambio della sua Vita.
Attraverso il suo Cuore squarciato passa il nostro dolore e la nostra umanità che dall’alto della Croce ci viene regalata per una nuova via possibile da percorrere, una vita da sprecare nell’amore.
«Fate questo in memoria di me».
Fatelo soprattutto pensando alla mia vita, al bene che ho fatto mentre ero con voi e oggi, morendo abbandonato da tutti vengo sepolto in fretta, con la promessa però, e il vangelo ve lo conferma, di portare a termine quello che ho iniziato, tutto dopo, quando si potrà, quando la resurrezione ci mostrerà la bellezza del Sogno del Padre e finalmente la morte se ne andrà piangendo, perché il Cristo con la morte calpesta la morte.
«Fate questo in memoria di me».
Ecce homo, ecco l’uomo.
Ecce homo, perché tutti capiscano nel nostro il tuo dolore, nel nostro il tuo amore.
Bello chi ama, bellissimo chi ama fino all’estremo. La fede poggia su un atto d’amore perfetto.
Ecce homo.

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14 aprile 2022 – Giovedì della settimana santa
 Rito romano 

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».


Buongiorno sono il sole, è giovedì, inizia a calare un velo di tristezza che farà da cornice a questi giorni prima del grande giorno.
Gesù è cresciuto, si è fatto uomo, ha passato 33 anni camminando, insegnando, accogliendo, accarezzando. Ha chiamato gli apostoli perché stessero con lui ed ora è pronto. È venuto per dare compimento, a farlo con la vita. È pronto a coronare il sogno di gloria del Padre.
Gesù è pronto e anche gli uomini sono pronti, pronti a condannarlo, pronti a flagellarlo, pronti a coronarlo di spine, pronti a farlo schiantare tre volte per la strada del Calvario.
Cosa significa essere pronti in questo Sacro Triduo?
Pronto è Giuda, che con un bacio rovina tutto e lega quel bacio a un tradimento, pronto è Gesù che, di controrima, vuol lasciare un gesto che rimanga per sempre come segno del suo Amore grande, il suo testamento, che si deve imprimere nel cuore, negli occhi e nella testa.

C’è il grembiule che il Signore quella sera s’è stretto in vita prima di mettersi in ginocchio a lavare quei piedi callosi e puzzolenti dei discepoli, quel grembiule che poi s’è tolto e ha lasciato lì perché, come lui, facessimo anche noi, quel grembiule che, in questi giorni, è segno del servizio che tutti, bene o male ma, con tanto impegno, stiamo dando al prossimo.

È amore quello in cui sono immersi i nostri piedi, è l’amore che li bagna, che bagna le nostre unghie, annusa i nostri odori nascosti. È amore quello che li accarezza quei piedi che ci portano nelle strade degli uomini, incontro ai poveri, a chi è solo, quello stesso amore che ci butta nel mondo e ci fa amare anche più di quello che vorremmo ma con tanti piccoli gesti che ci dicono che, quel grembiule, lo stiamo prendendo e usando per davvero e il testamento dell’amore lo stiamo prendendo alla lettera.

Gesù stasera ci lascia così: Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. Un catino, acqua, un asciugatoio e dei piedi. Gesù curvo, in quel catino, immerge i piedi dei suoi amici come sa fare Lui…lascialo fare. Ciao belli

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14 aprile 2022 – Giovedì della settimana autentica
Celebrazione vespertina nella cena del Signore 
Rito ambrosiano

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PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO SECONDO MATTEO Mt 26,17-75

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: / “Percuoterò il pastore / e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».
Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: / d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo / seduto alla destra della Potenza / e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.


Buongiorno sono il sole, nel rito romano, il giovedì santo, si celebra la lavanda dei piedi, mentre, nel rito ambrosiano, giovedì della settimana autentica, la celebrazione vespertina nella cena del Signore.

Si celebra il secondo gesto che muove il cuore di Gesù dopo aver cenato con i suoi discepoli, avergli lavato i piedi e lasciato il Cenacolo per andare verso il Getsemani, è il gesto sacro dell’abbandono alla volontà del Padre e non la sua. Gesto che viene chiesto a noi per lavorare sul nostro amore autentico. 
Stasera, quando andremo in Chiesa, guardiamo in alto, tutti insieme, guardiamo la luna, la stessa luna di 2000 anni fa, la stessa luna che i discepoli hanno guardato prima di lasciare Gesù solo a pregare mentre loro, bellini, si addormentavano, presi dal sonno .
Stasera andremo in Chiesa per rivivere il memoriale dell’ultima cena e ricordare, guardando la luna, che è la prima luna nuova della Bibbia, l’inizio dei mesi, il primo mese dell’anno, ricordare il volto di Gesù, la luna che illumina la sua notte, la sua angoscia, la sua paura, la sua voglia di dire “no, non ce la faccio” che, nella preghiera, diventa lacrime di sangue e fa osare il passo oltre: come vuoi tu Padre.
Abbiamo delle sofferenze? Ci fa fatica stare ad adorare mentre ci prende il sonno? allora, questa sofferenza, questo sonno, regaliamoli a Dio, offriamo tutto per tutte le volte che l’abbiamo lasciato solo, ma stiamo con Lui nel Getsemani e facciamogli compagnia. È la Pasqua del Signore. È amore autentico
Ciao belli 

#LABUONANOTIZIA
13 aprile 2022 – Mercoledì della settimana santa
 Rito romano 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 26,14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

#LABUONANOTIZIA
13 aprile 2022 – Mercoledì della settimana autentica
 Rito ambrosiano

VANGELO Mt 26, 14-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

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Buongiorno sono il sole. La domanda di ogni mercoledì santo è sempre quella: «Maestro dove vuoi che prepariamo per te perché tu possa mangiare la Pasqua?». Dove ‘mangiare la Pasqua‘ è dare la vita. Lui farà la Pasqua da me, da te, da noi, vuole che prepariamo le nostre case, vuole che viviamo l’accoglienza di un Dio che, alla vigilia del Sacro Triduo, chiede a ciascuno di fare della nostra vita una stanza addobbata dove Lui possa sedersi a mensa e donarsi.
E poteva mancare il nostro amico Giuda alla mensa? Eh no… Lo vuole qui, con gli apostoli. Insieme nel bene e nel male, perché quello che ha fatto, ci sia di aiuto e stimolo per pensare a tutte quelle volte che anche noi un pochettino abbiamo tradito, le nostre promesse non mantenute e i nostri slanci amorosi verso Dio subito appiattiti, per ricordarci e fare memento delle piccole e grandi infedeltà, per passare in rassegna i nostri inciampi e cadute nella nostra vocazione, nei nostri rapporti tra coniugi o fidanzati, nei nostri piccoli atti egoistici nei confronti dei nostri figli in quella leggera tentazione di pensare che loro siano “cosa nostra”, nel nostro denigrare il povero facendolo sentire piccino, nei nostri tentativi inutili di cadere in piedi anche quando sarebbe meglio scivolare per terra per capire che bisogna stare un passo indietro nelle situazioni.
Gesù fa sedere a mensa con lui anche Giuda, non mette condizioni, non vuole solo i bravi ragazzi attorno a sé, Lui viene per tutti, viene e si dona. Vuole lasciare un gesto unico, straordinario, definitivo prima del grande silenzio che noi dobbiamo semplicemente accogliere e ridonare con amore autentico, con commozione e lacrime, vuole mostrare a TUTTI come si ama davvero e nessuno dev’essere escluso. Poverino Giuda, chissà cosa voleva fare per davvero quella notte, oso pensare che l’hanno ingannato, che l’hanno fregato, che l’hanno volutamente schiantato nella tenebra e ora lui è qui, nella Pasqua che Dio mangia da me, da te, da noi quest’anno per dirci di stare attenti perché, amici belli, non basta avere conosciuto il Signore, non basta avergli detto sì e averlo seguito, non basta avere lasciato tutto e partire per stare con Lui, c’è un avversario da combattere giorno per giorno pronto a fregarci e buttarci nella tenebra, occorre stare desti, attenti, vegliare pregando.
Non perdiamoci questa occasione: il Signore farà la Pasqua da me, quest’anno.
Ciao belli 

#LABUONANOTIZIA  Rito romano
12 aprile 2022 – Martedì della settimana santa

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,21-33.36-38

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».


Buongiorno sono il sole, Gesù afferma l’incredibile: il gesto che segna il momento più catastrofico della sua vicenda terrena, è l’occasione per manifestare lo straordinario progetto di Dio sul mondo.
Gesù è turbato, vive una profonda agitazione interiore, Giuda ha scelto la via delle tenebre, il suo Giuda, scelto come Apostolo personalmente in tempo di pace, in questi giorni ha scelto la via del buio, del tradimento, una via che nessuno vorrebbe scegliere perché, quando va tutto bene, lo sai da solo che non è quella la strada da percorrere ma, quando ti trovi davanti alla scelta di poter sopravvivere, rinneghi tutto e scegli la scorciatoia.
Non c’è solo Giuda, c’è pure l’indifferente superficialità di Pietro che si perde in pie devozioni ma che alla fine anche quelle non bastano e portano al doloroso rinnegamento.
Pietro sempre disposto a dare la vita per Gesù ma che a lui un gallo ricorderà che è un debole, che è fragile, che può affondare come tutti.

L’unico che si salva in coerenza è il discepolo amato, l’unico che seguirà passo passo Gesù fin sotto la Croce e starà lì, in piedi, fermo in ciò che crede, insieme alla Madre finché, deposto, Gesù verrà messo nel sepolcro e lui, vedendolo vuoto, crederà per sempre.
Tanti personaggi ma uno solo è il modello da imitare e si chiama Giovanni, ’unico che ci può far entrare nel nostro cuore e colmarlo di amore.
Abbiamo bisogno di questo, abbiamo bisogno di Giovanni, abbiamo bisogno di figure significative che ci aiutino a vivere, stare nel mondo e trovare speranza.
Si tratta di passare da una fede devozionale a una fede che ha sperimentato la notte della paura e lo scoraggiamento della fatica, scoprendo che, nella preghiera che accompagna il dolore dell’uomo si raccolgono spiragli di luce.
Quest’anno la Pasqua sarà un vero passaggio, facciamoci trovare pronti. Ciao belli