Archivio per Maggio, 2022

#LA BUONA NOTIZIA
RITO AMBROSIANO – DOMENICA DOPO L’ASCENSIONE – VII DI PASQUA 

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VANGELO Gv 17, 1b. 20-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».


Buongiorno sono il sole, nel rito ambrosiano, a differenza del Romano, l’Ascensione si è celebrata giovedì e oggi, Dio ci fa un regalo e ci fa rileggere un pezzetto del capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, la più bella preghiera che Gesù rivolge a suo Padre, il rapporto col Padre è preghiera dove noi ci entriamo delicatamente, un passino alla volta e, in questa preghiera, Gesù non affida solo i dodici che sono stati con Lui ma noi, più che pregare noi, noi siamo dentro la preghiera che il Figlio fa al Padre, noi siamo dentro il loro rapporto di Padre e Figlio, noi siamo nel cuore del Padre, proprio lì dove c’è suo Figlio e ci stiamo comodi comodi.
E cosa chiede Gesù per noi? Chiede che noi siamo uno, una cosa sola. Dio, per far posto alla sua creatura, si contrae, si stringe, fa spazio alla sua creatura per lasciarla vivere nella libertà.
In questa domenica Gesù ci fa spazio e nella sua preghiera chiede per noi al Padre di essere uno, una cosa sola perché la vita di ciascuno di noi sia relazione con l’altro, con ogni altro, anche con chi ci è antipatico o non accarezza le nostre corde, con chi ci fa venire il nervoso e con chi ci dà gioia, una cosa sola con tutta l’umanità.
Gesù prega il Padre che ci sia quell’unità dove nessuno esclude nessuno perché, l’unità, è il grande desiderio che c’è tra le persone, che c’è nell’umanità e Gesù chiede che siamo uno, uno nell’amore, «come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi».
Com’è bello poter considerare questo essere l’uno nell’altro nell’amore e che, questo amore, ci rende uno sulla terra come Dio è uno in cielo. 
Non facciamo molte domande, Gesù ne ha fatta una grande e bella: che siamo uno, uno nell’amore, come Lui e il Padre. Cerchiamo di essere presenti nella preghiera di Gesù perché noi stiamo a cuore al Signore, siamo preziosi ai suoi occhi e, se lui chiede al Padre che tutti siano una sola cosa, che diritto abbiamo noi di rompere questa preghiera?
Se crediamo alla sua parola e non alle nostre paure, se crediamo al desiderio che Dio ha messo nel nostro cuore e non alle paure che lo stravolgono, vedremo che noi siamo in Dio e Dio è in noi ed è meglio fermarsi qui e starci, starci all’infinito perché Gesù, prima di tornare a Casa, è venuto a fare questo: mostrarci, nel suo amore di Figlio, l’amore del Padre.

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Ascensione del Signore – Anno C – Rito romano e Rito ambrosiano

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VANGELO Lc 24, 36b-53 [ambrosiano] Lc 24,46-53 [romano]
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi ». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


Buongiorno sono il sole, Gesù prende i discepoli e li porta a Betania, alza le mani, li benedice uno ad uno e poi, staccandosi da terra, viene portato in alto. Il Padre che si era compiaciuto nel Figlio, l’Amato, lo riporta a Casa.
Loro, i discepoli, sono bravissimi, zitti zitti, si prostrano come quelli che hanno capito tutto e poi vanno a Gerusalemme pieni di gioia senza versare una lacrima come è successo quando il loro Gesù era morto in croce. Bravissimi, fine, the end.

Ma non è che finisce così l’Ascensione di Gesù in Luca, non può finire così, dobbiamo prendere ogni parola nel suo significato più vero, una parola alla volta e, in qualche crepa luminosa, trovare il senso di questo lasciare la terra che non è fuga.

Gesù prende i discepoli e li porta fuori, come ha fatto Dio quando ha portato il suo popolo fuori dall’Egitto nel libro dell’Esodo. I discepoli sono il nuovo popolo, 12 apostoli come le 12 tribù d’Israele,

Gesù fa lo stesso, ha compiuto la sua missione d’amore e ora può tornare a Casa. Trascina fuori i discepoli da tutto quello che è umano e li porta a Betania, dove abitavano i suoi migliori amici. Betania, la Casa dell’amicizia, Betania, luogo amato da Gesù e che Lui risceglie come il posto giusto per alzare le mani su ogni apostolo in segno di preghiera.

Alza le mani e benedice ogni apostolo, alza le mani per toccare il cuore del Padre e ricevere la benedizione prima di tornare a Casa perché, benedire, è dire bene, come faceva Dio quando, all’inizio della creazione, dicendo, creava.

Alza le mani Gesù per fare sintesi, per dire tutto il bene che ha fatto in questi anni e che loro hanno visto e, solo allora, scatta il colpo di scena, si accorgono che devono restare a terra ed è uno di quei momenti che non vorresti accadesse mai, soprattutto quando si sta bene insieme.

Gesù insegna ancora e chiede di attendere lo Spirito che li rivestirà di fortezza ma, intanto, crea distanza per farli rinascere, come una mamma con il suo bambino, per farlo camminare un passo in più al giorno. Gesù crea la distanza e, la strada, è Lui stesso che non va lontano per stare lontano ma per rimanere, c’è, non fugge, è dentro questa distanza e questa distanza si chiama desiderio, si chiama cammino, si chiama incontro.

Questa per me è l’Ascensione nel Vangelo di Luca: desiderio di vivere come Lui, di percorrere lo stesso cammino e raggiungere la stessa meta.

Lui ci porta a Betania, alza le mani e ci benedice, ci apre la via per arrivare dove tutti dobbiamo arrivare, ritornare alla Casa del Padre perché, Casa, è dove uno ama e si sente amato!

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22 MAGGIO – VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO C – RITO ROMANO

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».


Buongiorno sono il sole, Gesù ha bisogno di tornare al Padre ma non vuole persone tristi a salutarlo, non ci lascia soli, torna al Padre proprio per non lasciarci soli e fa la Promessa delle promesse: lo Spirito Santo. 

Gesù promette che ci manderà lo Spirito ad insegnare e ricordare tutto quanto ha detto e fatto camminando, stando, insegnando, curando, accarezzando, ascoltando, accogliendo tutti. Manda il Consolatore, lo Spirito Santo che ci fa vedere l’amore, che ricorda tutto, non cose strane, ciò che Gesù ha detto e fatto nel Vangelo, non aggiunge nulla e non toglie nulla, anzi, lo dice con tutta quella forza che serve per capire e per agire.

Lo Spirito Santo dice l’amore che fa capire e fa fare quello che Gesù ha raccontato con la sua vita splendidamente evangelica, una vita a misura del Padre che ha insegnato al Figlio a fare il Figlio. 

Ecco la parola del giorno: Ricordare, riportare al cuore, ripassare sul cuore ed è l’amore che ce lo fa fare.
Quando vuoi bene ad una persona vorresti che non se ne andasse mai, l’abbracci e quell’abbraccio è infinito, in qualche modo, fa trattenere, staresti a chiacchierare ore, mentre parla ti perdi nei suoi occhi e nello sguardo ma, come in ogni bella storia, c’è sempre il momento dei saluti e, allora, tu vivi ricordando ogni parola, ogni gesto, ogni stretta di mano e quell’abbraccio, metti tutto nel cuore perché ogni tanto si possa fare un ripasso per continuare vivere ciò che hai nel cuore.
Questa è la grande promessa di Gesù che promette e regala il Consolatore, il Paraclito, lo Spirito Santo che ricorderà il suo abbraccio. E siccome il nostro cuore ha bisogno di essere toccato dalla pace, chiede di non provare turbamento, Lui abiterà ancora la mia vita se amo e vivo nella gioia, questa gioia è lo Spirito Santo.
La pace che Gesù ci dona, non è l’assenza di guerra ma è una pace che passa per le ferite della croce, che Gesù non teme di mostrare, è l’Amore più grande che dice: «Pace a voi!».

È una pace che viene dalle ferite delle mani e dei piedi, dal cuore spaccato perché lì si è spenta la cattiveria, l’odio, la divisione e l’ingiustizia. La vita è dono d’amore e resta dono d’amore eterno, questo dono è per noi ed è la pace  e la gioia che cerchiamo! Lo Spirito Santo ci aiuti a fare verità soprattutto in noi stessi. Ciao belli

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22 MAGGIO 2022 – VI DOMENCIA DI PASQUA – ANNO C
RITO AMBROSIANO

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VANGELO Gv 16, 12-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».


Buongiorno sono il sole, Gesù ci parla di “un poco” ed è alquanto enigmatico: Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete.
Poco tempo quello in cui non lo vedremo più, quello che trascorre tra l’ultima cena e la deposizione, poco tempo da vivere solo con fede, perché è lì che si gioca la salvezza e si diventa donne e uomini nuovi.
Poco tempo in cui lo vedremo ancora, è il tempo del sabato santo in cui Dio sceglie di entrare negli inferi per portare luce, per portare amore. Per portare alla Resurrezione.
Sono i nostri due tempi, tempi in cui sperimentiamo la sofferenza, la tristezza e la morte, il lutto, la disperazione e, a volte, questo tempo, non è mai poco, sembra non finire mai e pare che il mattino di Pasqua non arrivi. La Pasqua, sì, il passaggio da questa morte alla vita vera dove comprendi la tristezza del venerdì santo come attesa della fede o la tristezza di chi non accetta il mistero di un Dio che, nel crocifisso, dà la vita e allora si fugge delusi.

Quella tristezza non viene da Dio e ci fa cadere nel male, però, questa tristezza Dio la sa usare e si abbandona fedele a chi lo abbandona, Dio è fedele nell’infedeltà umana che fa scappare e ti accompagna al sabato santo, dove si inizia a balbettare di credere nell’amore di Dio che muore in Croce per amore ma, mancando di speranza, si continua a stare lontani perchè, quel Gesù, non lo si vede nè lo si sente.
Dio è fedele anche lì e rimane in quel balbettio prendendo per mano e assicurando che, dopo questo tempo, lo vedremo.

È il vedere con gli occhi e il vedere con lo spirito; è vedere per credere o credere per vedere ma è, soprattutto, un vedere con gli occhi del cuore, il cuore che ama, che vede e capisce. Il cuore che finalmente riconosce e senza più balbettare vive il passaggio, la pasqua, dalla tristezza alla gioia, dalla morte alla vita, dalla delusione alla speranza. Poco alla volta la vostra tristezza si cambierà in gioia. Ciao belli 

 

 

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15 maggio 2022 – V domenica di pasqua – Anno C
Rito romano e Rito ambrosiano

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Dal Vangelo secondo Giovanni
 Rito ambrosiano Gv 13, 31b-35 Rito Romano Gv 13,31-33a.34-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».


Buongiorno sono il sole, appoggio l’orecchio del cuore sul Vangelo per poter imparare a fare come garba a Dio in questo ancora per poco che Gesù è con noi.

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

Amore. Parola che mettiamo dappertutto, come il sale, il prezzemolo o la curcuma. Amore, che fa rima con dolore e un sacco di termini che piacciono a noi per far tornare bene le cose. Amore, confuso facilmente con atteggiamenti ma che vuole essere uno stile di vita, uscita da noi stessi per far spazio all’altro. Amore, parolina magica, che troviamo in tutte le canzoni, che confondiamo con emozione o con un atto di generosità a breve termine.

L’Amore che garba a Dio è diverso: quando lo vivi si muove qualcosa dentro, fa uscire il meglio di te, il bello di te, quello che sei veramente senza neppure che tu te ne renda conto; ti fa vibrare il cuore al ritmo del Suo per correre verso gli altri e accogliere bisogno e bisognoso, guardandolo negli occhi e mettere i tuoi negli occhi di Dio, guardando insieme il mondo in modo diverso.

L’Amore che garba a Dio fa fare un passo indietro per fare il passo dell’altro, mettere i passi nei passi di Dio e raggiungere sentieri mai visti, regalare pezzi di cuore mettendo da parte la stanchezza e sorridendo sapendo che il sorriso fa tornare bene le cose anche se ho i muscoli che tirano e i piedi gonfi, ho dormito poco, non vedo l’ora di sedermi e l’imprevisto è un’occasione per scoprire lati nascosti di una vita che è una continua sorpresa.

L’Amore che garba a Dio spiazza: non sono io a dare qualcosa agli altri ma, in quel dare, è l’altro che mi si fa dono e fa amare come Gesù ci ha amato e, in quel come, la differenza, come le sue carezze, come il suo modo di ascoltare, come il suo modo di accompagnare il passo dell’altro, come il suo modo di parlare con tono gentile, come il suo modo di essere per tutti, come il suo accogliere tutti senza calpestare nessuno.

L’Amore che garba a Dio è un come: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

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8 MAGGIO 2022
IV DOMENICA DI PASQUA – RITO AMBROSIANO – ANNO C

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VANGELO Gv 15, 9-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».


Buongiorno sono il sole, piano piano ci prepariamo al dopo Resurrezione che si chiama Ascensione e Gesù si prepara passando il testimone ai suoi prediletti: amarsi, portare frutto e avere gioia, rimanendo nel suo amore. 
Lui parte e il pensiero è a loro ma, soprattutto al Padre, è stato così tanto rivolto al Padre che non può far nulla senza pensare a Lui, rimanere in Lui ed è questo che chiede ai suoi che siamo noi e in tutto il Vangelo lo dice in ogni riga non perchè crede che non ce la possiamo fare ma perchè sa quanto sia difficile per noi starci nell’amore.
Quante ferrite ci portiamo dentro? quanta sofferenza stiamo sperimentando? quante cos non mettiamo via con serenità perchè ci fanno male? Sicuramente siamo stati delusi da qualcosa e da qualcuno ma Lui chiede di rimanere anche in quelle situazioni che non sanno più di gioia per arrenderci a qualcosa di inaspettato, per lasciarci guarire da Lui, perchè ci lasciamo curare con amore e perdono.
Gesù parte e sa che possiamo sentirci bene solo stando a casa, nella casa dove ci si sente amati e ce lo dice con tenerezza: «Voi siete miei amici se fate quello che vi comando. Questo vi ho detto perché la vostra gioia sia piena». 
Quindi, o si prende l’amore sul serio o è meglio lasciar perdere! non c’è bisogno di continuare a fingere, l’unico motivo per alzarsi la mattina e credere che la nostra vita è a disposizione degli altri, che la nostra vita è dedicata a Dio per gli altri, è amarsi e lasciarsi amare per amare. Non dobbiamo portare noi alle persone, dobbiamo portare il Signore e il Vangelo è lo strumento per imparare a farlo. 

«Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato». Quel “come” è un po’ la pietra di inciampo, se Gesù ci ama in un modo noi non dobbiamo usarne un altro, dice: amatevi. Siate in comunione, vivete relazioni belle che abbiano colore e calore, siate umani e generosi di gesti di bene reciproci. Dice: amatevi come io vi ho amato. Quel “come” che non mi fa apparire, quel “come” che vede il suo viso riflesso nel catino mentre lavo i piedi agli altri e mi ci specchio. Amatevi come io vi ho amato, come io vi ho curato le ferite, come io vi ho guardato per farvi tornare a sorridere,  come io vi ho perdonato e non giudicato. Amatevi come io vi ho amato: io non ferisco ma accarezzo, non mi chiudo alla carità verso chi non ha nulla amo a fondo perso, non sono sordo al bisogno dell’altro ma sono generoso alla necessità, soprattutto quando nessuno lo vede. 

Gesù parte imprimendo nel cuore quello che siamo, il marchio di fabbrica della Casa del Padre: «voi siete miei amici». Il Dio che ci chiama amici miei mi piace, mi fa sentire a casa, mi fa stare al suo livello e mi fa donare tutto quello che ho con molta semplicità, senza la paura di sbagliare, rimuginando di continuo se quello che faccio va bene e intanto non faccio nulla. 
Gesù parte, ciò che ha seminato nel mio cuore, germoglia e porta frutto anche con me, anche se non subito, anche se io stessa non ne vedo i risultati, germoglia e porta frutto, forse, quando anch’io sarò partita ma sapendo che ho amato.
Il frutto si chiama gioia, nasce in modo imprevedibile ed è in me perchè, con me, sia gioia piena nella vita degli altri.
Quello rimanga: l’amore che ho usato per far germogliare gioia al mondo.

ciao belli

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8 maggio 2022 – IV domenica di Pasqua – Anno C – Rito romano – 59a GMPV

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Buongiorno sono il sole, il Vangelo di oggi è stato scelto da 59 anni per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Vocare è chiamare, a una chiamata si risponde se si ascolta la voce che chiama ed è proprio la voce di Gesù a rendere bello il vangelo, quel timbro di voce che dona colore e calore alla nostra vita, la voce di un uomo che apre la bocca per dire: «Beati», «alzati», «venire e vedete», «seguimi», che, ad ogni guarigione, rincuora dicendo: «va’, la tua fede ti ha salvato» e a chi si sente giudicato sussurra con tenerezza; «neanche io ti condanno».

La voce di un uomo che sa la differenza tra la parola e la chiacchera, la voce di chi sa come incantare chi incontra, che se ti passa vicino ne senti il brivido della forza, della passione.

La voce di un uomo che è pastore e che commuove in 4 versetti dimostrando come può dare sicurezza con la sua voce potente e come, potente, è la stretta della sua mano nella mano del Padre.
Voce di Figlio e mano di Padre perché, Lui è il Padre, sono una cosa sola e a loro interessa che nessuno vada perduto.

Una voce e una mano, in mezzo, il dare la vita, il prendersi a cuore, l’avere cura, tutto quello che le opere di misericordia chiedono all’uomo e che l’uomo chiede a Dio. L’uomo ha bisogno di una voce che lo accolga, lo difenda, lo guidi, lo conforti, lo incoraggi, ha bisogno di parole, ha bisogno di ascoltare la Parola di un pastore che parla a lui in modo personale.

E Dio ha bisogno dell’uomo che ascolti e lo segua con tutta la libertà di farlo… Nel gregge della buona notizia di oggi ci sono pecore dagli occhi aperti, la testa desta e il cervello acceso, che guardano avanti verso il pastore con molta intelligenza, cercandolo perché il suo volto risplende di Bellezza e ha un nome: Gesù di Nazareth.
La differenza è come ascolti, Lui ti offre mani sicure e una voce che sa di Vangelo, ascolta la sua Parola quando le cose non vanno come vorresti e vedrai che tutto andrà meglio, nessuno ti strapperà dalle sue mani perché Lui e il Padre sono una cosa sola, una voce sola, una mano sola, una vita sola… la loro nella tua! Ciao belli