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#LABUONANOTIZIA
24 ottobre 2021 – XXX Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B

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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52
 
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


Buongiorno sono il sole, su una strada al limite del paese, su quel tratto che da Gerico porta a Gerusalemme c’è un uomo, un pover uomo, un accattone-barbone-cieco, uno di quelli che nessuno vede, di cui nessuno si accorge. Lui, l’accattone-barbone-cieco ha un nome, è Bartimeo il figlio di Timeo, è vero che non vede però sente benissimo, sente il rumore della gente che passa e, tra quella gente, i passi distinti di quel famoso Gesù che fa tanti miracoli e guarisce tutti, il suo udito è talmente fine che sa riconoscerlo e si mette a gridare:
«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Però, visto che gli apostoli, talvolta, sono fatti per deviare il messaggio di Gesù a loro gusto e piacimento, quei bravi ragazzi di domenica scorsa, quelli con il sogno di gloria e anche quelli che si sono sdegnati, invece che agevolare Bartimeo nel suo incontro col Maestro, lo sgridano, sono nervosetti, quella bella pensata del cieco di scavalcare le transenne e abbracciare Gesù li irrita, loro solo sono l’accesso a Gesù con l’unico intento di prendersene cura affinché non gli capiti nulla di male ma, la loro chiamata, in realtà, non dovrebbe essere quella di intercessori del bene che si curano che all’accattone-barbone-cieco possa tornare la vista?

Bartimeo continua a gridare più forte, urla, è il grido del bisogno, è il grido della preghiera, Gesù abbi pietà di me, il Kyrie eleison che sale dal cuore alla gola e si trasforma in grido di compassione.
Non parla più Bartimeo, urla Bartimeo e da ora in poi ogni suo gesto sarà esagerato, invece che lasciare il mantello a terra lo lancerà e invece che tirarsi in piedi farà un salto, perché dove è l’amore non è permesso esagerare, è doveroso: abbi pietà di me, prenditi cura di me, guardami,  guarda me che non ti posso guardare.

La cosa che non torna sono gli uomini transenna che cercano di impedire il miracolo e oltre che ad essere irritati continuano a farlo tacere che a un uomo senza vista suona come un macigno buttato sui denti. Ma come può tacere un uomo che soffre?
Meno male che il Maestro è uno dalle improvvisate intelligenti e lo fa chiamare. Gesù si accorge del suo dolore, ascolta il suo grido ed esorta gli apostoli a cambiare:
«Chiamatelo!».
Voi che volete impedire all’amore di amare, chiamatelo!
Come ci saranno andati dall’accattone-barbone-cieco? Contenti o a testa bassa? Comunque gli uomini transenna vanno e incoraggiano Bartimeo ad alzarsi e Bartimeo vola da Gesù, ora è davanti a Lui, faccia a faccia:
«Che cosa vuoi che io faccia per te?».
La stessa domanda rivolta a Giacomo e Giovanni domenica scorsa la fa un Dio che chiede all’uomo che cosa lo renderebbe felice per davvero… questo è il vero miracolo!
«Rabbunì, che io veda di nuovo!».
Gesù acconsente e fa un lavoro per benino, un lavoro fatto da Dio. Bartimeo guarito ora sa qual è la strada giusta da percorrere, va dietro il Maestro sulla strada che porta verso Casa.

È domenica, oggi, a Messa stiamo attenti quando diciamo Signore Pietà, Cristo Pietà, che è poi Kyrie Eleison, Christe Eleison, perché se il Signore ci guarisce, e ci guarisce, poi ci tocca seguirlo davvero!!!!
Vi lascio con una frase dell’inno di Bose:
La pace che viene dal cielo
converte ogni nostro sentire
nel tempo del nostro cammino
la luce degli occhi è l’amore.

Ciao belli

#LABUONANOTIZIA
17 ottobre 2021 – XIX Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B
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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,35-45

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Buongiorno sono il sole, ce lo ricordiamo il giovane triste e sconsolato che torna indietro strascicando i piedi e con l’amarezza nel cuore per aver deluso Gesù domenica scorsa? Forse è lui che crede di averlo deluso, noi non lo potremo mai sapere ma, quel giovane, potremmo anche essere noi e, ognuno di noi, sa benissimo cosa è il vero bene per Gesù e che cosa dobbiamo lasciare per essere felici.

Oggi il Signore ci dà un’altra opportunità e, allora, cerchiamo di scoprirla insieme a Giacomo e Giovanni che, seppur all’inizio della loro sequela non hanno fatto di certo una bella figura, poi sono diventati i grandi apostoli dando la vita per Gesù, il loro unico Maestro che li ha sempre voluti al suo fianco per le cose più importanti come sul Tabor e nell’orto del Getsemani. Loro sono partiti come noi, con quel bisogno di primeggiare che prende un pochino tutti e non bisogna scandalizzarsi o meravigliarsi, anche la loro mamma desiderava i primi posti per i suoi figlioli, con quel desiderio di vedere i figli felici, raccomandandoli nel bene.

In questa domenica comunque escono allo scoperto nella verità di loro stessi e si impegnano molto per conquistarsi la non fiducia del Maestro: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Ah sì??? Questa la reazione di Gesù che chiede loro dei passi nell’amore per una danza acrobatica che ancora non sanno fare: «Che cosa volete che io faccia per voi?». La stessa domanda che farà al cieco di Gerico poco più avanti, Gesù non li blocca correggendo il tiro e riportandoli sulla buona strada, li sa educare, tira fuori il loro desiderio più profondo: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Questi sono i suoi amici, se li è scelti perché fossero suoi discepoli amati e stessero con Lui, se li è scelti per essere custodi nel cuore delle sue parole e i suoi gesti così da raccontare al mondo la Buona Notizia ma poi, come tutti, sono diventati gelosi e, invece di portare il messaggio di Dio al mondo, avrebbero voluto tenerselo per sé, gelosamente rapaci dei doni di Dio.
Ecco perché Gesù osa il passo oltre e li richiama, li chiama di nuovo.

Stare con Gesù è bello, si impara molto e, se nel cammino insieme si desidera sempre di più di quello che è già il sufficiente, se si vuole sempre qualcosa di meglio di quello che si ha già è perché ancora non ci si conosce abbastanza e si inizia a crollare, scontrandosi con la verità di noi stessi che fa paura, che non piace e che ci fa cadere. Ma stare con Gesù è bello, se si cade, si cade nelle mani di Dio che ti raccoglie a pezzetti, che ti salva nella tua fragilità di essere umano, che ti rimpasta nel suo sogno, umile e bello, fatto a immagine e somiglianza di un amore fatto carne. Questo è Lui, questo è ciò che chiede a noi: vi mando nel mondo, vincerete perdendo, lasciatevi scannare, lasciatevi crocifiggere, lasciatevi arrostire, lasciatevi distruggere perché l’amore di mio Padre vi farà nuove creature. Tra voi non sia che ci sia un primo, ma siate servi di tuti, gli uni servi degli altri.
«Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Gesù si presenta, consegna il suo prezioso biglietto da visita, il Figlio dell’uomo che è venuto per servire e dare la vita.
Chi stanno seguendo Giacomo e Giovanni? Chi stiamo seguendo noi? 
Stare con Gesù è bello ma questa è la gloria, quando chiediamo di sedere uno a destra e uno a sinistra nella sua gloria, sappiamo che per gloria Gesù intende: venire, servire, dare la vita. La gloria di Gesù è la vita del Figlio che ha ricevuto la vita e la dona.
Solo se ti senti amato potrai vivere questa gloria altrimenti passerai la vita in cerca di rassicuranti sicurezze per colmare quel vuoto che ti abita e che ti rende fragile. La gloria che ti regala Lui è il senso della vita: venire, servire, dare la vita. La gloria di un uomo, il Figlio d’uomo. Non la gloria di chi sta alla destra o chi sta alla sinistra, chi sta prima o chi sta dopo ma venire, servire, dare la vita.
Il senso della vita allora è la domanda: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Il senso della vita per Gesù è liberare i
nostri desideri perché diventiamo come Lui: Dio è amore e l’amore è venire, servire e dare la vita, l’amore è amare l’altro. 
L’amore è servire l’altro non servirsi dell’altro, l’amore non è uno sguardo per possedere ma lo sguardo del Figlio dell’uomo che è gratuità, disinteresse, libertà, cosa che non hanno ancora i discepoli, cosa che non ha ancora il giovane ricco, cosa che ancora non abbiamo noi ma, sapendo di non capire, desideriamo conoscere per imparare ad essere figli, figli amati ed è il più grande dono.
Giovanni e Giacomo alla fine l’hanno capito, non sono rimasti nelle tenebre, sono andati nel mondo a predicare finché non li ha fermati la morte. Gesù li ha voluti accanto a sé, a Giovanni ha affidato la sua Madre e la Chiesa e con Giacomo e Pietro sono stati i primi testimoni del sepolcro vuoto.
Giacomo diventerà Santiago e alla sua tomba ogni giorno milioni di pellegrini arrivano dopo aver imparato il cammino di quella fede che ci fa credere senza vedere né possedere. La mamma, che tanto amava raccomandarli, di nome fa Salòme e, con Maria di Nazareth, è tra le donne che stanno ferme sotto la Croce, salde nella fede che non fa scappare come hanno fatto gli apostoli.
E, per la cronaca, alla destra e alla sinistra, sulla croce, c’erano i due ladroni! Ciao belli 

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10 ottobre 2021 – XXVIII Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B
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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,17-30
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».


Buongiorno sono il sole. Buona XXVIII domenica con il Signore che cammina nella storia dell’uomo. Oggi c’è un giovane entusiasta che corre incontro a questo Dio in cammino, corre perché ha fretta di sapere come si entra nel Regno dei Cieli. Fretta e grande cuore andranno bene a braccetto?
Corre il ragazzo e, nel suo impeto tipico giovanile, poi si butta in ginocchio implorando il segreto per la vita eterna prima che Gesù possa entrare in paese insegnando anche ad altri la bellezza dello stare con Lui.

Corre incontro a Gesù il ragazzo, corre con tutto l’ardore di chi sa di essere perfetto per il Regno dei Cieli e chiama Gesù buono forse più per dirlo a se stesso che a Gesù che, con tenerezza, gli suggerisce la verità e indica che solo Dio è buono, quel Dio che ha consegnato a Mosè le indicazioni per una vita bella, buona e beata e che il giovane, dalla grande fretta e dal cuore grande, ansioso di facili conquiste, conosce a memoria, come quando da piccoli si imparava il “Pianto antico” e lo si ripeteva a memoria alla maestra sorridendo su “i bei vermigli in fiori”, fieri per tanta bravura o quando, con gli amichetti di scuola all’intervallo ci si scambiava le figurine Panini con quel “celo, celo, mi manca, celo…” ed eravamo bravi quando l’album si completava prima degli altri.

Il nostro giovane è così, corre sicuro pensando tra sé: dai Gesù, ora la tessera è completa come si riceve la vita eterna? A Gesù il ragazzo è simpatico e sa che può molto di più di quello che lui crede, però sa anche che solo chi incontra il suo sguardo può far durare le scelte per sempre e allora calca la mano per un bene più grande.

Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò.

Chi non fissa gli occhi negli occhi di Gesù poco a poco crolla e non dura ed è proprio la triste storia della corsa finita male del giovane impetuoso, perché grande fretta e cuore grande a braccetto ci stanno poco. Gesù ha sempre uno sguardo positivo su di me e mi ama, ama e chiede, chiede perché mi ama e amandomi propone un di più. Lascia le tue ricchezze e…

…e qui finisce la musichetta da film romantico, se non ascoltiamo fino in fondo quello che Gesù ha da proporci, qui finiscono le colonne sonore che fanno ricordare con nostalgia il passato e sognare ad occhi lucidi il futuro di mondi fantastici e irreali, dove va tutto bene ed è bello.

La musica si stoppa sul presente di una scelta personale e radicale: al giovane quel di più pesa, Gesù non chiede di lasciare tutto e basta, chiede di condividere tutto per il Tutto, il Buono e il Vero. Il giovane è venuto correndo e se ne va a passo lento, trascinando i piedi e con una smorfia di tristezza sulle labbra, le lacrime sulle pupille, cuore bradicardico ancora troppo attaccato alla terra, un cuore pesante come di chi non è stato capace di svuotarsi e alleggerirsi per il regno dei cieli. Ciao belli

 

#LABUONANOTIZIA
3 ottobre 2021 – XXVII Domenica del tempo ordinario – Rito romano – Anno B  


Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,2-16
 
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.


Buongiorno sono il sole, i versetti di Buona notizia che leggiamo oggi hanno in sé una diatriba nei confronti di Gesù messo alla prova dai farisei con domande sull’adulterio e sul ripudio e un tocco di tenerezza ad appianare la strada, riportando ordine per camminare sui sentieri del Vangelo.

Il tema sembra essere quello del divorzio, tema frequente ai nostri giorni ma, il problema, non è il divorzio per loro è il matrimonio, così come lo intende Dio, dove diventa difficile stare insieme perchè è sempre l’amore quel di più che ci rende simili a Dio ma dove manca, oh sì. che è difficile stare insieme e si cerca altro.
Il matrimonio come piace a Dio è nel libro della Genesi (1,27): «Dio creò l’uomo maschio e femmina a sua
immagine e somiglianza», dove immagine e somiglianza non è Dio maschio o Dio femmina ma è la reciprocità nel dono e non nel possesso. Immagine e somiglianza del divino è la comunione d’amore, uno diventa dell’altro e, nell’unico amore, i due sono uno, come Dio che è Trinità, ed è per questo che San Paolo dirà che “il matrimonio è un grande mistero“. Il matrimonio è la più bella notizia mai sentita, è il grande mistero di Cristo e della sua Chiesa, è l’unione di Dio con noi, il divorzio  nasce solo «per la durezza del nostro cuore».

La buona notizia è Gesù che parla di cuore, di cosa porti al cuore invece che stare a soppesare cosa è lecito e cosa no. Gesù lo dice a chi sta vivendo la sclerocardia, a chi vive con il cuore duro, a chi è incapace di amare perché ha difficoltà ad essere amato. Gesù parla a loro spostando l’accento dalla legge all’amore, alla libertà. Questo è il matrimonio che Dio ha fatto e che non si può imporre per legge, amare non si può per legge! 
«Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Ciò che Dio congiunse, uomo non separi!
Amore, come dice Sant’Ignazio di Loyola, è lodare, rispettare e servire, se manca un elemento mancano tutti.
Lodare è essere contento dell’altro e delle cose e, come noi siamo bravi a criticare, a vedere il male, possiamo essere bravissimi a lodare: chi ama vede il bene e crea il bene, con quello stesso sguardo che il Signore ha sulla creazione quando vede ciò che ha creato e dice: “Che bello!” e dell’uomo dice: “Molto bello!”.
Lodare è dire che sei contento che l’altro sia meglio di te, è dire all’altro: “Che bello!”. 
Amare è fare come Dio: lodare, rispettare e servire l’altro perché sia se stesso e per diventare immagine e somiglianza del Signore in questa relazione con chi è diverso da noi, accettandola la diversità, abitando la diversità dell’altro, abbracciandola, perchè è proprio la diversità dell’altro il luogo di comunione che ci fa crescere insieme.

Il divorzio nasce da qui, è il peccato che non ti fa accettare che Dio ti ami e allora tu non ami più nemmeno te e tantomeno l’altro ma c’è un’altra possibilità ed è il cammino che dura tutta la nostra vita, unirci a chi è diverso «e i due saranno una carne sola».
L’altro non è un rivale, uno strumento, un oggetto, ma è una persona da amare con lo stesso amore con
cui sono amato ed è Dio quello che congiunge, è Dio che fa il matrimonio, che lo tiene insieme, è Lui che congiunge.  Il matrimonio viene da Dio, stare insieme viene da Dio ed è nella misura in cui accogliamo questo dono che diventa possibile farlo. Questa è la possibilità che ci è offerta.
Amici belli, quando va male una relazione, un’amicizia, un matrimonio c’è una grossa sofferenza perché non siamo fatti per il fallimento ma per la realizzazione dell’amore, è una sofferenza perchè siamo fatti proprio a immagine del divino, siamo bisogno di amore.
Come in una corda a tre fili, c’è un Terzo che dice: «Amatevi come io vi ho amato». 
È Dio il Terzo che rende possibile la comunione fra i due, che la rende più forte, più resistente.
A costruire ci si impiega una vita, a distruggere un attimo ma, costruire giorno per giorno, è di chi si accorge che c’è Qualcuno che è presente, che si mette all’opera insieme facendoci vedere nell’altro il “Che bello!” di Dio.
Ciao belli

 

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26 settembre 2021 – IV Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore – Rito ambrosiano 
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VANGELO Gv 6, 41-51
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»


Buongiorno sono il sole, rito ambrosiano e un vangelo che sa di pane. Un Dio buono come il pane che ci nutre solo perchè ha bisogno di farlo, solo perchè vuol farci camminare e ci chiede di farci pane a nostra volta diventando sempre più belli, buoni e misericordiosi.

Un bambino nel grembo della sua mamma vive se attaccato al cordone ombelicale, quando la madre lo mette al mondo, quando lo dà alla luce si attacca al seno, man mano cresce e impara a masticare nutrendosi di cibo ed è questo che Gesù fa con noi: ci mantiene in vita noi facendosi Lui stesso Pane e Parola che si offre ogni giorno perchè che noi mangiamo e mastichiamo per vivere.

«E il pane che io darò…». 

È un dirsi e darsi all’infinito che ci riporta in quel Cenacolo con gli apostoli nell’ultima cena, dove ha preso il pane dicendo: «Questo è il mio corpo dato per voi».

Il suo Amore non è solo per quel voi della consacrazione che piace tanto, è per tutto il mondo, per la vita del mondo. È buon pane, pane buono e ce lo darà perché noi possiamo vivere in eterno.

È fare come Maria che mette al mondo Figlio dicendo: Ecco il suo corpo dato per la vita del mondo!  Lo stesso gesto che fa il sacerdote alzando l’Ostia consacrata per invitarci a lasciarci trasformare da quel Pane che ci dà per vivere di Lui: credere significa avere la vita eterna, vivere la vita dell’Eterno e non qualcosa che ci capiterà alla fine se tutto va bene. Vita eterna che è già iniziata, che si accende quando diciamo di credere. Che si accende quando scegliamo di seguire Gesù.

Vita eterna che si accende, soprattutto, quando abbiamo paura e Lui resta l’unica mano sicura alla quale aggrapparci, quando andiamo a fare la Comunione consapevoli che quello è quel Pane vivo che Lui ci darà per la vita del mondo, per me, per te e per tutti quelli che Lui ama, consapevoli che quel Pane è la reale presenza di Cristo offerta a tutti per tutti. Ciao belli

 

 

 

 

 

 

 



 

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26 SETTEMBRE 2021 – XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – RITO ROMANO – ANNO B

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Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».


Buongiorno sono il sole, la buona notizia in questa XXVI domenica nel rito romano, è un bicchiere di acqua, segno splendido quanto semplice di un buon atto di servizio fatto e dato con amore. Gesù oggi ci dice che, se diamo un bicchiere di acqua nel suo nome, cambia tutto.

Talvolta capita che chiediamo alle persone non di seguire e servire il Signore ma di seguire noi e questo bicchiere ci fa vedere tutto in un’ottica nuova facendoci capire anche le intenzioni che ho nel dare le cose. Posso dare qualcosa a qualcuno per legarlo a me, o posso dare qualcosa a qualcuno per amicizia, perché sono sola e ho bisogno di affetto, oppure posso anche dare qualcosa a qualcuno perché è figlio di Dio, perché mi è fratello o sorella.
Quindi, la stessa azione, la posso fare per egoismo, per avere più amici, o per amore vero! Questo bicchiere è importante perché ci fa verificare l’intenzione e in quello la ricompensa. Cosa cerco?

Tante volte sento dire dalle persone: l’importante è fare il bene! Sì, ma qual è il nome del bene?

Il bene non è una cosa, il bene è una persona precisa con un Volto preciso e questa persona è Gesù. Noi invece, a volte, agiamo per essere visti, per metterci in mostra e sentirci dire: ah! che bravo, se non ci fosse lui, oppure, senza di lei non ce l’avremmo fatta a far bella figura. Altre volte andiamo avanti per quella punta di orgoglio che ci giustifica, ma anche per quel senso di colpa che abita perennemente dentro di noi, come se volessimo risarcire chissà quale debito. Al centro ci sono sempre io, solo io, nient’altro che io, insomma, le mie decisioni, le mie autorealizzazioni, i miei progressi.

Ma la buona notizia è proprio qui dove la mia realizzazione si fonda su un gesto piccolo come il dare un bicchiere di acqua nel nome di Gesù. Sono questi gesti quotidiani, semplici, minimi come minimo è il vangelo, a rivelare la mia verità più profonda. Perché, diciamocelo, i gesti eclatanti li fanno tutti, i gesti grandi danno soddisfazione, creano stima, suscitano applausi. I gesti minimi, quelli del servizio, che a volte neppure nessuno vede, sono quelli che mostrano il vero amore, l’amore delle piccole cose, l’amore delle delicatezze verso l’altro, l’amore di quelle piccole attenzioni, l’amore di una carezza o di un sorriso, l’amore in tutti quei gesti minimi che, fatti nel suo nome, non sono più minimi.

Ogni tuo gesto è importante nella misura in cui poni nella verità la tua intenzione, quello che fai e il fine per cui lo fai: il fine è Dio è Padre, l’altro non solo è un fratello e una sorella ma è figlio in Cristo come me e allora la mia realizzazione è amare Dio, come Dio.

E un buon bicchiere di acqua fresca nel nome di Gesù può cambiare seriamente le cose…e accipicchia che ricompensa! Ciao belli

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19 SETTEMBRE 2021 – XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,30-37

 
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»

Buongiorno sono il sole, ci eravamo lasciati domenica scorsa con un Pietro troppo lontano dalla logica del regno, lontano da quello che Gesù porta nel cuore e oggi Gesù ci riprova con gli altri, ci riprova con noi che tentiamo un ascolto incerto e mentre lui parla di quello che gli dovrà accadere discutiamo su chi fa il premier, su chi deve comandare, sulle competenze e i primi posti. Ieri aveva ribadito il concetto dell’ascolto e oggi già si inciampa meschini.

Ci eravamo lasciati domenica scorsa con un Pietro troppo bravo nelle risposte immediate, quelle belle che sanno del giusto del vangelo, con una professione di fede grandiosa che, ancora oggi, anche noi fieri proclamiamo alla messa, ma era una questione di petto più che ‘de core’ dove Pietro non era stato capace di ascoltare e, nella sua foga di essere il primo della classe, aveva ricordato al Maestro che non doveva né soffrire né morire lasciando perdere tutte quelle parole che sanno di resurrezione.

Ci eravamo lasciati domenica scorsa con Gesù in un misto tra l’irritato e il basito che chiedeva, a chi volesse seguirlo, di resettare la vita reimpostandola a misura di Figlio di Dio, prendendo su di sé quel pezzo di croce che è la volontà quotidiana, né più né meno, e seguirlo.

Oggi Gesù quei bischerelli dei 12 apostoli se li porta in giro con sé ribadendo il concetto della consegna, della morte e della resurrezione, ripete le stesse identiche parole di domenica scorsa, sicuro che dopo una settimana di insegnamenti, guarigioni, carezze, abbracci, sguardi buoni, capiscano la sua missione e, invece, no! hanno paura di sbagliare, proprio come quei bambini che sono terrorizzati dalla maestra cattiva e hanno così paura di far brutta figura che stanno zitti.

Gesù oltre ad essere deluso li sente pure bisbigliare borbottando e con tenerezza domanda: ragazzi miei di cosa discutevate per strada?

Silenzio.

Lui che sa cosa c’è dentro il cuore di ogni uomo, sa che loro puntano a incarichi importanti e rovescia la loro logica a partire da un bambino, chiede di capovolgere mente e cuore e fare come lui: vuoi essere il primo? va in fondo alla fila e vedi il primo da un’altra prospettiva, guarda tutti quelli che hai davanti e vedi i loro bisogni, togliti la veste bella, spogliati delle tue certezze, mettiti un bel grembiule e inizia a servire i tuoi fratelli, abbracciali con la stessa tenerezza con cui io abbraccio questo bambino, fai come me, trova il bambino che c’è in te e ritorna ad essere umile, piccolo come piace a me, svuotati di te stesso e vieni con me.

Vuoi essere il primo?

Vuoi essere il più grande?

vuoi essere il premier?

Seguimi.

#LABUONANOTIZIA
19 SETTEMBRE 2021 – III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – RITO AMBROSIANO
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VANGELO Gv 3, 1-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo».


Buongiorno sono il sole in questo tempo ambrosiano ci viene a trovare il famoso Nicodemo, noto fariseo, capo dei giudei, ​facente parte della schiera degli ipocriti, quelli che gli garba​ apparire giusti davanti a Dio e davanti agli uomini​ senza amare​ né Dio né gli uomini. ​
Nicodemo è uno di quegli uomini zelanti​, ​ pi​i e devot​i, che conoscono bene la religione, la praticano da puntigliosi, senza permettersi il lusso di tradirla in qualche didascalia inopportuna. Loro non sbagliano mai.
In sostanza, il fariseo, ​pensa di essere il migliore in fatto religiosità popolare, va in giro stirato e inamidato, sente di poter e dover fare il massimo che l’uomo possa fare per Dio senza capire che forse Dio quel massimo non lo chiede affatto se si tratta di sacrificare la vita dicendo con tanta semplicità: « Io ​non voglio il sacrificio, io voglio che tu viva». ​
Nicodemo oggi arriva e ci dice questo capendolo lui in prima persona: se Dio ci avesse dato la vita per prendersela poteva tenersela, perchè Dio ci dà la vita per la gioia, per godere il suo amore, per fare belle esperienze e vivere grandi avventure. Dio ci ha dato la vita per amarci gli uni gli altri, per lasciarci amare e scoprire che siamo meglio di come pensiamo di essere.
Nicodemo è lì che ci aspetta per insegnarci quello che lui ci ha guadagnato da quell’incontro notturno. Va da Gesù di notte non per paura ​perché sarà lui poi che lo difenderà e con Giuseppe di Arimatea si prenderà il corpo per metterlo nel sepolcro, va da Gesù di notte ​​proprio perché è un uomo della Legge che non è ancora venuto alla luce, come un bambino nella pancia della mamma, non è ancora venuto al giorno, non è ancora nato. ​
Nicodemo va da Gesù di notte e gli dice​: ​«Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui»​. ​
Ha capito tutto perché in due balletti afferma una verità immensa: «Dio ti ha mandato, tu sei la promessa»​. ​Ma allora? c’è bisogno di andare di notte? Nicodemo ​è intelligente e sveglio e sa che sarebbe dovuto venire il Messia ma, secondo la mentalità vigente, Il Messia veniva per sterminare i malvagi e premiare i buoni e qualche dubbio Nicodemo in cuore ce l’ha ancora. Non sarà così?
Gesù accarezza i suoi dubbi lo spiazza ​un’altra volta: «​Nicodemo mio, non è per la tua Legge che entrerai nel Regno, perché nel Regno c’è un Padre ed entra solo chi si fa figlio e non osservando rigorosamente tutti i precetti, eliminando i cattivi dalla faccia della terra ma vivendo nella semplicità dei figli di Dio, vivendo il tuo battesimo che ti fa rinascere a una vita bella, buona e beata»​.
Nicodemo cosa farà? lo lascio dire Jan Twadowski e ve lo regalo come impegno.

Non sono venuto a convertirla, Signore,
del resto tutte le prediche sagge mi sono uscite di mente.
Da tempo ormai sono spoglio di splendore
come un eroe al rallentatore.
Non le farò venire il latte alle ginocchia
chiedendo cosa ne pensa di Merton
e discutendo non la rimbeccherò come un tacchino con la goccia rossa al naso.
Non mi farò bello come un germano reale ad ottobre,
non le verserò all’orecchio la teologia col cucchiaino.
Mi siederò soltanto accanto a lei
e le confiderò il mio segreto:
che io, un sacerdote credo a Dio come un bambino!

Nicodemo cambierà, si fa figlio e dalla notte della legge entra nella luce dei figli di Dio, possa il Signore trovare anche il nostro cuore accogliente e con la folle voglia di cambiare.

#LABUONANOTIZIA
12 settembre 2021 – II Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore – Rito ambrosiano



VANGELO Gv 5, 37-47
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».


 

Buongiorno sono il sole, la buona notizia oggi, in questo rito ambrosiano, è la testimonianza. La cosa più importante che ognuno di noi cerca nella vita è sentirsi amati e, a volte, si fa di tutto pur di elemosinare affetto. D’altra parte, essere figli amati è bellissimo, già il dire queste parole crea morbidezza nel pensiero. Essere figli è stupendo ma sentirsi figli amati dà tranquillità e allarga il viso al sorriso. Così come, al negativo, non sentirsi figli e non sentirsi amati non fa più andare avanti nella vita e ci butta nella disperazione. Figli amati è la firma di Dio, ed è questa la testimonianza che il Padre dà di suo Figlio.
Sta a noi ascoltare la voce del Padre perché è solo così che questa testimonianza attecchisce nel cuore e porta frutto, come la vite nei tralci, sta a noi ascoltare la sua voce e cercare di vedere il suo volto perché è solo così la testimonianza può muovere il nostro cervellino nel darsi da fare perché l’intelligenza che ha dentro sia aperta ad accogliere invece che ostinarsi a chiudersi nel pregiudizio che non fa capire.
Solo così la testimonianza può muovere il cuore per darsi da fare in un amore creativo oltre che oblativo.

Siamo cercatori di Dio, siamo cercatori del volto di Dio, mettiamola da parte la nostra incredulità, il nostro non amore, cerchiamo la gloria che viene da un Dio in ginocchio a lavare i piedi, ad accarezzare le ferite, ad abbracciare il dolore, non cerchiamo la gloria che viene da mire di onnipotenza e che ci fa sempre stare un gradino più su degli altri perchè chi non ama, non capisce. Il motivo della nostra incredulità nasce dal non amare: chi non ama, non capisce.
Abbiamo da far lavorare cervello e cuore per amare, per avere il cuore libero nell’amore, capace di dare libertà invece che uccidere, di trovare parole belle invece di giudizi sprezzanti, capace di mitezza invece che onnipotenza, convinti che è l’umile l’uomo felice e non l’arrogante.

Chiamati a diventare figli amati con sogni di gloria, che puntino in alto, quella gloria-sogno del Padre che ci dà come testimonianza, la gloria del Signore Gesù Cristo: la gloria di chi ama, la gloria di chi sa servire e dare la vita perché servire è regnare

#LABUONANOTIZIA
12 settembre 2021 – XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B 

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,27-35
 
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».


 Buongiorno sono il sole, dopo tutti questi giorni in cui Gesù si è messo in gioco guarendo, insegnando e beneficando tutti, dando sé stesso come Pane di vita e rischiando grosso perché guariva anche in giorno di sabato ora fa un test ai suoi apostoli: «La gente, chi dice che io sia?».
Non fanno giri di parole, hanno raccolto informazioni e ne fanno rapporto da bravi e diligenti scolari:  «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
A Gesù però interessa il cuore, interessa il nostro capire, interessa la nostra risposta, la nostra professione di fede:
«Ma voi, chi dite che io sia?».
Sembrerebbe una domanda facile, in fondo, noi Gesù lo amiamo e saremmo disposti a tutto per lui. Ma il Dio che conosco io, se arriva a una domanda così, la mattina della domenica, è perché da me vuole coerenza, vuole la risposta vera, vuole che la mia fede cresca attraverso queste domande. Oggi la Buona Notizia parte da questo: ma voi?

Voi che siete nati dal cuore del Padre in una di queste notti di preghiera, voi che siete stati scelti dopo che avete visto miracoli, voi che avete deciso di seguirmi dopo che ho guarito tanta gente, voi ai quali ho insegnato la piccolezza e l’umiltà, voi che avete lasciato reti, casa e barche per stare con me, voi che mi avete visto sorridere, piangere, respirare, moltiplicare il pane, voi chi dite che io sia?
Pietro con il cuore traboccante se ne esce con la risposta vera, bella, giusta: «Tu sei il Cristo».

Ma Gesù, che è una fede in cammino, vuol far capire chi veramente è il Cristo e dice la verità, si mette a insegnare a tutti, anche agli altri 11 che sono in silenzio alla ricerca della risposta show come quella di Pietro, dicendo apertamente che il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, venire ucciso e poi risorgere. Lo dice col cuore in mano Gesù, ma questa è la sua missione.

Soffrire molto. No! noi questo non ce l’aspetteremmo mai da Dio, Lui è onnipotente non può soffrire, Lui è esente dalla sofferenza, non è come noi, Lui è il vincente, Lui i problemi se li risolve sul nascere, noi non possiamo credere a un Dio che deve soffrire molto, noi abbiamo bisogno di un Dio che i problemi ce li risolva, che a monetina su candela cercolavoro il lavoro me lo trova. Noi vogliamo un Dio così, non uno che si fa uccidere, che vince attraverso la debolezza, che si rivela nell’amore, che dà la vita con la morte, che si fa riconoscere appeso in croce come disarmato amore posto in alto a spezzare se stesso per noi come il pane sull’altare alla messa.

Ecco perché Pietro è chiamato Satana, perché sta conducendo i suoi fratelli lontano dalla logica di Dio, di un Dio che prima della croce ha bisogno di chinarsi a lavare i piedi ai suoi, di un Dio che si mette in ginocchio davanti a me, sui miei piedi, ad accarezzare le ferite delle mie vesciche nate dallo star dietro, passo passo, a un Dio che cammina con la croce sulle spalle, massacrato dal dolore e che lascia che l’uomo gli faccia tutto quello che deve fare, lascia che l’odio si scateni fino all’ultimo chiodo e poi muore per risorgere, per far vedere dove è la vittoria di Dio…
Racconta questo Gesù e poi chiede ancora: chi sono io per te?
Attorno a questa domanda si gioca la fede di ciascuno e, come Pietro, siamo chiamati ad amare questa domanda. Io cerco di amarla, ogni volta do una risposta diversa, ma oggi credo di aver percepito un pezzetto in più di quella giusta:
Tu sei per me il mio nuovo inizio,
il mio nuovo nome, 
figlia bella e scelta perché amata.

Ciao belli