Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

#LABUONANOTIZIA 9 MAGGIO 2021 – VI DOMENICA DI PASQUA – RITO ROMANO -ANNO B

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Buongiorno sono il sole, in questa VI domenica di Pasqua il tema è la gioia, è una chiamata per noi: rimettere al centro la gioia del sentirci amati, quella gioia che ci vuole regalare proprio Gesù. La gioia, che lo sappiamo o no, è tutto ciò che cerchiamo nella vita, dalla nascita sino all’ultimo istante. Chi di noi non vorrebbe essere felice per sempre? L’importante è capire qual è la gioia che ci viene a portare Gesù, quella che, appena la si trova non si vorrebbe più perdere: Senza gioia si sta male, qualcosa non va e, per capire se ci sia gioia nella nostra vita o meno, lo si può fare solo se amiamo e se amiamo come Dio, nella reciprocità, ricevendo amore e dando amore, rispondendo all’amore, amando gli altri! Così è la gioia perfetta Dio vuole in noi, la gioia piena che Gesù vuole portarci. È la letizia perfetta di San Francesco d’Assisi, che non è uccellini e fiorellini, tutti felici e va tutto bene, ma è anche sofferenza, fatica, dolore, è non essere accettati, è essere talvolta rifiutati, è anche questo, la gioia è presenza di Dio nella tua vita fatta di cose belle e anche di qualcosa che stona. Anche quando, umanamente, il discorso non torna, è lì che Lui ci promette la gioia, è lì che vuole che la gioia sia in noi e che questa gioia sia piena, osservando ciò che Lui chiede, i suoi comandamenti, che poi, se guardiamo con attenzione, è uno solo: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Chiede soltanto un amore reciproco tra di noi, senza distinguere tra l’amore di Dio e l’amore per il prossimo, è l’amore punto a capo. Gesù mi ama e io amo, conosco il suo amore e vivo di questo amore: se sono amata perché non amare?  «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». Noi siamo gli amici di Gesù, i suoi pari, come lo sono gli apostoli, come lo è Pietro che rinnega, come lo è Giuda che tradisce. Noi siamo suoi amici come tutti quelli che lo tradiscono, che lo rinnegano e che se la danno a gambe fino a quando, sotto la Croce, capiranno il punto di amore infinito con cui Gesù era disposto ad amarli e da bravi amici capiranno come si ama, vedranno il colore della gioia e dell’amore. Il colore di Dio. La chiamata per noi oggi è la possibilità di amare con lo stesso amore di Dio e diventare come Dio che è amore. L’amore è scegliere, Dio ci ha scelti e ci ha amati perché andiamo e portiamo frutti di amore, perché lui vuole che ci riconoscano dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri. Oggi più che mai c’è bisogno di vedere in giro persone che si vogliono bene, non è facile, è vero, ma va chiesto, va voluto, va desiderato, va contemplato. Il fine è la gioia, tutto dipende da lì e noi siamo scelti e amati per la gioia, per una missione di gioia. Se capiremo di essere stati creati per la gioia il finale sarà troppo bello: tu vai, fidati e porta frutto e allora la bellezza salverà il mondo, la bellezza di gente che si ama, che si incontra e non si scontra, che fa dell’amore reciproco la legge di vita. Rimettiamo al centro la gioia del sentirci amati, il mondo lo salva il Signore ma noi siamo collaboratori della sua gioia. Che bello è? ciao belli

#LABUONANOTIZIA
2 MAGGIO 2021 – V DOMENICA DI PASQUA – RITO ROMANO – ANNO B
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è v-pasqua-srf.jpg

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Buongiorno sono il sole, Gesù nella V domenica di Pasqua ci dice: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore» lasciando intendere che noi siamo i tralci ai quali è chiesto di rimanere in Lui perché noi abbiamo dentro una vita che viene da prima di noi e va oltre noi, viene da Dio.

Dio è bello perché è Padre e Madre in un’unica Persona. Il Dio agricoltore del Vangelo ha un’infinita pazienza, si prodiga con cura amorevole, non si aspetta assolutamente niente per i primi anni e sa attendere. Attende tutto il tempo che serve per avere un frutto. Tempo e rispetto. Mette cura, pazienza, amore, intelligenza, sudore e fatica senza pretendere di tirar fuori nulla e senza violentare la natura perché lui non vuole fare violenza alla vite con strani meccanismi piegandola al suo volere, lascia libertà di crescere e fa tutto il suo lavoro aspettando pazientemente che la vite produca e risponda.

Noi siamo i tralci uniti alla vite, purtroppo accade che i tralci secchi vadano tagliati ma quelli buoni vanno potati alla fine dell’inverno per portare buon frutto a tempo opportuno, il nostro Dio agricoltore, che sa fare bene il suo lavoro, recide il male che si vede e anche quello che non si vede, quello che si nasconde in mezzo al bene.

L’importante è che i tralci siano ben innestati alla vite, quella vera, amando, come il giardiniere all’inizio della creazione ci ha chiesto di fare: «crescete e moltiplicatevi».

L’unico frutto che ci è chiesto di dare venendo al mondo è l’amore, se non si ama si muore. Ecco perché la parola rimanere trova senso oggi: bisogna imparare a dimorare, a stare a casa di Dio.

Ce lo siamo già detti: Dove sto di casa? Sto dove amo! Sto dove ho il cuore. Stare a casa di Dio è stare con il cuore appiccicato a Dio, tralcio attaccato alla vite, non basta dirgli: Dio, ti voglio bene… è assolutamente necessario fare ciò che lui dice e come fa lui.

Oggi c’è un Dio che ci supplica, che ci chiede di rimanere in Lui: per favore, dimora in me, accogli il mio amore. Se il Signore vuole una cosa la ottiene lo stesso ma preferisce chiedercelo perché è cortese e delicato e lo fa perché ci ha scelti per amarci, corteggiandoci ogni giorno.

Solo restando attaccati a lui porteremo frutto, senza di lui non potremo far nulla.
Cosa posso fare io senza Dio? Nulla!
Né il male né il bene, nulla, mi riduco a un nulla, sono un nulla e non fo nulla
ma con lui, invece, la vita è bella e posso tutto!
Ciao belli

 

#LABUONANOTIZIA
25 APRILE 2021 – IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO B – RITO ROMANO

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Buongiorno sono il sole, oggi è una domenica speciale, la IV domenica di Pasqua, la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Gesù si presenta come il buon Pastore, non solo è buono ma è anche il Pastore bello, un Pastore che conosce le sue pecore, che dà la propria vita per le sue pecore, che con la sua voce guida le sue pecore perché diventino un solo gregge.

Oggi è questa voce di Gesù a rendere bello e buono il vangelo, quel timbro di voce che dona colore e calore alla nostra vita, voce di un uomo che apre la bocca per dire: Beati. Che dice: alzati. Che ripete ad ogni guarigione: va’, la tua fede ti ha salvato. Che, in un sussurro, ripete a tutti quelli che si sentono giudicati: neanche io ti condanno.

Lui sa la differenza tra la parola e la chiacchera, lui sa come incantare chi incontra, ogni volta che passa accanto all’uomo, solo lo sfiorare del mantello dà emozione, emana forza, ridona sicurezza e commuove questo bel pastore, sì commuove! In 4 versetti oggi ci mostra che la sua voce è potente, potente come la sua mano, stretta nella mano del Padre, due mani, una voce perché nessuno vada perduto, ognuno di noi in quei due diti che si toccano nel cielo della cappella Sistina, trova la sua sicurezza, non si può perdere.

Due mani potenti che sfamano, vestono, alloggiano, difendono, curano, assicurano, che fanno tutto quello che le opere di misericordia chiedono all’uomo, ma che all’uomo non bastano, l’uomo ha bisogno di una voce che lo accolga, lo difenda, lo guidi, lo conforti, lo incoraggi.

L’uomo è un essere che ha bisogno di parole!

Il Pastore deve saper parlare. E le pecore?

Il gregge nel Vangelo ascolta e segue, si sveglia, si scuote, allunga il passo. Sono pecore dagli occhi aperti, la testa desta e il cervello acceso, guardano avanti verso il pastore con molta intelligenza, cercandolo perché il suo volto risplende di Bellezza e ha un nome: Gesù di Nazareth.
   La differenza è come ascolti, Lui ti offre mani sicure e una voce che sa di Vangelo, ascolta la sua Parola quando le cose non vanno come vorresti e vedrai che tutto andrà meglio! Ciao belli



#LABUONANOTIZIA
18 APRILE 2021- III DOMENICA DI PASQUA – RITO ROMANO – ANNO B


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».


   Buongiorno sono il sole, i nostri discepoli tornano a Gerusalemme entusiasti a raccontare la loro esperienza del Risorto ma,  forse, non sono abbastanza convincenti, come non lo sono le nostre Messe a volte tristi, così “copia e incolla” con il solo intento di rianimare un cadavere e farlo sembrare vivo.

Ma Gesù è risorto sul serio, siamo noi che fatichiamo a riconoscerlo, che ci alziamo la mattina con quel viso grigio e triste che sa di tutto tranne che di persone felici di esistere, ci confondiamo tra una folla anonima che non sente più il sapore della resurrezione, veniamo avvicinati dal Signore in persona e siamo così occupati a leccarci le ferite da non renderci conto che Lui, le ferite, le sta attraversando davvero con la sua Luce.

Non è il Signore che sta lontano, siamo noi che non permettiamo più al Vangelo di essere trasparente creando ostacoli e facendogli dire ciò che non dice.

I discepoli ascoltano, o forse sembrano ascoltare e mentre quei due parlano Gesù appare. Annunciano il Risorto e il Risorto risponde all’appello dicendo: presente! Che bello…no? Noi annunciamo Gesù e Gesù c’è!

Però Luca non sottolinea la gioia ma i dubbi, dice che erano sconvolti e pieni di paura. Gesù li vede turbati, dubbiosi, non credono e sono pieni di stupore… Sì, oggi è la domenica dei dubbi… ma chi di voi non ne ha?

Tommaso è l’emblema del perplesso dubbioso ma anche ‘sti poveretti oggi non è che fanno una grande figura e vi sfato il mito: il dubbio è un buon segno per noi perché, una fede che non attraversa momenti di dubbio, un’adesione al vangelo che non sia faticosa, è pericolosa. Nelle nostre esperienze molto spiritualizzanti, è farci prendere dalle emozioni, dall’entusiasmo del momento, dalla bellezza del luogo e dal sorriso del testimone che parla o da quel non so che di bene e di bello che alberga nel nostro cuore, proprio come è successo agli apostoli ma poi, tornati a casa, alle cosette di tutti i giorni, si torna al tran tran che spegne le emozioni.
Sicuramente, quel Gesù vivo del Vangelo, lo abbiamo incontrato davvero sulle nostre strade ma poi, la vita di tutti i giorni, i problemi sul lavoro, i figli che litigano e che vanno male a scuola, quella voglia di prenderci un’ora per staccare dalla famiglia e fare un po’ di cosinemie, il nervoso se tua moglie ti fa arrabbiare, la suocera che rompe, l’esame che tuo figlio non passa, una caduta che fa finire prima la stagione, il covid….  diventano quello che chiamiamo calvario che non è la luce ma è fatica, dubbio e turbamento che, quel Gesù che dicono risorto, risorto lo sia vivo davvero.
La realtà dura ti fa crollare ma è Dio che ha un progetto di salvezza su di noi e ci chiede di collaborare.

Per quella poca fede che abbiamo noi sappiamo che Gesù è risorto e che la tua vita è preziosa ai suoi occhi.
Troppo bello per essere vero? certo! se ti affidi solo a quei giorni un po’ giù di tono e di dolore c’è da non crederci…
ma se vuoi essere credente e credibile devi fare come Lui: alla paura risponde coi segni
Vuole essere riconosciuto dalle ferite dei chiodi, non dal volto, come avviene normalmente.
Non offre la soluzione ai tuoi problemi, neppure le certezze a ciò che cerchi chiede di crescere nella fiducia e nella fede.

Beati noi che crediamo senza avere visto. Se abbiamo ancora paura, Dio ci dà la luce per essere testimoni della resurrezione, ci dona lo Spirito che ci insegna a leggere e a vivere il Vangelo e ci fa capire come far risuonare la Parola nella vita e illuminare le nostre scelte.

Eccoci,
Gesù il Risorto,
siamo fragili discepoli,
ma riempiti di quella fede
che fa andare oltre ogni dubbio.
Troppo bello per essere vero… forse.
Ma bello e vero perché sei Tu che dai senso alla nostra vita.

Ciao belli

 

#LABUONANOTIZIA
11 APRILE 2021 – II DOMENICA DI PASQUA – RITO ROMANO – ANNO B

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


Buongiorno sono il sole, che bella la vita, con le sue gioie e le sue speranze, i suoi dolori e le sue belle occasioni da non perdere.
La vita fatta di famiglia, di amici, di avventure belle e brutte, fatta di scuola, di lavoro, di relazioni, di momenti in cui ti senti qualcuno se qualcuno ha stima di te. La vita fatta di tempi in cui non ti senti solo e ci si dà una mano l’un l’altro se serve. La vita in cui resti anche solo e pensi, rifletti, fai i conti con la tua coscienza. La vita che non abbiamo più o che crediamo di non avere più.

La vita di Tommaso, l’apostolo, che ad un certo punto resta solo, quando si rende conto che Gesù gli ha teso un’imboscata. Non si aspettava che Gesù rimettesse piede in mezzo alla bella combriccola degli apostoli da risorto e così una domenica qualunque lascia la casa per farsi gli affari suoi. Tommaso resta solo. Uscito a farsi una giratina si è perso l’arrivo del Risorto a porte chiuse nel cenacolo dove stanno gli altri, si è attardato e non ha fatto in tempo a tornare.
Oggi è il tempo per porre attenzione a questo tempo, un tempo in cui si torna a casa dopo esserci persi nelle nostre cosette, questo tempo in cui Tommaso rientra nel cenacolo e viene travolto da un coro di apostoli entusiasti che dicono: «Abbiamo visto il Signore».

Lo dicono quasi per tormentarlo… ed evidenziare in giallo quel “lui non c’era”.

Povero Tommaso, gli piacerebbe crederci all’istante, cancellare il tempo e essere lì come prima ma non ce la fa, il Calvario ha lasciato un segno troppo doloroso. Non può essere vero… per crederci deve vedere, toccare con mano, non vuole essere convinto da altri, ha ancora negli orecchi i colpi dei chiodi sulle mani e sui piedi, ha ancora negli occhi la lancia sul costato. No, gli apostoli, anche se grandi amici, gli stanno tendendo un tranello.  È solo, Tommaso, solo con la sua coscienza.

Ma Gesù torna, viene ad abitare la solitudine di Tommaso. Torna e dice: «Pace a voi!». Poi, guardando Tommaso, con tenerezza lo invita: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Non sei più solo, non devi più fare i conti con la tua coscienza, fidati, ora, semplicemente fidati. E Tommaso ritorna alla vita, torna con la sua fede: «Mio Signore e mio Dio!».

Questa domenica si chiama Misericordia, dove miseria e cuore sono unico dono anche per noi.
Guardiamo alla nostra vita, al buio che ci portiamo dentro, alla fatica che viviamo, alla sofferenza che sta prendendo tutta la nostra vita. Da queste strettoie si parte solo per ritornare a Dio e alla comunità, per accorgerci che non camminiamo da soli, che abbiamo bisogno di lasciarci coinvolgere dal dolore degli altri per ritrovare quel Risorto che si fa accanto e camminare insieme. Il Risorto è sempre con noi per benedire la nostra storia e il nostro essere un po’ Tommaso che non crede e vorrebbe mettere il dito dritto nel costato, che vorrebbe guardare per fidarsi, che vorrebbe toccare per credere.
Il Risorto è qui per regalarci la misericordia, è un Dio che perdona e dice anche a noi nella nostra solitudine: «Metti, guarda, tocca». Quelle ferite sono la gloria di Dio, il punto più alto dell’amore! E sono per te. 
Ciao belli

#LABUONANOTIZIA
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ALLA MESSA DEL GIORNO) – Rito romano – Anno B

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.


Buongiorno sono il sole, amici belli è Pasqua!!!

Il Signore è risorto! Si, è veramente risorto!

   È risorto per tutti, per chi si sente brutto, per chi non crede che la bellezza è anche per lui e fa fatica a scoprirla dentro di sé; è risorto per tutti quelli che hanno l’amarezza nel cuore, che sono rigidi, per chi si sente felice, per tutti quelli che ostacolano il passaggio della luce escludendo gli altri creando difficoltà e mettendo ostacoli al bene; è risorto perché i nostri sguardi possano far trasparire il bello con un bel sorriso, è risorto per tutti noi!

Il Signore è risorto, il Cero acceso anche in questa notte è la conferma che la luce squarcia il buio delle nostre ferite, dell’amarezza, della bruttezza, della rigidità e della non accoglienza; stanotte si è compiuta la promessa e abbiamo vissuto un passaggio alla vita nuova: con la sua Resurrezione Gesù, ci regala la bellezza di essere dei risorti.

È risorto e parte tutto dalla meraviglia di Maria di Magdala che va al sepolcro cantando mesti lamenti di lutto, nel buio della sua vita senza senso, una vita brutta e amara perché non c’è più il suo Signore a regalarle bellezza. Stamattina si è alzata presto e con il passo lento da funerale è arrivata al sepolcro ma la pietra è stata spostata. La scena cambia, eccola la meraviglia! Maddalena corre, dal passo del lutto passa alla corsa della speranza, corre dai suoi amici Pietro e Giovanni per raccontare la buona notizia!

La mia Pasqua è la meraviglia della Resurrezione, è l’ansia che porta a cercare il Maestro, è il cuore innamorato che ti fa passare dal lutto dei canti quaresimali al grido dell’alleluja pasquale che contagia anche Pietro e Giovanni che, nel vuoto del sepolcro, vedono e credono. C’è solo un sudario ripiegato e dei teli, ma quei teli parlano di resurrezione ed è la chiamata a partire anche per noi per andare e gridare a tutti che il Signore è risorto, è veramente risorto.

Accogliamo l’invito e andiamo a quel sepolcro, c’è una pietra spostata su tutto quello che crediamo non vada nella nostra vita, andiamo e corriamo con quella fede che ci fa vedere e credere.

Pasqua è vedere e credere che dietro quella pietra c’è un Dio eternamente capace di stupire.

Ciao belli

 

#LABUONANOTIZIA
29 marzo 2021 – V domenica di Quaresima – Rito romano – Anno B
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è palme-1.jpg

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
Mc 14,1 – 15,47

Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.


Buongiorno sono il sole, anche quest’anno il Covid ci impone di non fare la commemorazione di Gesù che entra a Gerusalemme a bordo di un asino, non leggeremo il Vangelo di Gesù che entra nella settimana santa a bordo di un puledro, non lo faremo per la nostra sicurezza che impedisce di fare processioni con le palme in mano cantando Osanna al Figlio di David ma nessuno ci impedirà di ricordare, di riportare al cuore quello che Dio ha fatto quando aveva previsto tutto mandando anche due discepoli prescelti a mettere a punto ogni cosa, già prevista dal cielo.

Gesù, come prima cosa manda loro con un ordine preciso. Loro vanno e trovano ciò che Gesù aveva indicato.
Una prima indicazione importante: fidarsi, ascoltare, andare e trovare.
Attira la mia attenzione l’uomo con una brocca d’acqua che mi richiama la donna samaritana e la firma del servizio…
i discepoli lo seguono fidandosi fino all’incontro con il padrone di casa che mostra la sala, la grande sala, al piano superiore, arredata e pronta, come una sposa pronta per il suo sposo.

Tutto è pronto, i discepoli, la sala, l’uomo con la brocca, il padrone di casa e Gesù, tutto è pronto, lui è pronto per consegnare la vita, la sua vita per la nostra vita. La festa di congedo di Gesù che lascia un gesto che rimane per sempre.

La seconda indicazione è il protagonista che non è Gesù, non sono i discepoli, non è il popolo ma è un puledro, in altri brani, un asino. Il Signore ne ha bisogno. Già nel libro del profeta Zaccaria si parlava di un asino: “verrà il re e verrà cavalcando un asino”. Gesù è un re che non va a cavallo ma viene cavalcando un asino, Gesù è un re che non avendo un cavallo è senza potere, meglio, non lo cerca, lui viene su un puledro, così come avevano fatto il suo babbo e la sua mamma da Nazareth a Betlemme e da Betlemme a Gerusalemme, per dirci il sapore del suo potere, un asino, sempre un asino, lo stesso che aveva soffiato calore nella mangiatoia quando venne al mondo. L’asino, un animale povero, il mulo che porta pesi, indispensabile per certi lavori ma resta umile. Gesù ha bisogno di questo animale, lo slega e insegna il servizio, il riflesso del Regno di Dio e con questo animale da soma entra e ci fa entrare nel Regno.

La terza indicazione che trovo sono le domande della gente: « E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?” rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”» .
È il nostro modo di entrare nella Settimana Santa: riuscire a capire, nel momento in cui decido di servire il Signore, il motivo per cui faccio questo. Che guadagno ho a servire? Se il mondo si salva anche senza di me, perché lo faccio?
La risposta è una: il Signore ne ha bisogno. Noi che pensiamo che il Signore non abbia bisogno di nulla, lui stesso dice che ne ha bisogno, ha bisogno di amore e di servizio e attraverso il puledro mostra il bisogno di Dio.

Gesù usa il puledro e poi lo restituisce, ce lo restituisce perché ogni giorno possiamo slegarlo di nuovo e comprendere il senso della nostra missione: andare, trovare, slegare, portare a Gesù. Lui ci insegna a slegare le nostre paure, il nostro peccato, le nostre ansie, la nostra angoscia mettendoci nel cuore la capacità di servire.

Quarta e ultima indicazione che trovo: lo sguardo di Gesù verso il puledro. Si guardano e si riconoscono. Gesù si riconosce nella libertà dell’uomo che nel quotidiano decide di cedere e di seguirlo, nel servizio e nell’amore. È su quest’asinello che gettano i mantelli, il simbolo delle sicurezze, il Signore si siede su quello che sono le nostre certezze, le nostre ricchezze, i nostri punti fermi, le nostre stampelle, ci si siede sopra e ne fa il trono, trasforma la nostra sicurezza in amore, la nostra ricchezza in dono, i nostri punti fermi in servizio, le nostre stampelle in libertà.

Lì il Signore è Signore. Dobbiamo abbandonare i nostri mantelli per accettare questa proposta, per aderire a un patto di umiltà e amore.

Quattro indicazioni per iniziare e accompagnare questa ultima settimana di vita di Gesù.
Ricordiamocelo quando siamo giù di morale e ci prende la pigrizia: perché amare? perché servire? il Signore ne ha bisogno.

Oggi è questo giorno in cui fare della vita un preparare la Pasqua, incontrare l’uomo con la brocca in mano, fidarsi e andare nella sala, arredata e già pronta.

Buona domenica delle palme! 

 #LABUONANOTIZIA
21 marzo 2021 – Domenica V di quaresima – Rito romano – Anno B
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è v-domenica.jpg

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.


Buongiorno sono il sole, siamo alla V domenica di quaresima, tecnicamente l’ultima perché domenica prossima è la Domenica delle Palme che segna l’ingresso nella Settimana Santa.
   C’è una frase bellissima che alcuni greci urlano a Filippo e che ci mette nel cuore tanto desiderio di seguire e servire il Signore: «Vogliamo vedere Gesù».
   Mi piace un sacco questa scena perché vuol dire che i discepoli sono stati così entusiasti nell’annuncio che hanno seminato il contagio. Passione e convinzione, una bomba mix per raccontare la loro incredibile avventura col Maestro , oggi, chi ci può aiutare a diventare portatori sani di buone notizie è Filippo e suo fratello Andrea che hanno saputo testimoniare al mondo intero, anche a degli stranieri, che seguire il Signore non solo è possibile ma è bello.

L’abbiamo detto, stare davanti al Crocifisso è duro, soprattutto quando ti mette di fronte alla verità di te stesso, verità che te tieni ben nascosta per non turbarti e non turbare ma Gesù ti incoraggia a ri-cominciare con Lui e con molta libertà: «Se uno mi vuol servire mi segua».
    È la sua dichiarazione d’amore, un Dio che si innamora di te e chiede il contraccambio, non bacini bacini, carezze e coccole, anche se sono permesse, ma costruire una vita insieme anche discutendo, educarsi a camminare allo stesso passo, condividendo scelte e interessi, adattando il proprio gusto a quello dell’altro, correggendo e limando il proprio carattere per essere più gentili e provando a chiedere scusa una volta di troppo se di troppo si tratta.
    Innamorarsi di Gesù è sapere che tutto quello che tu vivi, notte e giorno, è per lui. È tutto suo, un vuoto a perdere, è essere come quel chicco che non è solo una bella frase del Vangelo ma è perdere la vita per una vita più bella, più piena e più vera, una vita beata: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo; se invece muore produce molto frutto». 

Ma avete in mente come sono le spighe d’estate? Avete presente i campi dorati che si perdono a vista d’occhio e non ne vedi la fine? avete presente il vento sulle spighe che canta? Avete presente il colore del grano al tramonto? Bello vero? Ma sapete come era all’inizio così tanta bellezza? Un chicco di grano marcio nascosto sotto la terra che a vederlo non avresti scommesso nulla!
Gesù sceglie questo chicco di grano per rivelarsi, questo chicco di grano è quello che i greci vogliono vedere! Un chicco di grano caduto in terra che muore e porta un frutto che mai avremmo sperato, noi… che grandi speranze nutriamo.

    Gesù fa questa proposta ed è un po’ ‘fuori’, fa marcire i nostri sogni di successo per far brillare le perle di sudore della nostra fatica. Poi quando inizi a comprendere un pochino la sua logica e ti allinei sulla traiettoria di un volere troppo alto Lui ti chiama ad un altro oltre, non per sfibrarti in una sorta di mobbing evangelico ma per farti credere che non sei solo, che le tue braccia hanno bisogno delle sue, che il tuo cuore ha bisogno del suo, che la tua voce ha bisogno della sua, che da soli non ce la potremmo fare, soprattutto quando la vita di coppia sta vivendo una fase di crisi profonda, quando il dolore di aver perso un figlio ti attanaglia il cuore, quando è mesi che cerchi un lavoro ma nessuno ti vuole e sei troppo disperato per cercare ancora, lui ti chiama ad un oltre, ti invita ad alzare lo sguardo da terra e, come uno sposo, ti sussurra: prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.

È solo un chicco ma se guardi oltre vedi le spighe, senti il canto del grano, vedi il colore al tramonto, lo sguardo si perde nell’infinito di un campo che sembra non finire mai e riprendi coraggio, cammini e accetti le sue proposte.

    Coraggio se stiamo con Lui, Lui è sempre con noi e dove tutti vedono il chicco di grano marcio noi con Lui vediamo un campo di grano. Ciao belli

#LABUONANOTIZIA
14 MARZO- IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE – RITO ROMANO – ANNO B
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è iv-quares-fra-1.jpg

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».


   Buongiorno sono il sole, è la IV domenica di quaresima, detta “Laetare”, la domenica della gioia, la domenica che ci dice che stiamo oltrepassando la metà del periodo concessoci per la penitenza, che la Pasqua è sempre più vicina e che bisogna rallegrarsi, sorridere, mostrare la luce di chi vive nella verità. Laetare è una parola che sa di letizia, di gioia, di sorriso, di felicità e merita di essere gustata con calma. 

   L’anno B è particolarmente bello ma complicato e Giovanni ci regala una perla da scrivere sul cuore: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Dio ha tanto amato: sembra quasi un’azione fatta, passata, compiuta ma il passato con Dio non c’è, Dio ama sempre, continuamente, ha amato, ama e amerà, in un tempo che non è un passato, non è un presente e non è un futuro, è un tempo alla Dio, continuo, un tutt’uno d’amore. «Non c’è altro amore che questo: dare la vita per i propri amici». 

   Se amo la vita aumenta, ho più forza, più energia e sono felice. Ditemi due innamorati che si amano alla follia e sono tristi, non esiste! Se io amo sono felice, ogni cosa che faccio la faccio bene, ho cura delle cose che amo fare, metto il massimo impegno; se amo tratto gli altri con tenerezza, ogni mio gesto saprà di Dio, avrà il suo sapore e il suo colore, il suo calore. Io porto Dio nel mondo quando amo, l’amore mi fa credere che esisto e la mia vita ha senso se dono.

   C’è un personaggio oggi che ce lo conferma, si chiama Nicodemo, è un uomo notturno, che amava la notte più del giorno perché si vergognava di fare il bene alla luce. Nicodemo va da Gesù di notte e nel Vangelo di oggi Giovanni ci confida quello che Gesù gli dice per far sì che il suo volto sia illuminato dalla luce vera: è un nuovo battesimo, una rinascita, dal buio alla luce vera. Il volto è nella luce, a queste parole Nicodemo non ha più né paura né vergogna al punto che sarà lui a chiedere coraggiosamente a Pilato il corpo di Gesù morto con Giuseppe d’Arimatea.

   A Dio non interessano i tuoi sbagli, a Dio interessa che ti lasci amare, vuole che ti salvi, che tu esca dalla tua notte per lasciarti illuminare e trovare forza e coraggio per fare il grande salto nella fede.
Il mondo lo salva Lui a te chiede di amarlo. Le persone le converte Lui a te chiede di amarle. Almeno provaci, un passo alla volta, ma fidati.
   La verità con cui incontrarsi e scontrarsi è il Crocifisso, ci vuole coraggio, sì, lasciarsi guardare da un Crocifisso ci vuole coraggio, ma anche lasciare alla luce di illuminare il cuore, ci vuole coraggio, soprattutto se dentro sai che non è tutto in ordine.

    Chi fa la verità viene verso la luce, questa è la bellezza, una bellezza che ci chiede di essere amata, cercata, gustata. La luce ci rendi belli, dentro e fuori.
In questa domenica della gioia, ci accompagni alla Pasqua come persone che si fanno belle, siano belli i nostri sguardi, siano belli i nostri gesti, siano belle le nostre parole. Cerchiamo la bellezza nella poesia, nell’arte, nelle relazioni, negli incontri, nei libri.

   Dio ha tanto amato il mondo da dare a noi suo Figlio e non ha perso tempo ma io per Dio e per le cose belle di Dio, ci perdo tempo o perdo tempo? ciao belli

 

#LABUONANOTIZIA
7 marzo 2021 – III domenica di Quaresima – Rito romano – Anno B
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è iii-q-fr.jpg

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.


   Buongiorno sono il sole, ve lo dico con molta sincerità, quando arrivo alla III domenica di quaresima nell’anno B tremo, il Vangelo non è mai semplice ma in questa domenica cercare di farlo penetrare nel mio cuore lasciandogli dire quello che deve dire è più complicato del solito.
   Mi fa sempre un po’ impressione questo Gesù che si arrabbia davvero, che compie un gesto che, per come lo conosco, mi sembra quasi impossibile; ho imparato a gustarlo nella sua tenerezza, nelle sue carezze e nei suoi tocchi delicati, mentre ascolta le persone, le guarda negli occhi, aspetta che ognuno si converta e lo cerchi; ho imparato ad ascoltare i suoi inviti ad aver fede e a stupirmi dei miracoli che nascono per la nostra fede.
   Ho constatato con mano come la preghiera possa riportare in vita quando non si spera più, eppure oggi, quella frusta in mano e quel tono di voce che non è morbido come percepisco solitamente, mi sa di strano.
   Quell’impeto che travolge chi ha intorno, quel colpo di mano che fa saltare tavoli, sedie e tutto quello che non c’entra con la Casa del Padre, tutto quello che da Casa di Preghiera l’ha fatta diventare mercato di cose e di parole, mercato di soldi ma anche di mormorazioni e critiche, pettegolezzi e giudizi.

   Il tempio è ridotto a mercato, così come il nostro rapporto con Dio è di mercato: noi gli diamo delle cose perché lui ce ne dia delle altre, facciamo dei sacrifici perché ci faccia dei favori, facciamo opere buone perché ci dia il premio!
E questo è male perché se è vero come è vero che Dio è amore, comprare l’amore significa prostituzione. In questa domenica siamo arrivati allo snodo: come tratto Dio, io?
   Dio è amore e ci libera dalla fatica di doverlo ringraziare, non ha bisogno di essere corrotto dalle nostre preghiere che sono fatte solo per ricevere qualcosa. Lo snodo è proprio entrare in questa Casa di Preghiera dove non abita un Dio plagiato dalle nostre devozioni.
   Non sono contro la pietà e le devozioni, anzi, ma dobbiamo stare attenti a non correre il rischio che Dio diventi il nostro talismano da tenere in tasca e tirarlo fuori all’occorrenza. Dio è altro.
La quaresima è il tempo in cui bisogna avere un cuore deciso al bene, essere determinati come Gesù, trovare forza e coraggio per abbandonare la strada di prima e inerpicarsi su sentieri nuovi, non curanti di chi ancora sta comodo al banchino a vendere buoi, pecore e colombe.

    Come per i giudei la nostra Pasqua, la Pasqua di Gesù si fa sempre più vicina e anche questa domenica risuona un grido: Non fate della casa del Padre mio un mercato! non fare mercato della tua fede.
   Non fare della legge di compravendita uno stile di vita, dove tu dai qualcosa a Dio, paghi una Messa, fai un’offerta, accendi una candela, perché lui dia qualcosa a te, perché Gesù rovescia il tavolo: Dio non si vende, noi riceviamo la salvezza gratis perché siamo figli e figli amati.

   La Casa di Dio è l’uomo, non scadiamo in subdole leggi di denaro e desideri di onnipotenza, non svendiamo la nostra dignità corrompendoci e adeguandoci ai piacioni di turno, non sacrifichiamo la famiglia, non accontentiamoci di scelte politiche che fanno bene solo al proprio io ma impariamo ad allargare il cuore verso il bene comune, non facciamo del nostro cuore un mercato.

    I Giudei presero la parola: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Gesù risponde con un piano differente: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo riedificherò».

Il tempio è Lui, Tempio vivo del suo corpo, Lui crocifisso e risorto, Lui, in quel Segno fragile del Pane spezzato che diventa il suo Corpo, Lui che è in te e in chi ti vive accanto e questa domenica ci dà la bella opportunità di entrare in punta di piedi nel suo Tempio, fragile ma immensamente bello.   
   Dio è dono, la vita è dono, l’uomo che si realizza è dono, l’uomo che vive relazioni belle, che vive la solidarietà e la carità, l’uomo che non fa del dominio la sua legge di vita, l’uomo che non opprime gli altri, l’uomo giusto che ama la giustizia è dono.
   Noi possiamo anche distruggere il dono ma lui in tre giorni lo farà risorgere, regalandoci la possibilità di vivere da figli nella Casa del Padre, vivere da fratelli, in comunione con la vita, in una Casa di Preghiera dove Dio è amore e non si vende, semplicemente si dona.
Ciao belli